mercoledì 4 aprile 2018

Il salvataggio delle banche venete ci costerà quanto una manovra correttiva

La versione di Pier Carlo Padoan era di quelle che si raccontano ai bambini la sera, per farli addormentare: lo Stato ha speso 17 miliardi di euro dei contribuenti per salvare le banche venete, ma si tratta solo di garanzie e di quattrini anticipati che torneranno indietro. Insomma, alla fine ci si potrebbe pure guadagnare qualcosa.
Ci sono voluti quasi dieci mesi e gli esperti di Eurostat per smascherare le favole del ministro dell’Economia uscente (che ora rischia pure di firmare il Def) sull’operazione con cui il governo nel giugno dello scorso anno ha evitato il fallimento di Pop Vicenza e Veneto Banca, regalando la parte sana degli istituti a Intesa Sanpaolo e tenendosi in pancia i crediti marci.
Altro che prestiti, perdite potenziali, soldi presi dal fondo salva banche. La mossa del governo ci costerà uno 0,3% in più di deficit pil. Il che può significare diverse cose, una peggio dell’altra: dalla necessità di varare una manovra correttiva per rispettare gli impegni minimi presi con la Ue all’impossibilità di sterilizzare le clausole di salvaguardia che faranno scattare una stangata fiscale sull’Iva da 12 miliardi per il 2019 e di 20 a partire dal 2020.