«Serietà, impegno, responsabilità», promette Giancarlo Giorgetti. Che sono solo parole, intendiamoci. Epperò la fretta con cui il neoministro dello Sviluppo si è mosso per risolvere le grane lasciate dal governo Conte, qualche segnale di ottimismo lo dà. Anche perché finora è stata proprio quella a mancare. «Ci sono vertenze che giacciono sul tavolo del ministero da troppo tempo», ha detto il numero uno della Cisl, Annamaria Furlan.
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
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venerdì 19 febbraio 2021
martedì 3 dicembre 2019
Senza tagli Alitalia non si vende. Se ne sono accorti pure i grillini
Alitalia così com’è non se la compra nessuno. Ci sono voluti 30 mesi di amministrazione straordinaria e 1,5 miliardi di soldi pubblici buttati, ma alla fine ci sono arrivati anche i grillini. «interverremo», ha spiegato ieri il viceministro all’Economia, il pentastellato Stefano Buffagni, «anche con modifiche legislative, perché è evidente che l’azienda ha bisogno di una ristrutturazione, perché altrimenti è invendibile, lo dicono i fatti, e quindi noi ci adopereremo per garantire la tenuta occupazionale, ma anche per renderla competitiva e appetibile per il mercato».
venerdì 23 febbraio 2018
Rifilare Alitalia alle Ferrovie dello Stato
Alla faccia della concorrenza. Dopo il trasporto su ferro e quello su gomma, le Fs potrebbero controllare anche quello nei cieli, pappandosi quel che resta di Alitalia. Se non ci fosse la Cassa depositi ad insidiargli il primato, il gruppo guidato da Renato Mazzoncini potrebbe essere considerato a buon diritto l’unico vero erede dell’Iri. Il colosso pubblico del trasporto è già stato usato dal governo per salvare le Ferrovie del Sud Est dalla bancarotta e per far uscire l’Anas dal perimetro della Pa, manovra necessaria per alleggerire i conti pubblici. Ma il suo nome ricorre ogni qualvolta c’è un problema sul tavolo. Le ferrovie concesse non hanno i soldi per rinnovare i binari? L’Anm di Napoli ha troppi debiti? L’Atac di Roma non ce la fa più a sostenere l’alto costo del lavoro? Alla fine, l’ipotesi di far scendere in campo le Ferrovie a qualcuno frulla sempre per la testa. E così è stato anche per l’Alitalia. L’idea era già circolata nel 2013, quando alla guida delle Fs c’era Mauro Moretti. Poi il governo optò per gli arabi di Etihad e non se ne fece più niente.
sabato 30 dicembre 2017
Con la scusa della fusione con Anas il governo conferma i suoi nelle Fs
La campagna elettorale è ufficialmente iniziata. E Giorgia Meloni non ci ha pensato due volte a definire la grande fusione tra Fs ed Anas, con annessa nomina del nuovo cda e conferma di Renato Mazzoncini e Gioia Ghezzi al comando, come «gli ultimi colpi di coda assestati dai ladri di poltrone Renzi-Gentiloni prima di essere cacciati dagli italiani». Un giudizio netto. E sicuramente condizionato dall’imminenza del voto. D’altra parte, non è facilissimo scorgere quale necessità abbia spinto il governo a varare una delle operazione più importanti della legislatura, annunciata da quasi un anno e in cantiere da mesi, il giorno dopo lo scioglimento delle Camere e la conseguente fase di ordinaria amministrazione per l’esecutivo.
martedì 17 ottobre 2017
Diamo un miliardo ad Alitalia. Ma è araba
Su Alitalia da parte del governo «sarebbe largamente apprezzato il silenzio». Parola di Giulio Tremonti, che il prestito ponte di 300 milioni lo autorizzò nel 2008, quando il vettore era ancora compagnia di bandiera. E venne giù il mondo: accuse di statalismo, di distorsione della concorrenza, di sperpero dei soldi pubblici. Ora che i milioni prestati ad Alitalia sono diventati 900, nessuno fiata. Come è possibile? «Cresce», la prende larga l’ex ministro dell’Economia, «la mia assoluta ammirazione per l’attività “coesa” e “coerente” della “squadra” di governo, “squadra” che ama definirsi come tale, come ha fatto recentemente il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, poiché condividono tra loro, i ministri, tanto i meriti (vantati) quanto i demeriti (denegati). In effetti il tasso di solidarietà intergovernativo è molto alto: condividono anche la malagestio che hanno fatto sulle banche».
sabato 14 ottobre 2017
Forestali e Alitalia. Altri soldi ai fannulloni
Altri soldi e altro tempo per il salvataggio di Alitalia, centinaia di milioni per le Pmi del Mezzogiorno, ulteriori stanziamenti per la riqualificazione infinita di Bagnoli e fondi strutturali per la stabilizzazione dei forestali. Accanto alla rottamazione bis per le cartelle esattoriali, al rifinanziamento delle missioni militari e all’anticipo di 1 miliardo per la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia sull’Iva (gli altri soldi arriveranno dalla flessibilità Ue sul deficit), il governo ha infilato nel decreto fiscale varato ieri una buona dose di misure dal sapore vagamente pre elettorale. Il testo, come è ormai prassi, è stato approvato «salvo intese», il che significa che modifiche e limature sono ancora possibili. E Palazzo Chigi si è ben guardato nel comunicato ufficiale dal dettagliare tutti gli stanziamenti.
venerdì 14 aprile 2017
De Nicola: "Dopo Alitalia, tutte le imprese vorranno l'aiutino"
Bilanci in perdita, cattiva gestione manageriale, ingerenze della politica, sperpero di denaro pubblico, accanimento terapeutico. Per un liberista doc come Alessandro De Nicola, presidente della Adam Smith Society, il caso Alitalia rappresenta tutto quello che in economia non dovrebbe mai accadere. A partire dall’incapacità di imparare dai propri errori, visto che la soluzione a cui il governo sta pensando per evitare che le banche gettino la spugna e la compagnia sia costretta a portare i libri in tribunale è quella dell’ennesima iniezione di denaro pubblico.
martedì 28 marzo 2017
Pensioni, sussidi e voli gratis. Tutti i privilegi dei dipendenti
Molti privilegi dei dipendenti, vista la situazione in cui versa Alitalia, saranno probabilmente travolti dal nuovo piano industriale. A partire dai voli gratis per raggiungere la base di partenza (anche se per contratto bisognerebbe abitare nel raggio di 50 chilometri dal posto di lavoro), benefit di cui il personale di volo della compagnia nazionale ha sempre goduto a differenza degli altri vettori, che si limitano a sconti o fanno comunque pagare le tasse aeroportuali.
In rosso da 30 anni Alitalia ci è già costata oltre 7 miliardi
I dettagli tecnici sono ancora allo studio. Ma sembra ormai certo che per garantire la liquidità necessaria a sopravvivere finché non sarà messo in pista il nuovo piano industriale, la Cdp (partecipata all’80% del Tesoro) staccherà ad Alitalia un assegno da 200 milioni di euro. Finanziamento che, vista la situazione critica della compagnia, sarà garantito direttamente dallo Stato.
Al di là della formula che sarà utilizzata per evitare gli strali della Ue e la violazione dello statuto della Cassa depositi, la sostanza è che per l’ennesima volta i contribuenti saranno chiamati a farsi carico dei guai del vettore aereo.
Al di là della formula che sarà utilizzata per evitare gli strali della Ue e la violazione dello statuto della Cassa depositi, la sostanza è che per l’ennesima volta i contribuenti saranno chiamati a farsi carico dei guai del vettore aereo.
martedì 7 marzo 2017
Allo scalo di Ciampino quintuplicano i prezzi
Secondo Michael O’Leary, ceo di Ryanair, Aeroporti di Roma è l’unico scalo che «aumenta i costi, non avendo capito che per aumentare il traffico si devono diminuire le tariffe». Una decisione che a febbraio ha spinto il gigante irlandese low cost ad annunciare un taglio del 10% del suo traffico da e verso la Capitale. Secca la risposta della società che gestisce gli scali romani. «Le tariffe», si legge in una nota, «restano sostanzialmente stabili a Fiumicino e diminuiscono a Cimapino», mentre «la competitività degli scali è confermata dalla crescita costante del traffico, con un aumento medio annuo di passeggeri del 4,7% negli ultimi 3 anni».
martedì 25 agosto 2015
Macigno Etihad a Fiumicino: "Investite o ce ne andiamo"
Il fastidio verso la gestione dello scalo di Fiumicino non l’ha mai nascosto, James Hogan. Già dopo l’incendio di maggio che ha carbonizzato il Terminal 3, il numero uno di Etihad nonché vicepresidente di Alitalia aveva minacciato di lasciare lo scalo romano definendolo «un’infrastruttura non adeguata a fungere da hub di una compagnia con le nostre ambizioni». Dopo il secondo rogo di fine luglio e le immagini che hanno fatto il giro del mondo dei passeggeri trasformati in sfollati dalla paralisi dell’aeroporto, la posizione del manager è diventata ancora più spigolosa.
domenica 8 marzo 2015
Il Pd ci fa pagare i cassintegrati Alitalia
Qualcuno, come i 36 piloti ex Alitalia e Meridiana pizzicati dalla Gdf, qualche settimana fa, aveva persino deciso di arrotondare la cassa integrazioni lavorando illegalmente all’estero. Un bel coraggio, considerato che grazie ai contribuenti italiani i dipendenti delle compagnie aeree in esubero possono intascare fino a 30mila euro lordi al mese.
domenica 3 agosto 2014
La Cgil sconfitta in Alitalia si vendica e rompe con la Uil
Niente più accordi con la Uil. Può sembrare incredibile, ma dopo l’esito burrascoso delle schermaglie sindacali in Alitalia, con lo strappo degli uomini di Angeletti sull’applicazione del contratto collettivo del trasporto aereo e il costo del lavoro, la Cgil ha deciso di portare via il pallone. Gli uomini dell’organizzazione guidata da Susanna Camusso non dovranno più sedersi ad un tavolo negoziale in cui sia presente anche la Uil.
venerdì 13 giugno 2014
I sindacati azzoppano lo sciopero Enav per aiutare il governo (e se stessi)
Che i sindacati possano tifare contro uno sciopero è difficile a credersi. Eppure, sono in molti a pensare che lo stop arrivato dal ministero delle Infrastrutture contro l’agitazione dei controllori di volo prevista per martedì scorso non sia affatto dispiaciuto a Cgil, Cisl e Uil. Sull’Enav da qualche mese i riflettori sono perennemente puntati. L’ente di assistenza al volo è da una parte al centro del piano di privatizzazioni del governo, che proprio in questi giorni deve scegliere la nuova squadra di comando che condurrà in porto l’operazione. Allo stesso tempo l’Enav è una pedina fondamentale per il nuovo contratto del trasporto aereo. Lo scorso 27 giugno, infatti, Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno siglato l’’intesa per l’ingresso della filiera dell’assistenza al volo nel perimetro del grande Ccnl di settore, che sulla carta riguarda 55mila addetti, ma che nei fatti, considerata la situazione delle principali compagnie italiane, a partire da Alitalia, per ora sarà applicato solo ai 1.500 dipendenti dell’Enav.
venerdì 16 maggio 2014
Alitalia si gioca l'ultima carta
L’accordo tra Alitalia ed Etihad sembra più vicino. La lettera con le proposte della compagnia italiana è finalmente partita alla volta di Abu Dhabi. E nei prossimi giorni si capirà se il vettore emiratino deciderà di procedere con l’ultimo step, quello che scatta con la sottoscrizione della lettera d’intenti e che dovrebbe portare nell’arco di circa un mese alla definizione dell’accordo.
domenica 4 maggio 2014
Esuberi Alitalia e tasse di Marino, due trappole elettorali per il Pd
A poche settimane dalle elezioni europee a smorzare la carica propulsiva degli 80 euro di bonus distribuiti da Matteo Renzi con tempismo perfetto ci pensano, con altrettanto, se non migliore tempismo, gli amici dello stesso premier. Il colpo da maestro è senz’altro quello del sindaco di Roma, renziano della prima ora, che già ha abituato i cittadini della Capitale a performance di altissimo livello (basti pensare che ci sono ancora strade cantierizzate per i danni dell’alluvione di tre mesi fa). Non contento dei continui disagi che i romani devono subire sul fronte del trasporto pubblico e di quello privato, Ignazio Marino ha pensato bene di aggiungere sul piatto una stangata di quelle che non si vedevano da tempo.
venerdì 15 novembre 2013
Air France molla Alitalia: basta soldi
E ora? È questa la domanda che circola con più insistenza dopo la fuga dei francesi dalla pratica Alitalia. All’indomani della presentazione del piano industriale da parte dell’ad Gabriele Del Torchio Air France ha ha espresso ufficialmente il suo cortese ma fermo rifiuto. La compagnia «conferma il suo impegno a restare un partner leale e serio di Alitalia, nella continuità della partnership industriale in corso», si legge in una nota diffusa ieri mattina dal gruppo transalpino, «ma non parteciperà all’aumento di capitale». I francesi bocciano il piano Del Torchio, sostenendo che non «contiene le indispensabili misure di ristrutturazione», ma ci tengono a dire che non hanno alcuna intenzione di «distruggere Alitalia». A questo proposito fanno sapere che convertiranno le obbligazioni per consentire alla compagnia italiana di «migliorare i mezzi propri, mantenendo allo stesso tempo legami stretti con la partecipazione». Ma la sostanza cambia poco. La quota parte dell’aumento da 300 milioni (75 milioni) non arriverà e il pacchetto di azioni detenuto dal gruppo franco-olandese verrà diluito dall’attuale 25 a circa l’8-10%.
martedì 5 novembre 2013
Non si sa chi salverà Alitalia. Di sicuro ci sarà cassaintegrazione
Alitalia dovrà stringere la cinghia. Noi pure. Mentre continuano ad accavallarsi le indiscrezioni e le smentite sui numeri del nuovo piano lacrime e sangue per rimettere in sesto la compagnia un elemento inizia ad emergere con discreta chiarezza: l’intervento dello Stato, e quindi dei contribuenti, non si limiterà alla fiche da 75 milioni messa sul piatto dalla controllata del Tesoro Poste Italiane. Ad annunciarlo, senza troppi fronzoli, è stato ieri il ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato. «In caso di esuberi nella partita Alitalia saranno messi in campo una serie di meccanismi e di ammortizzatori sociali», ha spiegato, aggiungendo che «non è mai capitato che una grande impresa chiuda un pezzo della sua attività senza che ci sia un aiuto anche da parte dello Stato in modo tale da non creare drammi sociali».
sabato 12 ottobre 2013
Da Fiat a Sulcis fino a Tirrenia. Le Alitalia che nessuno vede
Certo, il capitalismo di Stato ha stufato, le controllate del Tesoro e la Cdp spuntano come il prezzemolo in ogni operazione di salvataggio o di ritocco dei conti pubblici, le privatizzazioni stentano a decollare, il mercato non vince mai e i contribuenti perdono sempre. Ma è difficile pensare che dietro tutta l’indignazione che sta montando in queste ore contro i 75 milioni messi sul piatto da Poste Italiane, controllata al 100% dal tesoro, per salvare Alitalia ci sia un esercito di novelli liberisti che vogliono far uscire lo Stato dall’economia, lasciando che le imprese se la cavino da sole, finendo all’estero o magari anche fallendo.
martedì 8 ottobre 2013
Banche e Fs volano via da Alitalia
Le Ferrovie si sfilano. I creditori pure. A Palazzo Chigi si è deciso di proseguire la trattativa ad oltranza, anche nel tentativo di ripescare i francesi, ma il cielo per Alitalia si fa scuro. L’incontro di ieri sera è andato male. Il nuovo vertice convocato da Palazzo Chigi dopo il sostanziale stallo di quello di martedì scorso si è risolto con un altro nulla di fatto. Il governo, presenti il premier Enrico Letta, i ministri dell’Economia, dello Sviluppo e dei Trasporti, Saccomanni, Zanonato e Lupi, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi, ha sostanzialmente registrato l’indisponibilità di fornitori e banche a concedere altro ossigeno all’ex compagnia di bandiera.
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