Visualizzazione post con etichetta Merkel. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Merkel. Mostra tutti i post

giovedì 25 gennaio 2018

I dazi di Trump ci servirebbero tanto

Da una parte i balzelli, dall’altra la crescita. Da una parte il presidente del Fondo monetario, Christine Lagarde, che, tra gli applausi del Forum di Davos, suggerisce all’Europa di aumentare ulteriormente le tasse sui redditi più alti e sui patrimoni (leggi case) per aiutare i giovani. Dall’altra il segretario al Tesoro Usa, Stephen Mnuchin, che, guardato malissimo dai papaveri continentali del summit, parla dei «trilioni di dollari» che porterà agli Stati Uniti la riforma fiscale di Donald Trump e dei benefici che questo produrrà nel resto del mondo.
Tra le due visioni a confronto, Angela Merkel non ha alcuna dubbio su dove schierarsi. Il problema, per il Vecchio continente, sono i dazi del presidente Usa. «Oggi, 100 anni dopo la Grande Guerra», ha detto la Cancelliera rivolta a Trump, pur senza mai citarlo, «dobbiamo chiederci se abbiamo davvero imparato la lezione della storia, e a me pare di no. L’unica risposta è la cooperazione e il multilateralismo».

giovedì 24 agosto 2017

Finalmente Draghi punta il suo bazooka contro i tedeschi

Impossibile prevedere se Mario Draghi utilizzerà il simposio statunitense di Jackson Hole, che parte oggi, per annunciare le prossime mosse di politica monetaria della Banca centrale europea. Ma il messaggio arrivato ieri dalla tedesca Lindau, durante il Nobel Laureate Meeting è chiaro: il Quantitative easing è stato un formidabile strumento di stabilità e guai a chi si permette di criticarlo.

martedì 11 luglio 2017

Renzi vuole fare più deficit. La Ue lo irride

Le critiche degli euroburocrati erano previste e, probabilmente, anche auspicate, considerato il significato politico-elettorale della sfida. Ma la freddezza con cui Bruxelles ha liquidato l’attacco frontale al fiscal compact, rimbalzato in questi giorni dalle pagine del suo ultimo libro «Avanti» ai titoli di quotidiani e tg, forse Matteo Renzi non l’aveva messa in conto.

sabato 11 marzo 2017

Ora Gentiloni accelera: l'Ue è già a più velocità

L’Europa a più velocità non solo «è necessaria», ma «c’è già». Bisogna solo trovare la «formula» più adatta. Paolo Gentiloni ha deciso di utilizzare il vertice del 25 marzo nella capitale per provare a liberarsi dei panni del premier di transizione. Di qui l’idea di appiattirsi sul nuovo mantra di Angela Merkel, «uniti nella diversità», per tentare di uscire dalla celebrazione dei 60 anni del trattato di Roma con una dichiarazione congiunta di peso da potersi appuntare sul petto. Un esito su cui il presidente del Consiglio si è detto «ottimista», ma che deve fare i conti con le perplessità crescenti sul piano tedesco.

giovedì 19 gennaio 2017

Gentiloni si lagna dalla Merkel. Leo lo ignora, lui ringrazia

Ventisei minuti di sonnecchiante conferenza stampa in cui la frase più forte è stata «piccolo cabotaggio». Le attese della vigilia, dopo gli stracci volati tra Roma e Berlino sul caso Fca e l’irritazione del governo italiano per la richiesta di una manovra correttiva, lasciavano presagire un vertice al calor bianco, carico di polemiche e tensioni.

martedì 25 ottobre 2016

In 16 anni 122 miliardi. Il regalo dell'Italia all'Ue

Pochi e inutili. L’arma con cui Matteo Renzi sta punzecchiando Bruxelles in questi giorni è affilata. L’Italia, ha detto il premier, dà all’Europa 20 miliardi di euro e ne riprende solo 12. Tutto si può contestare all’ex sindaco di Firenze, tranne queste cifre, che sono nero su bianco nei bilanci della Commissione e anche nelle relazioni della nostra Corte dei Conti. Solo nel periodo 2008-2014, hanno rilevato i magistrati contabili il nostro Paese ha registrato un saldo netto negativo di 46,19 miliardi. Frutto della differenza tra i 111,6 miliardi di contributi al bilancio dell’Unione e i 65,4 miliardi di finanziamenti Ue. Complessivamente, dal 2000 ad oggi l’Italia ha versato circa 203 miliardi di euro. I soldi tornati indietro sotto forma di fondi strutturali si sono, però, fermati a 141, con uno sbilancio di 62 miliardi. Se a questo aggiungiamo i circa 60 miliardi di euro sborsati per il sostegno al fondo Salva stati, l’entità del salasso diventa stratosferica. Facendo due calcoli, come abbiamo più volte scritto sulle pagine di Libero, è come se i cittadini italiani avessero pagato una tassa di circa 25 milioni al giorno agli euroburocrati di Bruxelles.

mercoledì 5 ottobre 2016

Il 25% degli aiuti di Stato va ai tedeschi

Poco meno di 100 miliardi di euro in 4 anni. Che i tedeschi in passato abbiano fatto largo uso di soldi pubblici per sostenere le proprie banche (prima di chiedere la chiusura dei rubinetti per tutte le altre) è cosa abbastanza nota. Secondo i calcoli effettuati anche dal nostro ministero dell’Economia, dal 2007 al 2013 Berlino avrebbe foraggiato i propri istituti con ben 247,4 miliardi rispetto ai 4 dell’Italia o ai 2,6 della Francia.

domenica 11 settembre 2016

I nein della Merkel ci costeranno 10 miliardi

Al di là degli insulti volati venerdì all’indirizzo del premier Matteo Renzi e del presidente francese Francois Hollande, accusati di «irresponsabilità» per aver partecipato al vertice anti-austerity di Atene organizzato dal leader greco Alexis Tsipras, la posizione assunta dal capogruppo del Ppe, il tedesco Manfred Weber, traccia chiaramente la linea che sarà seguita dalla Germania nella trattativa sulla flessibilità italiana. «Il gruppo dei socialisti europei», ha spiegato in un’intervista ad Avvenire, «sta mettendo in discussione le regole esistenti, e sta facendo forte pressione per modificarle. Ecco, noi non ci staremo, la nostra opposizione sarà decisa. Perché le attuali regole sono anche il frutto delle lezioni che abbiamo appreso dalla crisi finanziaria degli anni passati, guai a dimenticarle». E a chi pensa di riscriverle Weber fa sapere che, chiaramente, «bisogna discuterne». Ma sarebbe poco più di un esercizio accademico. «Noi», ha sentenziato, «bloccheremo qualsiasi proposta legislativa che punti a modificare il patto di stabilità».

sabato 10 settembre 2016

Asse Italia-Francia-Grecia. Berlino perde la testa

La sortita anti-austerity dei Paesi del Sud ha fatto infuriare Bruxelles, segnando una spaccatura profonda tra i sostenitori teutonici del rigore e i fan della flessibilità. Lo scopo, probabilmente, era quello di fare squadra per tentare di ammorbidire i diktat della Commissione. Ma la partecipazione del premier italiano Matteo Renzi e di quello francese Francois Holland al vertice organizzato ad Atene da Alexis Tsipras in coincidenza con l’Eurogruppo, ha per ora ottenuto solo insulti e avvertimenti.

venerdì 19 agosto 2016

Il patto di Renzi con la Merkel per avere il sì al taglio delle tasse

Altro che pugni sul tavolo. Matteo Renzi si prepara a scondinzolare davanti ad Angela Merkel per ottenere gli spazi di flessibilità necessari a far quadrare i conti pubblici. Questo, almeno, è quello che pensano al Times, che ieri ha dedicato un ampio articolo al  premier dal titolo inequivocabile: «Renzi si salva la pelle con un accordo sulla Brexit». In realtà, più che di un accordo si tratterebbe di un tentativo, quello di addolcire la cancelliera, offrendo sostegno alla linea soft nei confronti dell’uscita britannica dalla Ue. «Accettando di appoggiare la leader tedesca», si legge sul quotidiano inglese, «Renzi spera che lei possa aiutarlo a sbloccare i fondi che possono salvare la sua carriera politica».

sabato 23 luglio 2016

La Bce benedice la bad bank, ma Berlino insiste con i "nein"

Dal paracadute pubblico alla bad bank. Mentre Berlino non sembra intenzionata a mollare la presa, dalla Bce continuano ad arrivare segnali distensivi sulla possibilità di una soluzione istituzionale per sciogliere il nodo delle sofferenze bancarie. Chiaro ed esplicito il messaggio arrivato venerdì da Mario Draghi. Le norme che vietano gli aiuti di Stato in favore del recupero delle perdite ai danni degli investitori, ha spiegato il numero uno dell’Eurotower, consentono margini di flessibilità che possono e devono essere sfruttati per attutire le distorsioni del mercato dei crediti deteriorati. In altre parole, «in condizioni straordinarie non va esclusa la possibilità di un sostegno pubblico», che sarebbe «utile» e «importante». Un’apertura considerata determinante dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che ieri in un’intervista al Corriere della Sera, ha applaudito il cambio di passo. «Finalmente il quadro non è più teorico», ha spiegato, «Draghi ha precisato che il paracadute pubblico non è la via principale, ma è possibile in caso di assoluta necessità».

mercoledì 29 giugno 2016

Immigrati e risparmi. La Merkel blocca tutto

Alla fine a dirigere l’orchestra è sempre Angela Merkel. Il primo Consiglio europeo dopo Brexit, quello da cui doveva arrivare la risposta forte e nerboruta dell’Europa allo schiaffo della Gran Bretagna, ha partorito il solito topolino. Qualche contentino è andato a Matteo Renzi, che dopo essere stato celebrato come il nuovo autorevole membro del direttorio franco-tedesca non poteva tornare a casa a mani vuote. Il premier ha incassato il via libera all’utilizzo di 1,4 miliardi di fondi per la coesione, «denari destinati alle Pmi e ai giovani per il lavoro». Al vertice di Bruxelles si sarebbe parlato anche della possibilità di istituire due no-tax area a Milano, nell’area ex Expo, e a Bagnoli.

giovedì 21 aprile 2016

La battaglia sulle pensioni a strozzo

Suona come una beffa la notizia arrivata ieri da Berlino. Mentre in Italia continua il clamoroso balletto di dichiarazioni, annunci e contro annunci sulla pelle dei pensionati, il governo di Angela Merkel ha deciso di aumentare gli assegni previdenziali di circa il 5 per cento dal primo luglio. L’operazione, che ha tra gli obiettivi quello di riequilibrare i trattamenti tra Est e Ovest, è stata resa possibile principalmente dal basso tasso di disoccupazione. Fattore che noi non si intravede neanche all’orizzonte.

mercoledì 23 dicembre 2015

La Germania vuole frenare la corsa dei Frecciarossa

Dopo i conti pubblici, le banche e le frontiere adesso Angela Merkel vuole controllare pure i nostri treni. Che i tedeschi non amassero la velocità lo si era capito dal 2012, quando il presidente delle Ferrovie, Rudiger Grube, annunciò che i nuovi Ice (l’equivalente dei Tgv francesi e degli Etr Frecciarossa) sarebbero andati non più a 300, ma a 250 chilometri orari. Motivo: meno costi di manutenzione dei treni e delle linee a fronte di una rete dove raramente la velocità massima può essere raggiunta. Da allora Berlino non ha perso occasione per tentare di imporre i suoi standard a tutti i Paesi Ue. La Francia ne ha già fatto le spese, «rallentando» i suoi Tgv (che detengono il primato mondiale di 574 km/h) a 320 chilometri orari, la stessa velocità a cui viaggiano alcuni Ice di quarta generazione. Ed ora potrebbe toccare all’Italia.

venerdì 11 dicembre 2015

Banche, Ue in campo solo per salvare gli altri

I conti, quando si tratta di banche, quasi mai tornano. Ma le cifre che circolano sui salvataggi di Stato consentiti dalla Ue da quando è scoppiata la crisi sono tutte stratosferiche. Roba da far sembrare bruscolini i 2-3 miliardi necessari per risanare le 4 banche italiane fallite su cui Bruxelles (che ora smentisce) ha puntato i piedi, ma anche i 4 miliardi di Tremonti/Monti bond comprati dal Tesoro per salvare Mps, unico caso di sostegno pubblico che può essere finora attribuito all'Italia.

venerdì 25 settembre 2015

La faccia tosta della Merkel: ci chiede soldi per le auto elettriche

Bruxelles, per bocca del commissario Ue per l’industria, Elzbieta Bienkowska, continua ad invocare «tolleranza zero» e a chiedere «informative complete e test solidi» a tutti i 28 Paesi europei. Ma i buoi sono già usciti dalla stalla. Le auto taroccate sono praticamente ovunque. «Siamo stati informati che anche in Europa i veicoli con motori diesel 1.6 e 2.0 sono stati manipolati», ha rivelato il ministro dei Trasporti tedesco, Alexander Dobrint. E molti di questi circolano anche in Italia. Nella lettera di risposta al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, l’ad di Volkswagen Italia, Massimo Nordio, ha assicurato che tutte le diesel euro 6 sono «rispondenti alla normative Ue».

giovedì 24 settembre 2015

La Ue chiede indagini, noi inviamo letterine

La parola d’ordine in Europa dopo lo scandalo Volkswagen è «tolleranza zero». Il grido di battaglia contro le auto ecologiche taroccate parte da Bruxelles e rimbalza con forza un po’ ovunque. In Italia c’è addirittura chi, come i ministri dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, e delle Infrastrutture, Graziano Delrio, minaccia il blocco delle vendite per tutte le auto del gruppo tedesco. In realtà, al di là delle chiacchiere, ancora non è chiaro quali siano le contromosse per accertare quanto possa essere diffuso nel mondo delle quattro ruote il contagio delle emissioni truccate partito da Berlino.

martedì 18 agosto 2015

Renzi chiede alla Merkel il permesso di tagliare le tasse

«Fammi controllare lo spread». Malgrado i temi delicati e impellenti che viaggiano sull’asse Roma-Berlino in vista dell’aggiornamento del Def di metà settembre, i tempi strettissimi imposti dalla Cancelliera hanno lasciato a Matteo Renzi solo lo spazio per qualche battuta. Anticipata di un giorno e contingentata, la visita di Angela Merkel all’Expo di Milano è iniziata alle 17.30 con le foto di rito davanti all’ingresso del Padiglione Zero. Schierati, oltre al ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, anche il marito del premier tedesco, Joachim Sauer, e la moglie di Renzi, Agnese, che per l’occasione ha indossato un abito rosso. Giacca azzurra e pantaloni bianchi, invece, per la Merkel, che ha voluto mantenere informale l’atmosfera della trasferta.

venerdì 17 luglio 2015

Via libera al salvataggio di Atene. Primo prestito ponte da 7 miliardi

Malgrado le perplessità dei Paesi no-euro come Gran Bretagna, Polonia e Repubblica Ceca e il fortissimo malumore di Wolfgang Schaeuble per la Grecia sono in arrivo pure i 7 miliardi cash per far fronte all’emergenza in attesa del malloppone da 82-86 miliardi legato al terzo programma di aiuti.

martedì 3 febbraio 2015

Tsipras va a Berlino. Angela non lo riceve

Matteo Renzi e Angela Merkel, stando a quanto riferiscono fonti del governo tedesco, sarebbero «uniti» sulla questione Grecia. Se il primo, però, oggi accoglierà Alexis Tsipras a braccia aperte, per giunta nel giorno in cui Sergio Mattarella presterà il suo giuramente per il Quirinale, la seconda di incontrare il neo premier di Atene non vuole saperne. Questa almeno la versione riportata ieri mattina dall’agenzia Blooomberg, secondo cui il cancelleiere tedesco vorrebbe evitare qualsiasi faccia a faccia e starebbe puntando i piedi anche sul tentativo di organizzare un incontro a margine del Consiglio europeo del 12 febbraio.