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venerdì 26 febbraio 2021

E' Gallina a covare gli eurodisastri sui vaccini

Da una parte c’è una manager di successo, laureata in biochimica, esperta di biotecnologie, con incarichi amministrativi di primo livello in numerose multinazionali farmaceutiche. Dall’altra c’è un’interprete, che lavora da oltre 30 anni alla Commissione europea, inizialmente come traduttrice e poi come negoziatrice nei settori del commercio e dell’agroalimentare. La prima è Kate Bingham, la britannica che ha permesso al premier Boris Johnson di annunciare la conclusione della campagna vaccinale entro l’estate. La seconda è Sandra Gallina, la friulana che ha costretto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, a scusarsi per il pasticcio sui vaccini.

giovedì 11 febbraio 2021

Dovremo rimborsare la Ue fino al 2056

Di fronte a 672 miliardi è difficile storcere il naso. Sebbene dietro ci sia anche lo zampino di vicende nazionali, come quelle che hanno spinto la Lega a trasformare l’astensione in un sì, i numeri con cui il Parlamento europeo in seduta plenaria ha approvato il Recovery fund sono schiaccianti: 582 voti favorevoli, 40 contrari e 69 astensioni. Per render operativo il nuovo strumento bisognerà aspettare che si completi anche il percorso legislativo del Next Generation Eu, che tiene tutti i fondi del prossimo settennato. Mancano le ratifiche dei parlamenti nazionali, che dovrebbero essere completate entro marzo. In tempo affinché entro il 30 aprile i piani nazionali di Recovery possano essere inviati a Bruxelles per la valutazione. Ma arrivati a questo punto, nessuno si aspetta sorprese. Del resto, con le economie continentali alla canna del gas i quattrini fanno comodo. Investimenti, riforme, infrastrutture, cantieri, innovazione. Per la destinazione dei fondi c’è solo l’imbarazzo della scelta. Certo, la Ue metterà il becco su tutto, valuterà i piani, controllerà l’avanzamento della realizzazione, il raggiungimento degli obiettivi, l’efficienza degli interventi, però quando si tratta di spendere alla fine l’accordo si trova sempre.

giovedì 13 febbraio 2020

Il governo amico della Ue ingoia il riso cambogiano

Riso amaro. La battuta è scontata, ma calzante. Perché dietro la decisione della Ue di escludere il cereale italiano dall’inasprimento dei dazi europei nei confronti della Cambogia non c’è solo l’ennesimo sgambetto di Bruxelles, a cui siamo abituati da tempo, ma c’è anche la beffa che a ricevere la fregatura è il governo che la scorsa estate si era presentato come l’esecutivo che nei palazzi dell’euroburocrazia si muoveva meglio che a casa propria, la maggioranza con cui la Ue non vedeva l’ora di dialogare dopo gli attriti e i duelli con quel bruto di Matteo Salvini.

mercoledì 29 gennaio 2020

Conte incassa ma non paga

In Italia, secondo i recentissimi dati di Unioncamere, nel 2019 hanno chiuso i battenti 326.423 imprese. Alcune di queste non hanno retto alla concorrenza, altre sono state semplicemente mal gestite. Molte, però, sono perite sotto i colpi del fisco. In altre parole, non sono riuscite a pagare le tasse nei tempi e nei modi chiesti dall’Erario. La beffa è che tra queste ce ne sono alcune, tante, che per sborsare il dovuto aspettavano che un altro Stato, quello che invece di incassare deve versare soldi per i servizi e i prodotti acquistati dai fornitori, saldasse le proprie fatture.
E qui viene il bello. Anzi il brutto. Già, perché mentre la pubblica amministrazione che deve riscuotere i balzelli è severa e inflessibile, quella che deve scucire quattrini è lasca, pigra e indisciplinata. Se paga, malgrado norme e regole che stabiliscono con precisioni i termini (30 giorni ordinari, 60 in casi eccezionali), solitamente lo fa con un ritardo tale che per il piccolo imprenditore si rivela spesso fatale.

venerdì 17 gennaio 2020

Contrordine compagni: viva il nucleare

L’Europa, malgrado le proteste della Francia e il malumore del blocco di Visegrad (Austria esclusa) ha appena bocciato il nucleare. L’energia derivante dall’atomo, che genera bassissime emissioni di CO2, non è stata infatti inserita dal Parlamento di Strasburgo tra le fonti pulite che riceveranno parte dei finanziamenti provenienti dal grande Green Deal promosso da Bruxelles. Ma gli obiettivi imposti dalla Ue per avvicinarsi alla cosiddetta «neutralità climatica», taglio delle emissioni del 55% rispetto al 1990 entro il 2030 invece del 40% attualmente previsto, sono così ambiziosi, per non dire irraggiungibili, che anche i più ferventi ambientalisti, spente le telecamere e i riflettori, nutrono più di un dubbio sulla fattibilità del piano.

venerdì 6 dicembre 2019

Arriva Gualtieri, peggiora il salva-Stati e incolpa il Carroccio

Solo qualche giorno fa, incassato il flop del salvataggio di Alitalia dopo mesi e mesi di rinvii e di acquirenti in fuga, il ministro dello Sviluppo se l’è presa con i Benetton, sostenendo che l’operazione sia saltata per colpa di Atlantia, che si è tirata indietro all’ultimo momento. Teoria alquanto bizzarra. Non meno, però, di quella sostenuta ieri da Roberto Gualtieri. Non riuscendo a cavare un ragno dal buco in Europa e anzi, rischiando di peggiorare una situazione già compromessa, il ministro dell’Economia non ha trovato di meglio che accusare Claudio Borghi. Il leghista, presidente della Commissione Bilancio della Camera, non ha fatto altro che ribadire la sua tesi di sempre, ovvero che «uscire dall’euro non può essere un tabù».

giovedì 5 dicembre 2019

Sberla Ue all'Italia: "Il salva Stati non cambia"

Altro che rinegoziazione. «Non vediamo la necessità di cambiare il testo o di una riapertura della discussione sui contenuti, ora stiamo affrontando questioni tecniche, ma l'accordo politico sul Mes è stato raggiunto». È stata questa la frase sbattuta dal presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, in faccia all’Italia e al povero ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che si era presentato a Bruxelles con la missione impossibile di portare a casa qualche piccolo, anche formale, trofeo per smorzare le tensioni nella maggioranza.

giovedì 5 aprile 2018

Padoan se ne va e ci lascia nei guai

Bruxelles ha già fatto trapelare che potrebbe concedere all’Italia l’ennesimo sconticino, escludendo le spese per i salvataggi bancari dai saldi di finanza pubblica.
Ma la sostanza cambia poco. Il ministro dell’Economia uscente, Pier Carlo Padoan, ci aveva detto che si trattava di bruscolini, per di più caricati solo sul debito, e invece sono piovuti macigni sul deficit, che ridurranno sensibilmente gli spazi di manovra a disposizione del nuovo governo per riforme e tagli di imposte.

martedì 13 marzo 2018

Zitta zitta l'Europa sta facendo di tutto per alzarci l'Iva

Non è uno sconto, purtroppo, quello che si sta prospettando a Bruxelles sui conti pubblici italiani, ma una vera e propria trappola per le tasche dei contribuenti. Che potrebbe far scattare una tagliola da oltre 12 miliardi di tasse già dal 2019.
Qualche giorno fa la Commissione Ue, tra sorrisi ed espressioni rassicuranti, ha comunicato all’Italia che per la formazione del governo non c’è alcuna fretta. Certo, ci sarebbe una correzione dello 0,2% di deficit che manca, circa 3,4 miliardi, ma i conti veri si faranno a maggio, con le previsioni di primavera, e in ogni caso non c’è bisogno che se ne occupi l’esecutivo uscente, intervenendo sul Documento di economia e finanza da presentare entro il 10 aprile. È una questione, hanno lasciato intendere gli euroburocrati, che si potrà anche affrontare a settembre con la nota di aggiornamento al Def.

giovedì 8 marzo 2018

L'Europa ci fa lo sconticino

Gli «squilibri macroeconomici significativi» persistono per il quinto anno successivo. La crescita è troppo «debole». E il debito pubblico «molto elevato» resta «la maggiore vulnerabilità del Paese». Il che, tradotto dall’europolitichese, significa che l’Italia ha bisogno dell’ennesima stangata fiscale per raddrizzare i conti.
A salvare le tasche dei contribuenti ci pensa, per ora, lo stallo post elettorale. Malgrado la voglia, apertamente dichiarata, del ministro dell’Economia uscente Pier Carlo Padoan di vergare ad aprile  il Documento di economia e finanza che traccerà il percorso dei conti pubblici per i prossimi tre anni, il neo senatore del Pd non potrà mettere le mani nel bilancio dello Stato. Padoan, di fatto «licenziato» da Bruxelles, dovrà limitarsi a fotografare l’andamento macroeconomico del Paese e a ripresentare l’impegni già presi. In altre parole, dovrà fare un bel copia e incolla dell’ultima legge di stabililità.

mercoledì 24 gennaio 2018

Le manovre del Pd per fermare l'aliquota unica

A Bruxelles si discute della futura governance del Vecchio continente, del superministro economico, del nuovo Fondo monetario europeo, della blindatura del fiscal compact nel diritto comunitario. Riforme che, manco a dirlo, finiranno per inguaiare un altro po’ l’Italia e su cui Francia e Germania si stanno già muovendo da tempo con drappelli di economisti ed esperti che sfornano proposte congiunte. C’è addirittura chi sostiene che, malgrado la scadenza del mandato sia fissata per ottobre 2019, nei corridoi dell’euroburocrazia sia già nel vivo la partita per la successione di Mario Draghi alla Bce, sui cui Berlino avrebbe pronta la candidatura forte del presidente della Bundesbank, Hans Weidmann.

giovedì 18 gennaio 2018

Patuelli resta presidente dell'Abi per aver difeso le banche dalla Ue

Non sarà stato tutto merito suo. Ma di certo il contributo di Antonio Patuelli nella battaglia che ha spinto la Vigilanza Bce a fare marcia indietro sul famoso addendum sugli Npl che avrebbe messo in ginocchio le banche italiane, è stato tutt’altro che irrilevante. Basti pensare al serrato lavoro diplomatico con cui il presidente dell’Abi è riuscito a portare al fianco del nostro Paese non solo la potente associazione bancaria francese, ma anche la federazione europea del credito, che in passato non si era mai mostrata troppo sensibile ai problemi degli istituti nostrani.

sabato 9 dicembre 2017

Londra si stacca dall'Europa. Gentiloni invece ci si attacca

L’Europa è morta. Viva l’Europa. Paolo Gentiloni ha voluto scegliere il giorno in cui l’accordo sulla Brexit ha preso ufficialmente il volo per celebrare le magnifiche sorti e progressive dell’Unione. La stessa Unione da cui Londra non vede l’ora di fuggire a gambe levate, anche a costo di pagare 40-45 miliardi di euro al Vecchio Continente e di lasciare i suoi tribunali sotto la giurisdizione della Corte di Giustizia Ue per altri otto anni. Un piccolo prezzo per la libertà economica, commerciale e politica, a cui tra l’altro la Gran Bretagna non ha mai rinunciato completamente.

sabato 28 ottobre 2017

La Ue svela i trucchi di Padoan. Nei conti mancano 1,7 miliardi

Mentre i tecnici del ministero dell’Economia continuano a modificare il testo della manovra di bilancio, studiando il modo per aumentare la prescrizione delle cartelle fiscali o rendere più facile alle banche pignorare i conti correnti, a Bruxelles si sono accorti per l’ennesima volta che i nostri conti non tornano.

giovedì 24 agosto 2017

L'Europa stoppa la doppia moneta di Berlusconi

Bruxelles ci ha già abituato nel corso degli anni ad una nutrita serie di bizzarre prese di posizione: dalle ramanzine ai diktat, fino alle tirate d’orecchi e alle lezioni di politica interna ed economica. Mancava all’elenco la bocciatura preventiva, che è puntualmente arrivata ieri sulla proposta lanciata da Silvio Berlusconi sulle pagine di Libero. Rispondendo ad un appello del professor Paolo Becchi, il leader di Forza Italia ha spiegato  che l’idea della «nuova lira», che si affiancherebbe, solo per le transazioni nazionali, alla valuta comune utilizzata per le transazioni internazionali, rappresenterebbe «una parziale riconquista della sovranità monetaria da parte dello Stato» e servirebbe non «ad usare la svalutazione come arma competitiva» ma «per rilanciare i consumi e la domanda». In questo modo, anche nella forma dei mini-Bot, la nuova moneta sarebbe «compatibile con le regole dei trattati europei».

venerdì 26 maggio 2017

Zanetti: "Forziamo le regole di Bruxelles"

«Se il governo non metterà in campo la stessa determinazione che abbiamo visto per Mps anche per le banche venete, non ci sarà più nulla da salvare». Per l’ex viceministro dell’Economia e segretario di Scelta Civica, Enrico Zanetti, il tempo per i negoziati con Bruxelles è scaduto. «L’Europa», spiega, «continua legittimamente a privilegiare le valutazioni sul quadro regolatorio, ma l’esecutivo non può permettersi di non guardare anche alla tenuta economica e sociale di una parte importante del Paese».

giovedì 19 gennaio 2017

Gentiloni si lagna dalla Merkel. Leo lo ignora, lui ringrazia

Ventisei minuti di sonnecchiante conferenza stampa in cui la frase più forte è stata «piccolo cabotaggio». Le attese della vigilia, dopo gli stracci volati tra Roma e Berlino sul caso Fca e l’irritazione del governo italiano per la richiesta di una manovra correttiva, lasciavano presagire un vertice al calor bianco, carico di polemiche e tensioni.

venerdì 18 novembre 2016

Renzi boccia il bilancio Ue. Ma per ora sono solo parole

Sarà pure, come sostengono molti, una mossa finalizzata ad ottenere consensi in vista del voto referendario o, forse, a strappare maggiori concessioni sulla legge di bilancio. Sta di fatto che Matteo Renzi ha assestato due colpi all’Unione europea nel giro di una manciata di giorni. Dopo la «riserva» posta martedì scorso alla revisione di metà periodo del bilancio pluriennale comunitario 2014-2020 (che per ora ha congelato il dossier, essendo richiesta l’unanimità), la notte scorsa l’Italia si è per la prima volta astenuta sul bilancio Ue per il 2017.

venerdì 28 ottobre 2016

Allarme Padoan: "La spesa per i migranti è sottostimata"

L' Italia non farà passi indietro e risponde ai rilievi di Bruxelles sulla legge di Bilancio facendo leva sugli ingenti sforzi sostenuti per fronteggiare la questione migranti e l' emergenza terremoto, aggravata dai tragici eventi delle ultime ore. Le spese per la ricostruzione post sisma, si legge nella lettera inviata alla Ue dal Tesoro, peseranno nel 2017 «per un totale di 2,8 miliardi». Questi soldi serviranno anche per mettere in sicurezza «42.000 scuole, il 30% delle quali hanno bisogno di riparazioni strutturali o di essere completamente ricostruite».

martedì 25 ottobre 2016

In 16 anni 122 miliardi. Il regalo dell'Italia all'Ue

Pochi e inutili. L’arma con cui Matteo Renzi sta punzecchiando Bruxelles in questi giorni è affilata. L’Italia, ha detto il premier, dà all’Europa 20 miliardi di euro e ne riprende solo 12. Tutto si può contestare all’ex sindaco di Firenze, tranne queste cifre, che sono nero su bianco nei bilanci della Commissione e anche nelle relazioni della nostra Corte dei Conti. Solo nel periodo 2008-2014, hanno rilevato i magistrati contabili il nostro Paese ha registrato un saldo netto negativo di 46,19 miliardi. Frutto della differenza tra i 111,6 miliardi di contributi al bilancio dell’Unione e i 65,4 miliardi di finanziamenti Ue. Complessivamente, dal 2000 ad oggi l’Italia ha versato circa 203 miliardi di euro. I soldi tornati indietro sotto forma di fondi strutturali si sono, però, fermati a 141, con uno sbilancio di 62 miliardi. Se a questo aggiungiamo i circa 60 miliardi di euro sborsati per il sostegno al fondo Salva stati, l’entità del salasso diventa stratosferica. Facendo due calcoli, come abbiamo più volte scritto sulle pagine di Libero, è come se i cittadini italiani avessero pagato una tassa di circa 25 milioni al giorno agli euroburocrati di Bruxelles.