Visualizzazione post con etichetta Bce. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bce. Mostra tutti i post

mercoledì 11 aprile 2018

Bastonata della Bce

Altro che impatto soft. Quando la Bce, lo scorso marzo, ha ripresentato il suo «addendum» alle line guida sui crediti deteriorati, spiegando che le banche dovranno svalutare integralmente entro due anni i prestiti non garantiti ed entro sette quelli coperti da garanzie, qualcuno ha quasi festeggiato. Rispetto alla versione di fine anno, ha detto il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, che è stato in prima fila nel contestare la severità delle nuove regole, «il testo sembra tenere conto delle nostre perplessità».
Certo, le norme non sono più vincolanti, gli istituti avranno tre anni di tempo per arrivare al 40% di copertura minima dei crediti non garantiti. Francofrorte terrà, inoltre, conto di situazione specifiche e valuterà con indulgenza le «inadempienza probabili».

venerdì 19 gennaio 2018

Coi premier pd bruciati 160 miliardi

«Non è il momento di scardinare i pilastri del nostro sistema, dalle pensioni al fisco. Non è il tempo delle cicale, ma dell’investimento sul futuro». Il ragionamento di Paolo Gentiloni è chiaro. Non è il momento di sperperare, ma di mettere fieno in cascina. Anche perché la ripresina in atto potrebbe permettere un po’ di margini di manovra anche senza intaccare troppo i saldi di finanza pubblica. Giusto o meno che sia il suggerimento, c’è da chiedersi se lo stesso premier uscente, e i suoi predecessori del Pd, abbiano seguito la stessa strada.

venerdì 29 dicembre 2017

Perché la crisi italiana cominciò nel '96

Se non fossero autorevoli ed esperti economisti di rango internazionale con lunga esperienza ed altissima professionalità si potrebbe dire che i responsabili del bollettino economico della Bce hanno una bella faccia di tolla nel chiedere all’Europa di pretendere che l’Italia e il gruppo dei Paesi più indisciplinati riscrivano le proprie manovre di bilancio sotto dettatura di Bruxelles. Proprio in questi giorni, infatti, le penne di altrettanto stimabili colleghi della Bce hanno prodotto un interessante studio in cui si spiega chiaramente qual è il punto di non ritorno dell’economia italiana, l’inizio del suo declino.

La Bce ci vuol imporre le sue regole

L’Europa va bene. L’Italia molto meno. E la cura suggerita dalla Bce è quella che da tempo aleggia sulla testa dei governi considerati da Bruxelles meno disciplinati nel rispettare la tabella di marcia imposta dai vincoli del Fiscal compact: riscrivere le manovre finanziarie che non si ispirano all’austherity. Difficile capire se il segnale arrivato da Francoforte sia un rimbrotto rivolto alle colombe di Bruxelles o un monito indirizzato ai Paesi che continuano a non fare i compiti a casa. Di sicuro è un assaggio di quello che ci aspetta con la prospettata riforma sul superministro Ue dell’economia e sull’inserimento del fiscal compact nel diritto comunitario.

martedì 12 settembre 2017

C'è la prova: che flop gli 80 euro

Il bonus di 80 euro ha avuto un «significativo impatto macroeconomico». E’ bastata questa frase, estrapolata da un paper comparso ieri sul sito della Bce, per scatenare gli immediati festeggiamenti della claque renziana. Altro che spot elettorale, hanno gridato in coro i parlamentari piddini, a cui si sono uniti i due ministri Carlo De Vincenti e Maurizio Martina, «l’aiuto è stato strutturale e redistributivo». E in serata è arrivato anche il commento dell’ex premier: «Non c'era bisogno che lo dicesse la Bce che gli 80 euro erano una misura giusta».

venerdì 23 settembre 2016

La Bce ci detta le riforme per fare un favore ai falchi

La versione ufficiale trapelata da Francoforte è quella di una task force incaricata di studiare e monitorare le riforme strutturali realizzate dai Paesi membri dell’Eurozona. Il gruppo di lavoro, assicurano dalla Bce, non ha alcuna volontà prescrittiva né avrà alcuna funzione operativa.
C’è, però, chi è pronto a scommettere che l’iniziativa diventerà una sorta di braccio armato degli eurofalchi rigoristi. Il quotidiano francese La Tribune, ad esempio, non può fare a meno di notare un’inquietante somiglianza con la troika, che ha messo in ginocchio i Paesi più deboli dell’eurozona. Già il termine task force, sottolinea il giornale economico, «ricorda immancabilmente il gruppo di funzionari europei guidati dal tedesco Horst Reichenbach inviati ad Atene nel 2011 per riformare il Paese».

giovedì 30 ottobre 2014

Zigliotto (PopVicenza): "Gli stress test? Un pacco preconfezionato"

«Un pacco precofenzionato». Non ci gira intorno Giuseppe Zigliotto. «Gli stress test», spiega il presidente degli industriali di Vicenza nonché consigliere di Pop Vicenza, banca che evitato per un soffio la bocciatura della Ue, «sono stati costruiti con una logica ben precisa, che punisce il sistema italiano, valorizzando i nostri punti di debolezza e penalizzando i nostri punti di forza».

venerdì 13 giugno 2014

Draghi chiede a Renzi un'altra manovra

Mario Draghi ha voluto ribadire ieri che il bazooka è pronto. E che, se necessario, la Bce «interverrà con prontezza» non solo «attraverso un ulteriore allentamento della politica monetaria» ma anche con «strumenti non convenzionali». Quanto all’Italia, il presidente dell’Eurotower è voluto entrare ufficialmente nel «club dei gufi». Quelli che Matteo Renzi accusa di tifare contro l’Italia. Nel consueto bollettino mensile, infatti, la Bce è tornata a girare il coltello nella piaga dell’indebitamento e del mancato rispetto degli impegni da parte del nostro Paese, confermando quanto già detto lo scorso 2 giugno dalla Commissione UE. E chiedendo di fatto la necessità di  una manovra correttiva per il 2014.


venerdì 14 marzo 2014

La Bce ci striglia. Renzi: cambiamo la Ue

«Non teniamo in ordine i conti per fare un favore ai capi di Stato e di governo, ma perché chi non lo ha fatto in passato ha sbagliato. Lo dobbiamo ai nostri figli. È come se la nonna portasse i nipoti al ristorante e dicesse “ora lascio loro un bel conticino da pagare”». Matteo Renzi non rinuncia alla battuta. Neanche dopo le sberle arrivate ieri dall’Europa. Intervenendo a  Porta a Porta il premier ha cercato di confondere un po’ le acque replicando che l’Italia non è lì a farsi «dare i compiti», che «l’Europa non può essere un insieme di tecnici senz’anima», che lui cambierà «le regole del gioco» e che «la Ue ha bisogno dell’Italia almeno quanto l’Italia ha bisogno dell’Europa».

venerdì 13 settembre 2013

La Bce non si fida del governo: manovra in vista

L’Italia rischia di non raggiungere gli obiettivi fissati per il 2013. E non siamo noi di Libero, che mercoledì abbiamo paventato la nefasta ipotesi, a dirlo. Dopo l’euforia scaturita dalle ottimistiche previsioni di Confindustria, che ha annunciato senza troppe esitazioni la fine della crisi, ha riportare tutti con i piedi per terra ci ha pensato Mario Draghi, che dopo gli aiutini forniti sottobanco all’Italia per sgonfiare la tensione sullo spread non è davvero sospettabile di manovre a nostro danno.

venerdì 3 maggio 2013

Per rispettare gli obblighi europei pagheremo 250 miliardi in 5 anni

Duecentocinquanta miliardi di euro. È questo il regalino che ci arriva dall’Europa per i prossimi cinque anni. La cifra può sembrare mostruosa, ma la realtà è che si tratta di una stima al ribasso. Il cambiamento di alcune variabili macroeconomiche e degli accordi stipulati in sede internazionale potrebbe infatti far lievitare ulteriormente l’impatto sui nostri conti pubblici degli impegni con Bruxelles. La stangata micidiale è il frutto del combinato disposto dei patti sottoscritti dal governo e ratificati dal Parlamento italiano relativi al programma di aiuti Ue, all’accordo Euro Plus, al Six Pack e al Fiscal Compact. Una raffica di vincoli rafforzata dall’inserimento in Costituzione dell’obbligo di equilibrio strutturale di bilancio.


giovedì 13 dicembre 2012

"Lo spread non è tutto". Parola di economisti

Lo spread è un imbroglio? Le affermazioni di Silvio Berlusconi, ribadite ieri dall’ex premier, hanno scatenato una raffica di polemiche e reazioni indignate. Eppure, il Cavaliere non è davvero il primo né il più autorevole critico dell’indice che misura il differenziale tra i nostri Btp decennali e i Bund decennali tedeschi. Nell’ultimo anno in molti hanno giudicato il valore del tutto inadatto ad indicare lo stato di salute dell’economia. L’ultima in ordine di tempo è stata Lucrezia Reichlin, economista della London Business School ed ed ex direttore generale delle ricerche della banca centrale europea, la quale in un’intervista alla Cnbc ha spiegato che «non bisogna concentrarsi sullo spread e sulla speculazione, verso cui c’è un’eccessiva attenzione», ma sulle «condizioni disastrose in cui si trova la nostra economia».


giovedì 4 ottobre 2012

Il piano della Ue per trasformarci in colonia

Altro che fiscal compact. Tutti i Paesi dell’Unione saranno costretti a subire gli stessi controlli e gli stessi vincoli ora imposti solo a chi è finito in default ed è stato costretto a chiedere i soldi della Ue. In altre parole, il commissariamento diventerebbe la regola e non l’eccezione.

sabato 8 settembre 2012

Monti si crede Draghi: ho salvato io l'Italia

«Ho evitato il tracollo dell’Italia e dell’Europa». La coda di pavone è spiegata a festa. A poche ore dalla prova muscolare di Mario Draghi, che giovedì ha sfoderato l’artiglieria pesante ammettendo che lo scorso anno le armi della Bce erano scariche, Mario Monti si è subito calato nei panni del salvatore. I timori e le paure di qualche giorno fa sono solo un ricordo. Il peggio, adesso, è passato.

giovedì 30 agosto 2012

Monti ci consegna alla Merkel: in Italia comanderà Bruxelles

Ci risiamo. Angela Merkel è rimasta di nuovo «impressionata» dai numeri di Mario Monti. Arrivando addirittura a dire: «Grazie dell’incontro. È stato bello con lei». Dietro i consueti scambi di complimenti e tenerezze cui il premier e la cancelliera ci hanno ormai abituati, il bilaterale di Berlino non sembra, però, aver prodotto grandi risultati. Certo, la Merkel ha ribadito la piena fiducia nell’Italia, spiegando che Monti le ha «confermato l’impressionante agenda delle riforme del governo, che daranno buoni frutti». Ma in fondo sono le stesse parole usate nel vertice dello scorso novembre. E a 9 mesi di distanza, parlare ancora di agenda e di frutti che arriveranno non appare un gran riconoscimento per il lavoro svolto.


venerdì 3 agosto 2012

Draghi non usa il bazooka. Lo spread schizza a 500

Mario Draghi spara a salve. E i mercati vanno a picco, con lo spread di nuovo sopra quota 500. Doveva essere il giorno della resa dei conti, dell’affondo della Bce contro la speculazione. Ma alla fine dal bazooka dell’ex governatore di Bankitalia sono usciti solo buoni propositi e minacce non meglio precisate di futuri e clamorosi interventi. Per sgonfiare la tensione sui titoli di Stato, ha spiegato Draghi, «la Bce sta valutando ulteriori misure non convenzionali». Con la promessa che gli interventi diretti sui mercati «saranno di dimensioni adeguata agli obiettivi» e che l’istituto di Francoforte «andrà al di la di quanto stabilito dal Consiglio Ue di giugno».

sabato 21 luglio 2012

Arriva la peste spagnola. Spread sopra quota 500

Ci risiamo. Borse a picco e spread sopra i 500 punti, soglia che, sostengono alcuni, l'Italia potrà reggere per non più di qualche settimana prima di finire gambe all'aria. Anche quest'anno l'agosto si preannuncia rovente. Con la differenza, rispetto a dodici mesi fa, che tra Silvio Berlusconi e Mario Monti sugli italiani è piovuta complessivamente una stretta fiscale che a regime vale la bellezza di 81,218 miliardi di euro. Interventi che sono serviti a renderci tutti più poveri, ma che hanno fatto poco più di un un baffo ai mercati, pronti a far saltare in sequenza prima la Spagna e poi noi. Alla faccia dei festeggiamenti del premier per il fantomatico scudo anti-spread.

giovedì 19 luglio 2012

Merkel, Fmi e Fed. Triplo requiem per il cadavere Euro

Angela Merkel se n'è andata in vacanza. Non prima, però, di aver gettato l'ennesimo macigno sul futuro dell'Unione. «Il progetto europeo», ha detto n un'intervista al sito del partito conservatore Cdu, «non è ancora costruito in modo tale da essere certi che tutto andrà bene». La cancelliera tedesca si è comunque detta «ottimista». Sentimento di cui invece non c'è traccia nelle analisi del Fondo monetario internazionale e della Federal reserve, che ieri a poche ore di distanza uno dall'altra hanno tirato altre due bordate contro il Vecchio continente. «La relazione negativa tra gli Stati, le banche e l'economia reale sono più forti che mai. E nonostante le azioni intraprese, i mercati finanziari restano sotto grande pressione, sollevando dubbi sulla stessa sopravvivenza dell'eurozona», questo l'annuncio, lapidario e catastrofico, contenuto in un rapporto su Eurolandia, che considera «la crisi peggiorata» e i costi di finanziamento giunti «a livelli record». In cifre, la previsione per il 2012 è di un calo del pil dello 0,3% e una ripresa dello 0,7% nel 2013, con un'inflazione che resterà nettamente sotto il 2 per cento fino al 2014.

venerdì 6 luglio 2012

Draghi riduce i tassi e incastra le banche

La doccia gelata, malgrado il caldo torrido, è piaciuta pochissimo ai mercati. I più ottimisti speravano addirittura nell'annuncio di un'altra iniezione di liquidità a basso costo (Ltro) dopo i mille miliardi già distribuiti nei mesi scorsi. E invece dalla Bce di Mario Draghi non solo non è uscita alcuna misura straordinaria per dare ossigeno alle banche, ma è arrivato, «all'unanimità», un taglio del costo del denaro dall'attuale 1% allo 0,75% (il minimo storico dalla nascita dell'euro) e un azzeramento (dallo 0,25%) dei tassi di interesse sui depositi. Misure che costringeranno gli istituti di credito a togliere i soldi dalla Banca centrale europea (i depositi overnight martedì scorso erano a quota 800 miliardi) e a trasferirli nell'economia reale, che era lo scopo dichiarato delle aste di liquidità.

venerdì 29 giugno 2012

Berlino ci prende in giro. Monti minaccia il veto

Aiuti solo a chi li chiede. Può sembrare un cavillo, ma il braccio di ferro europeo si gioca tutto qui. E la sensazione, al di là della soluzione formale che uscirà oggi dal Consiglio dei capi di Stato e di governo dell’Unione, è che sulla sostanza della questione la Germania non farà grandi passi indietro. Archiviata la pratica degli eurobond («la posizione della Germania non è cambiata in nulla», ha ribadito in serata Berlino), su cui malgrado gli annunci e le chiacchiere non c’è mai stato alcuno spiraglio di compromesso, la trattativa negli ultimi giorni, e nelle ultime ore, si è concentrata sul cosiddetto scudo anti-spread. In altre parole, la possibilità di interventi europei per sgonfiare i rendimenti dei titoli di Stato di Paesi tecnicamente “virtuosi” ma presi d’assalto dalla speculazione.