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mercoledì 17 ottobre 2012

Telecom apre le danze sulla rete mobile 4G

Navigare a 100 mega senza rame, doppini, fibre ottiche e tutte le altre diavolerie su cui gli operatori di telefonia discutono da anni senza cavare un ragno dal buco. Sulla carta la banda ultralarga mobile (per gli esperti Long Term Evolution o, più semplicemente 4G) è l'uovo di Colombo. Niente fili, niente infrastrutture, niente diatribe infinite sull'architettura della rete, le modalità di accesso, l'unbundling e via dicendo. Basta mettere una chiavetta al proprio computer o accendere il proprio telefonino e la connessione è già lì, bella e pronta.

sabato 28 gennaio 2012

Semplificazioni col trucco: la laurea mantiene il valore legale e la banda larga può aspettare

Il piatto forte, l’abolizione o quantomeno il depotenziamento del valore legale del titolo di studio, non è arrivato. Servirà, ha spiegato Mario Monti, «una consultazione pubblica sul tema». Del resto, ha messo le mani avanti il premier dopo aver comunque detto che lui sarebbe stato favorevole, «del tema si dibatte dai tempi di Einaudi». In altre parole, possiamo tranquillamente aspettare altri 60 anni.

giovedì 19 gennaio 2012

L'Agcom ammette: l'Italia resterà fuori dall'agenda digitale

Dire che l'Italia è in ritardo sarebbe poco. Gli obiettivi dell'agenda digitale Ue prevedono entro il 2020 una copertura con la banda ultralarga (connessione internet a 100 Mbps) per almeno il 50% della popolazione. Volete sapere a che punto siamo? Secondo i dati snocciolati ieri da Corrado Calabrò durante un'audizione alla Camera la copertura territoriale è al 10%, con 2,5 milioni di edifici raggiunti dalla fibra ottica, ma gli accessi sono solo 300mila, ovvero lo 0,6% della popolazione. Il bello è che malgrado i grandi annunci di tutti gli operatori telefonici, gli attuali utenti, ha spiegato il presidente dell'Agcom, «rappresentano un dato che non varia da 4 anni».

venerdì 25 novembre 2011

Da Termini al gas, 90 grane per Passera

L'agenda di Corrado Passera inizia a farsi complicata. Il neo superministro dello Sviluppo non ha ancora finito il giro di incontri con i dirigenti del dicastero, ma i dossier lasciati in eredità dal predecessore Paolo Romani sono già roventi. A partire da quello su Termini Imerese, il cui tempo è ormai scaduto. Ieri, mentre Passera era a Bruxelles per il suo esordio al Consiglio energia europeo, gli stabilimenti siciliani della Fiat hanno fatto girare le macchine per l'ultima volta. Da oggi per circa 1.600 lavoratori inizierà un periodo di cassa integrazione fino al 31 dicembre, quando il Lingotto metterà definitivamente i sigilli alla fabbrica. La via d'uscita è quella già definita dall'ex ministro e dalla Regione Sicilia con la firma del contratto di programma che prevede la cessione delle attività alla Dr Motors della famiglia Di Risio, che si è impegnata a riassumere, nel corso degli anni, 1.312 dipendenti. Il nodo da sciogliere è quello degli incentivi alla mobilità. Il budget messo a disposizione dall'azienda è per ora considerato insufficiente dai sindacati. L'incontro al ministero di mercoledì tra azienda e sindacati si è risolto in un nulla di fatto. Quello convocato per mercoledì prossimo rischia di finire nella stessa maniera.

mercoledì 23 novembre 2011

Operazione Metroweb. Le manovre di Telecom, Fastweb e Cdp per rilanciare (o imbrigliare) la banda larga

Inizia a prendere forma il modello Metroweb. Ieri, come anticipato nei mesi scorsi, Fastweb ha annunciato ufficialmente il suo ingresso nella società che controlla i circa 7mila chilometri di fibra ottica di Milano e della Lombardia. L’operatore di telefonia, che con Ebiscom aveva fondato Metroweb insieme ad Aem nel 1999, rientra nella spa con una quota dell’11,1%. E si affianca così agli azionisti di maggioranza F2I e Intesa Sanpaolo (61,4%) e A2A (25,7%).

venerdì 18 novembre 2011

Calabrò abbatte le super-tariffe dei cellulari

Non si può davvero dire che Corrado Calabrò non abbia preso il toro per le corna. Tariffe congelate fino a luglio, come chiedevano gli operatori del mobile, ma anticipo di ben due anni degli obiettivi finali, che saranno raggiunti addirittura prima di quanto chiesto dall’Europa. Per trovare la quadra ci sono volute diverse ore, ma alla fine il consiglio dell’authority per le tlc ha varato (6 favorevoli, 3 astenuti) la tanto attesa delibera sulla terminazione mobile (il pedaggio che le compagnie pagano per far transitare la chiamata sui cellulari di altri operatori).

giovedì 13 ottobre 2011

Giulio sfrutta il caos e frega pure Romani

Essere finito sul banco degli imputati per lo scivolone del governo sul rendiconto di bilancio non sembra aver prodotto effetti di sorta. Anzi, ancor prima che si spegnessero le polemiche sulla sua assenza in aula Giulio Tremonti ha voluto subito offrire altri spunti di riflessione puntando il mirino in direzione di Paolo Romani.

venerdì 7 ottobre 2011

Addio banda larga. Le big delle tlc archiviano il tavolo Romani e spingono 3 fuori dal mercato


Nancy Kroes si è sgolata anche ieri da Bruxelles per chiedere un’accelerazione sulla rete di nuova generazione attraverso la progressiva riduzione dei prezzi di accesso alla rete in rame e la previsione di progetti di switch-off che garantirebbero un cospiscuo ritorno degli investimenti. Ma proprio mentre il commissario Ue per l’Agenda digitale parlava, da Capri, nel corso di una kermesse organizzata da Between, i principali operatori telefonici italiani piazzavano una bella pietra tombale sulla Ngn (next generation network), archiviando senza troppi problemi tutto il percorso fatto prima dell’estate con il tavolo Romani e bocciando l’ipotesi di far confluire le risorse dell’asta delle frequenze (circa 800 milioni) alla cosiddetta società della rete.

mercoledì 21 settembre 2011

Giulio pensa di durare dieci anni

L’annuncio è tempestivo. I tempi un po’ meno. La risposta del governo al pressing internazionale (e nazionale) sulla necessità di rilanciare lo sviluppo è arrivata ieri, a poche ore dal declassamento di S&P, nel corso di un incontro con le associazioni delle imprese e delle banche a Via XX Settembre.

venerdì 17 giugno 2011

Calabrò invoca l’intervento della Cdp per sbloccare la fibra ottica. I privati si ribellano, ma non investono

Il dato che forse nessuno pubblicherà oggi tra i moltissimi snocciolati ieri dal presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, è che gli abbonamenti alla fibra ottica sono attualmente solo 400mila a fronte, però, di 2,3 milioni di case raggiunte dai cavi. Sarà forse per questo che nessuno vuole investire nella rete di nuova generazione. Come abbiamo riferito sabato scorso, in base ai dati del ministero dello Sviluppo, le risorse complessivamente stanziate da tutti gli operatori da qui al 2014 permetterebbero di collegare solo il 4% della popolazione.

venerdì 11 febbraio 2011

«Stiamo lavorando per far correre il Trentino sul web»

I prossimi mesi saranno quelli decisivi. La Provincia autonoma di Trento dovrà approfondire e valutare la proposta di Telecom. Poi si potrà partire con la fase operativa. Con l’obiettivo di arrivare al 2018 con le 256mila abitazioni sparse sul territorio collegate alla rete di nuova generazione in fibra ottica. «Il progetto è ambizioso, ma siamo convinti di potercela fare», spiega Sergio Bettotti, dirigente all’Innovazione della Provincia nonché amministratore di Trentino Ngn, la società intorno a cui ruota il progetto.

giovedì 10 febbraio 2011

S’indaga sulle telefonate via web. Agcom in campo sui blocchi degli operatori mobili alle chiamate low cost

otrà sembrare strano, vista la nostra difficoltà a stare al passo con gli altri sulle nuove tecnologie, ma sul Voip andiamo meglio dell’Europa. I vari software per telefonare attraverso internet (gratis se si contatta un utente Voip, a prezzi molto bassi per gli altri), secondo i dati diffusi qualche giorno fa da Eurostat, sono utilizzati dal 34% degli utenti più giovani rispetto ad una media Ue del 35%, dal 28% di quelli tra i 24 e i 54 anni (26% in Europa) e addirittura dal 22% di quelli tra 55 e 74 anni (20%).

Anche a Trento si duella sulla banda larga

Ci risiamo. Pure a Trento si duella sulla banda larga. Ieri il presidente della provincia di Trento, Lorenzo Dellai, e l’ad di Telecom, Franco Bernabè, hanno firmato un memorandum di intesa che dovrebbe portare in tre mesi alla costituzione di una società a capitale misto per realizzare la rete in fibra di nuova generazione.

mercoledì 20 ottobre 2010

Anche per i superconsulenti di Bruxelles i rincari di Calabrò costeranno 1,1 miliardi

Mentre Corrado Calabro si appresta a tornare al Senato (l’audizione è convocata   oggi) per fornire ulteriori chiarimenti sugli aumenti unbundling (l’affitto della rete Telecom), gli operatori alternativi affilano le armi in vista della decisione di Bruxelles, che dovrebbe arrivare dopodomani. Per smentire le cifre dell’autorità per le Tlc - secondo cui i rincari costerebbero a Fastweb, Wind e Vodafone solo 70 milioni -  i piccoli si sono fatti certificare la loro versione dei fatti da Copenhagen Economics,  prestigioso studio internazionale consultato anche dalla Commissione Ue. Gli esperti hanno confermato che dal 2009 al 2015 l’impatto degli aumenti   sarà di 1,1 miliardi. Soldi che saranno tolti agli investimenti in fibra ottica e dalle tasche dei consumatori. 

© Libero

mercoledì 13 ottobre 2010

Telecom da sola sulla banda larga

Avanti col progetto della banda larga per arrivare a metà della popolazione nel 2018. Il presidente di Telecom, Gabriele Galateri, ha ribadito l’impegno della società, sottolineando, però, che la collaborazione con gli operatori alternativi potrà avvenire solo nelle città più piccole. Nelle grandi, «intendiamo operare in maniera diretta come Telecom». A scaldare un altro po’ il clima ci ha pensato ieri l’esperto di tlc, Franco Morganti, che ha lanciato l’allarme sugli aumenti unbundling decisi dall’authority, spiegando che potrebbero invertire il trend di diminuzione delle tariffe per l’utenza in atto da 15 anni. 

© Libero

venerdì 8 ottobre 2010

Londra impone l'apertura della banda larga. Catricalà denuncia l'impasse in Italia

Anche in Gran Bretagna si discute molto di fibra ottica. Ma il livello delle chiacchiere sembra di gran lunga inferiore a quello dei fatti concreti. Mentre in Italia si dibatte, e si litiga, da mesi sui progetti, sulle tecnologie e sul ruolo degli operatori, a Londra hanno preso il toro per le corna senza troppe cerimonie. Nell’arco di qualche mese (dal marzo scorso), dopo avere annunciato l’iniziativa e dopo aver messo in consultazione le proposte, Ofcom (l’equivalente della nostra Authority per le Tlc) è andata al cuore del problema imponendo all’ex monopolista BritishTelecom di concedere l’accesso alla rete in fibra agli operatori alternativi.

martedì 5 ottobre 2010

Operatori alla guerra delle tariffe. Missione anti-Telecom a Bruxelles

Un costo non in linea con l’Europa, che taglia le gambe agli investimenti nella rete di nuova generazione. Oggi a Bruxelles si gioca l’ennesimo round della guerra tra Telecom e gli operatori alternativi per tentare di scongiurare gli aumenti dell’unbundling (il canone che bisogna pagare all’ex monopolista per l’utilizzo del cosiddetto ultimo miglio) decisi qualche settimana fa dall’Authority. Sul piatto, secondo i calcoli dei “piccoli”, ci sarebbe un salasso di circa 600 milioni di euro per i prossimi tre anni, che diventerebbero 1,1 miliardi spalmati su cinque anni se si considerano gli aumenti già approvati lo scorso anno. Cifre nei giorni scorsi contestate dall’authority (che ha parlato di 70 milioni complessivi) ma parzialmente confermate da Deutsche Bank, che in un report ha quantificato in 200 milioni il possibile guadagno per Telecom. Al di là dell’ovvia considerazione in base alla quale aumentare la redditività della rete in rame dell’ex monopolista scoraggia qualsiasi accelerazione sulla nuova rete veloce in fibra ottica, Fastweb, Wind, Vodafone e Tiscali si presenteranno oggi davanti al commissario Ue per le Tlc, Neelie Kroes, con dati e cifre che dovrebbero dimostrare l’errore anche tecnico dell’aumento deciso dall’Agcom (8,63 euro al mese nel 2010, 9,14 e 9,48 rispettivamente nel 2010 e nel 2011).

sabato 18 settembre 2010

Romani fa ripartire la rete ultraveloce. Ma l’accordo è lontano

Eppur si muove. Dopo le tensioni dei giorni scorsi qualcosa sembra sbloccarsi sul fronte della banda ultra larga, la cosiddetta Rete di nuova generazione (Ngn). Dal tavolo del viceministro allo Sviluppo con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, sarebbe uscito un accordo di massima che potrebbe rappresentare il punto di partenza per un’intesa fra i gestori. Il condizionale è d’obbligo, perché il passo in avanti arriva dopo dieci giorni di scontri all’arma bianca culminati con l’uscita degli operatori alternativi (Fastweb, Wind, Vodafone, Bt, Aiip, Teletu, Tiscali e Welcome Italia) dal comitato Ngn voluto dall’Agcom. Una rottura provocata dalla diffusione di un documento sulle linee guida per la nuova rete che, è l’accusa, avrebbe riportato solo le posizioni di Telecom senza tener conto dei concorrenti.
Negli stessi giorni l’autorità per le Tlc ha varato un contestatissimo aumento del canone (unbundling) che gli operatori alternativi devono pagare per utilizzare la rete in rame dell’ex monopolista. Decisione che contrasterebbe con il trend europeo di diminuzione dei costi e che, aumentando la redditività della vecchia rete, rischia di rendere meno allettante per Telecom investire sulla nuova. A far alzare un altro po’ la temperatura ci ha poi pensato la Commissione europea, che nei giorni scorsi ha fatto trapelare  indiscrezioni sulle direttive che saranno pubblicate lunedì proprio in materia di rete di nuova generazione.
È questo il clima in cui si è aperto il tavolo col ministro. Una sessione tecnica, quella di ieri mattina, su cui Romani puntava proprio per superare le distanze e i dissapori delle ultime settimane. E le speranze non sono state disattese. Il vertice, al quale hanno partecipato tutti i duellanti, ha in sostanza definito il modello infrastrutturale di base, vale a dire come organizzare cavidotti, fibre ottiche spente, collegamenti verticali, permutatori ottici e collegamenti ottici per stazioni radio base, che «dovrà essere punto di riferimento dell’attività che governo, Enti locali e operatori prevedono di sviluppare congiuntamente».
Di sicuro, rispetto alla guerriglia che si era aperta, arrivare a mettere nero su bianco almeno un modello infrastrutturale condiviso è già molto. Ma il risultato è stato possibile solo grazie ad un rinvio dei nodi più spinosi. In primo luogo quello dell’architettura della rete. Il modello condiviso si può infatti definire “neutrale”, ovvero in grado di supportare sia la modalità “Gpon” che quella punto-punto. La prima, tanto per intendersi, è quella su cui punta Telecom, anche perché comporta molti risparmi per chi ha già il controllo della rete in rame. La seconda è quella preferita dagli operatori alternativi, che costa di più in fase di avvio ma è più remunerativa in seguito. Le differenze tra le due modalità non sono irrilevanti. Il punto-punto è del tutto aperto alla concorrenza, l’altro no. Se l’Ngn italiana dovesse essere in Gpon, infatti, nell’immediato i concorrenti privi di fibra propria potrebbero accedervi solo in modalità bitstream, con profili di servizio e velocità finali decise da Telecom. Non sarebbe possibile l’unbundling, cosa che  invece sembra stare molto a cuore anche alla Ue.
Pensare che sia scoppiata la pace, insomma, rischia di essere prematuro. Anche perché l’ex monopolista, spiega una fonte che segue la trattativa, “procede dritto sul Gpon e non ha alcuna intenzione di scendere a patti”. E se Bruxelles dovesse confermare l’aumento dell’unbundling, prosegue, “piazzerà un macigno sulla strada della Ngn”. In effetti, conti alla mano, la decisione peserà per circa 200 milioni l’anno sulle spalle degli operatori alternativi. Soldi che inevitabilmente andranno a intaccare il fondo da 2,5 miliardi previsto per lo sviluppo delle banda ultraveloce.
La partita, dunque, è ancora aperta. Il passo successivo sarà l’avvio, la prossima settimana, tramite una consultazione pubblica, di un censimento delle infrastrutture in fibra ottica presenti nel Paese e dei relativi piani di investimento per lo sviluppo delle stesse nei prossimi tre anni. Soddisfatto Romani, che ha ringraziato «tutti gli operatori che stanno contribuendo al progetto con grande professionalità e straordinaria disponibilità». Positivo anche il commento del presidente dell’Autorità, Corrado Calabrò, secondo il quale «poter disporre di un modello condiviso non può che agevolare il percorso di definizione delle nuove regole che l’Agcom si accinge a varare».

© Libero

mercoledì 15 settembre 2010

Salta la banda larga. Telecom resta sola

Il tavolo sulla banda larga, com’era prevedibile, è saltato. La fuga in avanti del Comitato per la rete di nuova generazione (Ngn), che la scorsa settimana ha diffuso un documento non concordato con gli operatori alternativi, ha provocato l’ennesima battuta d’arresto sulla realizzazione dell’infrastruttura che dovrebbe mettere l’Italia al passo con gli altri Paesi europei. Aiip, Fastweb, TeleTu, Tiscali, Vodafone, Welcome Italia e Wind hanno deciso ieri di ritirare la propria adesione al Comitato Ngn. L’accusa, come si legge in una nota congiunta, è chiara: «Le linee guida proposte dal presidente rispecchiano quasi totalmente le richieste di Telecom Italia». Istituito dall’Agcom, con la partecipazione di tutti gli operatori, il gruppo di lavoro aveva una funzione puramente consultiva, doveva fare il punto sulle questione regolatorie legate alla banda ultra veloce e presentare una serie di proposte all’authority. È chiaro che l’intento di Corrado Calabrò era quella di favorire una convergenza, un punto comune da cui cui partire per definire le nuove regole dell’infrastruttura.
Appare chiaro che l’operazione è fallita. Il tavolo, dov’è rimasta soltanto Telecom, si può dire definitivamente chiuso. E l’authority per le Tlc dovrà fare da sola. Ma se queste sono le premesse, sarà difficile che si arrivi a soluzioni condivise. Ed è difficile anche che la concordia si materializzi miracolosamente al tavolo parallelo attivato dal viceministro dello Sviluppo, Paolo Romani. Gli ultimi incontri con gli ad delle società sono finiti con un nulla di fatto. Romani ci riprova venerdì convocando solo i tecnici, nella speranza che una discussione non centrata direttamente sulle questioni economiche possa portare risultati.
Ma le distanze appaiono, almeno per ora, troppo grandi. Se è chiaro, come più volte spiegato dall’authority, che duplicare gli sforzi e procedere in ordine sparso farà soltanto lievitare i costi e allungare i tempi, nessuno sembra voler cedere il passo. Soprattutto nei grandi centri urbani, dove Telecom continua a sostenere di voler correre da sola. È qui che si duella. Il piano dell’ex monopolista prevede investimenti per circa 2,7 miliardi in tre anni. Quello di Fastweb, Wind e Vodafone 2,5 miliardi in 5 anni. Ma al di là delle cifre è chiaro che il nodo da sciogliere è ancora quello della rete telefonica in rame. Gli aumenti per il canone di affitto agli operatori alternativi, decisi pochi giorni fa dall’authority, dimostrano che l’infrastruttura può essere ancora redditizia per l’ex monopolista, che non ha alcuna intenzione di mettere soldi nella nuova rete senza precise garanzie. La situazione non è favorita neanche dal governo, che promuove tavoli, ma non dice chiaramente quante risorse ha intenzione di dedicare al progetto. Pure la Ue si sta muovendo. La Commissione europea sta preparando un pacchetto di misure proprio per spingere le grandi compagnie ad aprire le reti a banda larga agli operatori rivali. Il problema è che mentre a Bruxelles si discute, l’Italia a differenza degli altri Paesi europei dove la fibra è già in una fase avanzata, resterà completamente tagliata fuori dai servizi offerti dalle nuove tecnologie.

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martedì 27 luglio 2010

Telecom riduce gli esuberi, ma l’accordo non si trova

Esuberi e banda larga. Il governo non molla la presa su Telecom. Ieri il viceministro dello Sviluppo, Paolo Romani, ha passato tutta la giornata ad occuparsi dell’ex monopolista dei telefoni. Ma dal doppio tavolo non sono ancora uscite soluzioni definitive. Sul fronte degli esuberi l’esecutivo si è per ora limitato a  incalzare le controparti per tentare di arrivare ad un accordo entro il 30 luglio, quando scadrà il congelamento dei 3.700 licenziamenti annunciati dall’azienda. Qualche giorno fa il ministro del Welfare Maurizio Sacconi aveva spiegato che la data non è un ultimatum, ma ieri l’ad Franco Bernabé ha continuato a parlare della fine del mese come di «una scadenza seria» entro la quale bisognerà «verificare quali sono le condizioni dell’accordo». Le posizioni, però, sembrano ancora distanti. Così almeno la pensano i sindacati, che ieri hanno definito «complicata» la trattativa e hanno puntato l’indice anche contro il governo che dovrebbe, secondo il segretario della Slc-Cgil, «fare la sua parte approntando gli strumenti che ha promesso» e valutando «la posizione rigida dell’azienda».
L’incontro si è concluso con un nulla di fatto, malgrado le aperture della Telecom che ha dato garanzia di non procedere a  esternalizzazioni attraverso la dismissione di rami d’azienda o la creazione di nuove società fino alla fine del 2012. Il gruppo avrebbe anche diminuito gli esuberi complessivi del piano 2010-2012 da 6.800 a 5.700. le proposte saranno valutate in un nuovo incontro previsto per il 27 luglio. 
Complicata appare anche la questione della banda larga, al centro del secondo tavolo presieduto da Romani. Anche qui il governo si è dovuto scontrare con le rigidità del gruppo, che sembra intenzionato a proseguire da solo sulla rete di nuova generazione. «L’obiettivo», ha spiegato il viceministro, «è di avere un disegno unitario dopo di che ci sono tutti i distinguo e le differenze possibili. Il governo vuole che il Paese abbia in tempi ravvicinati una grande infrastruttura di rete Ngn per almeno il 50% del Paese».
Ma Telecom nelle 13 città principali d’Italia, ha spiegato, «ritiene che ci sia un livello di concorrenza tale per cui non c’è bisogno di mettere a fattore comune un progetto». Da parte di Telecom, ha detto lo stesso Bernabè, c’è «disponibilità a trovare forme di cooperazione anche societarie» con gli altri attori sulle infrastrutture, ma solo nelle aree grigie dove non può esserci più di un operatore.
Romani spera comunque di chiudere entro gli inizi di settembre. «Abbiamo fatto molti passi avanti», ha detto.
A confondere un po’ le acque ci hanno pensato i leghisti, con un’interrogazione al governo in cui si chiede se esiste «un nesso tra le richieste di incremento dei canoni di concessione e le attuali linee di politica industriale dell’azienda». 

© Libero