Visualizzazione post con etichetta Iva. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Iva. Mostra tutti i post

venerdì 20 aprile 2018

Padoan non fa il ponte a fa scattare il rincaro dell'Iva

Mentre il Parlamento si prende una pausa il ministro dell’Economia uscente continua a lavorare. Forse sarebbe stato meglio il contrario. Già, perché l’attività a cui si sta dedicando in questi giorni Pier Carlo Padoan, insieme ai tecnici di Via XX Settembre, è il Documento di economia e finanza. Documento che, non essendoci un governo in carica, dovrà essere stilato, come ha suggerito l’Europa a legislazione vigente. Il che significa una stangata di 12,5 miliardi nel 2019 e di 19 nel 2020 grazie all’aumento dell’Iva automatico previsto dalle famigerate clausole di salvaguardia.

martedì 13 marzo 2018

Zitta zitta l'Europa sta facendo di tutto per alzarci l'Iva

Non è uno sconto, purtroppo, quello che si sta prospettando a Bruxelles sui conti pubblici italiani, ma una vera e propria trappola per le tasche dei contribuenti. Che potrebbe far scattare una tagliola da oltre 12 miliardi di tasse già dal 2019.
Qualche giorno fa la Commissione Ue, tra sorrisi ed espressioni rassicuranti, ha comunicato all’Italia che per la formazione del governo non c’è alcuna fretta. Certo, ci sarebbe una correzione dello 0,2% di deficit che manca, circa 3,4 miliardi, ma i conti veri si faranno a maggio, con le previsioni di primavera, e in ogni caso non c’è bisogno che se ne occupi l’esecutivo uscente, intervenendo sul Documento di economia e finanza da presentare entro il 10 aprile. È una questione, hanno lasciato intendere gli euroburocrati, che si potrà anche affrontare a settembre con la nota di aggiornamento al Def.

giovedì 20 aprile 2017

La sinistra al governo riesce a moltiplicare soltanto la povertà

L’aumento dell’Iva è solo un’ipotesi, non una «preferenza». Annunciando per oggi l’arrivo dell’attesa manovra correttiva («mi scuso per il ritardo»), il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha chiarito che il governo «si è impegnato ad intervenire  per modificare la previsione di incremento delle imposte e sostituirla con altre misure, sul lato delle spese e sul lato delle entrate».
Una posizione netta, che sembra, però, più dettata dalle pressioni politiche che arrivano dal Pd e dal suo segretario Matteo Renzi (che ieri ha ribadito: «l’Iva non si tocca e non si toccherà») che da riflessioni tecniche sulla composizione della prossima manovra. Nel dettaglio, infatti, nulla è stato deciso. «Non sono in grado di dire», ha spiegato durante l’audizione sul Def in Parlamento, «quali misure saranno esattamente prese».

martedì 18 aprile 2017

Padoan: alzo l'Iva. Pensionati nei guai

Mentre il Def inizia il consueto giro di valzer parlamentare, con le prime audizioni, si riaffaccia lo spettro dell’aumento dell’Iva, che dopo essere stato tenuto fuori dalla manovrina a colpi di diktat renziani si prepara a rientrare dalla finestra in autunno, con la legge di bilancio.
L’ipotesi non ha ancora ricevuto il via libera del governo, ma è tra quelle sul tavolo. Questo. almeno, è quanto lascia intendere il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che in un’intervista al Messaggero nel giorno di Pasqua ha riaperto la strada al famoso baratto tra incremento della tassazione indiretta e riduzione del costo del lavoro di cui si era parlato nei mesi scorsi.

domenica 12 aprile 2015

Cinque punti di Pil a rischio senza ripresa o tagli di spesa

«Non ci sono tasse nuove, anzi è finito il tempo delle tasse da aumentare». Questa la solenne promessa di Matteo Renzi durante la conferenza stampa di venerdi sul Documento di economia e finanza. In effetti, di nuove tasse nel Def non si parla. Ci sono, però, quelle vecchie. E il conto è salatissimo. Euro più euro meno si tratta di 76,7 miliardi di ulteriori balzelli che pioveranno sulla testa degli italiani da qui al 2018. Si tratta di imposte ancora da incassare, ma già contabilizzate nel bilancio dello Stato attraverso il meccanismo infernale delle clausole di salvaguardia.

sabato 11 gennaio 2014

Saccomanni sbaglia ancora. Alza l'Iva e perde 3 miliardi

Il conto è leggermente migliorato rispetto ai mesi scorsi, ma il dato è inequivocabile. Da gennaio a novembre il gettito dell’Iva è diminuito del 3,3%. Una percentuale che in termini monetari si traduce in un buco nelle entrate di 3,3 miliardi di euro. Un’emorragia che corrisponde quasi al costo della vecchia Imu sulla prima casa ad aliquota ordinaria (3,7 miliardi) e permetterebbe di azzerare una Tasi al 2 per mille sulla prima casa (3,4 miliardi).

martedì 8 ottobre 2013

Per tagliare il cuneo rialzano l'Iva

Più tasse, un po’ meno cuneo. È questo lo scenario paradossale che sembra profilarsi all’orizzonte. Il taglio del costo del lavoro per ridare peso alle retribuzioni è diventato il nuovo mantra del governo. Il capitolo dovrebbe essere il perno intorno a cui ruoterà gran parte della legge di stabilità per il 2014. Sugli aspetti tecnici, però, c’è ancora grande incertezza. Domenica scorsa il premier Enrico Letta ha spiegato che il prossimo anno «i lavoratori avranno un beneficio in busta paga e anche le imprese avranno dei vantaggi in modo da poter assumere e capitalizzare le proprie imprese».

sabato 28 settembre 2013

Liti e urla fra ministri: così sale l'Iva

Tutto congelato, tranne l'Iva, che da martedì prossimo, come ammette il ministro Delrio, «aumenterà inevitabilmente» dal 21 al 22%. È questo il risultato della escalation delle ultime ore, con la tensione tra governo e Pdl salita alle stelle il vecchio gioco del cerino trasformato in una sanguinosa roulette russa. La giornata è iniziata con Enrico Letta a fare la spola tra Palazzo Chigi e il Quirinale per ottenere il via libera di Giorgio Napolitano al «chiarimento» parlamentare, ovvero un voto di fiducia prima della seduta della giunta sulla decadenza di Silvio Berlusconi per costringere il Pdl ad uscire allo scoperto ed assumersi la responsabilità della crisi di governo.

venerdì 27 settembre 2013

Ultima carta di Letta: verifica o lascia

Per tentare scaramanticamente di allungare la vita del governo Enrico Letta ha addirittura chiesto a Obama di inserire in agenda un incontro a Washington per il 17 ottobre. Quella negli States doveva essere la trasferta dell’orgoglio italiano. Ed è invece diventato il viaggio della speranza. Il premier ha dedicato la maggior parte della conferenza stampa di ieri a New York a mandare messaggi in Italia. Il tentativo è quello di coinvolgere il Capo dello Stato in una disperata mediazione con il Pdl, i cui capigruppo di Camera e Senato, stanno però già raccogliendo le adesioni dei parlamentari alle dimissioni in massa, per tenere in piedi le larghe intese. Letta spera che la discesa in campo di Giorgio Napolitano, che ieri ha sparato a zero contro le mosse del Cavaliere, possa in qualche modo riportare l’ordine. E prima di partire dagli Stati Uniti, rifiutandosi di parlare di dimissioni o altre maggioranze, si è detto «certo» che riuscirò a «convincere tutti sulla corretta priorità dei problemi in agenda».

martedì 24 settembre 2013

Chi soffrirà di più l'aumento dell'Iva

Che l’aumento dell’Iva al 22% deprimerà i consumi già scesi ai minimi storici è ormai assodato. Secondo Confesercenti la contrazione sarà talmente violenta da provocare un buco di 300 milioni nelle casse dello Stato a fronte dei circa 4 miliardi di maggiore gettito stimati sulla base di un andamento costante delle vendite. Resta da capire quali saranno i settori più colpiti dalla stangata. L’aliquota massima al 21% (l’unica che sarà soggetta al rincaro) è attualmente applicata ad una serie di prodotti che per definizione non vengono considerati beni di prima necessità. Si va dai vestiti alle auto (acquisto e riparazioni), dai telefonini ai computer e ai tablet, dal parrucchiere alla parcella dell’avvocato o del commercialista, dall’abbonamento della pay tv agli elettrodomestici. Ma nel paniere rientrano anche le bevande gassate, il vino, i superalcolici, il caffè e, non ultimo, il carburante.