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martedì 9 marzo 2021

Il ministro dell'Economia: gli statali sono incapaci

E noi che pensavamo che il governo avesse messo il Piano di ripresa e resilienza nelle mani della McKinsey perché i nostri statali non sono capaci. Macché. I super esperti del colosso americano della consulenza strategica, con 98 uffici dislocati in 57 Paesi del pianeta, andranno a Via XX Settembre per fare qualche slide e dare una sistematina grafica ai documenti. Parola di Daniele Franco, che ieri, nella sua prima audizione da ministro dell’Economia, ha provato a sgonfiare le polemiche scoppiate sul reclutamento dei tecnici esterni. La toppa, però, è peggio del buco. L’ipotesi di appaltare all’esterno la gestione del Recovery plan aveva già sollevato un vespaio quando l’ex premier Giuseppe Conte aveva pensato di costituire una mega task force di esperti. Arrivato a Palazzo Chigi, Mario Draghi ha subito tranquillizzato tutti: la regia del piano è affidata al Tesoro e gli altri ministeri daranno una mano. Il che ha cambiato le cose fino ad un certo punto perché il premier è un ex presidente della Bce, all’Economia c’è un ex direttore di Bankitalia, alle Infrastrutture un professore di statistica e all’Innovazione un manager. Insomma, sempre di tecnici si tratta.

lunedì 15 febbraio 2021

Conte molto generoso, paga coi nostri soldi

Un tributo all’uomo, un omaggio al politico, il dolore per un prematuro distacco? Macché. A spiegare il caloroso applauso con cui i funzionari della presidenza del Consiglio hanno salutato Giuseppe Conte ci pensa la Cgil. Benefici medi, si legge in un recente comunicato del sindacato sul rinnovo contrattuale 2016-2018, per 126 euro per 13 mensilità, arretrati (a partire dal 2016) per 5.387 euro medi, ulteriori 146 euro medi al mese provenienti dagli stanziamenti in legge di bilancio, 43 euro medi al mese da ripartire con la contrattazione integrativa. La partita è ancora in corso per l’opposizione di tre sigle (Snaprecom, Sipre e Ugl), che stanno cercando di spillare qualche quattrino in più, ma è praticamente chiusa. E non è tutto, perché oltre all’aumento di stipendio (quello medio oggi si aggira sui 40mila euro) dei circa 2mila dipendenti è in fase avanzata anche il tavolo sul contratto dei 300 dirigenti (stipendi tra i 100 e i 200mila euro in base alla qualifica), che prevede un aumento medio di 331 euro che, sommando tutte le voci, può arrivare fino a 1.126 euro.

sabato 27 gennaio 2018

La Madia si ricorda delle forze dell'ordine solo in vista del voto

La corsa a tappe forzate del governo per tentare di far arrivare l’aumento in tasca agli oltre 3 milioni di statali prima del voto prosegue. Ieri, dopo i 270mila ministeriali, all’elenco si sono aggiunti anche i 450mila lavoratori del comparto sicurezza e difesa. Un settore che raramente, negli anni scorsi, ha ricevuto le attenzioni di Palazzo Chigi. «Sono nove anni che non si faceva un contratto. Questo è un risultato importante», ha festeggiato la ministra della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, tralasciando di ricordare che è stata la Corte costituzionale, con una sentenza che ha ormai più di due anni, a costringere il governo a rimettersi al tavolo della trattativa. Gli aumenti saranno di 125 euro circa per le forze armate, 136 per la guardia di finanza, 134 per i carabinieri, 132 per la polizia, 126 polizia penitenziaria. Questo si aggiungerà agli arretrati annuali, circa 556 euro per i corpi di polizia, 516 per le forze armate. Siccome il contratto è stato firmato nel 2016, sono due gli anni da recuperare con l’una tantum che arriverà non appena partiranno gli scatti.

sabato 20 gennaio 2018

Via libera al rinnovo per 270mila statali

La corsa contro il tempo ora è per far arrivare materialmente i soldi in tasca ai deipendenti entro febbraio. Qualche giorno prima del voto. Ma vista l’importanza della posta in gioco c’è da scommettere che il governo riuscirà nell’intento.

venerdì 24 novembre 2017

Imbarcata di statali inutili

Fatta la legge, questa volta, non c’è stato neanche bisogno di trovare l’inganno. La possibilità di aggirare la norma è stata fornita direttamente da chi l’ha scritta. Il principio della riforma messa a punta da Marianna Madia era chiaro. Per programmare le assunzioni della Pa non si potrà più fare riferimento alla dotazione organica, criterio statico e difficilmente in grado di misurare le reali esigenze produttive degli uffici. Si dovrà invece ricorrere ad un moderno e dinamico piano triennale dei fabbisogni di personale, in coerenza, si legge nel decreto legislativo 75/2017, «con la pianificazione pluriennale delle attività e della performance». Una rivoluzione? Forse. Arrivati al dunque, però, la ministra della Pubblica amministrazione si è rimangiata tutto. La programmazione ancora non c’è (anche perché il ministero non ha emanato gli atti di indirizzo), ma la Madia ha voluto comunque sbloccare l’assunzione per 50mila precari storici della Pa, tirando fuori dal cilindro una sorta di regime transitorio.

martedì 8 agosto 2017

Infornata nella scuola pubblica, altre 58mila assunzioni

 L’operazione era annunciata, ma il colpo ad effetto non di discute. Il governo va in vacanza mettendo a disposizione del torrido dibattito ferragostano, tra una chiacchiera sul calcio mercato e una sul meteo, l’ennesima grande infornata di personale scolastico. Dall’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa estiva è uscito il via libera definitivo ai nuovi ingressi per il 2017-2018. Nel dettaglio, si tratta di tre decreti su proposta dei ministeri della Pa e del Mef che autorizzano la Pubblica istruzione ad assumere a tempo indeterminato 51.733 unità di personale docente, di cui 38.380 su posti comuni, 13.393 su posti di sostegno, a cui si aggiungono 59 unità di personale educativo. Oltre agli insegnanti il semaforo verde arriva anche per 6.260 unità di personale Ata e 259 nuovi dirigenti scolastici. In tutto circa 58mila contratti a carico del bilancio dello Stato.

sabato 29 aprile 2017

La Cgil premia chi non va al lavoro

Legare i premi di produttività degli statali, come fa in sostanza la riforma Madia, al semplice fatto di recarsi sul posto di lavoro era già sembrato a molti un modo bizzarro di intendere la meritocrazia.  Ma per i sindacati non è ancora sufficiente. Per spazzare via anche l’ultimo, sottile filo che ancora lega l’impiego pubblico al lavoro privato le sigle ora pretendono di separare del tutto il salario accessorio dal tasso di presenza del dipendente.

mercoledì 12 aprile 2017

Niente tagli, il governo assume altri statali

Uscendo dal Consiglio dei ministri che in oltre due ore di confronto ha partorito Def, Pnr e correzione dello 0,2%, il premier Paolo Gentiloni ha assicurato che i «conti sono in ordine, senza aumenti di tasse». Ma bisogna credergli sulla fiducia. Archiviate le chiassose slide di Matteo Renzi, ora nel governo prevale la linea minimal: poche parole e praticamente nessun numero.

domenica 2 aprile 2017

La sinistra fa le coccole agli statali

Mentre i tecnici del ministero dell’Economia stanno affannosamente cercando di rastrellare i 3,4 miliardi chiesti dall’Europa per la manovra correttiva e non sanno dove mettere le mani per trovare i 19,5 miliardi necessari a disinnescare l’aumento dell’Iva nel 2018 previsto dalle clausole di salvaguardia, il governo ha deciso le sue priorità: altri 1,2 miliardi in tasca agli statali. Può sembrare strano, ma è proprio questa una delle prime cifre fatte trapelare dagli uffici che stanno lavorando al Documento di economia e finanza che dovrà essere presentato entro il 10 aprile.

mercoledì 22 marzo 2017

Invece di ricostruire assumono altri statali

Mentre il ministero dell’Economia annaspa per recuperare le risorse per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto, che la Protezione civile ha recentemente quantificato in una montagna di 23 miliardi di euro, a Palazzo Chigi hanno pensato bene di buttare 2,5 milioni l’anno per i nuovi uffici che si occuperanno della prevenzione sismica.

martedì 14 marzo 2017

I più assenteisti d'Italia lavorano nei ministeri

Il fenomeno è noto. Un anno fa il Centro studi di Confindustria, lavorando su dati del 2014, ha messo a confronto i giorni di assenze retribuite nella pubblica amministrazione, al netto delle ferie, con quelli fatti da un campione di dipendenti di aziende del privato equiparabili per dimensione. Ebbene a fronte degli 11 giorni l’anno non lavorati in media dagli impiegati nelle imprese, i colleghi del pubblico sono stati assenti 19 giorni. Il 72% in più. Che in soldoni, sempre secondo lo studio di Viale dell’Astronomia, costano ai contribuenti circa 3,7 miliardi di spesa aggiuntiva all’anno per il fabbisogno di personale.

giovedì 2 marzo 2017

Una città di invalidi, ma 1 su 3 è falso

Solo qualche giorno fa i carabinieri di Napoli hanno messo agli arresti 55 dipendenti dell’ospedale Loreto Mare. Un neurologo, un ginecoloco, 9 tecnici di radiologia, 18 infermieri professionali, 6 impiegati amministrativi, 9 tecnici manutentori e 11 operatori sociosanitari. Tutti accomunati dallo stesso vizio: incassare lo stipendio senza mettere piede in ufficio. C’era chi andava a fare lo chef, chi preferiva il tennis e chi si recava in gioielleria. Tutto tranne che lavorare. Un caso isolato? Forse.

giovedì 1 dicembre 2016

Toh, ecco i soldi agli statali: 85 euro al mese più benefit

Aumento medio di 85 euro mensili per tutti i comparti (scuola compresa), ritorno della concertazione, cancellazione della legge Brunetta sui premi. Come ha sintetizzato il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo, «un accordo così solo un anno fa ce lo potevamo sognare». Dopo sette anni di attesa sono bastate sette ore di trattativa per trovare l’intesa sul nuovo contratto degli statali. Che la partita si dovesse chiudere prima del referendum, dove voteranno anche i 3,2 milioni di dipendenti pubblici, lo si era capito da un po’ di giorni. La convocazione a sorpresa del tavolo e le dichiarazioni di Matteo Renzi sulla «fine della stagione dei blocchi contrattuali» la dicevano lunga sulla muscolarità con cui il governo si sarebbe presentato all’appuntamento.

giovedì 24 novembre 2016

La Madia: do soldi a tutti

Dopo mesi di attese, frenate e rinvii, il governo ha deciso a sorpresa di riaccendere i motori del dossier statali. Molti, a partire dai sindacati, si erano ormai rassegnati all’idea di affrontare la questione dopo il referendum, magari anche nelle prime settimane del prossimo anno, superato lo scoglio della legge di bilancio. Ma il pacchetto di oltre tre milioni di voti dei dipendenti pubblici, vista anche la situazione di incertezza sull’esito della consultazione, non è una variabile da prendere alla leggera. Così, malgrado gli impegni della campagna referendaria, Marianna Madia ha recuperato dai cassetti i faldoni su contratti e riforma della Pa per dare almeno un segnale di avanzamento dei lavori.

venerdì 10 giugno 2016

I fannulloni protetti per legge

Nel caos giuridico-normativo creato dalle applicazioni concrete delle ultime riforme sul lavoro una cosa è certa: gli statali non si possono licenziare. Almeno non definitivamente. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 11868 della Sezione Lavoro depositata ieri, ha infatti stabilito che il licenziamento del personale del pubblico impiego è disciplinato solo dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ergo, se è illegittimo il lavoratore va reintegrato, senza alternative possibili.

martedì 17 maggio 2016

L'ultima mancia: 300 milioni agli statali

Lo stile è quello già sperimentato dopo la bocciatura da parte della Corte costituzionale della mancata perequazione delle pensioni. Spacciare un rimborso parziale per un bonus aggiuntivo gentilmente donato dal governo. Questo è il senso del piano dell’esecutivo per il rinnovo del contratto degli statali illustrato ieri dal Messaggero. Che i soldi non fossero molti si sapeva già dallo scorso autunno, quando la legge di Stabilità, per ottemperare alla sentenza della Consulta del luglio 2015, ha deciso di stanziare solo 300 milioni per finanziare il rinnovo.

giovedì 7 gennaio 2016

Renzi ha finito i soldi, solo 3,5 euro agli statali

Sarà una trattativa difficile quella che il governo si appresta ad aprire con i sindacati per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Lo spettro della mancetta, paventato dalle sigle già dallo scorso ottobre, si è ormai concretizzato con la conferma nella legge di stabilità approvata a fine dicembre di uno stanziamento complessivo di 300 milioni di euro per il triennio 2016-2018.
La cifra messa sul piatto dal governo in seguito alla bocciatura da parte della Consulta del blocco dei contratti e degli stipendi della Pa non consente grandi spazi di mamovra. Anzi, non ne concede affatto. Facendo bene i conti, infatti, si è scoperto che persino i 5-6 euro al mese di cui si era parlato in autunno sono destinati a ridursi ulteriormente.

venerdì 5 settembre 2014

La Pa sempre meglio del privato: lavori meno e prendi di più

Guadagnano di più e lavorano meno. Per i travet il rientro dalle vacanze non è stato dei migliori, con la doccia gelata arrivata dal governo sulla proroga del blocco degli stipendi anche per il 2015. Eppure, malgrado le legittime e comprensibili lamentele di gran parte della catagoria che dal 2010 deve fare i conti con la stretta sulle retribuzioni, i numeri sembrano confermare che, rispetto all’intero mondo del lavoro, la bilancia pende ancora dalla parte degli statali.

sabato 10 maggio 2014

Un cedolino per l’Europa. Guai a parlare di mancia elettorale, però al maxi spot Matteo Renzi non ha saputo rinunciare. Con tanto di comunicato ufficiale del Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’immancabile tweet del premier ieri il governo ha annunciato che il bonus è già bell’e pronto, da intascare e spendere. Per i più scettici Renzi ha addirittura allegato al messaggio su twitter una foto della busta paga preparata dal ministro: «Oggi Padoan mi ha portato a vedere i primi cedolini degli 80 euro. Le coperture dunque ci sono. Gli 80 euro pure». Al di là dell’incomprensibile collegamento tra cedolino e coperture, considerato che il bilancio si chiude a fine anno (e lì si faranno i conti), la mossa del premier è ad alto effetto.

mercoledì 12 dicembre 2012

Tagli per tutti, ma non per Equitalia

Gli agenti del fisco si salvano dalla spending review. Può sembrare incredibile, ma tra le varie voci di bilancio delle amministrazioni centrali dello Stato che non saranno toccate dalle sforbiciate previste dal governo ci sono proprio i servizi di riscossione e, in particolare, quelli che fanno capo ad Equitalia spa.