Non bastavano 494 milioni. Ora Carlo De Benedetti ne vuole un altro centinaio per «i gravissimi disagi nella sfera psichica ed emotiva». Può sembrare incredibile, considerati i numerosi gradi di giudizio (una decina tra la sede penale e quella civile), ma la saga del Lodo Mondadori riparte con un nuovo clamoroso episodio. Dopo la sentenza della Cassazione dello scorso settembre, che ha condannato la Fininvest a risarcire 494 milioni di euro alla Cir per i danni patrimoniali subiti nell’ambito della cosiddetta guerra di Segrate per il controllo della Arnoldo Mondadori Editore, tutti pensavano che il duello tra il gruppo della famiglia Berlusconi e quello dei De Benedetti fosse concluso.
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
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giovedì 12 dicembre 2013
De Benedetti e giudici sbancano Fininvest
giovedì 15 luglio 2010
Sulle quote latte vince la Lega. I governatori in disaccordo tra loro
Più tempo agli abruzzesi per restituire le tasse, via libera all’assunzione di 250 magistrati, ammorbidito il taglio ai patronati e ridisegnata la stangata sulle assicurazioni. Sono queste le principali novità contenute nel maxiemendamento su cui ieri il governo ha chiesto la fiducia. Per il resto, tra le conferme più rilevanti spicca la sanatoria sulle quote latte, che la Lega difende con i denti malgrado lo scetticismo della presidenza del Consiglio e l’opposizione durissima del ministro dell’Agricoltura, Giancarlo Galan. Immutati anche, come previsto, i tagli alle amministrazioni locali, su cui prosegue comunque il braccio di ferro tra governatori e Palazzo Chigi. La riunione della Conferenza delle Regioni di ieri proseguirà questa mattina. Il fronte fatica a trovare l’accordo su un documento di protesta unitario. La «discussione è complessa», ha detto il presidente del Lazio, Renata Polverini. I governatori leghisti di veneto e Piemonte, Zaia e Cota, hanno comunque ribadito il loro no all’ipotesi di restituzione delle deleghe.
Quanto al testo che sarà votato oggi dal Senato, ecco alcune delle principali modifiche. Abruzzo: i tributi sospesi in seguito al sisma in Abruzzo dovranno essere restituiti in 120 rate mensili che scatteranno dal primo gennaio 2011. Assicurazioni: la stangata sulle compagnie porterà nelle casse dello Stato 264 milioni l’anno a regime. Rispetto alla precedente relazione tecnica, in cui si stimava un gettito pari a 234 milioni, si registra un incremento. Tuttavia, secondo gli esperti del settore, il gettito in precedenza era stato sottostimato. Magistrati: via libera all’assunzione delle toghe che hanno già vinto il concorso alla data di entrata in vigore della manovra. Il ministero della Giustizia, «in aggiunta alle facoltà previste dalla normativa vigente per il 2010 è autorizzato ad assumere magistrati ordinari vincitori di concorso già concluso alla data di entrata in vigore del presente decreto». Il limite di spesa fissato è di 6,6 milioni per il 2010, che salgono a 16 milioni nel 2011, a 19,2 nel 2012 e a 19,5 milioni a decorrere dal 2013. Spese processi: aumentano le spese per le cause amministrative e civili, attraverso l’incremento del contributo unificato di iscrizione a ruolo, per ciascuno grado di giudizio. Inps: si riducono a due mesi i tempi di riscossione delle somme dovute all’Inps. L’esecuzione forzata viene sostituita da «espropriazione forzata, con i poteri, le facoltà e le modalità che disciplinano la riscossione a mezzo ruolo». Patronati: le strutture operative dei sindacati che offrono servizi subiranno una decurtazione di 30 milioni nel triennio 2011-2013. Prima erano 87 solo nel 2011. I risparmi ottenuti «concorrono alla compensazione degli effetti derivanti dall’aumento del contributo» contenuto nel protocollo sul Welfare del 2007. Libertà d’impresa: si allungano i tempi che l’amministrazione avrà a disposizione per effettuare i controlli sulle autocertificazioni per l’avvio dell’attività (Scia). E al tempo stesso vengono introdotti dei paletti che riguardano i vincoli paesaggistici e alcuni atti, come quelli relativi all’immigrazione. Le amministrazioni avranno a disposizione 60 giorni per vietare la prosecuzione dell’attività. Titoli sequestrati: accelerano i tempi per la vendita dei titoli sequestrati, tra cui i titoli al portatore i valori di bollo e conti correnti e libretti di deposito, il cui gettito è destinato al Fondo unico giustizia.
© Libero
Quanto al testo che sarà votato oggi dal Senato, ecco alcune delle principali modifiche. Abruzzo: i tributi sospesi in seguito al sisma in Abruzzo dovranno essere restituiti in 120 rate mensili che scatteranno dal primo gennaio 2011. Assicurazioni: la stangata sulle compagnie porterà nelle casse dello Stato 264 milioni l’anno a regime. Rispetto alla precedente relazione tecnica, in cui si stimava un gettito pari a 234 milioni, si registra un incremento. Tuttavia, secondo gli esperti del settore, il gettito in precedenza era stato sottostimato. Magistrati: via libera all’assunzione delle toghe che hanno già vinto il concorso alla data di entrata in vigore della manovra. Il ministero della Giustizia, «in aggiunta alle facoltà previste dalla normativa vigente per il 2010 è autorizzato ad assumere magistrati ordinari vincitori di concorso già concluso alla data di entrata in vigore del presente decreto». Il limite di spesa fissato è di 6,6 milioni per il 2010, che salgono a 16 milioni nel 2011, a 19,2 nel 2012 e a 19,5 milioni a decorrere dal 2013. Spese processi: aumentano le spese per le cause amministrative e civili, attraverso l’incremento del contributo unificato di iscrizione a ruolo, per ciascuno grado di giudizio. Inps: si riducono a due mesi i tempi di riscossione delle somme dovute all’Inps. L’esecuzione forzata viene sostituita da «espropriazione forzata, con i poteri, le facoltà e le modalità che disciplinano la riscossione a mezzo ruolo». Patronati: le strutture operative dei sindacati che offrono servizi subiranno una decurtazione di 30 milioni nel triennio 2011-2013. Prima erano 87 solo nel 2011. I risparmi ottenuti «concorrono alla compensazione degli effetti derivanti dall’aumento del contributo» contenuto nel protocollo sul Welfare del 2007. Libertà d’impresa: si allungano i tempi che l’amministrazione avrà a disposizione per effettuare i controlli sulle autocertificazioni per l’avvio dell’attività (Scia). E al tempo stesso vengono introdotti dei paletti che riguardano i vincoli paesaggistici e alcuni atti, come quelli relativi all’immigrazione. Le amministrazioni avranno a disposizione 60 giorni per vietare la prosecuzione dell’attività. Titoli sequestrati: accelerano i tempi per la vendita dei titoli sequestrati, tra cui i titoli al portatore i valori di bollo e conti correnti e libretti di deposito, il cui gettito è destinato al Fondo unico giustizia.
© Libero
sabato 3 luglio 2010
Tagli alle tredicesime di poliziotti e pm
Forse non è l’emendamento annunciato un paio di giorni fa da Giulio Tremonti. Certo è che per i magistrati, a poche ore dalla conclusione dello sciopero, una sorpresa è arrivata. Una sopresa natalizia, malgrado il calo torrido, visto che in ballo ci sono le tredicesime. A prevedere la sforbiciata sulla mensilità aggiuntiva della retribuzione è un emendamento presentato ieri sera dal relatore della manovra Antonio Azzollini. Pm e giudici non saranno da soli. Accanto a loro c’è l’intero comparto della sicurezza (poliziotti, militari, vigili del fuoco), nonché i professori universitari, i ricercatori e i diplomatici. Per tutti il testo prevede la possibilità di una riduzione delle tredicesime al fine di «assicurare risparmi di spesa».
Una beffa? Non del tutto. La proposta è infatti collegata, nel rispetto del principio tremontiano dei “saldi e dei soldi invariati”, ad una rimodulazione del congelamento degli stipendi della Pa. Le retribuzioni dei pubblici dipendenti nel 2011, 2012 e 2013 non potranno superare quelli del 2010. Un emendamento di Azzollini apre però una piccola finestra: il blocco sarà «al netto degli effetti derivanti da eventi straordinari della dinamica retributiva, ivi incluse le variazioni dipendenti da eventuali arretrati, conseguimento di funzioni diverse in corso d’anno, fermo in ogni caso quanto previsto dal comma 21, terzo e quarto periodo, per le progressioni di carriera comunque denominate, maternità, malattia, missioni svolte all’estero, effettiva presenza in servizio».
In altre parole, chi riceve una promozione o è in attesa di una gratifica arretrata, potrà derogare al blocco. A pagare per lo sforamento di spesa conseguente sarà il personale «di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001 numero 165», ovvero, tra gli altri, magistrati ordinari, amministrativi e contabili, avvocati e procuratori dello Stato, personale militare e delle Forze di polizia, personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia. La tredicesima mensilità spettante a queste categorie, si legge nel testo, «può essere ridotta con decreti non regolamentari su proposta dei ministri competenti di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze; con decreti è fissata la percentuale di riduzione necessaria ai fini del conseguimento del predetto risparmio di spesa».
L’unica eccezione, manco a dirlo, sarà proprio per le toghe. Per i magistrati, infatti, il decreto che stabilirà l’entità dei tagli sarà emanato «su conforme delibera degli organi di autogoverno». Vale a dire che senza il placet del Csm nessuno potrà tagliare niente.
Novità in vista anche per il settore farmaceutico. I tagli per il settore previsti dalla manovra saranno spalmati su tutta la filiera e non riguarderanno solo le farmacie e i grossisti ma anche le aziende. L’emendamento presentato da Azzollini prevede anche l’adeguamento a partire dal 2011 del prezzo dei farmaci equivalenti alla media dei prezzi europea che è più bassa rispetto a quella italiana. Viene inoltre prevista l’apertura di un tavolo di confronto tra il ministero della Salute, dell’Economia, dell’Aifa e delle associazioni di categoria per introdurre una remunerazione fissa per tutti i tipi di farmaci e non più proporzionale al loro costo come avviene attualmente. In particolare, l’emendamento del relatore stabilisce che «la quota minima spettante per i farmaci di classe A (tutti i farmaci gratuiti per i cittadini) scende dal 6,65% al 3% per i grossisti, mentre aumenta dal 26,7% al 30,35% per i farmacisti. Entro 60 giorni dall’approvazione della legge, poi, dovrà partire un tavolo tecnico per la revisione dei criteri di remunerazione della spesa farmaceutica secondo questi criteri: «Estensione delle modalità di tracciabilità e controllo a tutte le forme di distribuzione dei farmaci; possibilità di introduzione di una remunerazione della farmacia basata su una prestazione fissa in aggiunta a una ridotta percentuale sul prezzo di riferimento del farmaco, che, stante la prospettata evoluzione del mercato farmaceutico, garantisca una riduzione della spesa per il Servizio sanitario nazionale».
Infine, entra in manovra la mini-naja. Un altro emendamento del relatore prevede l’introduzione per i giovani di corsi brevi, non superiori a tre settimane da svolgersi presso «reparti delle Forze armate». Si tratta di una novità introdotta «in via sperimentale per un triennio». I corsi sono «intesi a fornire», si legge nell’emendamento, «le conoscenze di base riguardanti il dovere costituzionale di difesa della Patria, le attività prioritarie delle Forze armate, in particolare delle missioni di pace a salvaguardia degli interessi nazionali».
© Libero
Una beffa? Non del tutto. La proposta è infatti collegata, nel rispetto del principio tremontiano dei “saldi e dei soldi invariati”, ad una rimodulazione del congelamento degli stipendi della Pa. Le retribuzioni dei pubblici dipendenti nel 2011, 2012 e 2013 non potranno superare quelli del 2010. Un emendamento di Azzollini apre però una piccola finestra: il blocco sarà «al netto degli effetti derivanti da eventi straordinari della dinamica retributiva, ivi incluse le variazioni dipendenti da eventuali arretrati, conseguimento di funzioni diverse in corso d’anno, fermo in ogni caso quanto previsto dal comma 21, terzo e quarto periodo, per le progressioni di carriera comunque denominate, maternità, malattia, missioni svolte all’estero, effettiva presenza in servizio».
In altre parole, chi riceve una promozione o è in attesa di una gratifica arretrata, potrà derogare al blocco. A pagare per lo sforamento di spesa conseguente sarà il personale «di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001 numero 165», ovvero, tra gli altri, magistrati ordinari, amministrativi e contabili, avvocati e procuratori dello Stato, personale militare e delle Forze di polizia, personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia. La tredicesima mensilità spettante a queste categorie, si legge nel testo, «può essere ridotta con decreti non regolamentari su proposta dei ministri competenti di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze; con decreti è fissata la percentuale di riduzione necessaria ai fini del conseguimento del predetto risparmio di spesa».
L’unica eccezione, manco a dirlo, sarà proprio per le toghe. Per i magistrati, infatti, il decreto che stabilirà l’entità dei tagli sarà emanato «su conforme delibera degli organi di autogoverno». Vale a dire che senza il placet del Csm nessuno potrà tagliare niente.
Novità in vista anche per il settore farmaceutico. I tagli per il settore previsti dalla manovra saranno spalmati su tutta la filiera e non riguarderanno solo le farmacie e i grossisti ma anche le aziende. L’emendamento presentato da Azzollini prevede anche l’adeguamento a partire dal 2011 del prezzo dei farmaci equivalenti alla media dei prezzi europea che è più bassa rispetto a quella italiana. Viene inoltre prevista l’apertura di un tavolo di confronto tra il ministero della Salute, dell’Economia, dell’Aifa e delle associazioni di categoria per introdurre una remunerazione fissa per tutti i tipi di farmaci e non più proporzionale al loro costo come avviene attualmente. In particolare, l’emendamento del relatore stabilisce che «la quota minima spettante per i farmaci di classe A (tutti i farmaci gratuiti per i cittadini) scende dal 6,65% al 3% per i grossisti, mentre aumenta dal 26,7% al 30,35% per i farmacisti. Entro 60 giorni dall’approvazione della legge, poi, dovrà partire un tavolo tecnico per la revisione dei criteri di remunerazione della spesa farmaceutica secondo questi criteri: «Estensione delle modalità di tracciabilità e controllo a tutte le forme di distribuzione dei farmaci; possibilità di introduzione di una remunerazione della farmacia basata su una prestazione fissa in aggiunta a una ridotta percentuale sul prezzo di riferimento del farmaco, che, stante la prospettata evoluzione del mercato farmaceutico, garantisca una riduzione della spesa per il Servizio sanitario nazionale».
Infine, entra in manovra la mini-naja. Un altro emendamento del relatore prevede l’introduzione per i giovani di corsi brevi, non superiori a tre settimane da svolgersi presso «reparti delle Forze armate». Si tratta di una novità introdotta «in via sperimentale per un triennio». I corsi sono «intesi a fornire», si legge nell’emendamento, «le conoscenze di base riguardanti il dovere costituzionale di difesa della Patria, le attività prioritarie delle Forze armate, in particolare delle missioni di pace a salvaguardia degli interessi nazionali».
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lunedì 7 giugno 2010
L'oro dei giudici. Con un giorno di sciopero i magistrati bruciano 30 milioni e 465 processi
Il blocco degli aumenti, la stretta sul turn over e la riduzione dal 5 al 10% per gli stipendi più alti. Sono questi, sostanzialmente, i tagli “iniqui” della manovra contro cui i magistrati hanno deciso di proclamare lo sciopero generale. Protesta cui dovrebbero aderire tutti i 3,6 milioni di statali, visto che i sacrifici chiesti alle toghe sono condivisi da tutti i colleghi del pubblico impiego. Anzi, a dirla tutta gli sforzi chiesti a giudici e pubblici ministeri per contenere l’espansione della spesa pubblica sono addirittura inferiori. Può sembrare impossibile, ma per la magistratura il governo anti-toghe ha avuto un occhio di riguardo. L’aiutino è contenuto nell’articolo 9 relativo al contenimento delle spese in materia di pubblico impiego. Il comma 21 stabilisce che per tutto il personale pubblico non contrattualizzato, ovvero magistrati, professori, dirigenti dei corpi di polizia e delle forze armate, la finanziaria dispone non solo «il blocco degli incrementi retributivi a titolo di adeguamento automatico per il triennio 2011-2013», ma anche che gli stessi anni non verranno conteggiati per i successivi aumenti. Insomma, si perdono tre anni di anzianità professionale, che per le categorie sopra citate significano soldi. Nel comma 22, però, arriva la sterzata. Il testo stabilisce, infatti, solo per «la magistratura ordinaria, amministrativa, contabile, militare e avvocati e procuratori dello Stato», che «la maturazione degli automatismi stipendiali è differita di tre anni» e che, state attenti, «il periodo di differimento concorre alla maturazione degli automatismi stipendiali spettanti dal primo gennaio 2014». In altre, per le toghe, e solo per loro, i tre anni di congelamento vengono comunque calcolati ai fini degli scatti di carriera e retributivi.
Il cavillo pro-toghe
Il cavillo non è indifferente, se si considerano i balzi di stipendio che i magistrati ottengono in base agli anni, scadenzati con le valutazioni di professionalità. Tanto per avere un’idea, un pm alla prima valutazione di professionalità prende 6.404 euro lordi mensili, superata la terza valutazione (il passo successivo, circa 13 anni di servizio) la busta paga scatta a 8.295 euro.
In cambio del “favore” i magistrati hanno deciso di aggravare un altro po’ lo stato di salute della giustizia italiana, bloccando l’attività dei tribunali per un’intera giornata e programmando scioperi bianchi e proteste per un numero di giorni non ancora definito. Quantificare i danni della protesta togata non è chiaramente possibile. Ma qualche numero può aiutarci a capire dove andrà a colpire l’intervento a gamba tesa dei magistrati. Basti pensare, tanto per dirne una, che la macchina della giustizia costa ai contribuenti qualcosa come 8 miliardi di euro l’anno, circa 30 milioni per ogni giornata lavorativa. Soldi che per il primo luglio, data dello sciopero, avremo speso invano. Ma è solo l’inizio. Perché ogni giorno che il sole sorge e tramonta 465 processi penali chiudono i battenti per effetto della prescrizione. Il giochino non è a costo zero: brucia ogni anno circa 80 milioni di euro. Altro effetto diretto dei ritardi della giustizia sui conti dell’erario è quello che riguarda il mancato rispetto dei tempi del giusto processo. Una pratica così diffusa in Italia che tra il 1999 e il 2007 la Corte di Giustizia europea ci ha condannato 948 volte. Di fatto una sentenza ogni tre giorni. E il costo è salato: solo nel 2007 lo Stato ha dovuto pagare 56 milioni di danni.
L’impatto della giustizia lumaca è ovviamente devastante sull’economia. Nel rapporto Doing Business 2010 la banca mondiale nella classifica dei Paesi con più ostacoli giudiziari alle imprese ci piazza al 156esimo posto su 181. Una posizione che l’Italia si è conquistata con il suo record di 1.210 giorni, che è il tempo necessario ad un creditore coinvolto in una disputa contrattuale per ottenere il recupero dei soldi, calcolato dal giorno di inizio della causa in tribunale. Qualcuno ha stimato che durante quell’attesa si brucia circa il 30% del credito che cercavamo di recuperare.
Stipendi col turbo
Due conti se li è fatti pure Confartigianato, che rappresenta le aziende più piccole e quindi più vulnerabili alla malagiustizia. Ebbene, l’attesa per le sentenze delle cause civili comporta alle imprese danni per oltre 2,3 miliardi di euro l’anno, 6 milioni al giorno. Un’esagerazione? Se si pensa che i procedimenti civili pendenti alla fine del 2009, secondo quanto riportato dalla relazione annuale del ministero della Giustizia, sono 5.625.057 viene il dubbio, piuttosto, che sia una cifra sottostimata.
Su una cosa, però, i magistrati hanno ragione. Il blocco degli aumenti in qualche modo peserà più a loro che agli altri statali. Il motivo è semplice: lo stipendio delle toghe, negli ultimi anni, è quello che ha corso di più. Nel triennio 2006-2008, l’ultimo fotografato dal ministero dell’Economia, la busta paga della magistratura ordinaria si è gonfiata del 17% rispetto al 5,3% del pubblico impiego. Senza contare che il punto di partenza era ben diverso. Le retribuzioni medie degli statali vanno infatti dal minimo dei ministeriali (28.557 euro), al massimo dei magistrati ( 126.258 euro). E tra questi spiccano quelli della Corte dei conti, dove lo stipendio complessivo raggiunge i 178.080 euro, e del Consiglio di Stato, con 162.841 euro.
© Libero
Il cavillo pro-toghe
Il cavillo non è indifferente, se si considerano i balzi di stipendio che i magistrati ottengono in base agli anni, scadenzati con le valutazioni di professionalità. Tanto per avere un’idea, un pm alla prima valutazione di professionalità prende 6.404 euro lordi mensili, superata la terza valutazione (il passo successivo, circa 13 anni di servizio) la busta paga scatta a 8.295 euro.
In cambio del “favore” i magistrati hanno deciso di aggravare un altro po’ lo stato di salute della giustizia italiana, bloccando l’attività dei tribunali per un’intera giornata e programmando scioperi bianchi e proteste per un numero di giorni non ancora definito. Quantificare i danni della protesta togata non è chiaramente possibile. Ma qualche numero può aiutarci a capire dove andrà a colpire l’intervento a gamba tesa dei magistrati. Basti pensare, tanto per dirne una, che la macchina della giustizia costa ai contribuenti qualcosa come 8 miliardi di euro l’anno, circa 30 milioni per ogni giornata lavorativa. Soldi che per il primo luglio, data dello sciopero, avremo speso invano. Ma è solo l’inizio. Perché ogni giorno che il sole sorge e tramonta 465 processi penali chiudono i battenti per effetto della prescrizione. Il giochino non è a costo zero: brucia ogni anno circa 80 milioni di euro. Altro effetto diretto dei ritardi della giustizia sui conti dell’erario è quello che riguarda il mancato rispetto dei tempi del giusto processo. Una pratica così diffusa in Italia che tra il 1999 e il 2007 la Corte di Giustizia europea ci ha condannato 948 volte. Di fatto una sentenza ogni tre giorni. E il costo è salato: solo nel 2007 lo Stato ha dovuto pagare 56 milioni di danni.
L’impatto della giustizia lumaca è ovviamente devastante sull’economia. Nel rapporto Doing Business 2010 la banca mondiale nella classifica dei Paesi con più ostacoli giudiziari alle imprese ci piazza al 156esimo posto su 181. Una posizione che l’Italia si è conquistata con il suo record di 1.210 giorni, che è il tempo necessario ad un creditore coinvolto in una disputa contrattuale per ottenere il recupero dei soldi, calcolato dal giorno di inizio della causa in tribunale. Qualcuno ha stimato che durante quell’attesa si brucia circa il 30% del credito che cercavamo di recuperare.
Stipendi col turbo
Due conti se li è fatti pure Confartigianato, che rappresenta le aziende più piccole e quindi più vulnerabili alla malagiustizia. Ebbene, l’attesa per le sentenze delle cause civili comporta alle imprese danni per oltre 2,3 miliardi di euro l’anno, 6 milioni al giorno. Un’esagerazione? Se si pensa che i procedimenti civili pendenti alla fine del 2009, secondo quanto riportato dalla relazione annuale del ministero della Giustizia, sono 5.625.057 viene il dubbio, piuttosto, che sia una cifra sottostimata.
Su una cosa, però, i magistrati hanno ragione. Il blocco degli aumenti in qualche modo peserà più a loro che agli altri statali. Il motivo è semplice: lo stipendio delle toghe, negli ultimi anni, è quello che ha corso di più. Nel triennio 2006-2008, l’ultimo fotografato dal ministero dell’Economia, la busta paga della magistratura ordinaria si è gonfiata del 17% rispetto al 5,3% del pubblico impiego. Senza contare che il punto di partenza era ben diverso. Le retribuzioni medie degli statali vanno infatti dal minimo dei ministeriali (28.557 euro), al massimo dei magistrati ( 126.258 euro). E tra questi spiccano quelli della Corte dei conti, dove lo stipendio complessivo raggiunge i 178.080 euro, e del Consiglio di Stato, con 162.841 euro.
© Libero
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