Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
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martedì 28 gennaio 2020
Cinquestelle è morto ma resta al governo
Venerdì 13 ai Cinquestelle gli fa un baffo. Il vero incubo dei Pentastellati è lunedì 27. Quello dello scorso maggio, all’indomani dell’elezioni europee, si ritrovarono catapultati dal robusto e muscolare 32% preso alle politiche del 2018 ad un ben più modesto 17%. Percentuali specularmente inverse a quelle dell’alleato di governo leghista, passato dal 17 al 34%, che da allora si presentò al tavolo di Palazzo Chigi con il piglio di chi può e vuole dettare legge.
lunedì 27 gennaio 2020
Calabria più salviniana dell'Emilia
Altro che terroni. Ora tra le cime dell’Aspromonte e nella piana di Gioia Tauro si parla in bergamasco e si mangia polenta. Mentre i riflettori sono tutti puntati sulla roccaforte rossa in Emilia-Romagna, la Lega, ormai orfana di quel “Nord” nel simbolo, messo in soffitta da Matteo Salvini con l’ultimo congresso, continua la sua inarrestabile espansione nel Sud. Anche quello più profondo.
Dopo il Molise, l’Abruzzo, la Sardegna e la Basilicata, il Carroccio, insieme al Centrodestra, stravince pure in Calabria, non solo confermando e consolidando la sua vocazione nazionale, ma dimostrando che il messaggio di Salvini non è comprensibile e masticabile solo dall’operoso popolo padano, da chi vive nelle regioni più ricche del Paese, dove i servizi funzionano, l’economia tira, il lavoro si trova e l’immondizia non straborda lungo le strade.
Dopo il Molise, l’Abruzzo, la Sardegna e la Basilicata, il Carroccio, insieme al Centrodestra, stravince pure in Calabria, non solo confermando e consolidando la sua vocazione nazionale, ma dimostrando che il messaggio di Salvini non è comprensibile e masticabile solo dall’operoso popolo padano, da chi vive nelle regioni più ricche del Paese, dove i servizi funzionano, l’economia tira, il lavoro si trova e l’immondizia non straborda lungo le strade.
martedì 9 gennaio 2018
Tangenti Finmeccanica, innocenti tutti i capi
Una commessa da 556 milioni andata in fumo, la Lega trascinata nel fango per una mazzetta mai presa, lo Stato maggiore dell’aeronautica indiana coinvolto in una storia di corruzione internazionale con ripercussioni sulla vicenda dei marò, la reputazione di Finmeccanica (che non a caso oggi si chiama Leonardo) gettata in pasto ai giornali di mezzo mondo, Giuseppe Orsi defenestrato dall’azienda e tenuto in carcere per 84 giorni. L’elenco dei danni diretti e collaterali provocati dall’inchiesta nata da una «soffiata» dell’ex dirigente del gruppo Lorenzo Borgogni nella primavera del 2011 negli uffici napoletani dei pm Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli è incredibilmente lungo per una vicenda di cui «non vi è prova sufficiente che i fatti sussistano».
giovedì 16 aprile 2015
Khawatmi: "Stanno per invaderci in 200mila"
«Un vero e proprio serpente umano che parte dal cuore dell’Africa sta portando verso le coste libiche centinaia di migliaia di persone. Serve subito un blocco navale della Marina per scongiurare ulteriori drammi e risolvere a monte il problema degli sbarchi». Se qualcuno gli dà del leghista lui salta sulla sedia. Radwan Khawatmi si batte da anni per l’integrazione degli immigrati in Italia. Nel 2008 è addirittura sceso in politica con il movimento Nuovi italiani, con l’obiettivo di sostenere il diritto di voto per i cittadini stranieri.
martedì 28 maggio 2013
Pagano solo i debiti del Sud. E il Nord si ribella
Sale la tensione sulla questione settentrionale. Se il Nord è sull’orlo del baratro, i governatori vogliono che le tasse restino sul territorio. Dopo l’allarme lanciato in occasione dell’assemblea annuale dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, sul rischio di tracollo della parte produttiva del Paese, i presidenti delle Regioni Lombardia, Piemonte e Veneto scendono in campo per chiedere che almeno il 75% dei tributi versati dai cittadini non finisca nelle casse dello Stato centrale per essere poi destinato al finanziamento della spesa pubblica generale o redistribuito alle Regioni del Sud.
venerdì 5 aprile 2013
Maroni sfratta Equitalia dalla Lombardia
Tra gli obiettivi principali ci sono due classici come la macroregione del Nord e il tentativo di trattenere almeno il 75% delle tasse sul proprio territorio. Ma nel primo discorso da presidente di Roberto Maroni i due punti che balzano agli occhi sono l'addio a Equitalia e la moneta lombarda. Non si tratta di slogan. Il neo governatore cita Gaber e promette una «rivoluzione della concretezza». Per quanto riguarda il fisco i tempi saranno stretti. «La riscossione dei tributi deve essere più vicina al territorio e tener conto del contesto sociale», spiega il leader della Lega davanti al Consiglio regionale, «ed Equitalia non sta operando con questi criteri. Ecco perché intendiamo sostituirla con un ente regionale entro la fine dell'anno, per dare un adeguato supporto agli Enti Locali e allo stesso tempo ridurre disagi e costi per i cittadini in difficoltà».
domenica 30 settembre 2012
Gelmini: "Fisco e aziende. Noi e la Lega possiamo ripartire"
Pmi, fisco, partite Iva, produttività, crescita. Il percorso può essere fatto insieme, e i punti di contatto non mancano, ma se la Lega pensa di incamminarsi da sola alla conquista del Nord dovrà fare i conti con un Pdl che non è intenzionato a lasciare nelle mani del Carroccio il dialogo e il confronto con la parte più dinamica del Paese. A lanciare la sfida sul terreno caro agli ex alleati leghisti, ma anche, va detto alla Forza Italia della prima ora, è stata ieri Maria Stella Gelmini, che a Milano, con la fondazione Liberamente, ha chiamato a raccolta esponenti delle categorie, delle piccole imprese e dell’industria in un affollato (oltre 600 persone intervenute) convegno dall’inequivocabile titolo “Ripartiamo dal Nord”.
martedì 14 febbraio 2012
Sindaci in rivolta per lo scippo della tesoreria. Spiragli di liberalizzazioni per le poste
La sforbiciata è iniziata. Dei 2.300 emendamenti piovuti venerdì scorso in commissione Industria del Senato ben 530 sono finiti direttamente al macero senza passare dal via: erano praticamente identici ad altri già presentati. La seconda sfoltita è in corso in queste ore e riguarda la compatibilità delle modifiche. Sulla base di quanto invocato dal presidente del Senato, Renato Schifani, le proposte dovranno attenersi «strettamente» alle «disposizioni oggetto del decreto e dovranno evitare qualsiasi sconfinamento verso temi aggiuntivi ed estranei». Sulla base di questo principio, il presidente della Commissione, Cesare Cursi, ha detto di avere già eliminato altri 200 emendamenti.
giovedì 2 giugno 2011
Le mani nella borsa di Tremonti
La madre di tutte le battaglie, la bandiera della rivoluzione liberale, il tormentone di tante campagne elettorali: meno tasse. «Tremonti propone, non decide». Questa volta non ci sono numeri o tabelle che tengano. Sul fisco bisogna intervenire. Subito. E il ministro dell’Economia dovrà trovare i soldi.
giovedì 14 aprile 2011
Spiegate ai leghisti che boicottare Parigi significa azzoppare l’Italia
Boicottare i francesi? Certo, si può fare. Potremmo iniziare a bandire il Galbanino e il Bel Paese dalle nostre tavole. Basta, poi, con i gioielli di Bulgari, per non parlare delle borse di Gucci. State alla larga anche dai supermercati Gs. E correte subito a chiudere i vostri conti alla Banca nazionale del lavoro.
mercoledì 23 giugno 2010
L’assalto alla Manovra ora tocca ai Comuni
Mentre Umberto Bossi polemizza com Gianfranco Fini gli sherpa leghisti sono al lavoro per risolvere la grana manovra. La rivolta degli amministratori del Carroccio contro il ministro dell’Economia caro al Senatur sta crando infatti non pochi imbarazzi. La parola d’ordine è ricucire con Giulio Tremonti senza scontentare i governatori e i sindaci del Nord. Il terreno su cui si sta conducendo la trattativa è quello del salvataggio degli enti virtuosi.
La proposta allo studio di Via XX Settembre, che la Lega ha anche tradotto in un emendamento, prevede che le Regioni e le Province che abbiano rispettato il patto di stabilità interno e della Salute nel triennio 2007-2009 e che abbiano uscite pari o inferiori alla media nazionale siano immuni dai tagli previsti dalla manovra. La questione sarà sul tavolo dell’ennesimo vertice che si terrà oggi pomeriggio tra i rappresentanti delle Regioni e i ministri Tremonti, Raffaele Fitto e Roberto Calderoli. La ricetta nordista sembra aver già conquistato il ministro per gli Affari regionali, solitamente paladino delle istanze del Sud. «Le Regioni del Mezzogiorno», ha detto Fitto parlando con i giornalisti, «devono assumersi la responsabilità di scelte di profondo cambiamento. Il principio della virtuosità è un criterio assoluto che non può essere visto male dalle Regioni del Sud».
L’idea non piace per niente al governatore dell’Abruzzo, Gianni Chiodi. «L’importante», spiega l’esponente del Pdl, «è che siano premiati i comportamenti virtuosi e non gli enti virtuosi». Per Chiodi «ci sono Regioni che si definiscono virtuose ma in questi anni hanno aumentato il proprio indebitamento, mentre l’Abruzzo, che nel 2007 era la più indebitata, ha ridotto lo stock del debito del 12,5% in un anno e mezzo e non può non essere considerata virtuosa». Diverso il ragionamento di Roberto Formigoni, che tenta di tenere compatto il fronte delle Regioni insistendo sulla contrapposizione centro-periferia. «Esaminando i bilanci dei diversi livelli di governo, quello delle Regioni risulta essere il più virtuoso», spiega il presidente della Lombardia, «avendo diminuito in questi anni l’indebitamento del 6,21% mentre le amministrazioni centrali lo hanno aumentato del 10,87%». Quello che serve è dunque un ribilanciamento dei sacrifici, non uno “scudo” per i virtuosi.
Oggi ai governatori si aggiungono i sindaci, che scenderanno in piazza davanti al Senato, anche loro contro la manovra.
Nella serata di ieri non si è invece riunito, come previsto, il Comitato del PdL incaricato di scremare i 1.100 emendamenti presentati dalla maggioranza. Formalmente erano assenti giustificati capogruppo e vice. La realtà è che si sta prendendo tempo in attesa che il governo definisca i contorni del maxiemendamento.
© Libero
La proposta allo studio di Via XX Settembre, che la Lega ha anche tradotto in un emendamento, prevede che le Regioni e le Province che abbiano rispettato il patto di stabilità interno e della Salute nel triennio 2007-2009 e che abbiano uscite pari o inferiori alla media nazionale siano immuni dai tagli previsti dalla manovra. La questione sarà sul tavolo dell’ennesimo vertice che si terrà oggi pomeriggio tra i rappresentanti delle Regioni e i ministri Tremonti, Raffaele Fitto e Roberto Calderoli. La ricetta nordista sembra aver già conquistato il ministro per gli Affari regionali, solitamente paladino delle istanze del Sud. «Le Regioni del Mezzogiorno», ha detto Fitto parlando con i giornalisti, «devono assumersi la responsabilità di scelte di profondo cambiamento. Il principio della virtuosità è un criterio assoluto che non può essere visto male dalle Regioni del Sud».
L’idea non piace per niente al governatore dell’Abruzzo, Gianni Chiodi. «L’importante», spiega l’esponente del Pdl, «è che siano premiati i comportamenti virtuosi e non gli enti virtuosi». Per Chiodi «ci sono Regioni che si definiscono virtuose ma in questi anni hanno aumentato il proprio indebitamento, mentre l’Abruzzo, che nel 2007 era la più indebitata, ha ridotto lo stock del debito del 12,5% in un anno e mezzo e non può non essere considerata virtuosa». Diverso il ragionamento di Roberto Formigoni, che tenta di tenere compatto il fronte delle Regioni insistendo sulla contrapposizione centro-periferia. «Esaminando i bilanci dei diversi livelli di governo, quello delle Regioni risulta essere il più virtuoso», spiega il presidente della Lombardia, «avendo diminuito in questi anni l’indebitamento del 6,21% mentre le amministrazioni centrali lo hanno aumentato del 10,87%». Quello che serve è dunque un ribilanciamento dei sacrifici, non uno “scudo” per i virtuosi.
Oggi ai governatori si aggiungono i sindaci, che scenderanno in piazza davanti al Senato, anche loro contro la manovra.
Nella serata di ieri non si è invece riunito, come previsto, il Comitato del PdL incaricato di scremare i 1.100 emendamenti presentati dalla maggioranza. Formalmente erano assenti giustificati capogruppo e vice. La realtà è che si sta prendendo tempo in attesa che il governo definisca i contorni del maxiemendamento.
© Libero
martedì 22 giugno 2010
Scudo per i falsi invalidi e immobili abusivi. Continua la corsa per modificare la Finanziaria
Tredici volumi, 3.900 pagine, 2.550 emendamenti. Più un altro tomo che contiene gli ordini del giorno. La commissione Bilancio del Senato, da oggi alle 15 e fino a venerdi, sarà impegnata ad esaminare le proposte di modifica presentate da maggioranza e opposizione. Un incontro tra governo, Popolo della Libertà e Lega, che si terrà prima dell’avvio dei lavori, dovrebbe portare ad una scrematura degli emendamenti. Nell’attesa tra le carte c’è la qualunque. Spiccano, tra le altre, le proposte della Lega, che chiede una sanatoria per i falsi invalidi civili e per i medici accondiscendenti che hanno rilasciato certificati falsi. Gli stessi senatori del Carroccio, Massimo Garavaglia e Gianvittore Vaccari, firmano un emendamento per obbligare cittadini e società extracomunitari che vogliono aprire la partita Iva a depositare prima una fidejussione bancaria di almeno 3mila euro. Sempre loro propongono l’introduzione di un contributo di solidarietà pari al 3% da applicare ai pensionati i cui assegni superino i 60mila euro l’anno.
Carlo Sarro e Gennaro Coronella, del PdL, chiedon la sospensione delle demolizioni degli immobili abusivi in Campania. Sempre dal PdL arriva l’emendamento sul raddoppio della tassa prevista nella manovra per i bonus e le stock option dei manager. L’imposizione del 2% sul patrimonio delle fondazioni di ordine bancaria, per il triennio 2011-2013, è invece la proposta di Giuseppe Menardi (PdL).
Sempre lui propone anche un’imposta da applicare sui redditi delle fondazioni, sempre del 2%, aggiuntiva rispetto a Ires e Irap.
Torna anche, a firma Maurizio Saia (PdL), la cedolare secca (al 20%) per i contratti di affitto a canone calmierato. E sempre Saia chiede di poter destinare il 5 per mille anche alle Università e Facoltà Pontificie.
Tra le altre proposte anche una valanga di emendamenti provenienti da tutti i gruppi per cancellare la norma che prevede il blocco del riacquisto da parte del Gse dei certificati verdi in eccesso per le energie rinnovabili. Richieste bipartisan anche per la proroga della detassazione degli utili reinvestiti in nuovi macchinari, la cosiddetta Tremonti-ter.
© Libero
Carlo Sarro e Gennaro Coronella, del PdL, chiedon la sospensione delle demolizioni degli immobili abusivi in Campania. Sempre dal PdL arriva l’emendamento sul raddoppio della tassa prevista nella manovra per i bonus e le stock option dei manager. L’imposizione del 2% sul patrimonio delle fondazioni di ordine bancaria, per il triennio 2011-2013, è invece la proposta di Giuseppe Menardi (PdL).
Sempre lui propone anche un’imposta da applicare sui redditi delle fondazioni, sempre del 2%, aggiuntiva rispetto a Ires e Irap.
Torna anche, a firma Maurizio Saia (PdL), la cedolare secca (al 20%) per i contratti di affitto a canone calmierato. E sempre Saia chiede di poter destinare il 5 per mille anche alle Università e Facoltà Pontificie.
Tra le altre proposte anche una valanga di emendamenti provenienti da tutti i gruppi per cancellare la norma che prevede il blocco del riacquisto da parte del Gse dei certificati verdi in eccesso per le energie rinnovabili. Richieste bipartisan anche per la proroga della detassazione degli utili reinvestiti in nuovi macchinari, la cosiddetta Tremonti-ter.
© Libero
mercoledì 12 maggio 2010
A2A si allea con la Lega. Nasce il nucleare padano
Dal credito all’energia. Dopo aver annunciato l’assalto alle banche per tutelare gli interessi del popolo del Nord, l’attivismo leghista si allarga anche al nucleare. Una partita verso cui, formalmente, il Carroccio non ha mai mostrato particolare interesse. Anzi, in campagna elettorale i due candidati-governatori Luca Zaia e Roberto Cota avevano subito messo in chiaro che di fare le centrali in Veneto o in Piemonte non se ne sarebbe parlato. Concetto ribadito senza mezzi termini una volta eletti.
Eppure, c’è chi negli ultimi mesi si è dedicato molto alla possibilità di creare un secondo consorzio alternativo a quello Enel-Edf per gestire il rilancio del nucleare italiano. A seguire il dossier è Bruno Caparini, esperto di impiantistica nucleare, padre del deputato nonché direttore di Telepadania Davide, proprietario del castello di Ponte di Legno dove Umberto Bossi trascorre le vacanze e fedelissimo da sempre del Senatur, che l’ha voluto nel consiglio di sorveglianza di A2A. Organismo in cui siede dal giugno dello scorso anno non senza alcune polemiche legate ad un’esperienza di fallimento societario che sarebbe stata omessa nel curriculum e che avrebbe, secondo i contestatori, messo in discussione i suoi requisiti di norabilità e professionalità. Scaramucce legate in gran parte ad uno scontro interno con l’ex presidente del consiglio di sorveglianza Renzo Capra.
L’operazione ruota intorno al progetto fortemente sostenuto da Giuliano Zuccoli. Il presidente della multiutility lombarda insiste sull’atomo da più di un anno. Finora, però, il piano è rimasto sulla carta. Anche perché per andare avanti servono non solo finanziamenti, ma anche un partner industriale di peso. E il principale candidato, l’Eni, ha fino ad oggi sempre smentito qualsiasi interesse. Più complicata da percorrere sarebbe la strada del partner straniero, anche se si è parlato della tedesca E.On e della stessa Edison, che A2A controlla insieme ai francesi di Edf. In questo caso, però, l’interesse strategico nazionale dovrebbe essere garantito da un grande investitore finanziario italiano o da un altro socio industriale. Dopo l’ingresso di Ansaldo Energia nel consorzio Enel-Edf non sarà facile trovare un’alternativa.
Un mesetto fa il manager della multiutility lombarda è tornato all’attacco sostenendo che «sul nucleare in Italia non si può avere una sola cordata e neppure una sola tecnologia» e candidando apertamente A2A a svolgere il ruolo del competitor. Dopo un anno di annunci, Zuccoli sembra finalmente intenzionato ad uscire allo scoperto. Il dossier sul nucleare sarà infatti portato oggi ufficialmente sul tavolo del consiglio di gestione di A2A.
Nella riunione il presidente dovrebbe illustrare il progetto della cordata alternativa, la cui parte del leone dovrebbe spettare ad un drappello di ex municipalizzate, affiancate da gruppi specializzati nella tecnologia atomica e da un partner finanziario di spessore.
Ed è qui che potrebbe entrare in gioco lo zampino leghista. Gli amministratori del Carroccio consentirebbero a Zuccoli di avere preziosi alleati negli enti locali che, attraverso il controllo societario delle utility, parteciperebbero alla partita. I primi con cui fare i conti, del resto, sono proprio i comuni che hanno in pancia le azioni A2A, Milano e Brescia. Sia Letizia Moratti sia Adriano Paroli non sarebbero entusiasti di un progetto che nel lungo periodo porterebbe grandi guadagni ma nell’immediato costerebbe qualcosa come 4 miliardi di investimenti. Un po’ troppi considerati i 4,65 miliardi di debiti della multiutility che, fra le altre cose, deve anche sciogliere il nodo della cogestione francese di Edison. Sul fronte finanziario un aiuto leghista potrebbe arrivare attraverso le Fondazioni azioniste dei grandi istituti bancari del Nord, a partire da quelle Intesa e Unicredit su cui il Carroccio ha già detto di voler puntare i riflettori. Di nomi, per ora, non se ne fanno. Oltre alle società già citate sarebbero in pista anche Iride (multiutility controllata dai comuni di Genova e Torino), l’americana Westinghouse, Saipem (Eni) in veste di general contractor, e anche la Cassa depositi e prestiti come possibile finanziatrice. Un fronte, quest’ultimo, su cui l’asse Bossi-Tremonti potrebbe fare la differenza.
libero-news.it
Eppure, c’è chi negli ultimi mesi si è dedicato molto alla possibilità di creare un secondo consorzio alternativo a quello Enel-Edf per gestire il rilancio del nucleare italiano. A seguire il dossier è Bruno Caparini, esperto di impiantistica nucleare, padre del deputato nonché direttore di Telepadania Davide, proprietario del castello di Ponte di Legno dove Umberto Bossi trascorre le vacanze e fedelissimo da sempre del Senatur, che l’ha voluto nel consiglio di sorveglianza di A2A. Organismo in cui siede dal giugno dello scorso anno non senza alcune polemiche legate ad un’esperienza di fallimento societario che sarebbe stata omessa nel curriculum e che avrebbe, secondo i contestatori, messo in discussione i suoi requisiti di norabilità e professionalità. Scaramucce legate in gran parte ad uno scontro interno con l’ex presidente del consiglio di sorveglianza Renzo Capra.
L’operazione ruota intorno al progetto fortemente sostenuto da Giuliano Zuccoli. Il presidente della multiutility lombarda insiste sull’atomo da più di un anno. Finora, però, il piano è rimasto sulla carta. Anche perché per andare avanti servono non solo finanziamenti, ma anche un partner industriale di peso. E il principale candidato, l’Eni, ha fino ad oggi sempre smentito qualsiasi interesse. Più complicata da percorrere sarebbe la strada del partner straniero, anche se si è parlato della tedesca E.On e della stessa Edison, che A2A controlla insieme ai francesi di Edf. In questo caso, però, l’interesse strategico nazionale dovrebbe essere garantito da un grande investitore finanziario italiano o da un altro socio industriale. Dopo l’ingresso di Ansaldo Energia nel consorzio Enel-Edf non sarà facile trovare un’alternativa.
Un mesetto fa il manager della multiutility lombarda è tornato all’attacco sostenendo che «sul nucleare in Italia non si può avere una sola cordata e neppure una sola tecnologia» e candidando apertamente A2A a svolgere il ruolo del competitor. Dopo un anno di annunci, Zuccoli sembra finalmente intenzionato ad uscire allo scoperto. Il dossier sul nucleare sarà infatti portato oggi ufficialmente sul tavolo del consiglio di gestione di A2A.
Nella riunione il presidente dovrebbe illustrare il progetto della cordata alternativa, la cui parte del leone dovrebbe spettare ad un drappello di ex municipalizzate, affiancate da gruppi specializzati nella tecnologia atomica e da un partner finanziario di spessore.
Ed è qui che potrebbe entrare in gioco lo zampino leghista. Gli amministratori del Carroccio consentirebbero a Zuccoli di avere preziosi alleati negli enti locali che, attraverso il controllo societario delle utility, parteciperebbero alla partita. I primi con cui fare i conti, del resto, sono proprio i comuni che hanno in pancia le azioni A2A, Milano e Brescia. Sia Letizia Moratti sia Adriano Paroli non sarebbero entusiasti di un progetto che nel lungo periodo porterebbe grandi guadagni ma nell’immediato costerebbe qualcosa come 4 miliardi di investimenti. Un po’ troppi considerati i 4,65 miliardi di debiti della multiutility che, fra le altre cose, deve anche sciogliere il nodo della cogestione francese di Edison. Sul fronte finanziario un aiuto leghista potrebbe arrivare attraverso le Fondazioni azioniste dei grandi istituti bancari del Nord, a partire da quelle Intesa e Unicredit su cui il Carroccio ha già detto di voler puntare i riflettori. Di nomi, per ora, non se ne fanno. Oltre alle società già citate sarebbero in pista anche Iride (multiutility controllata dai comuni di Genova e Torino), l’americana Westinghouse, Saipem (Eni) in veste di general contractor, e anche la Cassa depositi e prestiti come possibile finanziatrice. Un fronte, quest’ultimo, su cui l’asse Bossi-Tremonti potrebbe fare la differenza.
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martedì 11 maggio 2010
Roma resiste alla crisi meglio del super Nord
Gli amanti dei luoghi comuni e degli slogan leghisti non saranno contenti, ma la Capitale ha resistito alla crisi meglio del Nord operoso e calvinista. A Roma e provincia nel 2009, secondo i dati elaborati dall’Ufficio studi della Camera di Commercio nell’VIII Giornata dell’economia, ha registrato una crescita del sistema imprenditoriale dell’1,5%, con 434.665 aziende registrate, a fronte di un dato nazionale che ha visto una contrazione dello 0,3%. Il trend si conferma anche per i primi 3 mesi del 2010 dove le imprese romane aumentano dello 0,2% rispetto al meno 0,4% italiano. Anche il saldo del 2009 tra iscrizioni e cessazioni (al netto delle cancellazioni d’ufficio) risulta positivo e pari a 6.670 unità, valore che consolida il primato di Roma nella graduatoria delle province.
Più impresa uguale più lavoro e più ricchezza. Per quanto riguarda l’occupazione il 2009 si è chiuso con una contrazione dello 0,2% a fronte di un dato nazionale in calo dell’1,6%. Di qui, a cascata, il buon risultato sul Pil pro capite, che nella provincia di Roma si è ridotto dell’1,7%, mentre a Milano e Bologna il calo è stato rispettivamente del 4,2% e del 4,7%. Questi dati, ha spiegato giustamente e prudentemente il sindaco Gianni Alemanno, «non ci devono far abbassare la guardia e ci devono anzi spronare a fare meglio». Di sicuro, però, se qualcuno vuole trovare dei fannulloni dovrà andare da qualche altra parte.
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Più impresa uguale più lavoro e più ricchezza. Per quanto riguarda l’occupazione il 2009 si è chiuso con una contrazione dello 0,2% a fronte di un dato nazionale in calo dell’1,6%. Di qui, a cascata, il buon risultato sul Pil pro capite, che nella provincia di Roma si è ridotto dell’1,7%, mentre a Milano e Bologna il calo è stato rispettivamente del 4,2% e del 4,7%. Questi dati, ha spiegato giustamente e prudentemente il sindaco Gianni Alemanno, «non ci devono far abbassare la guardia e ci devono anzi spronare a fare meglio». Di sicuro, però, se qualcuno vuole trovare dei fannulloni dovrà andare da qualche altra parte.
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