Forse neanche super Mario riuscirà nell’impresa. Per carità, i soldi che nei prossimi mesi l’ex capo della Bce dovrebbe avere a disposizione non sono pochi. Anzi, sono tantissimi. Al di là del saldo netto per l’Italia al termine dell’operazione Recovery, tutto da verificare, Draghi potrà maneggiare nel breve periodo più di 200 miliardi di euro. Una montagna di quattrini. Ma risollevare il Mezzogiorno dalla sua situazione di drammatico degrado è ormai qualcosa che attiene più alla fantascienza che all’economia. Le Regioni del Sud, infatti, non devono recuperare terreno solo nei confronti del resto d’Italia, ma dell’intero continente, che anche nelle aree più deboli e svantaggiare sembra viaggiare sempre a ritmi più elevati.
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
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domenica 7 febbraio 2021
I posti più poveri della Ue? Sicilia e Campania
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martedì 9 maggio 2017
Roma è una cloaca. M5S e Pd litigano
Accuse, insulti, polemiche. Mentre i romani, dopo topi, cinghiali, capre, serpenti e sesso en plain air iniziano ad essere letteralmente sommersi da montagne di immondizia, Virginia Raggi e Nicola Zingaretti non trovano di meglio che azzuffarsi sulla responsabilità della nuova emergenza rifiuti che si prepara ad esplodere nella Capitale.
martedì 26 gennaio 2016
Altro che tregua fiscale: quattro regioni aumentano l'aliquota Irpef
Le tasse non aumentano. Ma dall’anno prossimo. Per i contribuenti è in arrivo l’ennesima beffa. Come più volte annunciato e sbandierato da Matteo Renzi nella legge di stabilità è stata prevista una sorta di tregua fiscale, in base alle quale nessuna regione potrà incrementare l’addizionale Irpef. Quello che non è stato spiegato è che lo stop alle tasse partirà solo dal 2017 (quando si pagheranno i tributi relativi ai redditi del 2016), se prima non arriverà un’altra norma a cambiare le carte in tavola.
venerdì 6 novembre 2015
Regioni in rivolta: Renzi ci taglia 72 miliardi
Settantadue miliardi di tagli cumulati tra il 2016 e il 2019 alla sanità, 31 in valore assoluto, 10 miliardi di tagli alla spesa corrente solo sul 2016. Sono solo alcuni dei numeri snocciolati ieri dalle Regioni, che per ora hanno deciso di sospendere il parere sulla legge di stabilità. Un’approccio «serio» lo definisce il governatore della Liguria, Giovanni Toti, in attesa di «finire l’istruttoria per andare a un giudizio più compiuto». Anche il presidente della Conferenza Stato-Regioni, Sergio Chiamparino, parla di una decisione «coerente» con la costituzione dei tavoli di lavoro, assicurando che il clima è sereno.
giovedì 12 febbraio 2015
Il bluff di Vendola sulle pensioni. L'assegno resta e paghiamo noi
Tutto, prima o poi, ritorna. Compresi i vitalizi della Regione Puglia, che due anni fa Nichi Vendola diceva trionfante di aver spazzato via. L’era dei super assegni (fino a 10mila eruo mensili) che incassano i vecchi consiglieri, in effetti, si è chiusa il primo gennaio 2013. A 24 mesi di distanza, però, i deputati regionali, panettone in bocca e delibera alla mano, si sono presi una piccola rivincita. Sempre (in larga misura) a spese del contribuente.
sabato 18 ottobre 2014
Renzi taglia la Lombardia e salva gli spreconi siciliani
Buoni e cattivi tutti dalla stessa parte della lavagna. Anzi, in alcuni casi i buoni finiscono dal lato dei cattivi e viceversa. È questo, secondo quasi tutti i governatori, compresi quelli «amici» delle regioni rosse, l’effetto perverso del taglio di 4 miliardi previsto dalla legge di stabilità.
Il criterio della ripartizione dei sacrifici ancora non è noto. La bozza della manovra si limita a prevedere che il contributo delle autonomie locali andrà cercato «in ambiti di spesa e per importi complessivamente proposti in sede di autocoordinamento, dalle regioni con intesa sancita dalla conferenza permanente per i rapporti con lo Stato». In altre parole, le sforbiciate saranno autogestite fino al raggiungimento dell’importo richiesto. Purché le regioni trovino l’accordo entro l’anno. Dopodiché, interverrà il governo per decreto.
Il criterio della ripartizione dei sacrifici ancora non è noto. La bozza della manovra si limita a prevedere che il contributo delle autonomie locali andrà cercato «in ambiti di spesa e per importi complessivamente proposti in sede di autocoordinamento, dalle regioni con intesa sancita dalla conferenza permanente per i rapporti con lo Stato». In altre parole, le sforbiciate saranno autogestite fino al raggiungimento dell’importo richiesto. Purché le regioni trovino l’accordo entro l’anno. Dopodiché, interverrà il governo per decreto.
sabato 29 settembre 2012
La finanza indaga (senza ipotesi di reato) sulle spese dell'Emilia Romagna
«Abbiamo trasmesso il documento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ora attendiamo segnali dal Governo». Così ieri mattina il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, a proposito dei tagli ai costi della politica proposti dai governatori italiani. Si tratta ora di capire se al presidente dell’Emilia Romagna arriveranno prima i «segnali del governo» o le comunicazioni della magistratura. Già, perché dopo Roma, Palermo e, ieri, Torino, (ma in tutto sono già sette su venti le Regioni finite nel mirino delle toghe) anche la procura di Bologna ha deciso di aprire una indagine “conoscitiva” sull’uso dei fondi ai gruppi consiliari della regione guidata da Errani.
martedì 28 febbraio 2012
Zaia porta Monti in tribunale: "Ci frega i soldi"
Un furto. È questa la conclusione a cui è giunto Luca Zaia, che ieri, dopo aver già bussato alla Corte Costituzionale, ha anche presentato un ricorso al Tar di Venezia per impedire lo scippo del governo. In ballo ci sono 8 miliardi di euro. Soldi attualmente depositati presso Unicredit che in base al decreto liberalizzazioni dovrebbero confluire nelle casse del Tesoro per alleggerire il peso del debito pubblico. I tempi sono strettissimi. L’articolo 35 della manovra stabilisce infatti che entro domani comuni, province, regioni, università ed enti sanitari debbano dirottare una prima tranche (il 50%) della loro liquidità verso la tesoreria centrale dello Stato.
mercoledì 4 gennaio 2012
Negozi sempre aperti? Le Regioni dicono no
Cos’hanno in comune Renata Polverini, Enrico Rossi, Roberto Cota e Luca Zaia? Sono tutti autorevoli presidenti di Regione e tutti fieramente contrari alle liberalizzazioni. Siano pure quelle poche briciole rimaste qua e là tra le mille tasse della manovra Monti, come le aperture dei negozi. Dopo aver subito i blitz dei farmacisti, quelle dei tassisti ed, infine, quelle degli esercenti, il famigerato articolo 31 del salva Italia, in cui si tentava timidamente di togliere un po’ di vincoli e paletti all’esercizio della libera concorrenza, finisce ora anche sotto il fuoco, ben più potente, dei governatori. Il che significa ricorsi alla Corte Costituzionale, congelamento delle norme e rinvio del tutto a data da destinarsi.
martedì 15 marzo 2011
Il Sud aiuta la ripresa dell’export
Il Centro, il Sud, ma soprattutto le isole. Potrà sembrare strano, ma è arrivata proprio da qui la ripresa delle esportazioni che nel 2010 ha permesso all’Italia di rimettersi sui binari della crescita. Un dato insolito, che gli esperti dell’Istituto nazionale di statistica spiegano con il forte incremento della vendita all’estero dei prodotti petroliferi raffinati, ma che comunque impressiona per le sue cifre.
sabato 5 marzo 2011
Le Regioni di sinistra boicottano il federalismo
Nel Consiglio dei ministri di ieri mattina, che ha varato il quarto decreto attuativo, quello sul fisco municipale, «non è stata approvata alcuna proroga» al federalismo e «il mio impegno è che dopo l'approvazione dei decreti attuativi avrei portato questa proposta. Oggi è stato dato in Consiglio dei ministri il preavviso della richiesta di proroga». Alla fine, a fare chiarezza al termine di una giornata governata dalle polemiche e i fraintendimenti, è intervenuto lo stesso Roberto Calderoli, in un’intervista che sarà pubblicata oggi sulla «Padania». Il ministro della Semplificazione assicura che «l’obiettivo resta quello di chiudere il prossimo 20 maggio» e che uno slittamento della delega «riguarderà eventuali altri decreti che dovessero rendersi necessari».
venerdì 14 gennaio 2011
Un valdostano costa quattro volte un lombardo
Dodicimila euro a testa per ogni abitante della Valle d’Aosta. Se i numeri non arrivassero dalla Ragioneria dello Stato, si potrebbe pensare ad uno scherzo. Neanche troppo divertente, considerate le tasse che sborsiamo. Eppure, quella cifra indica con esattezza certosina la somma spesa dallo Stato nel 2008 per finanziare la piccola regione del Nord Ovest.
giovedì 8 luglio 2010
Tremonti insiste: «Tagli necessari nessun dispetto»
«I saldi sono e saranno intangibili» e «i tagli alla Pa servono ad evitare il rischio Grecia». Questo probabilmente ribadirà Giulio Tremonti domani quando incontrerà insieme al premier Silvio Berlusconi i rappresentanti delle Regioni. L’annuncio dell’incontro è arrivato al termine di una giornata infuocata in cui i governatori hanno di nuovo minacciato la restituzione delle deleghe sulle competenze assicurando che la conferenza Stato-Regioni, inizialmente prevista per oggi con il ministro Raffaele Fitto, sarebbe stato disertata in mancanza di un confronto con il Cavaliere.
L’idea è che un faccia a faccia con Berlusconi possa mettere all’angolo il ministro dell’Economia. In realtà, il senso della nota congiunta con il premier e della presenza di Tremonti all’incontro di domani sembra far capire che non ci saranno molti margini di manovra. Anche l’annuncio della doppia fiducia in Senato e alla Camera va in questa direzione. Lo slittamento dei lavori, con la manovra che arriverà in aula solo martedì, salva la forma. Ma è difficile che dal vertice governo regioni possa scaturire qualche marcia indietro.
Nel dimostrare la necessità dei tagli nel lungo comunicato diffuso in serata il titolare di Via XX Settembre ha incollato la parte iniziale della sua Relazione alle Camere sul federalismo fiscale, depositata il 30 giugno.
La spesa consolidata, si legge nella nota, «è pari a 799 miliardi. La spesa statale non consolidata è pari a 459 miliardi. La spesa delle amministrazioni locali non consolidata è pari a 255 miliardi di euro». Ed ecco il punto: «Sugli oltre 170 miliardi di competenza delle Regioni, l’incidenza della manovra è pari al 3% circa. Percentuale che da un lato non può essere ridotta, dall’altro lato è recuperabile nella forma di possibili economie di bilancio».
È un problema di prospettiva, scrivono Tremonti e Berlusconi. Assumendo quella giusta, «è assolutamente evidente che l’incidenza complessiva della politica di rigore operata in questi anni è stata, è e sarà nell’insieme distribuita su tutte le voci che sono parte del bilancio dello Stato. Ciò considerando non solo questa manovra ma anche la legge finanziaria triennale che, a sua volta, si aggiunge agli altri interventi fatti nel passato». In conclusione, «ciò che viene rilevato ora come squilibrio a carico dei governi locali va valutato in base a ciò che è già stato operato a carico del governo centrale. Ciò rende oggettivamente impraticabile l’ipotesi di uno spostamento interno alla manovra, da una voce all’altra».
Detto questo, premier e ministro, si dicono disponibili a mettere «il massimo impegno nella nella possibile congiunta ricerca dei termini di effettività, realizzabilità, sostenibilità dei piani di rientro».
Secondo il governatore del Lazio, Renata Polverini, che ieri ha incontrato Tremonti e Berlusconi insieme al governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, significa che il governo concederà «più tempo» alle cinque Regioni del Sud alle prese con gli enormi deficit sanitari.
Se il Mezzogiorno incassa la proroga, il battagliero presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, sembra per ora accontentarsi del vertice di domani: un «primo passo utile».
© Libero
L’idea è che un faccia a faccia con Berlusconi possa mettere all’angolo il ministro dell’Economia. In realtà, il senso della nota congiunta con il premier e della presenza di Tremonti all’incontro di domani sembra far capire che non ci saranno molti margini di manovra. Anche l’annuncio della doppia fiducia in Senato e alla Camera va in questa direzione. Lo slittamento dei lavori, con la manovra che arriverà in aula solo martedì, salva la forma. Ma è difficile che dal vertice governo regioni possa scaturire qualche marcia indietro.
Nel dimostrare la necessità dei tagli nel lungo comunicato diffuso in serata il titolare di Via XX Settembre ha incollato la parte iniziale della sua Relazione alle Camere sul federalismo fiscale, depositata il 30 giugno.
La spesa consolidata, si legge nella nota, «è pari a 799 miliardi. La spesa statale non consolidata è pari a 459 miliardi. La spesa delle amministrazioni locali non consolidata è pari a 255 miliardi di euro». Ed ecco il punto: «Sugli oltre 170 miliardi di competenza delle Regioni, l’incidenza della manovra è pari al 3% circa. Percentuale che da un lato non può essere ridotta, dall’altro lato è recuperabile nella forma di possibili economie di bilancio».
È un problema di prospettiva, scrivono Tremonti e Berlusconi. Assumendo quella giusta, «è assolutamente evidente che l’incidenza complessiva della politica di rigore operata in questi anni è stata, è e sarà nell’insieme distribuita su tutte le voci che sono parte del bilancio dello Stato. Ciò considerando non solo questa manovra ma anche la legge finanziaria triennale che, a sua volta, si aggiunge agli altri interventi fatti nel passato». In conclusione, «ciò che viene rilevato ora come squilibrio a carico dei governi locali va valutato in base a ciò che è già stato operato a carico del governo centrale. Ciò rende oggettivamente impraticabile l’ipotesi di uno spostamento interno alla manovra, da una voce all’altra».
Detto questo, premier e ministro, si dicono disponibili a mettere «il massimo impegno nella nella possibile congiunta ricerca dei termini di effettività, realizzabilità, sostenibilità dei piani di rientro».
Secondo il governatore del Lazio, Renata Polverini, che ieri ha incontrato Tremonti e Berlusconi insieme al governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, significa che il governo concederà «più tempo» alle cinque Regioni del Sud alle prese con gli enormi deficit sanitari.
Se il Mezzogiorno incassa la proroga, il battagliero presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, sembra per ora accontentarsi del vertice di domani: un «primo passo utile».
© Libero
venerdì 2 luglio 2010
I governatori: «La manovra è peggiorata»
Questa volta, niente assalti alla diligenza. La manovra non sarà ancora oggetto di negoziazione in Parlamento. «Il Paese può stare tranquillo», ha assicurato Giulio Tremonti durante l’incontro a Palazzo Madama con i senatori del Pdl, la finanziaria uscirà dalle Camere «a soldi e saldi invariati».
La notizia è piaciuta poco ai governatori che non hanno neanche apprezzato il compromesso tentato in commissione dal relatore Antonio Azzollini con l’emendamento che concede più autonomia agli enti territoriali sulla distribuzione dei tagli. «La proposta di modifica è una pezza peggiore del buco», tuona Roberto Formigoni, che resta convinto di dover interloquire direttamente con il premier. «C’è una persona che vale di più di un sottosegretario e di un ministro e confidiamo in quello che ha detto realmente questa persona», spiega il governatore della Lombardia riferendosi a Silvio Berlusconi. E un incontro col premier viene invocato anche dal presidente della conferenza delle Regioni, Vasco Errani, e da quello dell’Anci, Sergio Chiamparino. Persino i cinque governatori del Sud che continuano a sostenere la linea del dialogo ammettono, come fa il presidente del Lazio Renata Polverini, che l’emendamento forse non è peggiorativo, «ma di certo non aiuta».
E a Umberto Bossi, che in serata ha parlato di «pace scoppiata» tra il ministro dell’Economia e le regioni, risponde per le rime Errani: «La pace vera arriverà solo nel momento in cui il governo si renderà disponibile a rivedere i tagli».
Tutt’altra, per ora, l’intenzione di Tremonti, che invece sta studiando modi per recuperare risorse aggiuntive. Il ministro ha confermato che sulle banche non ci saranno tasse, ma si è detto disponibile a valutare idee per un eventuale intervento sulle assicurazioni. Il titolare di Via XX Settembre ha parlato delle asimmetrie delle tariffe tra Italia ed Europa, aggiungendo che «se c’è una proposta sulle assicurazioni sono disposto a prenderla in esame». Qualsiasi risorsa andrebbe comunque ad aggiungersi ai risparmi e non a finanziare nuove misure. Il ministro ha poi ribadito l’intenzione di andare avanti sulla semplificazione delle procedure che gravano sulle piccole imprese, ma non ha sciolto il nodo sul tipo di strumento legislativo da adoperare. In serata Tremonti è tornato sui tagli alle regioni. A modo suo: «Pensiamo che ci sia un buon emendamento nella manovra, pensiamo che ci sia spazio per la discussione responsabile e seria».
© Libero
La notizia è piaciuta poco ai governatori che non hanno neanche apprezzato il compromesso tentato in commissione dal relatore Antonio Azzollini con l’emendamento che concede più autonomia agli enti territoriali sulla distribuzione dei tagli. «La proposta di modifica è una pezza peggiore del buco», tuona Roberto Formigoni, che resta convinto di dover interloquire direttamente con il premier. «C’è una persona che vale di più di un sottosegretario e di un ministro e confidiamo in quello che ha detto realmente questa persona», spiega il governatore della Lombardia riferendosi a Silvio Berlusconi. E un incontro col premier viene invocato anche dal presidente della conferenza delle Regioni, Vasco Errani, e da quello dell’Anci, Sergio Chiamparino. Persino i cinque governatori del Sud che continuano a sostenere la linea del dialogo ammettono, come fa il presidente del Lazio Renata Polverini, che l’emendamento forse non è peggiorativo, «ma di certo non aiuta».
E a Umberto Bossi, che in serata ha parlato di «pace scoppiata» tra il ministro dell’Economia e le regioni, risponde per le rime Errani: «La pace vera arriverà solo nel momento in cui il governo si renderà disponibile a rivedere i tagli».
Tutt’altra, per ora, l’intenzione di Tremonti, che invece sta studiando modi per recuperare risorse aggiuntive. Il ministro ha confermato che sulle banche non ci saranno tasse, ma si è detto disponibile a valutare idee per un eventuale intervento sulle assicurazioni. Il titolare di Via XX Settembre ha parlato delle asimmetrie delle tariffe tra Italia ed Europa, aggiungendo che «se c’è una proposta sulle assicurazioni sono disposto a prenderla in esame». Qualsiasi risorsa andrebbe comunque ad aggiungersi ai risparmi e non a finanziare nuove misure. Il ministro ha poi ribadito l’intenzione di andare avanti sulla semplificazione delle procedure che gravano sulle piccole imprese, ma non ha sciolto il nodo sul tipo di strumento legislativo da adoperare. In serata Tremonti è tornato sui tagli alle regioni. A modo suo: «Pensiamo che ci sia un buon emendamento nella manovra, pensiamo che ci sia spazio per la discussione responsabile e seria».
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martedì 29 giugno 2010
Il pressing delle Regioni fa tentennare il premier
Roberto Formigoni si dice sicuro che Silvio Berlusconi incontrerà i governatori. E il Cavaliere, dal Brasile, avrebbe fatto sapere che la manovra non è intoccabile: «La rivedremo». Certo, poco dopo è arrivata la smentita del sottosegretario Paolo Bonaiuti, forse caldeggiata da Giulio Tremonti, ma in fondo una possibilità di accordo tra le Regioni e il presidente del Consiglio sulla rimodulazione dei tagli previsti dalla Finanziaria non sembra così lontana. E forse neanche le distanze col ministro dell’Economia sono così siderali. Ieri Tremonti si è rifiutato di commentare la lettera-appello delle cinque regioni di centrodestra del Sud, che hanno criticato l’idea di favorire solo le amministrazioni virtuose. Ma il governatore del Lazio, Renata Polverini, ha detto che il ministro le avrebbe «assicurato» che «sui tagli si può fare qualcosa, pur mantenendo i saldi». Anche il responsabile degli Affari regionali, Raffaele Fitto, intervistato dall’Opinione, ha spiegato che «ci sono regioni, come il Lazio e la Campania, che hanno ereditato situazioni gravose a causa di irresponsabili amministrazioni passate» e che «per casi analoghi è forse possibile trovare qualche accorgimento alla manovra»
Quanto alla rottura del fronte unico, l’ex sindacalista ha spiegato che dietro la lettera non c’è alcuna spaccatura. «Tutti abbiamo sottoscritto un documento unitario contro la manovra», ha detto la Polverini.
Non crede ad una strategia separatista neanche Formigoni. «È inutile che qualcuno faccia il furbo e cerchi di vedere distanze che non ci sono», ha detto il governatore della Lombardia. In effetti, anche il presidente del Molise nonché vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Michele Iorio, che è uno dei cinque firmatari, ha ribadito che non c’è «alcuna forma di rottura del fronte unico contro la manovra».
Detto questo, è difficile non vedere almeno qualche distinguo nelle parole di Luca Zaia, il quale ieri ha ribadito che «tagliare indiscriminatamente significa penalizzare chi ha bene amministrato e lasciare chi ha sprecato libero di continuare a farlo». L’obiettivo del riequilibrio sarebbe comunque condiviso da tutti. Questo il giudizio del presidente della Conferenza delle regioni che ieri ha ribadito la richiesta di un incontro urgente con il premier e l’adesione alla «proposta di istituire una commissione straordinaria governo-regioni che verifichi la qualità della spesa della Pa sia al centro sia alla periferia».
Intanto il relatore della manovra Antonio Azzollini sta effettuando gli ultimi ritocchi all’emendamento omnibus che dovrebbe essere presentato oggi in commissione Bilancio al Senato.
© Libero
Quanto alla rottura del fronte unico, l’ex sindacalista ha spiegato che dietro la lettera non c’è alcuna spaccatura. «Tutti abbiamo sottoscritto un documento unitario contro la manovra», ha detto la Polverini.
Non crede ad una strategia separatista neanche Formigoni. «È inutile che qualcuno faccia il furbo e cerchi di vedere distanze che non ci sono», ha detto il governatore della Lombardia. In effetti, anche il presidente del Molise nonché vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Michele Iorio, che è uno dei cinque firmatari, ha ribadito che non c’è «alcuna forma di rottura del fronte unico contro la manovra».
Detto questo, è difficile non vedere almeno qualche distinguo nelle parole di Luca Zaia, il quale ieri ha ribadito che «tagliare indiscriminatamente significa penalizzare chi ha bene amministrato e lasciare chi ha sprecato libero di continuare a farlo». L’obiettivo del riequilibrio sarebbe comunque condiviso da tutti. Questo il giudizio del presidente della Conferenza delle regioni che ieri ha ribadito la richiesta di un incontro urgente con il premier e l’adesione alla «proposta di istituire una commissione straordinaria governo-regioni che verifichi la qualità della spesa della Pa sia al centro sia alla periferia».
Intanto il relatore della manovra Antonio Azzollini sta effettuando gli ultimi ritocchi all’emendamento omnibus che dovrebbe essere presentato oggi in commissione Bilancio al Senato.
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lunedì 28 giugno 2010
Anche Zaia se la prende con i tagli di Tremonti
Ci sarà la fiducia, anzi no. Forse. A gettare un po’ di confusione sulla manovra ieri ci ha pensato Maurizio Saia. «Tutto dovrà trovare sintesi in un maxiemendamento su cui inevitabilmente sarà posta la fiducia in aula». Così avrebbe detto il senatore della commissione Bilancio rispondendo ad alcuni cronisti sull’iter della Finanziaria. Poco dopo la smentita. «Non ho mai parlato di fiducia», precisa Saia in una nota. Ma poi aggiunge: «È chiaro che se i tempi subiranno una dilatazione, come sta già avvenendo, spetterà alla Camera decidere il da farsi». Per quanto riguarda l’ipotesi della presentazione di un maxiemendamento, Saia spiega che «la possibilità potrebbe verificarsi in commissione sulla base della convergenza che tra maggioranza ed opposizione si sta registrando su vari punti».
Di sicuro, per ora, c’è che l’approdo nell’aula di Palazzo Madama non sarà più il primo luglio. L’appuntamento è slittato al 6 luglio, mentre il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato per per il 5 alle 14.
Nessuna accelerazione, del resto, è arrivata dall’incontro tra il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e i senatori del PdL per sciogliere i nodi della manovra. Il titolare di via XX settembre ha ricevuto al ministero il presidente della commissione Bilancio, Antonio Azzollini, il presidente e il vice del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello e il capogruppo in commissione Saia. Nel corso dell’incontro non si è andato oltre un primo screening. Solo la settimana prossima, tra martedì e mercoledì, ci sarà un’analisi più approfondita.
Anche ieri ha tenuto banco la durissima protesta delle regioni. Mercoledì prossimo, nel pomeriggio, ci sarà un incontro tra regioni, comuni, province e comunità montane proprio per mettere a punto una piattaforma comune sulla manovra. I governatori sembrano comunque intenzionati ad andare fino in fondo. Intanto pure il leghista Luca Zaia, inizialmente più attento a non incrinare i rapporti tra il Carroccio e Tremonti, è tornato all’attacco. «Le Regioni saranno costrette a restituire tutta una serie di competenze se la manovrà confermerà i tagli nei loro confronti», ha tuonato il governatore del Veneto a margine dell’assemblea degli industriali di Treviso. La Regione guidata da Zaia su un bilancio di 1.671 milioni di euro ha un taglio di oltre 350 milioni. Il che significa, ha spiegato il presidente, «che dobbiamo dire ai veneti che dal 2011 noi non abbiamo più risorse per far fronte a quella che è ritenuta la spesa discrezionale. Spese non superflue ma funzionali al rilancio dell’economia».
In tempo reale la replica di Maurizio Sacconi, anche lui presente a Treviso. «Il governo», ha detto il ministro del Welfare, «ha dimostrato disponibilità al dialogo e noto qualche volta un atteggiamento un po’ politicizzato nella polemica. Da parte delle regioni non ho ancora visto piani industriali di razionalizzazione». «Le regioni fanno già la loro parte», ha ribattutto Zaia.
Anche Roberto Formigoni contesta la lettura ideologica. «La nostra», ha detto dai microfoni di Repubblica tv, «non è una contrapposizione preconcetta, ma nasce dalla volontà di scrivere insieme una manovra, che è indispensabile, ma carica tutto sulle Regioni». Il governatore della Lombardia ha rilanciato la proposta di una commissione mista col governo per verificare i costi e individuare gli sprechi.
Nell’attesa Vasco Errani ha scritto al ministro Raffaele Fitto chiedendo la convocazione di una riunione straordinaria della Conferenza Stato-Regioni. Scontato l’ordine del giorno: la restituzione delle deleghe previste dalla Bassanini annunciata giovedì dai governatori.
© Libero
Di sicuro, per ora, c’è che l’approdo nell’aula di Palazzo Madama non sarà più il primo luglio. L’appuntamento è slittato al 6 luglio, mentre il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato per per il 5 alle 14.
Nessuna accelerazione, del resto, è arrivata dall’incontro tra il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e i senatori del PdL per sciogliere i nodi della manovra. Il titolare di via XX settembre ha ricevuto al ministero il presidente della commissione Bilancio, Antonio Azzollini, il presidente e il vice del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello e il capogruppo in commissione Saia. Nel corso dell’incontro non si è andato oltre un primo screening. Solo la settimana prossima, tra martedì e mercoledì, ci sarà un’analisi più approfondita.
Anche ieri ha tenuto banco la durissima protesta delle regioni. Mercoledì prossimo, nel pomeriggio, ci sarà un incontro tra regioni, comuni, province e comunità montane proprio per mettere a punto una piattaforma comune sulla manovra. I governatori sembrano comunque intenzionati ad andare fino in fondo. Intanto pure il leghista Luca Zaia, inizialmente più attento a non incrinare i rapporti tra il Carroccio e Tremonti, è tornato all’attacco. «Le Regioni saranno costrette a restituire tutta una serie di competenze se la manovrà confermerà i tagli nei loro confronti», ha tuonato il governatore del Veneto a margine dell’assemblea degli industriali di Treviso. La Regione guidata da Zaia su un bilancio di 1.671 milioni di euro ha un taglio di oltre 350 milioni. Il che significa, ha spiegato il presidente, «che dobbiamo dire ai veneti che dal 2011 noi non abbiamo più risorse per far fronte a quella che è ritenuta la spesa discrezionale. Spese non superflue ma funzionali al rilancio dell’economia».
In tempo reale la replica di Maurizio Sacconi, anche lui presente a Treviso. «Il governo», ha detto il ministro del Welfare, «ha dimostrato disponibilità al dialogo e noto qualche volta un atteggiamento un po’ politicizzato nella polemica. Da parte delle regioni non ho ancora visto piani industriali di razionalizzazione». «Le regioni fanno già la loro parte», ha ribattutto Zaia.
Anche Roberto Formigoni contesta la lettura ideologica. «La nostra», ha detto dai microfoni di Repubblica tv, «non è una contrapposizione preconcetta, ma nasce dalla volontà di scrivere insieme una manovra, che è indispensabile, ma carica tutto sulle Regioni». Il governatore della Lombardia ha rilanciato la proposta di una commissione mista col governo per verificare i costi e individuare gli sprechi.
Nell’attesa Vasco Errani ha scritto al ministro Raffaele Fitto chiedendo la convocazione di una riunione straordinaria della Conferenza Stato-Regioni. Scontato l’ordine del giorno: la restituzione delle deleghe previste dalla Bassanini annunciata giovedì dai governatori.
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venerdì 25 giugno 2010
Le Regioni minacciano: non governiamo più
Dopo i magistrati e i sindacati ora anche le Regioni vogliono scioperare. L’idea, più propriamente, è quella di una “serrata”. Basta trasporto pubblico locale e viabilità, basta agricoltura, protezione civile, energia, incentivi a imprese. Insomma, i governatori non vogliono più occuparsi delle competenze trasferite dal centro alla periferia dalla legge Bassanini del 1997. La singolare protesta messa in scena contro i tagli previsti dalla Finanziaria è stata annunciata ieri dal presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Vasco Errani. Sulla carta il ragionamento non fa una grinza. Si tratta di competenze, ha spiegato, «che costano 3,1 miliardi di euro mentre il taglio previsto nel solo 2001 è di 4 miliardi». Niente soldi, niente responsabilità. Una provocazione, chiaramente, su cui i governatori intendono però andare fino in fondo. L’intenzione è quella di chiedere una Conferenza Stato-Regioni straordinaria per riconsegnare le deleghe della Bassanini.
E sulla serrata i governatori ritrovano anche quella compattezza che nei giorni scorsi era stata messa in crisi dalla proposta dei tagli selettivi, da calibrare in base alla virtuosità delle amministrazioni.
Ieri il fronte si è presentato senza spaccature. L’ordine del giorno approvato dalla conferenza in cui le Regioni chiedono udienza a Berlusconi e ai presidenti di Camera e Senato, dicendosi pronte a «dare una doverosa informazione al presidente della Repubblica», è stato approvato all’unanimità. «Compresi i colleghi Cota e Zaia della Lega», ci ha tenuto a sottolineare il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni. Il premier, però, prima di partire per il Canada si è schierato con Giulio Tremonti assecondando la linea dura del ministro dell’Economia. «Ci sono pochi spazi per intervenire», ha confidato Berlusconi in relazioni alle rivedicazioni dei governatori.
Fatto sta che le Regioni intendono mostrare «le gravi ripercussioni che la manovra comporterà per l’intero Paese» e denunciare, si legge nel documento, «le mancate risposte del governo alle loro richieste e proposte» e i «tentativi di creare divisioni tra le Regioni ad autonomia ordinaria e speciale». Di qui anche la richiesta di istituire una commissione straordinaria, Governo-Regioni, con il compito di verificare i costi di gestione delle pubbliche amministrazioni per trovare altri risparmi da investire in chiave anti crisi. Sul piede di guerra, oltre a Formigoni ci sono anche fedelissimi di Berlusconi come Ugo Capellacci o governatori neoletti con il Pdl come Giuseppe Scopelliti. Per il presidente della Sardegna, «la politica di rigore non può risolversi nel taglio indiscriminato di trasferimenti indispensabili», mentre per il governatore della Calabria «la posizione ferma di Tremonti non aiuta di certo il dialogo». Il presidente Errani ha poi chiesto ad Anci e Upi, rispettivamente le associazioni di Comuni e province, di costruire una piattaforma comune per gestire la situazione. Appello immmediatamente raccolto dal presidente Anci, Sergio Chiamparino.
Intanto a Palazzo Madama i lavori procedono a rilento. Ieri è arrivato il via libera solo per una manciata di emendamenti. Il grosso è atteso per la prossima settimana. «Presenterò i miei martedì», ha annunciato il relatore Antonio Azzollini (PdL). Ancora non è stabilito se il governo presenterà un maxiemendamento o se le modifiche di governo e maggioranza confluiranno tutte nelle proposte di Azzollini.
© Libero
E sulla serrata i governatori ritrovano anche quella compattezza che nei giorni scorsi era stata messa in crisi dalla proposta dei tagli selettivi, da calibrare in base alla virtuosità delle amministrazioni.
Ieri il fronte si è presentato senza spaccature. L’ordine del giorno approvato dalla conferenza in cui le Regioni chiedono udienza a Berlusconi e ai presidenti di Camera e Senato, dicendosi pronte a «dare una doverosa informazione al presidente della Repubblica», è stato approvato all’unanimità. «Compresi i colleghi Cota e Zaia della Lega», ci ha tenuto a sottolineare il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni. Il premier, però, prima di partire per il Canada si è schierato con Giulio Tremonti assecondando la linea dura del ministro dell’Economia. «Ci sono pochi spazi per intervenire», ha confidato Berlusconi in relazioni alle rivedicazioni dei governatori.
Fatto sta che le Regioni intendono mostrare «le gravi ripercussioni che la manovra comporterà per l’intero Paese» e denunciare, si legge nel documento, «le mancate risposte del governo alle loro richieste e proposte» e i «tentativi di creare divisioni tra le Regioni ad autonomia ordinaria e speciale». Di qui anche la richiesta di istituire una commissione straordinaria, Governo-Regioni, con il compito di verificare i costi di gestione delle pubbliche amministrazioni per trovare altri risparmi da investire in chiave anti crisi. Sul piede di guerra, oltre a Formigoni ci sono anche fedelissimi di Berlusconi come Ugo Capellacci o governatori neoletti con il Pdl come Giuseppe Scopelliti. Per il presidente della Sardegna, «la politica di rigore non può risolversi nel taglio indiscriminato di trasferimenti indispensabili», mentre per il governatore della Calabria «la posizione ferma di Tremonti non aiuta di certo il dialogo». Il presidente Errani ha poi chiesto ad Anci e Upi, rispettivamente le associazioni di Comuni e province, di costruire una piattaforma comune per gestire la situazione. Appello immmediatamente raccolto dal presidente Anci, Sergio Chiamparino.
Intanto a Palazzo Madama i lavori procedono a rilento. Ieri è arrivato il via libera solo per una manciata di emendamenti. Il grosso è atteso per la prossima settimana. «Presenterò i miei martedì», ha annunciato il relatore Antonio Azzollini (PdL). Ancora non è stabilito se il governo presenterà un maxiemendamento o se le modifiche di governo e maggioranza confluiranno tutte nelle proposte di Azzollini.
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giovedì 17 giugno 2010
Al Nord i tagli maggiori: spariti quasi 4 miliardi
I tagli imposti da Giulio Tremonti alle Regioni non piacciono, ovviamente, a nessuno. L’idea di dover stringere la cinghia ha raccolto dissensi unanimi a destra come a sinistra, al Sud come al Nord.
Per qualcuno, però, al danno si aggiungerà la beffa. La sforbiciata del ministro dell’Economia si abbatterà, infatti, in egual misura anche su chi ha finora cercato di tenere in ordine i bilanci. Come ha spiegato chiaramente il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, «la linearità dei tagli, rischia di penalizzare anche quelle realtà amministrative che negli ultimi anni hanno gestito la propria spesa con oculatezza e parsimonia».
A fare due conti sull’impatto della manovra sulle singole regioni è stata la stessa associazione degli artigiani. L’ufficio studi della Cgia ha individuato il totale delle spese regionali sostenute nel 2009 che, complessivamente, ammontano a 171,6 miliardi. Di questo importo è stata considerata quella parte di spesa soggetta al patto di stabilità interno, che ammonta a 62,58 miliardi. In estrema sintesi, si tratta della totalità delle spese regionali al netto di quelle riferite alla sanità che non sono sottoposta ai vincoli del patto. Sull’aggregato di spesa così ricavato, si sono calcolati gli importi su cui agirà la “scure” dei 10 miliardi nel biennio 2011-2012 contenuta nella manovra. Il quadro che emerge è abbastanza chiaro.
Calcolando l’impatto pro-capite le regioni ordinarie maggiormente penalizzate sembrerebbero quelle del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria). A fronte dei 211 euro pro-capite nel biennio, il Centro (Toscana, Marche, Umbria e Lazio) sarebbe penalizzato per 194 euro e il Nord (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) solo per 129. Il rapporto si ribalta per le regioni a statuto speciale. Qui il valore procapite del Nord (Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) è 290 euro mentre quello del Sud (Sicilia e Sardegna) soltanto 121. Considerando le regioni nell’insieme il confronto vedrebbe sempre penalizzato il Meridione con 182 euro di “tagli” pro-capite rispetto ai 143 del Nord.
Eliminando però la differenza rappresentata dal numero di abitanti, il cui divario distorce il calcolo dell’impatto sulle singole regioni, appare chiaro che il peso più elevato della manovra dovrà sopportarlo proprio il Nord che, fino a prova contraria, ha i conti più in regola di molte amministrazioni del Mezzogiorno.
Dei 10 miliardi di minori trasferimenti previsti dalla manovra correttivi, 3,91 saranno quelli a carico dell’insieme delle regioni del Nord, 3,79 quelli che impatteranno sui bilanci del Sud e solo 2,29 quelli che peseranno sul Centro. Anche per quello che riguarda l’impatto percentuale sulla spesa, il Mezzogiorno se la cava con un 14,2% rispetto al 15,2% del Nord. «Mi auguro», ha detto Bortolussi, «che la risposta che verrà messa in campo dai governatori non sia quella di aumentare le tasse locali. Un’operazione che, probabilmente, creerebbe, nell’opinione pubblica, un clima generale molto ostile, in grado di compromettere l’avvio della riforma sul federalismo fiscale».
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Per qualcuno, però, al danno si aggiungerà la beffa. La sforbiciata del ministro dell’Economia si abbatterà, infatti, in egual misura anche su chi ha finora cercato di tenere in ordine i bilanci. Come ha spiegato chiaramente il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, «la linearità dei tagli, rischia di penalizzare anche quelle realtà amministrative che negli ultimi anni hanno gestito la propria spesa con oculatezza e parsimonia».
A fare due conti sull’impatto della manovra sulle singole regioni è stata la stessa associazione degli artigiani. L’ufficio studi della Cgia ha individuato il totale delle spese regionali sostenute nel 2009 che, complessivamente, ammontano a 171,6 miliardi. Di questo importo è stata considerata quella parte di spesa soggetta al patto di stabilità interno, che ammonta a 62,58 miliardi. In estrema sintesi, si tratta della totalità delle spese regionali al netto di quelle riferite alla sanità che non sono sottoposta ai vincoli del patto. Sull’aggregato di spesa così ricavato, si sono calcolati gli importi su cui agirà la “scure” dei 10 miliardi nel biennio 2011-2012 contenuta nella manovra. Il quadro che emerge è abbastanza chiaro.
Calcolando l’impatto pro-capite le regioni ordinarie maggiormente penalizzate sembrerebbero quelle del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria). A fronte dei 211 euro pro-capite nel biennio, il Centro (Toscana, Marche, Umbria e Lazio) sarebbe penalizzato per 194 euro e il Nord (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) solo per 129. Il rapporto si ribalta per le regioni a statuto speciale. Qui il valore procapite del Nord (Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) è 290 euro mentre quello del Sud (Sicilia e Sardegna) soltanto 121. Considerando le regioni nell’insieme il confronto vedrebbe sempre penalizzato il Meridione con 182 euro di “tagli” pro-capite rispetto ai 143 del Nord.
Eliminando però la differenza rappresentata dal numero di abitanti, il cui divario distorce il calcolo dell’impatto sulle singole regioni, appare chiaro che il peso più elevato della manovra dovrà sopportarlo proprio il Nord che, fino a prova contraria, ha i conti più in regola di molte amministrazioni del Mezzogiorno.
Dei 10 miliardi di minori trasferimenti previsti dalla manovra correttivi, 3,91 saranno quelli a carico dell’insieme delle regioni del Nord, 3,79 quelli che impatteranno sui bilanci del Sud e solo 2,29 quelli che peseranno sul Centro. Anche per quello che riguarda l’impatto percentuale sulla spesa, il Mezzogiorno se la cava con un 14,2% rispetto al 15,2% del Nord. «Mi auguro», ha detto Bortolussi, «che la risposta che verrà messa in campo dai governatori non sia quella di aumentare le tasse locali. Un’operazione che, probabilmente, creerebbe, nell’opinione pubblica, un clima generale molto ostile, in grado di compromettere l’avvio della riforma sul federalismo fiscale».
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venerdì 11 giugno 2010
Parte l’assalto alla manovra, ma Tremonti tira dritto
Le proteste delle categorie, in confronto, sono poca cosa. Ieri la manovra ha affrontato il primo giro di esami veri, sia tecnici sia politici. E i voti non sono probabilmente quelli che Giulio Tremonti si aspettava. La bocciatura più dura, e anche più carica di insidie, è quella arrivata dalle regioni. Il dissenso uscito dall’incontro tra i governatori e il ministro dell’Economia è netto e bipartisan. Ad offrire la sintesi è il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, che ha parlato di «tagli del tutto sproporzionati, di manovra irricevibile e di distanza grandissima col governo». Ma il giudizio è condiviso da tutti, anche dai fedelissimi di centrodestra. A partire dal governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, secondo il quale «la manovra spazza via il federalismo fiscale» e crea addirittura «una situazione di emergenza nazionale».
L’unico che ha tentato di non togliere il sostegno al governo è stato Luca Zaia. Il presidente del Veneto, pur definendo «la situazione preoccupante e critica», ha detto di non vedere «rischi per il federalismo».
I saldi non si toccano
La Conferenza delle regioni si riunirà nuovamente in una conferenza straordinaria martedì. Nel frattempo si aprirà un tavolo col governo. Gli spazi di manovra appaiono comunque strettissimi. Tremonti promette «un patto», ma sui saldi è irremovibile: «Crediamo che ci sia margine e spazio per riduzioni fattibili e sostenibili della spesa delle regioni». Il ministro si è detto aperto a «proposte e a ipotesi di studi e suggerimenti», visto che le regioni hanno chiesto la possibilità «di formulare tagli alternativi su altri comparti». Ma, ha precisato, «non possono essere modificati saldi e soldi». Anche perché, ha polemizzato il ministro «le Regioni fanno missioni e hanno sedi all’estero, c’è chi si fa i grattacieli, vediamo se riusciamo ad incidere su questo santuario».
Effetto depressivo
A criticare la manovra non ci sono però solo i governatori. Di impatto «depressivo» sulla ripresa ieri hanno parlato anche Bankitalia e Corte dei Conti durante le audizioni in commissione Bilancio del Senato. Secondo Via Nazionale «a parità di tutte le altre condizioni nel biennio 2011-2012 la manovra potrebbe cumulativamente ridurre la crescita del Pil di poco più di mezzo punto percentuale attraverso una compressione dei consumi e degli investimenti». Questo determinerebbe un «maggior disavanzo nel 2012 valutabile in poco meno di 0,3 punti percentuali che porterebbe il saldo di quell’anno a circa il 3% del Pil». Risultato: potrebbero «essere necessari ulteriori interventi qualora si presentasse uno scenario più sfavorevole». Oltretutto »nella seconda metà dell'anno la crescita del prodotto potrebbe indebolirsi». Bankitalia ha poi espresso dubbi sulle stime del gettito derivante dalla lotta all’evasione, che «presentano molti elementi di incertezza». Analisi condivisa anche dall’Agenzia delle Entrate.
L’allarme sulla crescita è stato invece rilanciato dalla magistratura contabile, secondo la quale «l’effetto della manovra 2011-2012 sarà come primo impatto di segno restrittivo».
Via le province
Perplessità sono poi arrivate dai tecnici di Palazzo Madama, che hanno chiesto chiarimenti in particolare contro gli «elementi di aleatorietà» di alcune delle misure sulla lotta all’evasione. Preoccupata sulla crescita è infine anche la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che ritiene «insufficienti» le misure di stimolo alla ripresa economica. Inoltre, ha detto, »colpisce che così poco venga fatto per quanto riguarda i costi della politica e che siano stati, ad esempio, totalmente rinviati le riflessione e gli interventi sulle province». Su quest’ultime sembrano pronti a dare battaglia in Parlamento i finiani. «La cronistoria della non abolizione delle province è ormai conosciuta da tutti e di certo la classe politica italiana, e in particolare il Pdl, non sta facendo una bella figura», ha scritto Italo Bocchino, vice presidente dei deputati Pdl, sul sito della creatura di Fini, Generazione Italia.
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L’unico che ha tentato di non togliere il sostegno al governo è stato Luca Zaia. Il presidente del Veneto, pur definendo «la situazione preoccupante e critica», ha detto di non vedere «rischi per il federalismo».
I saldi non si toccano
La Conferenza delle regioni si riunirà nuovamente in una conferenza straordinaria martedì. Nel frattempo si aprirà un tavolo col governo. Gli spazi di manovra appaiono comunque strettissimi. Tremonti promette «un patto», ma sui saldi è irremovibile: «Crediamo che ci sia margine e spazio per riduzioni fattibili e sostenibili della spesa delle regioni». Il ministro si è detto aperto a «proposte e a ipotesi di studi e suggerimenti», visto che le regioni hanno chiesto la possibilità «di formulare tagli alternativi su altri comparti». Ma, ha precisato, «non possono essere modificati saldi e soldi». Anche perché, ha polemizzato il ministro «le Regioni fanno missioni e hanno sedi all’estero, c’è chi si fa i grattacieli, vediamo se riusciamo ad incidere su questo santuario».
Effetto depressivo
A criticare la manovra non ci sono però solo i governatori. Di impatto «depressivo» sulla ripresa ieri hanno parlato anche Bankitalia e Corte dei Conti durante le audizioni in commissione Bilancio del Senato. Secondo Via Nazionale «a parità di tutte le altre condizioni nel biennio 2011-2012 la manovra potrebbe cumulativamente ridurre la crescita del Pil di poco più di mezzo punto percentuale attraverso una compressione dei consumi e degli investimenti». Questo determinerebbe un «maggior disavanzo nel 2012 valutabile in poco meno di 0,3 punti percentuali che porterebbe il saldo di quell’anno a circa il 3% del Pil». Risultato: potrebbero «essere necessari ulteriori interventi qualora si presentasse uno scenario più sfavorevole». Oltretutto »nella seconda metà dell'anno la crescita del prodotto potrebbe indebolirsi». Bankitalia ha poi espresso dubbi sulle stime del gettito derivante dalla lotta all’evasione, che «presentano molti elementi di incertezza». Analisi condivisa anche dall’Agenzia delle Entrate.
L’allarme sulla crescita è stato invece rilanciato dalla magistratura contabile, secondo la quale «l’effetto della manovra 2011-2012 sarà come primo impatto di segno restrittivo».
Via le province
Perplessità sono poi arrivate dai tecnici di Palazzo Madama, che hanno chiesto chiarimenti in particolare contro gli «elementi di aleatorietà» di alcune delle misure sulla lotta all’evasione. Preoccupata sulla crescita è infine anche la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che ritiene «insufficienti» le misure di stimolo alla ripresa economica. Inoltre, ha detto, »colpisce che così poco venga fatto per quanto riguarda i costi della politica e che siano stati, ad esempio, totalmente rinviati le riflessione e gli interventi sulle province». Su quest’ultime sembrano pronti a dare battaglia in Parlamento i finiani. «La cronistoria della non abolizione delle province è ormai conosciuta da tutti e di certo la classe politica italiana, e in particolare il Pdl, non sta facendo una bella figura», ha scritto Italo Bocchino, vice presidente dei deputati Pdl, sul sito della creatura di Fini, Generazione Italia.
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