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sabato 15 marzo 2014

Con la gestione italiana il Sigaro Toscano fa il botto

Dal Sud America, dove il mercato è ancora cannibalizzato dagli habanos, agli Emirati Arabi, nei cui aeroporti transitano ogni anno oltre 60 milioni di passeggeri. Sono questi i prossimi obiettivi del Sigaro toscano, che da quando è tornato in mani italiane, malgrado i suoi quasi 200 anni di età, sta conoscendo una nuova giovinezza. I numeri sono eloquenti. Dal 2006, anno in cui il gruppo Maccaferri ha acquisito il ramo d’azienda dalla British American Tobacco, ad oggi la Manifattura Sigaro Toscano spa (Mst) è passata da 62 a 90 milioni di fatturato, mentre la produzione è balzata da 110  a 180 milioni di unità.

mercoledì 13 giugno 2012

Gli sceicchi fanno shopping a Roma

Dalla moda all'energia, passando per la farmaceutica, l'agroalimentare e i trasporti. Dopo la visita istituzionale a Roma dello scorso gennaio del ministro degli esteri, Abdullah Bin Zayed, quando si parlò di «prospettive di collaborazione industriale, finanziaria e possibilità di investimenti di grande significato» gli Emirati arabi sembrano ora intenzionati a passare ai fatti. Creare partnership imprenditoriali e accrescere gli scambi commerciali. Questo l'obiettivo della missione italiana partita ieri organizzata da Invitalia e dal ministero dello Sviluppo Economico. A guidare la delegazione di imprenditori, manager ed esponenti istituzionali è il ministro dell'Economia degli Emirati, Sultan Al Mansoori.

martedì 6 settembre 2011

Le esportazioni tengono a galla l’Italia


L’export non si ferma, ma le difficoltà dell’Italia si fanno sentire anche qui. Non è un caso che il sottosegretario al Commercio estero, Catia Polidori, abbia già convocato gli Stati generali del settore per tentare di dare una mano alle imprese che scommettono sull’internazionalizzazione.

venerdì 17 giugno 2011

Le aziende italiane in Tunisia pronte a nuovi investimenti

Tra gli scaffali degli uffici del ministero del Piano e della Cooperazione internazionale, situato in una delle zone più eleganti di Tunisi, a pochi passi dalla residenza dell’ambasciatore italiano Pietro Benassi, c’è rimasto ancora qualche vecchio depliant pubblicitario su cui campeggia la foto dell’ex dittatore Ben Ali. Una dimenticanza di qualche funzionario distratto. L’epoca del vecchio regime, infatti, è lontana anni luce.

sabato 21 maggio 2011

L’industria fa più 8%. Grazie alle esportazioni

 Aspettando la scossa all’economia, le imprese fanno da sole. Segnali positivi arrivano dal fatturato, salito a marzo del 2% su febbraio e del 12,2% sul 2010. Ma la vera sorpresa riguarda gli ordini. Il balzo, in questo caso, è stato dell’8,1% sul mese precedente e addirittura del 21,2% rispetto allo scorso anno. Si tratta di incrementi, come rileva l’Istat, che non si vedevano dal 2006 e che dimostrano in maniera abbastanza inequivocabile che l’Italia in qualche modo sta agganciando la ripresa internazionale.

martedì 15 marzo 2011

Il Sud aiuta la ripresa dell’export

Il Centro, il Sud, ma soprattutto le isole. Potrà sembrare strano, ma è arrivata proprio da qui la ripresa delle esportazioni che nel 2010 ha permesso all’Italia di rimettersi sui binari della crescita. Un dato insolito, che gli esperti dell’Istituto nazionale di statistica spiegano con il forte incremento della vendita all’estero dei prodotti petroliferi raffinati, ma che comunque impressiona per le sue cifre.

lunedì 25 ottobre 2010

Sui cambi la Germania fa l'amica del giaguaro

Come spesso accade ai vertici internazionali, alla fine si festeggia comunque. Come dice Giulio Tremonti, la frase contenuta nel comunicato finale del G20 finanziario in Corea del Sud per un sistema dei tassi di cambio “determinato dal mercato e che riflette i fondamentali economici” è una «novità rispetto all’assoluto silenzio». Ma anche il ministro dell’Economia è costretto ad ammettere che si tratta solo «dell’avvio di un processo di critica verso un espansionismo spinto dalla politica dei cambi». Un piccolo passo, insomma, rappresentato da un compromesso che non va al di là di un appello generico del G20 a non giocare troppo sporco con le politiche valutarie. La realtà è che la Cina si è opposta con forza a qualsiasi proposta vincolante. E che la Germania, preoccupata di dover tirare il freno sull’export, gli ha dato manforte.

sabato 16 ottobre 2010

Roma batte Berlino. L'export fa +31%

Proseguono i segnali di risveglio dell’economia. A fare la differenza, ancora una volta il mese delle vacanze per eccellenza. Così come la produzione (balzata del 9,5%, seconda in Europa solo alla Germania), ad agosto hanno spiccato il volo anche le esportazioni. L’impennata è stata del 31,5%, rispetto allo stesso mese del 2009, un rialzo che non si vedeva da oltre quindici anni, ovvero dal maggio del 1995. In questo caso, fa notare Assocamereestero, abbiamo non solo tallonato, ma superato la locomotiva tedesca (+23,6%).

martedì 18 maggio 2010

L’euro debole fa bene a meccanica e tessile

C’è chi con il minieuro ci ha già guadagnato. Si tratta dei cosiddetti frontalieri, un esercito di 19mila lavoratori che ogni giorno varca la frontiera per operare in Svizzera. Per loro, che vengono pagati in franchi, ogni punto che perde la moneta unica è una boccata d’ossigeno. Grazie al cambio, da dicembre ad oggi lo stipendio di un operaio frontaliere è già aumentato di circa 185 euro al mese.
Ma sono in molti, in questi giorni, a fare i conti con i contraccolpi valutari del terremoto greco, che ieri ha portato l’euro a chiudere a 1,23 dollari dopo uno scivolone in avvio a 1,22, minimo degli ultimi quattro anni. C’è chi, come le piccole imprese, non vede scenari drammatici, ma opportunità. «Il brutto è che deriva da una crisi e non da una politica monetaria», spiega il presidente di Confapi, Paolo Galassi, ma non c’è dubbio «che il crollo dell’euro favorisca la competitività della piccola e media impresa». Già, i piccoli, gli artigiani, ma anche il turismo e il made in Italy. Sono molti i settori che potrebbero ricevere una spinta dalla discesa della moneta unica. Il tasso di cambio favorevole dei primi mesi dell’anno, ad esempio, ha già prodotto un incremento del 6% delle esportazioni di vino. Gli Stati Uniti, sottolinea infatti la Coldiretti, «rappresentano un importante mercato di sbocco per l’agroalimentare italiano». Ed è solo l’inizio. «Ipotizzando una prosecuzione del trend di indebolimento della moneta unica, con il cambio euro/dollaro a 1,25 a fine 2010 e 1,15 entro il 2011», si legge in un rapporto dell’Area pianificazione strategica di Banca Monte Paschi, «l’effetto sulle esportazioni italiane è quantificabile in una crescita dello 0,7% nel 2010 e dell’1,5% l’anno successivo». Ma se la domanda estera dovesse ripartire, la crescita cumulata nel biennio potrebbe raggiungere anche il 7% rispetto al -18% del 2009.
Tra i comparti più favoriti, chiaramente, il manifatturiero, che rappresenta circa il 95% del nostro export. Con picchi nel tessile e nell’abbigliamento. Ma potrà correre di più anche l’alimentare, la meccanica e la metallurgia. Qualche esempio? Interpump, società italiana specializzata in pompe per l’agricoltura e l’industria, fa il 78% del suo fatturato all’estero. Stesso discorso per la Manas, piccola azienda di scarpe da donna, il cui giro d’affari di 70 milioni è dovuto per il 65% all’export. Arriva fino al 91% il fatturato realizzato fuori dall’Italia da Datalogic, leader dei lettori per codici a barre con ricavi annui di 370 milioni.
Ma anche marchi più conosciuti come Ferragamo (620 milioni di fatturato, il 50% solo in Asia) o Luxottica (5 miliardi, il 60% negli Stati Uniti, diventato il 70% nel primo trimestre 2010), vivono sulle esportazioni. Lo sa bene, Corrado Passera, che ha definito «significativo» il «potenziale di crescita» dei ricavi di Intesa proprio grazie «all’improvvisa svalutazione dell’euro, che darà sostegno all’economia». E un «effetto positivo» ci sarà anche per le Generali, ha spiegato l’ad Giovanni Perissinotto.

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