Dal rinnovo dei contratti all’orario di lavoro, passando per le ristrutturazioni aziendali, la competizione fra sigle e le decisioni politiche. In altre parole, in Italia quasi ogni motivo è buono per incrociare le braccia. I numeri snocciolati ieri dal Garante per gli scioperi nei servizi pubblici essenziali, Giuseppe Santoro Passarelli, nel corso della sua relazione annuale alla Camera parlano chiaro. Nel 2016 sono state proclamate ben 2.352 (2.261 nel 2015) agitazioni, di cui 1.488 (1.471 nel 2015) effettivamente realizzate per un numero complessivo di 840 giornate interessate dalle azioni di protesta.
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
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venerdì 23 giugno 2017
martedì 28 marzo 2017
In rosso da 30 anni Alitalia ci è già costata oltre 7 miliardi
I dettagli tecnici sono ancora allo studio. Ma sembra ormai certo che per garantire la liquidità necessaria a sopravvivere finché non sarà messo in pista il nuovo piano industriale, la Cdp (partecipata all’80% del Tesoro) staccherà ad Alitalia un assegno da 200 milioni di euro. Finanziamento che, vista la situazione critica della compagnia, sarà garantito direttamente dallo Stato.
Al di là della formula che sarà utilizzata per evitare gli strali della Ue e la violazione dello statuto della Cassa depositi, la sostanza è che per l’ennesima volta i contribuenti saranno chiamati a farsi carico dei guai del vettore aereo.
Al di là della formula che sarà utilizzata per evitare gli strali della Ue e la violazione dello statuto della Cassa depositi, la sostanza è che per l’ennesima volta i contribuenti saranno chiamati a farsi carico dei guai del vettore aereo.
venerdì 24 marzo 2017
Nessuna tutela e troppe tasse. Ecco perché si fermano i taxi
Lo sciopero è stato massiccio. Con adesioni intorno all’80% in tutta Italia e picchi del 90-100% in alcuni capoluoghi. Il tentativo del governo di disinnescare la protesta dei taxi è clamorosamente fallito. Anzi, in mancanza di un cambio di direzione, i sindacati si dicono anche pronti «a nuove forme di lotta». Secondo il sottosegretario alle Infrastrutture, Riccardo Nencini, che ha definito lo sciopero «immotivato», l’esecutivo «ha rispettato in pieno gli impegni», presentando il decreto interministeriale per la lotta all’abusivismo, addirittura «in anticipo rispetto alla scadenza prevista».
sabato 23 luglio 2016
Alfano smentisce i giudici. Via alle precettazioni: si vola
La nuova Enav che martedì si appresta a sbarcare in Borsa in un tripudio di adesioni all’offerta pubblica di vendita delle azioni rischia di far saltare le vacanze a centinaia di migliaia di turisti. A poche ore dai festeggiamenti del ministero dell’Economia per il grande successo dell’Ipo della società che controlla il traffico aereo (operazione che si è conclusa giovedì sera con domande di otto volte superiori all’offerta e un incasso per il Tesoro fino a 830 milioni) si è infatti ripetuto il copione di un mese fa.
giovedì 10 dicembre 2015
La Fiom ha paura del Papa: sciopero revocato
Dopo mesi di proteste, scioperi bianchi, boicottaggi, incidenti e continui disservizi, solo un «miracolo» avrebbe potuto evitare intoppi nei trasporti della Capitale durante il Giubileo. A rompere la tregua sindacale prevista per l’evento, prospettando uno scenario devastante di metro in tilt e città paralizzata, è stata, manco a dirlo, la Fiom Cgil, che solo qualche giorno prima dell’apertura della Porta Santa ha pensato bene di proclamare uno sciopero non di qualche ora, ma di un’intera settimana: dal 9 al 16 dicembre. Una decisione volta chiaramente a gettare scompiglio nel momento più delicato per la Capitale, considerato che la vertenza va avanti da circa un anno, e rientrata solo in serata dopo le minacce del prefetto Franco Gabrielli di precettare tutti.
sabato 24 marzo 2012
Marchionne studia la fuga e se la prende con le bisarche
Il precedente più clamoroso è quello del maggio 2005, quando un durissimo sciopero delle bisarche provocò il crollo delle vendite Fiat del 27,1% in Italia e del 26,7% in Europa. Anche allora, come è accaduto in questi giorni, il Lingotto sfruttò la protesta per archiviare con ottimismo quello che in realtà era il quarto mese consecutivo in flessione delle vendite. In quel caso, però, le immatricolazioni passarono da una media negativa del 5-6% alla temperatura polare di -26. I dati registrati dall’azienda a febbraio, invece, non discostano così tanto dal trend negativo dell’ultimo anno. Il pesante -20,1% registrato in Italia (-16,5% in Europa) dal gruppo Fiat nel secondo mese dell’anno, infatti, va confrontato con il -16,9% di gennaio (-15,9% in Europa), il -19,7% di dicembre e con un complessivo -13% relativo all’intero 2011.
mercoledì 25 gennaio 2012
La protesta dei Tir ci costa mezzo miliardo
Le associazioni di categoria e dei consumatori stanno ancora facendo i calcoli. Ma facendo una media delle prime stime l’entità dei danni provocati dalla protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio potrebbe superare complessivamente i 500 milioni al giorno. Fabbriche, supermercati, agricoltori, benzinai: quando il camion tira il freno l’impatto è più devastante di uno sciopero generale. Basti pensare che l’86% dei trasporti commerciali italiani avviene su strada.
martedì 29 novembre 2011
La Fiom prepara il primo sciopero generale
Sciopero generale. È bastato un articolo scritto da un ministro prima che diventasse tale in cui si ipotizzano una serie di riforme al sistema previdenziale, tra cui un sostanziale avvicinamento delle pensioni di vecchiaia a quelle di anzianità, che a quel punto non avrebbero più motivo di esistere, e qualche indiscrezione sulla possibilità che la famosa quota 97 (61 anni più 36 di contributi) possa essere anticipata al 2012, per far scattare il riflesso condizionato del sindacato rosso.
lunedì 7 giugno 2010
L'oro dei giudici. Con un giorno di sciopero i magistrati bruciano 30 milioni e 465 processi
Il blocco degli aumenti, la stretta sul turn over e la riduzione dal 5 al 10% per gli stipendi più alti. Sono questi, sostanzialmente, i tagli “iniqui” della manovra contro cui i magistrati hanno deciso di proclamare lo sciopero generale. Protesta cui dovrebbero aderire tutti i 3,6 milioni di statali, visto che i sacrifici chiesti alle toghe sono condivisi da tutti i colleghi del pubblico impiego. Anzi, a dirla tutta gli sforzi chiesti a giudici e pubblici ministeri per contenere l’espansione della spesa pubblica sono addirittura inferiori. Può sembrare impossibile, ma per la magistratura il governo anti-toghe ha avuto un occhio di riguardo. L’aiutino è contenuto nell’articolo 9 relativo al contenimento delle spese in materia di pubblico impiego. Il comma 21 stabilisce che per tutto il personale pubblico non contrattualizzato, ovvero magistrati, professori, dirigenti dei corpi di polizia e delle forze armate, la finanziaria dispone non solo «il blocco degli incrementi retributivi a titolo di adeguamento automatico per il triennio 2011-2013», ma anche che gli stessi anni non verranno conteggiati per i successivi aumenti. Insomma, si perdono tre anni di anzianità professionale, che per le categorie sopra citate significano soldi. Nel comma 22, però, arriva la sterzata. Il testo stabilisce, infatti, solo per «la magistratura ordinaria, amministrativa, contabile, militare e avvocati e procuratori dello Stato», che «la maturazione degli automatismi stipendiali è differita di tre anni» e che, state attenti, «il periodo di differimento concorre alla maturazione degli automatismi stipendiali spettanti dal primo gennaio 2014». In altre, per le toghe, e solo per loro, i tre anni di congelamento vengono comunque calcolati ai fini degli scatti di carriera e retributivi.
Il cavillo pro-toghe
Il cavillo non è indifferente, se si considerano i balzi di stipendio che i magistrati ottengono in base agli anni, scadenzati con le valutazioni di professionalità. Tanto per avere un’idea, un pm alla prima valutazione di professionalità prende 6.404 euro lordi mensili, superata la terza valutazione (il passo successivo, circa 13 anni di servizio) la busta paga scatta a 8.295 euro.
In cambio del “favore” i magistrati hanno deciso di aggravare un altro po’ lo stato di salute della giustizia italiana, bloccando l’attività dei tribunali per un’intera giornata e programmando scioperi bianchi e proteste per un numero di giorni non ancora definito. Quantificare i danni della protesta togata non è chiaramente possibile. Ma qualche numero può aiutarci a capire dove andrà a colpire l’intervento a gamba tesa dei magistrati. Basti pensare, tanto per dirne una, che la macchina della giustizia costa ai contribuenti qualcosa come 8 miliardi di euro l’anno, circa 30 milioni per ogni giornata lavorativa. Soldi che per il primo luglio, data dello sciopero, avremo speso invano. Ma è solo l’inizio. Perché ogni giorno che il sole sorge e tramonta 465 processi penali chiudono i battenti per effetto della prescrizione. Il giochino non è a costo zero: brucia ogni anno circa 80 milioni di euro. Altro effetto diretto dei ritardi della giustizia sui conti dell’erario è quello che riguarda il mancato rispetto dei tempi del giusto processo. Una pratica così diffusa in Italia che tra il 1999 e il 2007 la Corte di Giustizia europea ci ha condannato 948 volte. Di fatto una sentenza ogni tre giorni. E il costo è salato: solo nel 2007 lo Stato ha dovuto pagare 56 milioni di danni.
L’impatto della giustizia lumaca è ovviamente devastante sull’economia. Nel rapporto Doing Business 2010 la banca mondiale nella classifica dei Paesi con più ostacoli giudiziari alle imprese ci piazza al 156esimo posto su 181. Una posizione che l’Italia si è conquistata con il suo record di 1.210 giorni, che è il tempo necessario ad un creditore coinvolto in una disputa contrattuale per ottenere il recupero dei soldi, calcolato dal giorno di inizio della causa in tribunale. Qualcuno ha stimato che durante quell’attesa si brucia circa il 30% del credito che cercavamo di recuperare.
Stipendi col turbo
Due conti se li è fatti pure Confartigianato, che rappresenta le aziende più piccole e quindi più vulnerabili alla malagiustizia. Ebbene, l’attesa per le sentenze delle cause civili comporta alle imprese danni per oltre 2,3 miliardi di euro l’anno, 6 milioni al giorno. Un’esagerazione? Se si pensa che i procedimenti civili pendenti alla fine del 2009, secondo quanto riportato dalla relazione annuale del ministero della Giustizia, sono 5.625.057 viene il dubbio, piuttosto, che sia una cifra sottostimata.
Su una cosa, però, i magistrati hanno ragione. Il blocco degli aumenti in qualche modo peserà più a loro che agli altri statali. Il motivo è semplice: lo stipendio delle toghe, negli ultimi anni, è quello che ha corso di più. Nel triennio 2006-2008, l’ultimo fotografato dal ministero dell’Economia, la busta paga della magistratura ordinaria si è gonfiata del 17% rispetto al 5,3% del pubblico impiego. Senza contare che il punto di partenza era ben diverso. Le retribuzioni medie degli statali vanno infatti dal minimo dei ministeriali (28.557 euro), al massimo dei magistrati ( 126.258 euro). E tra questi spiccano quelli della Corte dei conti, dove lo stipendio complessivo raggiunge i 178.080 euro, e del Consiglio di Stato, con 162.841 euro.
© Libero
Il cavillo pro-toghe
Il cavillo non è indifferente, se si considerano i balzi di stipendio che i magistrati ottengono in base agli anni, scadenzati con le valutazioni di professionalità. Tanto per avere un’idea, un pm alla prima valutazione di professionalità prende 6.404 euro lordi mensili, superata la terza valutazione (il passo successivo, circa 13 anni di servizio) la busta paga scatta a 8.295 euro.
In cambio del “favore” i magistrati hanno deciso di aggravare un altro po’ lo stato di salute della giustizia italiana, bloccando l’attività dei tribunali per un’intera giornata e programmando scioperi bianchi e proteste per un numero di giorni non ancora definito. Quantificare i danni della protesta togata non è chiaramente possibile. Ma qualche numero può aiutarci a capire dove andrà a colpire l’intervento a gamba tesa dei magistrati. Basti pensare, tanto per dirne una, che la macchina della giustizia costa ai contribuenti qualcosa come 8 miliardi di euro l’anno, circa 30 milioni per ogni giornata lavorativa. Soldi che per il primo luglio, data dello sciopero, avremo speso invano. Ma è solo l’inizio. Perché ogni giorno che il sole sorge e tramonta 465 processi penali chiudono i battenti per effetto della prescrizione. Il giochino non è a costo zero: brucia ogni anno circa 80 milioni di euro. Altro effetto diretto dei ritardi della giustizia sui conti dell’erario è quello che riguarda il mancato rispetto dei tempi del giusto processo. Una pratica così diffusa in Italia che tra il 1999 e il 2007 la Corte di Giustizia europea ci ha condannato 948 volte. Di fatto una sentenza ogni tre giorni. E il costo è salato: solo nel 2007 lo Stato ha dovuto pagare 56 milioni di danni.
L’impatto della giustizia lumaca è ovviamente devastante sull’economia. Nel rapporto Doing Business 2010 la banca mondiale nella classifica dei Paesi con più ostacoli giudiziari alle imprese ci piazza al 156esimo posto su 181. Una posizione che l’Italia si è conquistata con il suo record di 1.210 giorni, che è il tempo necessario ad un creditore coinvolto in una disputa contrattuale per ottenere il recupero dei soldi, calcolato dal giorno di inizio della causa in tribunale. Qualcuno ha stimato che durante quell’attesa si brucia circa il 30% del credito che cercavamo di recuperare.
Stipendi col turbo
Due conti se li è fatti pure Confartigianato, che rappresenta le aziende più piccole e quindi più vulnerabili alla malagiustizia. Ebbene, l’attesa per le sentenze delle cause civili comporta alle imprese danni per oltre 2,3 miliardi di euro l’anno, 6 milioni al giorno. Un’esagerazione? Se si pensa che i procedimenti civili pendenti alla fine del 2009, secondo quanto riportato dalla relazione annuale del ministero della Giustizia, sono 5.625.057 viene il dubbio, piuttosto, che sia una cifra sottostimata.
Su una cosa, però, i magistrati hanno ragione. Il blocco degli aumenti in qualche modo peserà più a loro che agli altri statali. Il motivo è semplice: lo stipendio delle toghe, negli ultimi anni, è quello che ha corso di più. Nel triennio 2006-2008, l’ultimo fotografato dal ministero dell’Economia, la busta paga della magistratura ordinaria si è gonfiata del 17% rispetto al 5,3% del pubblico impiego. Senza contare che il punto di partenza era ben diverso. Le retribuzioni medie degli statali vanno infatti dal minimo dei ministeriali (28.557 euro), al massimo dei magistrati ( 126.258 euro). E tra questi spiccano quelli della Corte dei conti, dove lo stipendio complessivo raggiunge i 178.080 euro, e del Consiglio di Stato, con 162.841 euro.
© Libero
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