Il quadro è talmente positivo che la Cgil si è addirittura lanciata in una proposta di aumento degli stipendi. «C’è lo spazio per il miglioramento del valore delle retribuzioni», sostengono dalla federazione guidata da Susanna Camusso. A scatenare l’ottimismo del sindacato rosso è la nota mensile dell’Istat sull’andamento dell’economia italiana, da cui emerge un Paese che senza un esecutivo dotato di pieni poteri sembra aver finalmente ingranato la marcia. E continuerà a correre anche nei prossimi mesi, malgrado lo scenario di stallo politico scaturito dal voto.
Un po’ di anni fa l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, diceva spesso che non sono i governi a decidere le sorti dell’economia. A molti adesso viene il sospetto che non siano solo ininfluenti, ma addirittura deleteri. Dopo i casi di Spagna, Germania e Olanda, che hanno passato mesi con esecutivi di transizione senza alcuna ripercussione, ora anche l’Italia sembra confermare il teorema: l’assenza di iniziativa politica fa bene al Paese.
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
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mercoledì 7 marzo 2018
sabato 29 aprile 2017
Incendio blocca la produzione. Risposta della Fiom: sciopero
Pur di non lavorare nel week end i sindacati si inventano pure lo sciopero contro l'incendio. Dopo la grande protesta andata in scena a Pasqua per le aperture domenicali dei negozi, che soprattutto in una fase di crisi portano soldi preziosi sia nelle tasche dei dipendenti sia nelle casse dell'impresa, la Fiom è tornata all'attacco dei fine settimana, proclamando l'astensione dal lavoro nei giorni in cui la Sevel di Atessa (Chieti) ha programmato due turni di recupero.
La Cgil premia chi non va al lavoro
Legare i premi di produttività degli statali, come fa in sostanza la riforma Madia, al semplice fatto di recarsi sul posto di lavoro era già sembrato a molti un modo bizzarro di intendere la meritocrazia. Ma per i sindacati non è ancora sufficiente. Per spazzare via anche l’ultimo, sottile filo che ancora lega l’impiego pubblico al lavoro privato le sigle ora pretendono di separare del tutto il salario accessorio dal tasso di presenza del dipendente.
sabato 28 marzo 2015
I nuovi posti di lavoro sono i vecchi
Sui festeggiamenti in corso per la ripresa e per il jobs act, con la sortita del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sui presunti effetti miracolosi della riforma, è piovuto ieri il macigno dell’Istat, che ha certificato l’ennesima battuta d’arresto dell’economia italiana. A gennaio, dopo il risultato abbastanza positivo di fine 2014 (+1,4 su novembre e +0,9% sul 2013) il fatturato dell’industria è di nuovo diminuito dell’1,6% rispetto a dicembre e del 5,6% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Ancora peggio sono andati gli ordini che hanno accusato un calo del 3,6% congiunturale e del 5,5% sul 2015.
martedì 3 marzo 2015
Renzi trasforma i sindacati in agenzie di collocamento
Bastone e carota. Messi alla porta dal nuovo contratto flessibile a tutele crescenti, che ridimensiona gran parte delle garanzie previste dall’articolo 18, i sindacati si preparano a rientrare dalla finestra con le nuove norme sulle politiche attive per il lavoro. Potrebbero essere loro, infatti, a gestire il meccanismo di ricollocamento che costituirà la seconda gamba del jobs act. Il progetto, che dovrebbe vedere la luce in ulteriori decreti attesi per maggio, ruota intorno al sistema di sussidi sul modello olandese già proposto un anno fa dal giuslavorista rientrato nel Pd, Pietro Ichino. Il disoccupato viene preso in carico da un centro per l’impiego e, successivamente, da una agenzia per il lavoro. Quest’ultima può portare a termine il suo compito, e ricevere un cospicuo voucher che va dai mille fino ai 5-6mila euro, oppure ritirare l’assistenza se il disoccupato rifiuta le offerte.
giovedì 1 maggio 2014
Senza l'ok della Triplice non puoi guidare il camion
Senza il consenso di Cgil, Cisl e Uil non si possono avere rappresentanti nell’albo di categoria. È questo il clamoroso esito del carteggio tra Transfrigoroute Italia Assotir e il ministero dei Trasporti. L’associazione, che rappresenta un migliaio di imprese, dopo aver siglato un contratto collettivo con il sindacato autonomo Fast/Confsal, come previsto dalla legge, nelle scorse settimane ha chiesto di poter entrare nel direttivo dell’Albo dell’autotrasporto. Normale amministrazione? Tutt’altra l’opinione del ministero, secondo cui Assotir non solo avrebbe firmato il contratto fuori tempo (in realtà entro i termini previsti per la domanda), ma soprattutto avrebbe firmato quello sbagliato, perdendo così il diritto a far parte dell’organismo. Il Ccln giusto, secondo i tecnici governativi, era quello del 2005, guarda caso siglato solo dalle tre confederazioni. «La decisione di considerare come unica fonte di legittimazione il contratto del 2005», si legge in un’interrogazione parlamentare di Deborah Bergamini (FI), «determina un veto assoluto» di Cgil, Cisl e Uil, «nel decidere quali associazioni lo Stato debba riconoscere come rappresentanti delle imprese».
© Libero
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venerdì 11 ottobre 2013
La Cgil rinnega la Consulta e se stessa: niente tavoli con chi non firma il contratto
La Costituzione è sacra, ma solo quando fa comodo. Hanno combattuto con le unghie e con i denti per quasi due anni contro la Fiat di Sergio Marchionne e il cosiddetto modello Pomigliano per ottenere il diritto di rappresentanza sindacale anche senza aver firmato il contratto collettivo. Hanno presentato decine di ricorsi nei tribunali di mezza Italia. Si sono rivolti persino alla Consulta, riuscendo a far dichiarare incostituzionale un pezzo di quello Statuto del 1970 venerato come una Bibbia da tutti i lavoratori. Ma quando non è la Fiom ad essere messa alla porta il discorso cambia. E di molto.
domenica 18 agosto 2013
Ora Letta si aggrappa ai ciellini
Dopo la breve pausa ferragostana, con la famiglia a Pisa, per Enrico Letta è già tempo di tornare in pista. L’agenda, del resto, è fitta. E i tempi strettissimi. La gravissima crisi in Egitto, il braccio di ferro con la Ue su crescita e lavoro, la necessità di trovare una soluzione sull’Imu, sono solo alcuni dei fronti roventi che il premier dovrà affrontare nelle prossime settimane, con le orecchie e gli occhi sempre ben aperti per cogliere ogni movimento interno alla maggioranza, legato sia alle questioni relative alla sentenza di condanna di Silvio Berlusconi sia alle grandi manovre dentro il Pd, che potrebbe mettere a rischio il delicato equilibrio su cui poggia l’intesa di governo.
giovedì 26 gennaio 2012
Befera vuole aumentare i servizi ai contribuenti. La Cgil si oppone
È lastricata di buoni propositi la strada di Attilio Befera. La dichiarazione dei redditi dovrebbe essere più semplice, di «due paginette», spiega il direttore dell’Agenzia delle entrate intervenendo all’iniziativa del Sole24Ore “Telefisco”. Quanto ai soldi raccolti dalla lotta all’evasione, «bisogna ragionare» se si potrà «in futuro» destinare una quota dei proventi per abbassare la pressione e «recuperare un rapporto positivo tra fisco e contribuenti».
martedì 14 dicembre 2010
Bonanni ancora contestato e la Fiom rompe con Fiat
La strada per Mirafiori si fa sempre più stretta. Mentre a corso Trieste, nella sede romana della Uilm, la Fiom sbatte l’ennesima porta, poco lontano, a via Rieti, un gruppo di contestatori fa irruzione nell’auditorium della Cisl e mette in scena l’ennesima aggressione al segretario Raffaele Bonanni. Copioni già visti, che non fanno che accrescere le diffidenze di Sergio Marchionne e rendere sempre più complicato l’accordo per il rilancio della Fiat in Italia e la salvaguardia occupazionale del gruppo.
lunedì 29 novembre 2010
Il trenino della Cgil. La Fiom dà la linea, la sinistra segue a ruota
C’è un filo, ingarbugliato ma senza soluzione di continuità, che lega Maurizio Landini a Pierluigi Bersani. Con il primo, segretario della Fiom, che segna il passo e il secondo, segretario del Pd, che tenta faticosamente di restare in scia. In mezzo c’è la sinistra radicale e antagonista e, soprattutto, la Cgil, che ieri, con la prima “piazza” di Susanna Camusso, ha dimostrato di non avere ancora la forza necessaria per il colpo di reni.
Due erano le possibilità che si presentavano al neosegretario del sindacato rosso, considerato il quadro economico e politico, per riprendersi la scena.
Due erano le possibilità che si presentavano al neosegretario del sindacato rosso, considerato il quadro economico e politico, per riprendersi la scena.
Cisl e Uil la suonano, Susanna balla da sola
Raffaele Bonanni aveva auspicato che la politica restasse fuori dalla grande manifestazione nazionale della Cgil. «Spero», ha detto il segretario della Cisl alla vigilia della kermesse, «che non ci siano le solite bandiere di partito, i troppi politici». Più di quelli che hanno sfilato ieri per le strade di Roma, a dire il vero, era difficile anche immaginarlo. Dalla sinistra antagonista fino ai dipietristi passando per i vertici del Pd: nessuno ha voluto perdere l’occasione del bagno di folla offerto a costo zero dal sindacato rosso.
martedì 23 novembre 2010
Marchionne annuncia il suv prodotto a Detroit col marchio del Tridente. Mentre le auto made in Italy sono ancora congelate
Il prossimo modello Fiat sarà una Maserati. Mentre in Italia tutti attendono risposte sul piano industriale, sugli investimenti e sulla partenza delle nuove vetture (34 modelli entro il 2014) promesse lo scorso aprile dal Lingotto, Sergio Marchionne va a Los Angeles e annuncia alla stampa, attraverso le pagine del Wall Street Journal, una jeep Chrysler firmata dalla casa del tridente.
mercoledì 10 novembre 2010
Sacconi prova a far lavorare la Cgil
I duri della Fiom non ci hanno pensato neanche un secondo. La mano tesa di Maurizio Sacconi sul nuovo statuto dei lavoratori, ha tuonato il segretario Maurizio Landini, è un atto «gravissimo e inaccettabile». Eppure, più che una provocazione, l’invito rivolto ieri dal ministro del Welfare ai sindacati ha tutta l’aria di una grande opportunità. Soprattutto per la Cgil, che avrebbe la possibilità di smarcarsi dall’abbraccio soffocante delle tute blu e di far coincidere la nuova segreteria con una svolta storica per la confederazione rossa.
mercoledì 13 ottobre 2010
Ancora attacchi contro la Cisl. Scritte sui muri e lancio di uova a Terni e Teramo
Altri attacchi, altre aggressioni. Con la Uil che finisce per la prima volta nel mirino e la Cisl che continua ad essere bersagliata. Una violenza ormai quotidiana, quella messa in scena dalla sinistra antagonista e dall’ala massimalista del sindacato rosso. Sono molti gli episodi di ieri. A Terni nuove scritte ingiuriose e ancora uova contro e davanti (in un pacchetto con su scritto «fate schifo, tiratevele») le sedi locali di Cisl e Uil. Altre scritte di insulti sono comparse nella notte a Teramo, sempre sui muri e sulle finestre di in una sede della Cisl. «Squadracce che si muovono con uno stile da fascisti», ha commentato a caldo il segretario, Raffaele Bonanni, aggiungendo che «il colore di cui vogliono tingersi è rosso, ma la simbologia dell’iniziativa è tutta fascista».
domenica 10 ottobre 2010
«Dieci, cento, mille Pomigliano». Urlo liberatorio contro la Cgil
Certo, ci sono le richieste sul fisco, le proposte per lo sviluppo e il pressing sulle politiche sociali, ma la manifestazione di ieri sarà ricordata soprattutto per la spallata al vecchio sistema sindacale. Quello della triplice, per intenderci. Già, perché al di là della folla, dei comizi e degli slogan, la cosa che si è notata di più ieri per le strade di Roma è stata l’assenza delle solite bandiere rosse. È la prima volta. Cisl e Uil hanno portato centinaia di migliaia di lavoratori in piazza. E la Cgil è rimasta alla finestra. Per carità, nessuno punta il dito sui sindacalisti di Corso d’Italia. I nostri avversari, ci tengono a sottolineare gli organizzatori, «sono gli evasori» e la manifestazione non è “contro” qualcuno, ma “per” rilanciare l’azione di governo sulle politiche fiscali e su quelle per la crescita. Difficile, però, dimenticare quello che è successo nelle scorse settimane. Il clima di intolleranza, le tensioni sulla Fiat e sul contratto dei metalmeccanici, le aggressioni fisiche contro la Cisl, i proclami battaglieri della Fiom-Cgil.
giovedì 7 ottobre 2010
Contro la Cisl uova, vernice e insulti
Ci risiamo. La Cisl è di nuovo sotto attacco. Dopo il fumogeno lanciato contro Raffaele Bonanni a Torino, gli attacchi alle sedi di Treviglio e Livorno, ieri la violenza è tornata ad affacciarsi contemporaneamente a Roma e nella provincia di Lecco. Nella Capitale alcuni militanti della sinistra antagonista che fanno capo ad Action si sono presentati davanti alla sede centrale del sindacato, in via Po, per protestare “pacificamente” a colpi di uova e vernice rossa, con l’aggiunta di qualche volantino. Nelle stesse ore a Merate un gruppo di operai della Fiom-Cgil, provenienti da una fabbrica vicina dove, tanto per cambiare, avevano proclamato uno sciopero, ha fatto irruzione nella sede locale della Cisl lanciando insulti e lasciando volantini.
martedì 15 giugno 2010
La Fiom contro Pomigliano. Meglio la crisi dell’accordo
Se, come dice il leader della Uil, Luigi Angeletti, «l’accordo di Pomigliano costituisce una vicenda spartiacque nel sistema delle relazioni sindacali», appare chiaro che la Fiom-Cgil ha deciso di restare sul lato opposto. Sul lato della contrapposizione a oltranza, dell’isolamento e dell’antagonismo. La decisione è arrivata nel tardo pomeriggio. «Così com’è l’accordo non lo firmiamo». Questa la posizione votata all’unanimità dal comitato centrale della Fiom che sarà portata oggi al tavolo con la Fiat. La convocazione, secondo quanto risulta da fonti sindacali, è prevista per le ore 14 nella sede romana di Confindustria.
L’incontro dovrebbe servire per fare il punto sul tema della Commissione paritetica contenuto nella «clausola di raffreddamento» prevista nell’accordo separato condiviso venerdì scorso tra il Lingotto e Fim-Cisl, Uilm, Fismic e Ugl.
I margini di trattativa con la Fiom sembrano, allo stato, inesistenti. Secondo il segretario generale, Maurizio Landini, non solo il testo non può essere firmato, ma non puù neanche essere sottoposto a referendum perché «contiene profili di illegittimità» sia rispetto al contratto nazionale sia rispetto alla stessa Costituzione.
In ballo c’è il futuro degli impianti di Pomigliano e delle 5mila persone che ci lavorano. Secondo le intenzioni della Fiat, lo stabilimento napoletano (ex Alfa sud) dovrebbe produrre dal prossimo anno la nuova Panda, che verrebbe trasferita dalla Polonia, con un deciso incremento della capacità produttiva, dell’utilizzo degli impianti e dei livelli occupazionali.
L’accordo respinto
Per procedere nella ristrutturazione, con un investimento di 700 milioni, l’ad Sergio Marchionne ha chiesto una modifica sostanziale del modello organizzativo, a partire da orari e turnazioni. Organizzato attualmente su due turni giornalieri per cinque giorni settimanali, Pomigliano dovrebbe passare a 18 turni settimanali: tre turni giornalieri per sei giorni compreso il sabato notte.
Secondo la Fiom il tutto sarebbe tranquillamente fattibile applicando il contratto di lavoro, «che permette all’azienda di produrre le 280mila auto all’anno e le 1.045 al giorno che sono gli obiettivi del piano che Marchionne vuole fare». Se l’azienda applicherà semplicemente il contratto nazionale, ha detto Landini, «la Fiom non metterà in campo alcuna opposizione».
Così non è, però, secondo i duri della Cgil, che minacciano di accodarsi, raddoppiando le ore, allo sciopero generale proclamato dalla Confederazione per il 25 giugno. In particolare il sindacato dei metalmeccanici considera inaccettabili le parti dell’accordo relative alle «clausole integrative del contratto individuale di lavoro».
Testo illegittimo
Si tratta di norme con cui il Lingotto ha cercato di stringere le maglie dei rapporti tra lavoratori e azienda per evitare brutte sorprese. Nel testo, ad esempio, si prevede che «la violazione, da parte del singolo lavoratore, di una delle condizioni contenute nell’accordo costituisce infrazione disciplinare da sanzionare, secondo gradualità, in base agli articoli contrattuali relativi ai provvedimenti disciplinari e ai licenziamenti per mancanze».
Nel mirino anche la clausola sull’assenteismo anomalo: in caso di picchi di assenze per malattia collegati a scioperi, manifestazioni esterne, «messa in libertà» per cause di forza maggiore o mancanza di fornitura, l’azienda si riserva di non retribuire i primi tre giorni.
Nulla che abbia fatto strappare i capelli agli altri quattro sindacati, che anzi considerano molto scorrette le posizioni dei colleghi dei metalmeccanici della Cgil. «Quanti pensano che l’accordo di Pomigliano sia illegittimo, e rappresenti una sorta di ricatto, offendono il ruolo della contrattazione sindacale centrate sul principio di responsabilità per il lavoro, la crescita, e lo sviluppo», ha sottolineato il segretario confederale della Cisl, Luigi Sbarra.
Resta da capire, ora, quali potrebbero essere i contraccolpi della linea oltranzista adottata dalla Fiom. Nei giorni scorsi si diceva che Marchionne si sarebbe accontentato di quattro firme su cinque. E anche il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ieri mattina parlava di un accordo praticamente «già fatto». In serata, però, dallo stesso responsabile del Welfare così come dai sindacati, dalla Confindustria e persino dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, si sono moltiplicati gli appelli alla Fiom affinché torni sui suoi passi.
Strappo a sinistra
In attesa dell’incontro di oggi con l’azienda la tensione comunque cresce. La decisione ha anche innescato dinamiche di contrapposizioni inedite all’interno della sinistra. Da una parte c’è una frattura sotterranea nella stessa confederazione tra Fiom e Cgil, con la seconda che fa sapere alla prima che «il lavoro e l’occupazione sono il primo punto di responsabilità» per un giudizio sul futuro di Pomigliano. Dall’altra c’è la sinistra radicale che oltre ad attaccare la Fiat e il governo se la prende anche con il Pd, accusando Pierluigi Bersani di eccessiva debolezza. La posizione del partito è in effetti molto simile a quella della Cgil. Come ha spiegato il responsabile economico Stefano Fassina, pur riconoscendo che «nel documento della Fiat ci sono dei punti molto pesanti sui diritti fondamentali», «è evidente che non siamo nelle condizioni di perdere gli investimenti prospettati dalla Fiat a Pomigliano d’Arco».
© Libero
L’incontro dovrebbe servire per fare il punto sul tema della Commissione paritetica contenuto nella «clausola di raffreddamento» prevista nell’accordo separato condiviso venerdì scorso tra il Lingotto e Fim-Cisl, Uilm, Fismic e Ugl.
I margini di trattativa con la Fiom sembrano, allo stato, inesistenti. Secondo il segretario generale, Maurizio Landini, non solo il testo non può essere firmato, ma non puù neanche essere sottoposto a referendum perché «contiene profili di illegittimità» sia rispetto al contratto nazionale sia rispetto alla stessa Costituzione.
In ballo c’è il futuro degli impianti di Pomigliano e delle 5mila persone che ci lavorano. Secondo le intenzioni della Fiat, lo stabilimento napoletano (ex Alfa sud) dovrebbe produrre dal prossimo anno la nuova Panda, che verrebbe trasferita dalla Polonia, con un deciso incremento della capacità produttiva, dell’utilizzo degli impianti e dei livelli occupazionali.
L’accordo respinto
Per procedere nella ristrutturazione, con un investimento di 700 milioni, l’ad Sergio Marchionne ha chiesto una modifica sostanziale del modello organizzativo, a partire da orari e turnazioni. Organizzato attualmente su due turni giornalieri per cinque giorni settimanali, Pomigliano dovrebbe passare a 18 turni settimanali: tre turni giornalieri per sei giorni compreso il sabato notte.
Secondo la Fiom il tutto sarebbe tranquillamente fattibile applicando il contratto di lavoro, «che permette all’azienda di produrre le 280mila auto all’anno e le 1.045 al giorno che sono gli obiettivi del piano che Marchionne vuole fare». Se l’azienda applicherà semplicemente il contratto nazionale, ha detto Landini, «la Fiom non metterà in campo alcuna opposizione».
Così non è, però, secondo i duri della Cgil, che minacciano di accodarsi, raddoppiando le ore, allo sciopero generale proclamato dalla Confederazione per il 25 giugno. In particolare il sindacato dei metalmeccanici considera inaccettabili le parti dell’accordo relative alle «clausole integrative del contratto individuale di lavoro».
Testo illegittimo
Si tratta di norme con cui il Lingotto ha cercato di stringere le maglie dei rapporti tra lavoratori e azienda per evitare brutte sorprese. Nel testo, ad esempio, si prevede che «la violazione, da parte del singolo lavoratore, di una delle condizioni contenute nell’accordo costituisce infrazione disciplinare da sanzionare, secondo gradualità, in base agli articoli contrattuali relativi ai provvedimenti disciplinari e ai licenziamenti per mancanze».
Nel mirino anche la clausola sull’assenteismo anomalo: in caso di picchi di assenze per malattia collegati a scioperi, manifestazioni esterne, «messa in libertà» per cause di forza maggiore o mancanza di fornitura, l’azienda si riserva di non retribuire i primi tre giorni.
Nulla che abbia fatto strappare i capelli agli altri quattro sindacati, che anzi considerano molto scorrette le posizioni dei colleghi dei metalmeccanici della Cgil. «Quanti pensano che l’accordo di Pomigliano sia illegittimo, e rappresenti una sorta di ricatto, offendono il ruolo della contrattazione sindacale centrate sul principio di responsabilità per il lavoro, la crescita, e lo sviluppo», ha sottolineato il segretario confederale della Cisl, Luigi Sbarra.
Resta da capire, ora, quali potrebbero essere i contraccolpi della linea oltranzista adottata dalla Fiom. Nei giorni scorsi si diceva che Marchionne si sarebbe accontentato di quattro firme su cinque. E anche il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ieri mattina parlava di un accordo praticamente «già fatto». In serata, però, dallo stesso responsabile del Welfare così come dai sindacati, dalla Confindustria e persino dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, si sono moltiplicati gli appelli alla Fiom affinché torni sui suoi passi.
Strappo a sinistra
In attesa dell’incontro di oggi con l’azienda la tensione comunque cresce. La decisione ha anche innescato dinamiche di contrapposizioni inedite all’interno della sinistra. Da una parte c’è una frattura sotterranea nella stessa confederazione tra Fiom e Cgil, con la seconda che fa sapere alla prima che «il lavoro e l’occupazione sono il primo punto di responsabilità» per un giudizio sul futuro di Pomigliano. Dall’altra c’è la sinistra radicale che oltre ad attaccare la Fiat e il governo se la prende anche con il Pd, accusando Pierluigi Bersani di eccessiva debolezza. La posizione del partito è in effetti molto simile a quella della Cgil. Come ha spiegato il responsabile economico Stefano Fassina, pur riconoscendo che «nel documento della Fiat ci sono dei punti molto pesanti sui diritti fondamentali», «è evidente che non siamo nelle condizioni di perdere gli investimenti prospettati dalla Fiat a Pomigliano d’Arco».
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