I dati sul fisco e sulla povertà parlano chiaro: l’Italia è un Paese di indigenti. Le ultime rilevazioni dell’Istat e della Caritas individuano in 1,8 milioni le famiglie in condizioni di povertà, vale a dire 5 milioni di individui. I nuclei che sono a un passo dal baratro (la povertà relativa) salgono a 3 milioni, quasi 9 milioni di persone. Ancora peggio va sul fronte dei redditi. Su 60 milioni di italiani, circa 20 neanche presentano la dichiarazione al fisco, non avendo nulla da segnalare. Altri 10 milioni compilano il 730, ma guadagnano così poco che, tra detrazioni e deduzioni, scivolano inevitabilmente nella fascia degli incapienti, quelli che non devono versare neanche un euro di imposte.
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
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sabato 4 gennaio 2020
Italiani spendaccioni (la povertà immaginaria)
mercoledì 18 dicembre 2019
Le palle di Natale. I giallorossi mistificano la realtà
L’Italia va a rotoli, ma non sarà un Natale dimesso. Certo, ci sono mille crisi aziendali aperte e nessuna risolta, centinaia di migliaia di lavoratori appesi a un filo, decine di migliaia di risparmiatori col fiato sospeso, la spesa pubblica che continua a correre, riforme che non arrivano e balzelli che invece si preparano a svuotarci le tasche. Ma le palle, quelle non mancano davvero. A prescindere dal periodo e dalla necessità di addobbare gli alberi, il governo continua a spararle a ciclo continuo.
mercoledì 14 febbraio 2018
"Il debito italiano è al limite: basta spese inutili o esploderà"
Il totalizzatore è inesorabile. Per quanto possa correre il tuo Italo o il tuo Frecciarossa, se parti da Roma quando arrivi a Milano il valore è più alto di circa 115 milioni.
Le cifre impazzite che ogni viaggiatore potrà vedere da oggi fino al giorno del voto sui grandi maxi schermi posti nelle stazioni di Milano Centrale, Roma Termini e Roma Tiburtina non indicano il jackpot di una lotteria e neppure il numero di passeggeri transitati nell’ultima settimana. È semplicemente il nostro debito pubblico, che lievita ogni secondo che passa. Mentre scriviamo il tabellone ideato dall’Istituto Bruno Leoni segna 2.281 miliardi, ben 6 in più della rilevazione effettuata da Bankitalia (i dati utilizzati per il calcolo sono proprio quelli di Via Nazionale) per lo scorso novembre. Poca roba se si pensa che nel 2016 era a 2.217 miliardi e nel 2013 a 2.070, addirittura 211 miliardi in meno rispetto ad oggi.
Le cifre impazzite che ogni viaggiatore potrà vedere da oggi fino al giorno del voto sui grandi maxi schermi posti nelle stazioni di Milano Centrale, Roma Termini e Roma Tiburtina non indicano il jackpot di una lotteria e neppure il numero di passeggeri transitati nell’ultima settimana. È semplicemente il nostro debito pubblico, che lievita ogni secondo che passa. Mentre scriviamo il tabellone ideato dall’Istituto Bruno Leoni segna 2.281 miliardi, ben 6 in più della rilevazione effettuata da Bankitalia (i dati utilizzati per il calcolo sono proprio quelli di Via Nazionale) per lo scorso novembre. Poca roba se si pensa che nel 2016 era a 2.217 miliardi e nel 2013 a 2.070, addirittura 211 miliardi in meno rispetto ad oggi.
sabato 20 gennaio 2018
Via libera al rinnovo per 270mila statali
La corsa contro il tempo ora è per far arrivare materialmente i soldi in tasca ai deipendenti entro febbraio. Qualche giorno prima del voto. Ma vista l’importanza della posta in gioco c’è da scommettere che il governo riuscirà nell’intento.
venerdì 19 gennaio 2018
Coi premier pd bruciati 160 miliardi
«Non è il momento di scardinare i pilastri del nostro sistema, dalle pensioni al fisco. Non è il tempo delle cicale, ma dell’investimento sul futuro». Il ragionamento di Paolo Gentiloni è chiaro. Non è il momento di sperperare, ma di mettere fieno in cascina. Anche perché la ripresina in atto potrebbe permettere un po’ di margini di manovra anche senza intaccare troppo i saldi di finanza pubblica. Giusto o meno che sia il suggerimento, c’è da chiedersi se lo stesso premier uscente, e i suoi predecessori del Pd, abbiano seguito la stessa strada.
mercoledì 3 gennaio 2018
Il Sud si pappa i sussidi di povertà. Richieste triple rispetto al Nord
È bastato poco più di un mese per avere un’idea abbastanza precisa delle strade che prenderanno gli 1,8 miliardi stanziati dal governo per il reddito di inclusione. Dei circa 1,8 milioni di persone che, secondo le stime del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, potranno accedere al nuovo sussidio di povertà, oltre 75mila hanno già fatto pervenire all’Inps, che eroga materialmente gli assegni, i moduli di richiesta. La mappa delle domande, com’era prevedibile, è disomogenea. Del resto, le statistiche sul rischio di povertà o di esclusione sociale periodicamente elaborate dall’Istat disegnano un Paese profondamente spaccato, con forbici percentuali che si differenziano di diversi punti tra le regioni più ricche del Nord e quelle meno abbienti del Sud.
venerdì 29 dicembre 2017
La Bce ci vuol imporre le sue regole
L’Europa va bene. L’Italia molto meno. E la cura suggerita dalla Bce è quella che da tempo aleggia sulla testa dei governi considerati da Bruxelles meno disciplinati nel rispettare la tabella di marcia imposta dai vincoli del Fiscal compact: riscrivere le manovre finanziarie che non si ispirano all’austherity. Difficile capire se il segnale arrivato da Francoforte sia un rimbrotto rivolto alle colombe di Bruxelles o un monito indirizzato ai Paesi che continuano a non fare i compiti a casa. Di sicuro è un assaggio di quello che ci aspetta con la prospettata riforma sul superministro Ue dell’economia e sull’inserimento del fiscal compact nel diritto comunitario.
mercoledì 29 novembre 2017
Governo in bolletta: dimezza il bonus bebè
Dopo giorni di stallo, passati a trattare con le varie componenti della maggioranza e con le stampelle esterne necessarie a mettere in sicurezza il voto sulla manovra al Senato, il governo sembra aver finalmente trovato la quadra. Un risultato ottenuto, ovviamente, aprendo il portafoglio. Ma solo dello stretto necessario.
venerdì 10 novembre 2017
Gentiloni festeggia: siamo ultimi in Europa
L’Europa certifica il balzo della crescita italiana per il 2017 e aggiorna al rialzo anche le stime per il 2018. Una magra consolazione per il governo italiano, che continuerà a fare il fanalino di coda della Ue per altri tre anni, con il Pil sempre più basso anche dei Paesi meno veloci. Cattive notizie anche sul debito, che, seppure alleggerito dalla maggiore crescita, continua a mancare l’obiettivo di riduzione fissato dalle regole, e sul deficit strutturale, rivisto al rialzo. Malgrado il quadro sostanzialmente poco roseo, non è detto che il 22 novembre, con l’opinione sulla legge di bilancio, arriverà un richiamo formale. Pierre Moscovici continua infatti a vedere segnali di ripartenza e una volontà di far quadrare i conti. «Non è sbagliato dire che è il Paese che cresce meno, ma è anche quello che segnala una vera ripresa», ha detto il commissario agli affari monetari. Tanto è bastato al premier Paolo Gentiloni per cantare vittoria: «Bisogna rendere stabili i risultati raggiunti e non disperderli».
martedì 17 ottobre 2017
Il Pd dà il bonus agli statali coi soldi delle regioni
Una manovra «snella», con risorse «limitate ma ben utilizzate». Questa la sintesi del premier Paolo Gentiloni e del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sulla legge di bilancio varata ieri dal Consiglio dei ministri. In realtà, i numeri disegnano una realtà diversa. La manovra vale complessivamente 20,4 miliardi, di cui 9,5 miliardi di coperture e 10,9 di flessibilità sul deficit. Di questi 20,4 oltre 15 servono a sterilizzare le clausole di salvaguardia sull’Iva varate dai precedenti governi, che hanno tranquillamente nascosto la polvere sotto il tappeto scaricando sul futuro i costi delle manovre degli anni scorsi.
mercoledì 30 agosto 2017
Coprono di soldi le banche. Ai poveri gli spicci
Per il rinnovo del contratto per gli statali il governo è pronto a mettere sul piatto circa 5 miliardi di euro (2,5 per le amministrazione centrali e 2,5 per le locali. Per il soccorso e l’accoglienza dei migranti il Documento di economia e finanza prevede per il 2017 una spesa di 4,6 miliardi di euro. Poi ci sono le banche, dove Palazzo Chigi non ha davvero badato a spese. Complessivamente tra Mps, Veneto Banca e Pop Vicenza il costo a carico dei contribuenti è già stato di 13,2 miliardi a cui se ne aggiungono altri 12 di garanzia sulle sofferenze delle ex popolari.
sabato 19 agosto 2017
Nuovo record del debito. E' aumentato il doppio del pil
Il tempo sarà pure «galantuomo», come ha detto Matteo Renzi un paio di giorni fa festeggiando la ripresina del Pil (che peraltro, con lo 0,4% sul mese e l’1,5% sull’anno continua a viaggiare a scartamento ridotto rispetto al resto d’Europa), ma se i «risultati» di cui parlava il segretario del Pd sono quelli certificati ieri da Bankitalia, c’è poco da brindare. A poche ore dalla sorpresa positiva di una crescita leggermente più veloce delle stime del governo, sui conti pubblici si è abbattuto l’ennesimo macigno del debito, per la quarta volta consecutiva al top di sempre.
domenica 4 giugno 2017
Renzi come Totò. Vuole venderci la fontana di Trevi
Non bastavano i prestiti sotto forma di Bot e Btp. Ora gli italiani dovranno pure acquistare pezzi di immobili pubblici per aiutare lo Stato ad abbattere il debito. «Presenteremo un’iniziativa», ha annunciato Matteo Renzi al Sole 24 Ore, «che consenta ai cittadini di avere forme di rendimento sicure e solide anche attraverso la partecipazione ai beni immobili e mobili che costituiscono il patrimonio di amministrazione centrale ed enti locali».
L’operazione, ha assicurato il segretario Pd in perfetto stile Totò (ricordate la famosa vendita della Fontana di Trevi al povero Decio Cavallo?), «è potenzialmente win win». In altre parole, vincono tutti. Lo Stato perché «riduce i costi del debito e aumenta la credibilità del Paese», i cittadini perché potranno avere «una forma di rendimento sicura».
Sul beneficio per lo Stato ci sono pochi dubbi. Quello dei contribuenti, però, è tutto da vedere. L’idea di una grande Siiq pubblica (un fondo immobiliare quotato) a cui conferire gli asset delle varie società del Tesoro che oggi si occupano della valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico (Invimit sgr, Cdp Investimenti Sgr e Cdp Immobiliare) era già circolata un paio di anni fa. Renzi aveva messo sul dossier i due manager della Cassa depositi e Prestiti, Fabio Gallia e Claudio Costamagna. E l’ipotesi fu esplicitamente confermata, alla fine del 2015, dall’allora ad di Cdp Immobiliare, Giovanni Paviera: «Per adesso ci stiamo lavorando internamente, senza l’ausilio di advisor».
Ieri l’ex premier ha di nuovo tirato in ballo la spa controllata dal Tesoro: «La Cdp avrà un ruolo strategico in questo disegno. Stiamo seguendo questo progetto con professionalità di prim’ordine». Di sicuro tra queste professionalità non ci sarà Aldo Mazzocco, che dopo appena un anno come capo del real estate di Cdp, a marzo ha preferito fare rotta verso il porto più sicuro delle Generali. Si diceva fosse lui l'uomo giusto per la grande holding del patrimonio pubblico, ma le cose sono andate diversamente. Nell’ultimo esercizio la Cdp ha dovuto effettuare un taglio sugli asset della controllata Immobiliare portando il patrimonio da 500 a 322 milioni. Una svalutazione seconda solo a quella di 294 milioni (sui 500 investiti) operata in Atlante. E sui conti pesa anche un indebitamento bancario di 750 milioni, tutto ascrivibile alle 14 joint venture di Cdp Immobiliare, che altro non è che la Patrimonio dello Stato spa creata nel 2002 da Giulio Tremonti, poi transitata in Fintecna prima di approdare alla Cassa depositi. Per capire cosa è successo basta leggere il bilancio di Cdp, che definisce il rilevante patrimonio immobiliare in pancia alla controllata «non generatore di alcun reddito, fonte di elevati costi ricorrenti e in gran parte non collocabile sul mercato nello stato di fatto in cui si trova e senza consistenti investimenti». Chiara la posizione del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ieri si è scagliato contro i «luoghi comuni». Quelli secondo cui «ci sono scorciatoie, si può abbattere il debito domani o si possono ottenere 300 miliardi di introiti dal patrimonio immobiliare».
© Libero
L’operazione, ha assicurato il segretario Pd in perfetto stile Totò (ricordate la famosa vendita della Fontana di Trevi al povero Decio Cavallo?), «è potenzialmente win win». In altre parole, vincono tutti. Lo Stato perché «riduce i costi del debito e aumenta la credibilità del Paese», i cittadini perché potranno avere «una forma di rendimento sicura».
Sul beneficio per lo Stato ci sono pochi dubbi. Quello dei contribuenti, però, è tutto da vedere. L’idea di una grande Siiq pubblica (un fondo immobiliare quotato) a cui conferire gli asset delle varie società del Tesoro che oggi si occupano della valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico (Invimit sgr, Cdp Investimenti Sgr e Cdp Immobiliare) era già circolata un paio di anni fa. Renzi aveva messo sul dossier i due manager della Cassa depositi e Prestiti, Fabio Gallia e Claudio Costamagna. E l’ipotesi fu esplicitamente confermata, alla fine del 2015, dall’allora ad di Cdp Immobiliare, Giovanni Paviera: «Per adesso ci stiamo lavorando internamente, senza l’ausilio di advisor».
Ieri l’ex premier ha di nuovo tirato in ballo la spa controllata dal Tesoro: «La Cdp avrà un ruolo strategico in questo disegno. Stiamo seguendo questo progetto con professionalità di prim’ordine». Di sicuro tra queste professionalità non ci sarà Aldo Mazzocco, che dopo appena un anno come capo del real estate di Cdp, a marzo ha preferito fare rotta verso il porto più sicuro delle Generali. Si diceva fosse lui l'uomo giusto per la grande holding del patrimonio pubblico, ma le cose sono andate diversamente. Nell’ultimo esercizio la Cdp ha dovuto effettuare un taglio sugli asset della controllata Immobiliare portando il patrimonio da 500 a 322 milioni. Una svalutazione seconda solo a quella di 294 milioni (sui 500 investiti) operata in Atlante. E sui conti pesa anche un indebitamento bancario di 750 milioni, tutto ascrivibile alle 14 joint venture di Cdp Immobiliare, che altro non è che la Patrimonio dello Stato spa creata nel 2002 da Giulio Tremonti, poi transitata in Fintecna prima di approdare alla Cassa depositi. Per capire cosa è successo basta leggere il bilancio di Cdp, che definisce il rilevante patrimonio immobiliare in pancia alla controllata «non generatore di alcun reddito, fonte di elevati costi ricorrenti e in gran parte non collocabile sul mercato nello stato di fatto in cui si trova e senza consistenti investimenti». Chiara la posizione del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ieri si è scagliato contro i «luoghi comuni». Quelli secondo cui «ci sono scorciatoie, si può abbattere il debito domani o si possono ottenere 300 miliardi di introiti dal patrimonio immobiliare».
© Libero
domenica 28 maggio 2017
Tassa di soggiorno anche se affitti casa
Affitti, tasse, trasporti, appalti, musei, editoria, agenti del fisco, monetine. C’è perfino l’assunzione di 25 nuovi magistrati alla Corte dei Conti. Nel corso dell’esame parlamentare, a causa principalmente di emendamenti governativi e del Pd, la manovra correttiva da 3,4 miliardi chiesta dalla Ue si è trasformata nel classico provvedimento omnibus dove, un po’ come accade nel milleproroghe di fine anno, hanno trovato riparo e accoglienza le norme più disparate. Un minestrone indigesto, che per essere mandato giù dall’aula della Camera, presumibilmente martedì, renderà necessario il ricorso all’ennesima fiducia da parte dell’esecutivo. Al decreto mancano ancora alcuni tasselli importanti, che saranno domani sul tavolo della commissione Bilancio: il prestito ponte da 800 milioni per Alitalia, il ripristino dei poteri dell’Anac in materia di controllo preventivo degli appalti e la norma salva-direttori dei musei, dopo la clamorosa bocciatura del Tar.
venerdì 12 maggio 2017
L'Italia è la maglia nera del Pil
Il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici usa parole morbide. Assicura che Pier Carlo Padoan è «un eccellente ministro dell’Economia» e «sta facendo tutti gli sforzi necessari». Ma la mappa dell’Europa che accompagna le previsioni della Commissione fornisce sempre lo stesso desolante scenario. Così come lo scorso febbraio, in occasione delle stime invernali, anche nella cartina presentata ieri a Bruxelles per le previsioni di primavera lo stivale italiano continua ad essere l’unica area con il colore più scuro, quello che indica una crescita inferiore all’1%. In altre parole, eravamo e restiamo la maglia nera del Vecchio continente.
martedì 28 marzo 2017
In rosso da 30 anni Alitalia ci è già costata oltre 7 miliardi
I dettagli tecnici sono ancora allo studio. Ma sembra ormai certo che per garantire la liquidità necessaria a sopravvivere finché non sarà messo in pista il nuovo piano industriale, la Cdp (partecipata all’80% del Tesoro) staccherà ad Alitalia un assegno da 200 milioni di euro. Finanziamento che, vista la situazione critica della compagnia, sarà garantito direttamente dallo Stato.
Al di là della formula che sarà utilizzata per evitare gli strali della Ue e la violazione dello statuto della Cassa depositi, la sostanza è che per l’ennesima volta i contribuenti saranno chiamati a farsi carico dei guai del vettore aereo.
Al di là della formula che sarà utilizzata per evitare gli strali della Ue e la violazione dello statuto della Cassa depositi, la sostanza è che per l’ennesima volta i contribuenti saranno chiamati a farsi carico dei guai del vettore aereo.
mercoledì 1 marzo 2017
Il 5% dei contribuenti mantiene mezza Italia
Le tabelle del Dipartimento delle finanze sono compilate con certosina meticolosità. Ma i conti del fisco continuano a non tornare. Almeno sotto il profilo dell’equità. Mentre tecnici ed esperti si ostinano a storcere il naso di fronte a qualsiasi ipotesi di flat tax o di riduzione delle aliquote marginali, il sistema italiano a cinque scaglioni Irpef, presunto modello di armonia tributaria, continua a produrre macroscopiche sproporzioni redistributive.
martedì 14 febbraio 2017
La Ue dà i numeri: l'Italia cresce meno di tutti
Pierre Moscovici, forse spinto dalle nubi che si addensano sulla Francia, ce l’ha messa tutta per indorare la pillola. Presentando ai giornalisti le «previsioni di inverno» della Ue, il commissario agli Affari economici ha spiegato che nei confronti dell’Italia non c’è alcun «ultimatum» e che Bruxelles sta discutendo «in un clima molto costruttivo con il governo e in particolare con il ministro Pier Carlo Padoan».
lunedì 23 gennaio 2017
Solo se lavori a Palazzo Chigi il salario aumenta del 45%
Negli ultimi cinque anni le cose per gli statali non sono andate benissimo. Il blocco degli stipendi scattato nel 2011 ha provocato non solo un congelamento, ma una live diminuzione dei redditi. La retribuzione media pro capite del totale della Pubblica amministrazione, secondo i dati recentemente diffusi dalla Ragioneria dello Stato, è infatti scesa dai 34.686 euro del 2010 a i 34.146 euro del 2015.
Allargando il periodo temporale del confronto, però, i risultati cambiano. E non di poco.
Allargando il periodo temporale del confronto, però, i risultati cambiano. E non di poco.
giovedì 19 gennaio 2017
Non ci sono i soldi: saltano i bonus
Niente bonus per le forze dell’ordine. Da questo mese gli 80 euro aggiuntivi che il governo Renzi aveva esteso dal 2016 a militari, poliziotti e vigili del fuoco non saranno erogati. La notizia, che era nell’aria da tempo, è stata ufficializzata un paio di giorni fa da NoiPa, il portale governativo della Pubblica amministrazione. «Si comunica», si legge nella nota, «che il contributo straordinario è sospeso in attesa delle determinazioni della legge di Stabilità».
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