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giovedì 18 gennaio 2018

Gli avvoltoi del 2011 tornano a minacciarci e dirci chi votare

«Gli investitori sono più fiduciosi di un Paese che presenta una situazione di continuità». Ci risiamo. Standard & Poor’s torna a ficcare il naso nella politica italiana. Nel 2011 l’agenzia internazionale che giudica il rischio di fallimento di società e Stati sovrani è stata addirittura accusata dalla procura di Trani (inchiesta poi finita con l’assoluzione) di aver brigato con il rating per disarcionare Silvio Berlusconi dalla tolda di Palazzo Chigi. L’ipotesi dello zampino dell’agenzia di rating nelle vicende che portarono all’arrivo del governo di salute nazionale guidato da Mario Monti non sono state confermate.

sabato 2 settembre 2017

Mazzoncini insiste sul trasporto locale: possiamo risparmiare 12 miliardi

Fusione con Anas, quotazione, ma soprattutto trasporto pubblico locale. Archiviate le nozze con il gestore della rete stradale, che si celebreranno «sicuramente entro la fine dell’anno», e chiuso il lavoro preparatorio per la quotazione delle Frecce («noi siamo pronti, ma serve una decisione politica»), Renato Mazzoncini punta dritto sulla mobilità urbana.

domenica 6 marzo 2016

Banche: ecco gli azionisti che rischiano

La Popolare di Vicenza ha incassato il via libera dell' assemblea alla trasformazione in spa, all' aumento di capitale e alla quotazione in Borsa. Ma i 119mila soci-azionisti hanno digerito con molta fatica il sostanziale azzeramento dei propri risparmi. Ora si ritrovano in mano titoli che valgono 6,3 euro rispetto ai 48 del 2015 e ai 62,5 del 2014. In pratica una svalutazione del 90% in due anni. Copione molto simile per Veneto Banca, altra Popolare del Nord Est costretta da Matteo Renzi ad intraprendere il viaggio verso la società per azioni. 

venerdì 26 febbraio 2016

Prove di pace in Ansaldo con la distribuzione della cedola

L' auspicio del governo sulla pace in Ansaldo Sts è forse ancora lontano. La matassa di polemiche, interventi regolatori e amministrativi scatenata dalla contestazione dei fondi sul prezzo dell' Opa lanciata da Hitachi è intricata. E le schermaglie si trascineranno sicuramente per diverse settimane. Ieri, però, l' annunciato duello in cda sul dividendo non è stato poi così aspro. Considerando i fronti di battaglia ancora aperti, si potrebbe addirittura parlare di segnali distensivi. 

martedì 13 ottobre 2015

Ferrari ha già doppiato le altre auto

Una holding olandese quotata a Wall Street. È questo il futuro del marchio italiano più famoso del mondo, che si appresta a sbarcare sul listino di New York tra una decina di giorni. Ieri Fca ha annunciato ufficialmente i dettagli tecnici per l’Offerta pubblica del Cavallino rampante. Ad andare in Borsa sarà la controllata New Business Netherlands NV, che prenderà il nome di Ferrari NV. Quest’ultima avrà il 100% della Ferrari Spa, attuale società italiana del gruppo. Fiat Chrysler, che ha in mano il 90% delle quote (il 10% è posseduto da Piero Ferrari) venderà 17,175 milioni di azioni ad un prezzo unitario compreso tra 48 e 52 dollari, l’offerta, destinata sia agli investitori istituzionali sia al retail, sarà completata da una greenshoe da 1,717 milioni di titoli.

sabato 8 febbraio 2014

Bce e Commissione gettano acqua. Ma Nomisma: si rischia il disastro

L'affondo della Germania contro il bazooka di Mario Draghi non ha, almeno per ora, spaventato i mercati. Anzi, i tassi dei nostri Btp sono scesi ai minimi dal marzo 2006 (3,68%), con lo spread in calo a 203 punti. Mentre i Bonos spagnoli hanno chiuso a 192 punti base. Anche la Borsa è andata bene, con l'Ftse Mib di Milano a +0,96%, tra le migliori performance europee. La reazione degli investitori è dovuta in gran parte alla linea morbida e ottimista della Commissione, che proprio per evitare di far deflagrare l'ordigno partito dalla Corte costituzionale tedesca ha voluto vedere il mezzo pieno accogliendo la bocciatura da parte di Berlino del piano di acquisti di bond sovrani (Omt) annunciato dall'Eurotower nel 2012 per allentare la tensione dello spread come una buona notizia.

mercoledì 27 marzo 2013

Banche italiane promosse dall'Fmi, ma la Borsa teme il modello Cipro

Il piano di salvataggio di Cipro non è affatto «un modello». Contro la sortita del presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ieri sono scese in campo sia la Commissione europea che la Bce. «Non bisogna dire che è un modello perfetto o che potrebbe essere riutilizzato in futuro», ha detto la portavoce del commissario al Mercato interno Michel Barnier, «perché non dovremmo ritrovarci in circostanze simili con il nostro sistema d’unione bancaria integrata».

mercoledì 12 dicembre 2012

Smentiti in un giorno gli avvoltoi dello spread

Impatto drammatico sui conti pubblici, perdite catastrofiche per i risparmiatori, stangata sui mutui. Ieri, leggendo i giornali, sembrava che la profezia Maya si fosse avverata con 10 giorni di anticipo. A colpi di spread. Come se in questi ultimi mesi non avessimo visto oscillazioni del differenziale Btp-Bund di oltre duecento punti e cadute verticali della Borsa di oltre 3 punti percentuali.

sabato 14 luglio 2012

Moody's ci declassa ancora. Ma la Borsa non se ne accorge

Alla fine l’infausto venerdì 13 si è chiuso con meno danni del previsto. Il blitz notturno di Moody’s, che ha abbassato il rating dell’Italia di due gradini, da A3 a Baa2, non ha sconvolto più di tanto i mercati. La Borsa di Milano, dopo una giornata in altalena, è riuscita a chiudere in terreno positivo, con un rialzo dello 0,96%. E tutto sommato ha tenuto anche lo spread, che dopo aver toccato i 485 punti si è fermato a 479 rispetto ai 466 di giovedì. Un livello proibitivo, ma non così lontano dalla media degli ultimi mesi. Del resto, basta guardare l’asta dei Btp triennali, dove il Tesoro è riuscito a fare il pieno con richieste doppie (6 miliardi sui 3,5 offerti) e rendimenti in calo al 4,65 dal precedente 5,3%, per capire che i verdetti delle tre sorelle del rating non spaventano più come una volta.

mercoledì 16 maggio 2012

Pil, Borsa, spread: sprofondo Italia

C’è chi sostiene che i mercati siano dominati dalla speculazione e tengano in scarsa considerazione i fondamentali dell’economia. Eppure, nella tempesta perfetta che si sta abbattendo sull’Italia, gli indici di Borsa e i dati macro snocciolati dall’Istat sembrano parlare esattamente la stessa lingua. Entrambi ci riportano indietro nel tempo, ai giorni più drammatici della crisi dei mutui subprime.

giovedì 10 maggio 2012

Lo spread a 430. E il premier corre alla festa dell'euro

L'Europa crolla. E Monti la festeggia. È una coincidenza, considerato che il 9 maggio è l'anniversario della dichiarazione del 1950 dell'allora ministro degli Esteri francese, Robert Schumann, che gettò le fondamenta della futura Unione. Ma vedere il premier che si presenta alla kermesse di Firenze per celebrare l'euro proprio mentre gli indici dei mercati finanziari del Vecchio continente consegnano l'ennesimo bollettino di guerra fa un certo effetto.

giovedì 26 aprile 2012

Achtung Merkel: il bund non tira più

Nulla di cui preoccuparsi troppo. Ma la giostra impazzita dei debiti sovrani europei, di tanto in tanto, qualche problema lo crea anche all'inflessibile Angela Merkel. Ieri l'asta dei Bund a trent'anni è di nuovo tecnicamente fallita. A fronte di un obiettivo di raccolta di 3 miliardi di euro, la Bundesbank ha ricevuto offerte per soli 2,74 miliardi e ne ha accettate per soli 2,40 miliardi. Nel secondo semestre del 2011 la mancata copertura dei titoli trentennali si era già verificata quattro volte.

mercoledì 11 aprile 2012

La Borsa e lo spread sfiduciano il governo

Da Palazzo Chigi parlano di «cause esogene» e di «turbolenze che non dipendono dall’Italia», ma riguardano tutta Europa. Viene da stropicciarsi gli occhi e fissare con attenzione il calendario. Diciassette miliardi bruciati a Piazza Affari, crollo dell’indice Ftse Mib del 4,98%, spread sopra i 400 punti base e parola rassicuranti dal governo. Difficile scorgere la differenza con le drammatiche settimane che hanno preceduto l’avvento dei professori, se non fosse per la valanga di tasse che nel frattempo è piovuta sul groppone degli italiani per ridare credibilità al Paese.

giovedì 5 aprile 2012

La stampa anglosassone abbandona Monti: solo tasse e recessione

Solo qualche settimana fa, secondo quanto si poteva leggere sulla prestigiosa copertina del Time, era considerato addirittura l’uomo in grado di salvare l’Europa. Ora, i suoi “amici” delle principali comunità finanziarie internazionali iniziano ad avere forti dubbi anche sulla possibilità che riesca a salvare l’Italia. Anzi, a giudicare dalle bordate arrivate negli ultimi giorni, l’opinione che si sta diffondendo è che le mosse di Mario Monti stiano facendo precipitare il Paese verso il baratro. Insistenti e crescenti sono le preoccupazioni del Financial Times, che dopo aver svelato martedì scorso un dossier europeo secondo cui l’Italia avrebbe bisogno di ulteriori misure fiscali per restare a galla, ieri ha rincarato la dose, spiegando non solo che a forza di tasse «la luna di miele» tra Monti e il Paese «è finita», ma che i rischi di un peggioramento della situazione sono dietro l’angolo.

martedì 28 febbraio 2012

Evviva, si torna a giocare in Borsa

Qualcuno, nelle sale operative, sta già dando la colpa alle vendite allo scoperto. E c’è da scommettere che la tesi non resterà isolata. Saranno in molti, oggi, a puntare il dito sulla speculazione per spiegare il cattivo andamento di Piazza Affari (-1,09%) dopo la brillante chiusura di venerdì scorso (+1,07%) e, soprattutto, dopo l’ottimo risultato dell’asta sui Bot. Da ieri, infatti, per la prima volta dal 12 agosto 2011, alla Borsa italiana è di nuovo possibile scommettere al ribasso sui titoli di banche e assicurazioni. Una pratica apparantemente “contronatura” che consiste nel guadagnare attraverso una veloce compravendita di azioni che stanno perdendo valore e il cui calo (qui sta l’accusa principale) può essere accelerato dalla stessa transazione.

venerdì 6 gennaio 2012

Unicredit si mangia mezzo aumento. Ma alle altre banche potrebbe andare peggio

Circa 3,5 miliardi in fumo in sole due sedute. L’ampia e rassicurante (forse troppo) intervista dell’ad Corrado Ghizzoni al Sole 24 Ore non è servita a molto. Al mercato l’aumento di capitale di Unicredit continua a piacere pochissimo. Dopo il crollo di mercoledì del 14,45% (bruciati quasi 2 miliardi di euro), ieri per la banca di Piazza Cordusio è arrivata un’altra bastonata. Al termine di una giornata fatta più che altro di sospensioni per eccesso di ribasso, il titolo ha chiuso con un calo addirittura del 17,2% (altri 1,5 miliardi persi). Una percentuale che riporta il titolo ai livelli del settembre 1992, a 4,48 euro, e che ha fatto scattare anche l’allarme in Consob, dove stanno verificando se nelle sale operative di Piazza Affari qualcuno si sia fatto beffe della disciplina sulle vendite allo scoperto.

venerdì 18 novembre 2011

Lo spread dei Btp s’infiamma e Draghi fa il pompiere

A guardare i rendimenti dei titoli italiani si potrebbe quasi esser contenti. Alla chiusura dei mercati, grazie anche al solito zampino di Mario Draghi e del sostegno della Bce, lo spread tra Btp e Bund segnava quota 495 punti, con un tasso del 6,48%, in calo dal 7% di mercoledì. Contemporaneamente, l’agenzia di rating Fitch e il Fondo monetario internazionale hanno espresso entrambi fiducia in Mario Monti parlando di «credibilità nel portare avanti le riforme» e di «programma che favorisce una chiarezza politica». In realtà, ieri è stata un’altra giornata di passione. E non solo per i bond italiani, che nel corso delle contrattazioni hanno toccato quota 537 punti, quanto per le notizie ben più preoccupanti arrivate dai nostri vicini. Basta gettare un occhio a Francia e Spagna, infatti, per capire non solo che Silvio Berlusconi c’entrava ben poco con lo spread, ma che per quanti sforzi possa fare Monti su crescita, conti pubblici e debito, le turbolenze non cesseranno così facilmente.

martedì 15 novembre 2011

Silvio non c’è, ma i mercati ballano: spread a 500

Ci risiamo: borse a picco e spread alle stelle. Difficile dire quanto abbiano pesato le mosse della Bce, i dati sulla produzione europea, le dichiarazioni di Angela Merkel, l’approssimarsi delle elezioni spagnole o, più semplicemente, l’intricata matassa delle consultazioni.

venerdì 11 novembre 2011

I Btp rallentano la picchiata, ma è tutto merito di Draghi

Acquisti aggressivi. Più che a Mario Monti, il leggero rallentamento dello spread dei Btp, che hanno chiuso a 510 punti base rispetto ai 552 di mercoledì, e l’esito non catastrofico dell’asta sui Bot si devono a Mario Draghi. La tesi che circola nelle sale operative è che dietro il timido ripiegamento sotto i 500 punti del differenziale tra il decennale italiano e il bund tedesco poco prima dell’offerta di buoni annuali da parte del Tesoro ci sia non lo zampino, ma un intervento massiccio del neo presidente della Bce, che ha deciso di mettere in campo tutta la potenza di fuoco della banca europea con “acquisti aggressivi” di Btp sul mercato secondario per sostenere un nuovo esecutivo guidato dall’ex commissario Ue. Solo grazie a Draghi, dicono gli esperti, Tremonti è riuscito a piazzare i 5 miliardi di Bot con una domanda quasi due volte superiore all'offerta. Certo, i rendimenti sono schizzati in orbita al 6,087% rispetto al precedente 3,57%, ma si tratta comunque di una limitazione dei danni, rispetto ai tassi che si preannunciavano alla vigilia e al rischio, più che concreto, che l'asta andasse deserta. La mossa dell'ex governatore di Bankitalia è riuscita a puntellare persino Piazza Affari, che è riuscita ad effettuare il rimbalzo e a chiudere in positivo dello 0,97%. L'intervento di Draghi ha però comportato lo spostamento dell'artiglieria pesante sui titoli francesi, volati su nuovi massimi, che ha zavorrato tutte le altre Borse, da Londra (-0,28%) a Parigi (-0,34%) fino a Francoforte (-0,36%) e Madrid (-0,36%). Il problema, ha spiegato l’analista londinese di Ig Markets, Jiana Pristovsek, «è che Draghi ha solo guadagnato tempo».

© Libero

giovedì 10 novembre 2011

Milano è la peggiore d’Europa. E i tassi volano a livelli portoghesi

Qualcuno, nei giorni scorsi, aveva scambiato i primi refoli di vento con la tempesta perfetta. La violenza con cui l’uragano dei mercati finanziari si è abbattuto ieri sull’Italia ha tolto ogni dubbio. E non è detto che sia finita. Invece di placare l’assedio, come molti soloni nostrani avevano profetizzato, il passo indietro annunciato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha reso assordante il frastuono delle sciabole.