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domenica 25 febbraio 2018

La sviolinata a Confindustria. Renzi aiuta solo i grandi. E lo dice pure

Che l’esecutivo targato Pd si sia fatto in quattro per accontentare la grande industria è un segreto solo per chi ha passato gli ultimi quattro anni in su qualche atollo sperduto del Pacifico. Incentivi, decontribuzioni, agevolazioni, ammortamenti, iperammortamenti: chi segue anche solo distrattamente l’economia del nostro Paese sa bene che gran parte degli interventi di sostegno introdotti dal governo sono stati pensati su misura per aziende con un numero di dipendenti e un giro d’affari ben più alti di quelli che caratterizzano il 98% del tessuto produttivo italiano, costituito da piccole e medie imprese.

giovedì 25 maggio 2017

Confindustria ha scelto il suo leader: Calenda

Qualcuno ha parlato di «manifesto di governo». Mentre il premier Paolo Gentiloni si intratteneva con Donald Trump a Villa Taverna, Carlo Calenda ha approfittato dell’assemblea annuale di Confindustria per iniziare a puntare lo sguardo sulla prossima legislatura, dove lo scarso feeling con Matteo Renzi potrebbe anche spingerlo in direzioni diverse. Tantissimi i punti di sintonia tra il ministro dello Sviluppo e Viale dell’Astronomia. Dal progetto Industria 4.0, che il numero uno di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha definito «un progetto organico di politica industriale con l’ambizione di rinnovare il sistema produttivo», fino al «patto di fabbrica» per detassare in maniera strutturale i premi di produttività, su cui Calenda si è detto disposto a fare la propria parte. Ma la convergenza tra il ministro e gli imprenditori non si limita agli interventi di sostegno alle aziende. Boccia e Calenda parlano la stessa lingua anche sull’Europa, che deve essere «forte e coesa», e sulla crescita, che c’è, ma è lenta e insufficiente.

venerdì 16 settembre 2016

Buttati via quindici anni di pil

Una vera e propria trappola, che ha sgretolato la fragile economia italiana e pregiudicato la possibilità di tornare in pista. Tra il 2000 e il 2015, praticamente da quando è stato introdotto l’euro, il pil è aumentato in Spagna del 23,5%, in Francia del 18,5% e in Germania del 18,2%. Nello stesso periodo da noi si è registrato un calo dello 0,5%.

venerdì 27 maggio 2016

Confindustria voterà sì, ma chiede più Iva

Un sì, seppure non esplicito, al referendum, un apprezzamento all’azione in Europa contro l’austerity e un suggerimento su dove trovare le risorse per il taglio del cuneo fiscale. Nella giornata di esordio da presidente di Confindustria, Vicenzo Boccia, ha cercato di non entrare troppo nel vivo del dibattito politico. Ma il segnale arrivato dall’Auditorium di Roma, dov’era presente anche il capo dello Stato, Sergio Mattarella, è comunque di una mano tesa al governo. Soprattutto sul fronte delle riforme, dove Boccia ha invitato l’esecutivo ad andare avanti «con forza», perché solo così «possiamo tornare ad essere un Paese autorevole».

venerdì 1 aprile 2016

La triste parabole dell'economista che ha voluto fare il salto in politica

Fino al 2014, anno in cui inizia la sua avventura politica, la storia della giovane Federica Guidi, classe 1969, modenese, era scolpita nell’economia e nell’industria. Figlia di Guidalberto Guidi, già vicepresidente di Confindustria e membro di numerosi consigli di amministrazione, Federica muove i suoi primi passi, subito dopo la laurea, come analista finanziaria e sbarca prestissimo, nel 1996, nell’azienda di famiglia, Ducati Energia, di cui diventa poco dopo amministratore delegato.

martedì 12 gennaio 2016

Con i ticket aziendali per l'asilo al via nuovi contratti territoriali

Mentre i sindacati si stanno lambiccando per tentare di evitare l’intervento a gamba tesa del governo sui nuovi contratti, attraverso timide aperture sul decentramento della contrattazione e sui premi di produttività, il mercato sta già correndo come un treno sul welfare aziendale che la legge di stabilità ha dotato di motori molto più potenti rispetto al passato. Dal 2016 le risorse destinate ai dipendenti sotto forma di pacchetti di servizi sono totalmente detassate sino a 2mila euro per lavoratore. E il bonus fiscale sale fino 2.500 euro per le aziende che coinvolgono il personale nell’organizzazione produttiva attraverso commissioni paritetiche previste nella contrattazione integrativa di secondo livello. L’asticella è stata abbassata un po’ rispetto al 2014 (3mila euro), ma lo sgravio si può applicare a tutti i lavoratori che guadagnano un salario lordo fino a 50mila euro (rispetto ai precedenti 40mila), con un allargamento della platea dei beneficiari che può ora arrivare fino al livello dei quadri.

giovedì 24 settembre 2015

La Ue chiede indagini, noi inviamo letterine

La parola d’ordine in Europa dopo lo scandalo Volkswagen è «tolleranza zero». Il grido di battaglia contro le auto ecologiche taroccate parte da Bruxelles e rimbalza con forza un po’ ovunque. In Italia c’è addirittura chi, come i ministri dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, e delle Infrastrutture, Graziano Delrio, minaccia il blocco delle vendite per tutte le auto del gruppo tedesco. In realtà, al di là delle chiacchiere, ancora non è chiaro quali siano le contromosse per accertare quanto possa essere diffuso nel mondo delle quattro ruote il contagio delle emissioni truccate partito da Berlino.

sabato 18 luglio 2015

Una fetta di Confindustria non paga l'Antitrust

Ingiusto, illegittimo, incostituzionale: l’obolo all’Antitrust non va pagato. Parte dall’Emilia Romagna l’insolita protesta contro il tributo previsto dalla legge per finanziare l’authority  della concorrenza e del mercato. Una tassa per garantire l’autonomia dell’organismo di controllo, secondo le intenzioni del legislatore, un ennesimo balzello che si va ad aggiungere alla fiscalità ordinaria, per le imprese. Nasce da qui la decisione di 21 aziende industriali italiane, sostenute da Confindustria ceramica, Unindustria Reggio Emilia e dalle organizzazioni territoriali confindustriali di Bologna e Parma, a cui presto si potrebbe aggiungere anche Bergamo, di ricorrere alla competente Commissione tributaria provinciale di Roma (essendo l’obolo una tassa statale) per  riavere indietro quanto finora pagato e stoppare i versamenti futuri.

mercoledì 28 gennaio 2015

Effetto Ilva di Stato: fornitori al lavoro gratis

A poco più di un mese dalla nazionalizzazione voluta da Matteo Renzi, il caos all’Ilva di Taranto non poteva essere più totale. I sindacati se la prendono con Confindustria, Confindustria attacca il governo e il governo richiama tutti ai propri doveri, alimentando una guerriglia dagli esiti assai incerti. Ad incendiare un altro po’ gli animi ci ha pensato lo stesso commissario straordinario Piero Gnudi con una bella missiva inviata il 23 gennaio alle imprese che lavorano per il complesso siderurgico.

domenica 5 ottobre 2014

Tra Renzi e industriali è scontro continuo

Persino Confcooperative, per una volta isolandosi dall’Alleanza che le unisce alla Legacoop dell’ex presidente ed ora ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha deciso di scagliarsi contro il tfr in busta paga. «Il provvedimento», ha detto il presidente Maurizio Gardini, «interesserebbe oltre il 90% delle pmi. La cooperazione sarebbe interessata per 400.000 occupati con un impegno complessivo di 160 milioni di euro. Troppo  per piccole e micro imprese sottocapitalizzate e provate da una crisi interminabile, soprattutto, se non bilanciate da misure compensative».

Un Tfr su cinque è nella mani dei sindacati

Un flusso annuo di 4,2 miliardi che va ad alimentare una massa di risorse gestite che si aggira sugli 85 miliardi di euro. È questo, sostanzialmente, il tfr che interessa ai sindacati. E pure alla Confindustria. Quello per cui entrambi sono saliti senza esitazioni sulle barricate, accanto ad artigiani e piccoli imprenditori, per difendere la liquidazione dei lavoratori dal progetto di Matteo Renzi di metterne una parte subito in busta paga.

domenica 9 marzo 2014

Piano Renzi: l'Irap resta, Irpef giù

Confindustria, che qualcuno inserisce nella lista dei grandi sponsor dell’ascesa del premier, ha continuato a difendere Matteo Renzi anche ieri, sostenendo sul Sole 24 Ore che Bruxelles non ha affatto bacchettato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ma anzi ha dato un primo via libera allo sblocco dei fondi comunitari. La lettura mattutina degli altri giornali, però, ha riservato agli imprenditori una brutta sorpresa. Stando a quanto riferisce Repubblica, infatti, l’ex sindaco, in vista del Cdm di mercoledì prossimo, avrebbe deciso di piazzare tutti i 10 miliardi previsti per il taglio del cuneo fiscale sulla riduzione delle aliquote Irpef per i redditi più bassi (fino a 25mila euro lordi). L’operazione, secondo i primi calcoli, potrebbe portare in busta paga ai lavoratori 80-100 euro al mese. Le aziende, che confidavano in una sforbiciata più o meno robusta dell’Irap, resterebbero invece a bocca asciutta.

mercoledì 11 dicembre 2013

Saccomanni è felice per la crescita zero

Fabrizio Saccomanni gongola e si lancia in un’ardita previsione su Twitter: «Nel quarto trimestre l’andamento del Pil sarà positivo. Con la ripartenza delle imprese potranno finalmente arrivare miglioramenti per l’occupazione». Poi, interpellato nel pomeriggio a margine dell’Ecofin di Bruxellex, rettifica: «Ci stiamo avviando verso la fine della recessione», ma è «ingiusto sperare» che ci saranno riflessi immediati sull’occupazione perché «la situazione è molto grave».

sabato 6 luglio 2013

Depressione Monti: consumi giù del 6%

Un Paese dove non si comprano più vestiti, dove i discount vengono presi d'assalto, dove si tagliano pure i costi delle medicine e del dentista. La fotografia della recessione italiana scattata ieri dall'Istat è impietosa. Nel 2012, la spesa media mensile per famiglia è stata, in valori correnti, di 2.419 euro. Il che significa un calo, sempre in termini nominali, del 2,8%. Si tratta del peggiore risultato dall'inizio delle nuove serie storiche, avviate nel 1997, ovvero 15 anni fa. In tutti questi anni solo un altra volta, nell'orribile 2009, all'indomani della crisi dei mutui subprime, l'Istat aveva rilevato una discesa della spesa delle famiglie, ma allora il ribasso era stato meno accentuato, pari a -1,7% (2.442 euro il valore assoluto medio mensile). Ma nel 2009 l'inflazione era appena allo 0,8%, quindi pure il ribasso in termini reali era risultato meno profondo. Oggi, invece, il dato diffuso dall'Istituto di statistica va caricato con una dinamica del carovita che nel 2012 ha fatto balzare i prezzi del 3%. In pratica, il valore reale speso dalle famiglie lo scorso anno è crollato quasi del 6%.

martedì 11 giugno 2013

Il Pil frana, manovra in vista

Produzione a picco, export ancora giù e pil più basso del previsto. Detto in due parole: manovra correttiva. Dopo un paio di settimane di sbornia da conti pubblici, in cui si era pensato che lo stop della procedura per deficit eccessivo aprisse chissà quali spazi di intervento su tasse e crescita, l'Istat ieri ci ha bruscamente riportato con i piedi per terra, delineando un quadro di crisi profonda che apre concretamente la strada alla necessità di ulteriori sacrifici.

domenica 26 maggio 2013

Il Nord dà 100 miliardi al Sud e paga 500 euro di tasse in più

Tartassati e mazziati. Ieri Giorgio Squinzi è tornato a lanciare l’allarme sulla crisi del Settentrione. «In Italia», ha detto il leader di Confindustria, «abbiamo una questione meridionale seria, ma abbiamo anche un Nord che ha rallentato. I suicidi degli imprenditori sono concentrati essenzialmente al Nord, in modo particolare nel Veneto una delle regioni che si è trasformata di più nel dopoguerra». Lo sa bene il governatore Luca Zaia, che ieri, dalle pagine del Corriere della Sera, si è schierato senza esitazione al fianco di Squinzi. «Finalmente», ha detto il governatore del Veneto, «qualcuno che parla chiaro: non c’è sviluppo senza il Nord, non ci sarà nuovo lavoro e reddito se non si toglieranno di mezzo i vincoli, le leggi, i gravami fiscali e contributivi che impediscono di fare impresa».

venerdì 24 maggio 2013

Squinzi vede l'Apocalisse: stiamo bruciando 50 anni

Fisco, riforme, innovazione, lavoro, ma soprattutto «crescita». Perché il Nord è «sull’orlo del baratro» e rischia di trascinare l’intero Paese «indietro di mezzo secolo». Giorgio Squinzi non usa mezzi termini per descrivere la crisi italiana. Parla di un’economia soffocata da tasse e burocrazia, strozzata dalla mancanza di credito (50 miliardi di prestiti in meno negli ultimi 18 mesi, come nel dopoguerra), azzoppata dall’assenza di modernizzazione e competitività.

giovedì 23 maggio 2013

Giovannini gela gli ottimisti: "I 12 miliardi non si trovano"

Dodici miliardi per il lavoro? «La vedo difficile». Così, senza troppi fronzoli, Enrico Giovannini ha gelato le speranze di chi nei giorni scorsi, anche con lo zampino di alcune ottmistiche indiscrezioni di stampa, aveva pensato che i primi interventi concreti del governo fossero dietro l’angolo. L’incontro di ieri con la parti sociali, come del resto era previsto, è stato solo il primo passo di un percorso che si prennuncia tutt’altro che rapido. «Il governo considera una priorità» la lotta alla disoccupazione, ha detto il ministro del Lavoro, ma le risorse ancora non ci sono. «Stiamo lavorando su ipotesi costose e meno: sulla base delle compatibilità economiche si lavorerà su quelle più efficaci», ha detto Giovannini, che ha comunque assicurato che è in corso una serie di analisi molto dettagliata sulle risorse e sui fondi disponibili.

sabato 9 febbraio 2013

Sberlone europeo. Vince il rigore, mancetta all'Italia

La rapidità con cui Mario Monti si è premurato di sottolineare che la strategia dei negoziati italiani è stata discussa con Alfano, Bersani e Casini non lascia molti dubbi sull’esito della trattativa. Dopo una notte passata a limare e sforbiciare la sua bozza sul bilancio Ue, il presidente Herman Van Rompuy si è presentato alle 6.30 del mattino dai 27 capi di Stato e di governo con un ennesimo testo su cui si è trovato l’accordo finale. Sulla natura del compromesso le cifre parlano chiaro: il tetto complessivo di spesa per il periodo 2014-2020 è stato fissato a 960 miliardi per gli impegni e 908,4 per i pagamenti effettivi.

martedì 11 dicembre 2012

Pil e produzione industriale a picco. Ecco l'eredità del governo

Mario Monti ha detto ieri che non accetterà «mistificazioni» sulle «terapie» attuate dal governo nell’ultimo anno. Speriamo non se la prenda troppo con l’Istat, che ieri ha certificato per l’ennesima volta il tracollo dell’economia italiana, che continua a scivolare inesorabilmente verso il baratro. Nel terzo trimestre dell’anno il Pil è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e del 2,4% sul 2011. Si tratta del quinto trimestre consecutivo in cui si registra un calo congiunturale della crescita (mentre Francia, Germania e Gran Bretagna chiudono tutte col segno più).