«Sono contento di tornare a casa. Qui si sta bene è tutto molto bello, ma si sta un po’ chiusi e si esce poco. È un po’ come una prigione». Ha voluto chiudere in bellezza Giorgio Napolitano, consegnando all’Italia e alla storia, nel suo ultimo giorno da presidente della Repubblica, un’immagine bizzarra del colle più alto di Roma. Con tutto il rispetto per la battuta, è difficile cogliere la metafora, considerato che la «prigione» di cui parla Napolitano è una modesta residenza cinquecentesca di 110.500 metri quadri: il più grande palazzo presidenziale al mondo, il sesto in termini assoluti, grande oltre 20 volte l’intero complesso della Casa Bianca.
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
Visualizzazione post con etichetta Quirinale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Quirinale. Mostra tutti i post
mercoledì 14 gennaio 2015
Il lamento di re Giorgio: "Il Quirinale era una prigione"
mercoledì 2 ottobre 2013
L'unico obiettivo di Letta: spaccare il Pdl
Pochi voti, incerti e inaffidabili. È questo l'incubo di Enrico Letta a poche ore da un voto di fiducia ancora carico di incognite ed imprevisti. Lo scenario peggiore per il premier sarebbe quello di incassare il sostegno di una maggioranza risicata, che lo costringa a restare in sella, appeso ad un gruppetto di senatori pronti a sfilarsi al primo refolo di vento. Ma anche un ricompattamento a sorpresa di tutto il Pdl a suo favore, per quanto preferibile alla vittoria di misura, non è visto di buon occhio. I corridoi di Palazzo Chigi resterebbero infatti disseminati di mine pronte ad esplodere da un momento all'altro.
sabato 28 settembre 2013
Liti e urla fra ministri: così sale l'Iva
Tutto congelato, tranne l'Iva, che da martedì prossimo, come ammette il ministro Delrio, «aumenterà inevitabilmente» dal 21 al 22%. È questo il risultato della escalation delle ultime ore, con la tensione tra governo e Pdl salita alle stelle il vecchio gioco del cerino trasformato in una sanguinosa roulette russa. La giornata è iniziata con Enrico Letta a fare la spola tra Palazzo Chigi e il Quirinale per ottenere il via libera di Giorgio Napolitano al «chiarimento» parlamentare, ovvero un voto di fiducia prima della seduta della giunta sulla decadenza di Silvio Berlusconi per costringere il Pdl ad uscire allo scoperto ed assumersi la responsabilità della crisi di governo.
venerdì 27 settembre 2013
Ultima carta di Letta: verifica o lascia
Per tentare scaramanticamente di allungare la vita del governo Enrico Letta ha addirittura chiesto a Obama di inserire in agenda un incontro a Washington per il 17 ottobre. Quella negli States doveva essere la trasferta dell’orgoglio italiano. Ed è invece diventato il viaggio della speranza. Il premier ha dedicato la maggior parte della conferenza stampa di ieri a New York a mandare messaggi in Italia. Il tentativo è quello di coinvolgere il Capo dello Stato in una disperata mediazione con il Pdl, i cui capigruppo di Camera e Senato, stanno però già raccogliendo le adesioni dei parlamentari alle dimissioni in massa, per tenere in piedi le larghe intese. Letta spera che la discesa in campo di Giorgio Napolitano, che ieri ha sparato a zero contro le mosse del Cavaliere, possa in qualche modo riportare l’ordine. E prima di partire dagli Stati Uniti, rifiutandosi di parlare di dimissioni o altre maggioranze, si è detto «certo» che riuscirò a «convincere tutti sulla corretta priorità dei problemi in agenda».
sabato 20 aprile 2013
Prodi insaccato: e adesso vendetta
«Oggi mi è stato offerto un compito che molto mi onorava anche se non faceva parte dei programmi della mia vita. Ringrazio coloro che mi hanno ritenuto degno di questo incarico. Il risultato del voto e la dinamica che è alle sue spalle mi inducono a ritenere che non ci siano più le condizioni». Presidente per un giorno. Dopo la clamorosa débâcle del quarto scrutinio, con oltre cento voti mancati all’appello, poco prima delle 21 Romano Prodi ha ufficializzato il suo ritiro.
venerdì 19 aprile 2013
Torna odore di Mortadella
L’unico che lo dice apertamente è Beppe Civati, rottamatore non renziano del Pd che ha votato Stefano Rodotà insieme ai grillini. «Quello che vedo», spiega, «è scheda bianca e poi una nuova linea per il Pd: una linea che ha un nome e si chiama Prodi». Ma le forze che in queste ore stanno manovrando per ripescare il nome del professore bolognese sono tante.
giovedì 18 aprile 2013
Prodi si scaglia contro la Merkel per conquistare il Colle
Viva l’Europa, viva l’euro. Romano Prodi assicura che essere tirato in ballo per la corsa al Quirinale non gli fa alcun effetto. Subito dopo, però, l’ex premier ed ex presidente della Commissione Ue non perde occasione per sfoderare tutto il suo repertorio istituzional-europeista. Un sorta di promemoria (a suo giudizio efficace) per chi, da domani in Parlamento, dovrà esprimere la sua preferenza per il Colle.
Marini, il sindacalista Dc che il Pd aveva nascosto
I nemici sono tanti. A partire da Matteo Renzi, che qualche giorno fa, facendo scoppiare l’ennesima polemica interna al Pd, ha parlato senza mezzi termini di «un ripescaggio di lusso non giustificabile». Ma per Franco Marini questa volta potrebbe essere quella buona. La prudenza è d’obbligo. Tanto più per l’ex presidente del Senato, che ad un passo dal Quirinale c’era già arrivato 14 anni fa.
lunedì 15 aprile 2013
Da venerdì la corsa al Colle entra nel vivo
Da venerdì sera tutto può accadere. È questa, numeri alla mano, la linea di confine di un accordo politico preventivo sulla scelta del successore di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica. In assenza di un’intesa entro la sera del 19 aprile, infatti, l’asticella dei voti richiesti si abbasserà e, sulla carta, il Pd potrebbe essere in grado di imporre un suo candidato con il sostegno di un pugno di voti in più. Basterebbero quelli di Scelta civica.
Iscriviti a:
Post (Atom)