Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
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venerdì 26 febbraio 2016
Prove di pace in Ansaldo con la distribuzione della cedola
L' auspicio del governo sulla pace in Ansaldo Sts è forse ancora lontano. La matassa di polemiche, interventi regolatori e amministrativi scatenata dalla contestazione dei fondi sul prezzo dell' Opa lanciata da Hitachi è intricata. E le schermaglie si trascineranno sicuramente per diverse settimane. Ieri, però, l' annunciato duello in cda sul dividendo non è stato poi così aspro. Considerando i fronti di battaglia ancora aperti, si potrebbe addirittura parlare di segnali distensivi.
mercoledì 21 settembre 2011
Occhio, Finmeccanica perde i pezzi
Da una parte i mercati, dall’altra le inchieste. Se il governo ci mette sopra pure i tagli alla difesa, per Finmeccanica la strada non è semplicemente in salita, ma così ripida da non essere più praticabile. Questo ha cercato di spiegare, ieri, l’ad Giuseppe Orsi davanti alla commissione Lavoro del Senato. Il manager l’ha presa un po’ larga, parlando di competitività, di crescita, di espansione nei mercati emergenti. La realtà è che la stretta sui fondi pubblici rischia di mettere il gruppo con le spalle al muro. E il risultato sarà che pezzi di quello che era l’orgoglio italiano della difesa e dell’aerospazio finiranno svenduti qua e là al migliore offerente.
giovedì 15 settembre 2011
Un cavaliere bianco per Ansaldo
Titoli alle stelle con volumi di scambi fino a otto volte sopra la media. A far scattare le valanghe di acquisti sul colosso Finmeccanica (+16,8%) e la sua controllata Ansaldo Sts (+20,2% dopo un rialzo teorico del 45%) non sono stati i giudizi di una grande banca d’affari, né l’annuncio di una commessa importante, ma le parole di un “futurista” di Pistoia. Può sembrare incredibile, eppure a far entrare in fibrillazione i mercati sono state le dichiarazioni, riportate dal Tirreno, del capogruppo di Fli, Alessio Bartolomei, nel consiglio comunale della città toscana.
venerdì 10 dicembre 2010
Il Tar boccia il ricorso di Alstom. Sull’alta velocità nessun trucco di Fs contro i francesi
La telenovela non è ancora finita, perché i francesi sono infuriati e hanno immediatamente annunciato ricorso al Consiglio di Stato. Ma il verdetto arrivato ieri dal Tar sul duello tra Alstom e Ferrovie dello Stato per la fornitura dei treni ad alta velocità è netto e inequivocabile.
giovedì 7 ottobre 2010
Atomo al via con Usa e Francia
Agenzia per la sicurezza, definizione delle tecnologie, formazione dei consorzi e atto di indirizzo sulla strategia del governo. È questo il pacchetto di interventi che lo Sviluppo economico conta di portare a casa entro la fine dell’anno per dare un colpo di acceleratore alla pratica nucleare. Il tema è stato al centro dei numerosi incontri tecnici che il neoministro Paolo Romani ha tenuto negli ultimi giorni per riannodare i fili del dialogo con le categorie e le imprese dopo il lungo interim di Silvio Berlusconi. L’esigenza di ripartire al più presto è stata manifestata martedì da Emma Marcegaglia, ma soprattutto ieri dall’ad dell’Enel Fulvio Conti, che sul nucleare ha già firmato un’intesa con i francesi di Edf ed Areva per la costruzione delle prime quattro centrali ed è pronto ad investire qualcosa come 9 miliardi di euro.
venerdì 1 ottobre 2010
Riparte l’alta velocità, ma guidano i giudici
La partita, paradossalmente, non è ancora chiusa. Il match legale tra le Fs e i francesi di Alstom proseguirà il 18 novembre, quando il Tar del Lazio dovrebbe, si spera, mettere fine alla vicenda con il giudizio di merito. Per ora il tribunale amministrativo («per non pregiudicare il servizio pubblico») si è limitato a revocare la sospensiva con cui il 27 agosto aveva bloccato la gara da 1,5 miliardi per la fornitura di 50 treni superveloci. Una gara pubblica vinta dal nuovo V300 Zefiro prodotto da Ansaldo Breda e Bombardier, ma subito contestata dai concorrenti di Alstom.
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martedì 3 agosto 2010
Non passa la Francia. A Finmeccanica l’alta velocità di Fs
La possibilità, un po’ bizzarra, di vedere circolare sui binari italiani dell’alta velocità solo treni francesi sembra archiviata. Il colosso d’Oltralpe Alstom, che già fornisce i suoi prodotti alla Ntv di Montezemolo (che dal 2011 farà concorrenza alle Fs), questa volta è rimasto a bocca asciutta. Ad aggiudicarsi la mega commessa da 1,54 miliardi di Trenitalia per 50 convogli super veloci è stato infatti il consorzio italo-canadese formato da AnsaldoBreda (gruppo Finmeccanica) e Bombardier.
La decisione è stata accolta con entusiasmo da quanti, in questi mesi, avevano fatto il tifo per l’Italia, compreso l’ad delle Fs Mauro Moretti, che in alcune occasioni non aveva nascosto la speranza che a vincere fosse Finmeccanica. Anche per questo, per evitare sospetti o insinuazioni, le Ferrovie dello Stato hanno voluto mettere in campo una procedura di gara estremamente rigorosa, articolata in due differenti valutazioni, una tecnica e una economica, effettuate sulla base di punteggi assegnati con metodi stabiliti in partenza.
Nel dettaglio, i punti ottenuti dal consorzio italo-canadese sono stati 56,533 per la parte tecnica e 28,28 per la parte prezzi (30,8 milioni per treno). L’offerta del gruppo francese Alstom ha invece ottenuto 50,795 per la parte tecnica e 28,61 per quella relativa al prezzo (35 milioni). La formalizzazione della commessa arriverà dopodomani nel corso del cda di Trenitalia.
A sbaragliare la concorrenza è stato il nuovo Zefiro V300, mix della versione evoluta del V250 di Ansaldo con il gioiello di Bombardier già scelto dalle verrovie belghe ed olandesi. Il supertreno avrà una velocità commerciale di 360 chilometri orari e una massima di 400, una lunghezza di 200 metri e una capienza di 600 posti (raddoppiabili accoppiando due Zefiri uno dietro l’altro). Ma, soprattutto, sarà “interoperabile”, adatto cioè alla circolazione in otto diversi Paesi europei. Il convoglio è, insomma, l’asso nella manica di Moretti per affrontare la sfida della liberalizzazione del trasporto passeggeri attraverso la conquista di nuovi mercati. Secondo l’ad delle Fs si tratta del «miglior treno al mondo». In più, ha rivendicato con orgoglio l’ad, «siamo gli unici in Europa ad aver fatto una gara. La nostra decisione dimostra che ci sono vari modi per comprare treni: c’è chi compra a scatola chiusa e chi sceglie una via diversa, come abbiamo fatto noi, per imprimere uno sviluppo ai treni ad alta velocità».
Grande soddisfazione da parte di Pierfrancesco Guarguaglini. La vittoria della gara, ha detto l’ad di Finmeccanica, «è una grande opportunità e conferma la validità dei nostri prodotti, dei processi industriali che la nostra azienda sta implementando e delle referenze acquisite presso i maggiori clienti a livello mondiale».
© Libero
La decisione è stata accolta con entusiasmo da quanti, in questi mesi, avevano fatto il tifo per l’Italia, compreso l’ad delle Fs Mauro Moretti, che in alcune occasioni non aveva nascosto la speranza che a vincere fosse Finmeccanica. Anche per questo, per evitare sospetti o insinuazioni, le Ferrovie dello Stato hanno voluto mettere in campo una procedura di gara estremamente rigorosa, articolata in due differenti valutazioni, una tecnica e una economica, effettuate sulla base di punteggi assegnati con metodi stabiliti in partenza.
Nel dettaglio, i punti ottenuti dal consorzio italo-canadese sono stati 56,533 per la parte tecnica e 28,28 per la parte prezzi (30,8 milioni per treno). L’offerta del gruppo francese Alstom ha invece ottenuto 50,795 per la parte tecnica e 28,61 per quella relativa al prezzo (35 milioni). La formalizzazione della commessa arriverà dopodomani nel corso del cda di Trenitalia.
A sbaragliare la concorrenza è stato il nuovo Zefiro V300, mix della versione evoluta del V250 di Ansaldo con il gioiello di Bombardier già scelto dalle verrovie belghe ed olandesi. Il supertreno avrà una velocità commerciale di 360 chilometri orari e una massima di 400, una lunghezza di 200 metri e una capienza di 600 posti (raddoppiabili accoppiando due Zefiri uno dietro l’altro). Ma, soprattutto, sarà “interoperabile”, adatto cioè alla circolazione in otto diversi Paesi europei. Il convoglio è, insomma, l’asso nella manica di Moretti per affrontare la sfida della liberalizzazione del trasporto passeggeri attraverso la conquista di nuovi mercati. Secondo l’ad delle Fs si tratta del «miglior treno al mondo». In più, ha rivendicato con orgoglio l’ad, «siamo gli unici in Europa ad aver fatto una gara. La nostra decisione dimostra che ci sono vari modi per comprare treni: c’è chi compra a scatola chiusa e chi sceglie una via diversa, come abbiamo fatto noi, per imprimere uno sviluppo ai treni ad alta velocità».
Grande soddisfazione da parte di Pierfrancesco Guarguaglini. La vittoria della gara, ha detto l’ad di Finmeccanica, «è una grande opportunità e conferma la validità dei nostri prodotti, dei processi industriali che la nostra azienda sta implementando e delle referenze acquisite presso i maggiori clienti a livello mondiale».
© Libero
martedì 8 giugno 2010
L’atomo franco-tedesco sfida l’Enel in Italia
La decisione era nell’aria da tempo. Il secondo consorzio per il nucleare italiano stava affilando le sue armi fin dallo scorso autunno. Valutazioni preliminari, lettere d’intenti, studi di fattibilità. Ieri la tedesca E.On e la francese Gdf Suez hanno scoperto le loro carte ufficializzando un accordo formale focalizzato sul nostro mercato dell’atomo. I due colossi dell’energia esamineranno tutti i punti chiave relativi ai nuovi investimenti nelle centrali nucleari. A partire dalla tecnologia, fino all’individuazione dei siti e delle partnership industriali. Si impegneranno in tavoli di dialogo con le autorità nazionali e locali per partecipare alla definizione di un quadro regolatorio stabile, chiaro e prevedibile. Le intenzioni sono chiare: «Se le condizioni nel mercato italiano evolveranno nella direzione auspicata», ha spiegato Klaus Schdefer, ad di E.On Italia, «la nostra cooperazione con Gdf Suez potrebbe contribuire nel futuro alla costituzione di un ulteriore consorzio».
Le conseguenze sono, ora, tutte da valutare. Il memorandum of understanding firmato ieri cambia infatti completamente uno scenario che finora, al di là dei tentativi di qualche utility di alzare la voce, vedeva l’alleanza Enel-Edf tranquillamente avviata verso il controllo dell’intera partita sul rilancio dell’atomo in Italia. La discesa in campo dell’asse franco-tedesco apre nuovi fronti soprattutto nel capitolo tecnologie. E non è un caso, probabilmente, che solo qualche settimana fa il sottosegretario allo Sviluppo, Stefano Saglia, ha detto chiaramente che il governo italiano non avrebbe chiuso le porte a tecnologie sui reattori alternative a quella Epr utilizzata dalla francese Areva, che partecipa al consorzio Enel-Edf. Negli stessi giorni anche Ansaldo Nucleare (controllata di Finmeccanica) faceva sapere che l’accordo firmato con la stessa Areva non pregiudicava affatto la collaborazione con l’americana Westinghouse, che i reattori li realizza con la tecnologia Ap1000.
Ora si dà il caso che la società statunitense sia uno dei principali partner di E.On per la costruzione di centrali in moltissimi Paesi. Il che sarebbe la risposta perfetta alla domanda che si è più volte posta l’ad di Ansaldo Nucleare, Giuseppe Zampini. «L’intesa con Westinghouse per il rilancio dell’atomo in Italia c’è già. Mancano solo i committenti».
Ed eccoli ora i committenti, in grado di fornire competenze e risorse. L’unico tassello che manca è quello di una partnership forte che sia in grado di fornire le stesse garanzie che offre l’Enel sul fronte della sicurezza e dell’italianità. Elemento da non sottovalutare vista la natura strategica per l’interesse nazionale del dossier e viste le ritrosie dell’opinione pubblica sull’atomo.
A questo proposito il presidente e ad di Gdf Suez Energy Europe, Stèphane Brimont, ha sottolineato la necessità, «di una forte partnership industriale aperta ad altri partner italiani e europei». L’idea è quella di allargare il più possibile il perimetro delle aziende coinvolte. E di sicuro non farà mancare il suo sostegno l’utility lombarda A2A, che da tempo sta tentando di dare vita ad un consorzio alternativo per il nucleare. «Indubbiamente questo accordo rende più concreta l’idea che A2A auspica anche per limitare i rischi di un monopolio Enel-Edf», sottolineano fonti vicine all’ex municipalizzata. Resta da capire se, considerata la mutata situazione, deciderà di salire sul carro anche l’Eni. Finora il Cane a sei zampe ha sempre smentito qualsiasi interesse per il dossier, ma la discesa in campo di Gdf ed E.On potrebbe fornire all’ad Paolo Scaroni nuovi elementi di giudizio. A quel punto, per l’asse Enel-Edf la strada diventerebbe in salita. Anche se non è escluso che i due consorzi possano spartirsi la torta, visto che a una prima tranche di quattro centrali ne seguirà un’altra con identica posta in gioco. Comunque sia, per il nucleare italiano le cose non potevano mettersi meglio.
© Libero
Le conseguenze sono, ora, tutte da valutare. Il memorandum of understanding firmato ieri cambia infatti completamente uno scenario che finora, al di là dei tentativi di qualche utility di alzare la voce, vedeva l’alleanza Enel-Edf tranquillamente avviata verso il controllo dell’intera partita sul rilancio dell’atomo in Italia. La discesa in campo dell’asse franco-tedesco apre nuovi fronti soprattutto nel capitolo tecnologie. E non è un caso, probabilmente, che solo qualche settimana fa il sottosegretario allo Sviluppo, Stefano Saglia, ha detto chiaramente che il governo italiano non avrebbe chiuso le porte a tecnologie sui reattori alternative a quella Epr utilizzata dalla francese Areva, che partecipa al consorzio Enel-Edf. Negli stessi giorni anche Ansaldo Nucleare (controllata di Finmeccanica) faceva sapere che l’accordo firmato con la stessa Areva non pregiudicava affatto la collaborazione con l’americana Westinghouse, che i reattori li realizza con la tecnologia Ap1000.
Ora si dà il caso che la società statunitense sia uno dei principali partner di E.On per la costruzione di centrali in moltissimi Paesi. Il che sarebbe la risposta perfetta alla domanda che si è più volte posta l’ad di Ansaldo Nucleare, Giuseppe Zampini. «L’intesa con Westinghouse per il rilancio dell’atomo in Italia c’è già. Mancano solo i committenti».
Ed eccoli ora i committenti, in grado di fornire competenze e risorse. L’unico tassello che manca è quello di una partnership forte che sia in grado di fornire le stesse garanzie che offre l’Enel sul fronte della sicurezza e dell’italianità. Elemento da non sottovalutare vista la natura strategica per l’interesse nazionale del dossier e viste le ritrosie dell’opinione pubblica sull’atomo.
A questo proposito il presidente e ad di Gdf Suez Energy Europe, Stèphane Brimont, ha sottolineato la necessità, «di una forte partnership industriale aperta ad altri partner italiani e europei». L’idea è quella di allargare il più possibile il perimetro delle aziende coinvolte. E di sicuro non farà mancare il suo sostegno l’utility lombarda A2A, che da tempo sta tentando di dare vita ad un consorzio alternativo per il nucleare. «Indubbiamente questo accordo rende più concreta l’idea che A2A auspica anche per limitare i rischi di un monopolio Enel-Edf», sottolineano fonti vicine all’ex municipalizzata. Resta da capire se, considerata la mutata situazione, deciderà di salire sul carro anche l’Eni. Finora il Cane a sei zampe ha sempre smentito qualsiasi interesse per il dossier, ma la discesa in campo di Gdf ed E.On potrebbe fornire all’ad Paolo Scaroni nuovi elementi di giudizio. A quel punto, per l’asse Enel-Edf la strada diventerebbe in salita. Anche se non è escluso che i due consorzi possano spartirsi la torta, visto che a una prima tranche di quattro centrali ne seguirà un’altra con identica posta in gioco. Comunque sia, per il nucleare italiano le cose non potevano mettersi meglio.
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mercoledì 2 giugno 2010
I francesi vendono lo stesso treno a Fs e Montezemolo
Il rischio è paradossale. Alla fine Mauro Moretti e Luca Cordero di Montezemolo potrebbero ritrovarsi a dover competere sulle ferrovie italiane cercando di convincere i passeggeri a salire sullo stesso treno, per di più francese. La possibilità non è così remota, visto l’annuncio fatto ieri dall’ad di Fs. Per la maxi commessa da 1,2 miliardi per 50 treni ad alta velocità sono rimasti in corsa soltanto due contendenti: Alstom e il consorzio italo-canadese formato da Ansaldo Breda (Finmeccanica) e Bombardier. In attesa di sapere chi è il vincitore (entro luglio) sappiamo per certo che il primo nome appartiene al colosso d’Oltralpe cui si è rivolto il nuovo servizio privato Ntv (che dal 2011 circolerà sui binari italiani) per acquistare i 25 treni della sua flotta. Sulla carta l’Agv (Automotrice Grande Vitesse) francese, che per evitare imbarazzi si chiamerà Italo, non potrebbe concorrere alla gara indetta da Moretti, dal momento che il modello non è nuovo (come richiesto dalla gara), ma è già omologato in diversi Paesi. Fonti vicine al dossier assicurano, però, che le differenze non saranno così macroscopiche. Dall’altra parte invece ci sarà un modello nuovo costruito sulla base degli attuali Frecciarossa e Frecciargento (gli Etr 500 e 600 prodotti da Ansaldo Breda) e dello Zefiro, il supertreno veloce del colosso canadese Bombardier. A sostegno del progetto, oltre alla consolidata esperienza del gruppo nordamericano, ci sarebbe la garanzia di Finmeccanica, leader mondiale dell’aerospazio e della difesa, che sull’alta velocità lavora da anni sia con Ansaldo Breda sia con Ansaldo Sts, per ciò che riguarda i sistemi di segnaletica. Un’esperienza che le disavventure giudiziarie di questi giorni non possono assolutamente mettere in discussione. In aggiunta, il marchio sarà italiano. Elemento non indifferente se consideriamo che nel settore dei trasporti si combatte da un po’ di tempo un duello ad armi per nulla pari. Con i cugini d’Oltralpe che viaggiano tranquillamente sui nostri binari, impedendo però che la stessa cosa avvenga in terra di Francia. Una manciata di mesi fa, Moretti ha dovuto incassare il colpo sulla cessione di Veolia Cargo, soffiata sotto il naso da un’alleanza tra ferrovie francesi e società Eurotunnel. Con il risultato che ora la Sncf (le Fs d’Oltralpe) fa concorrenza in Italia anche nel settore merci. Mentre è ancora in atto il braccio di ferro per l’ingresso sulla Milano-Torino-Lione, tratta liberalizzata dal 13 dicembre su cui Moretti viene tenuto alla porta con pretesti tecnici e cavilli giuridici. Tra un anno, infine, i francesi entreranno direttamente in competizione con le Fs anche sull’alta velocità italiana, grazie alla partecipazione (con il 20%) di Sncf nel capitale della Ntv di Montezemolo e Diego Della Valle.
Malgrado i comprensibili attriti ieri l’ad delle Ferrovie ha assicurato che sarà «una gara vera». I pretendenti hanno già depositato tre casse di documenti per 200 chili di peso. Le schermaglie «sono già cominciate sugli aspetti formali, figuriamoci quando passeremo al prezzo», ha detto Moretti assicurando che «sulla scelta peserà per il 70% il progetto e per il 30% la parte economica: la qualità e l’innovazione saranno fortemente premiate». Dall’assegnazione, a luglio, scatteranno 30 mesi al termine dei quali sarà consegnato il primo treno, e poi tre al mese per 12-15 mesi. I nuovi treni saranno destinati a viaggiare anche sulle tratte internazionali. «Per noi», ha sottolineato Moretti, «non ci sono solo i confini nazionali. Un’impresa come questa per vivere e svilupparsi non può che aggredire il nuovo singolo mercato europeo. L’approdo immediato e principale sarà il Nord e il Centro Europa». Tranne, ovviamente, la Francia. «Ci sono problemi che riguardano l’omologazione», ha detto l’ad, «e di cui non riusciamo a capire il motivo».
© Libero
Malgrado i comprensibili attriti ieri l’ad delle Ferrovie ha assicurato che sarà «una gara vera». I pretendenti hanno già depositato tre casse di documenti per 200 chili di peso. Le schermaglie «sono già cominciate sugli aspetti formali, figuriamoci quando passeremo al prezzo», ha detto Moretti assicurando che «sulla scelta peserà per il 70% il progetto e per il 30% la parte economica: la qualità e l’innovazione saranno fortemente premiate». Dall’assegnazione, a luglio, scatteranno 30 mesi al termine dei quali sarà consegnato il primo treno, e poi tre al mese per 12-15 mesi. I nuovi treni saranno destinati a viaggiare anche sulle tratte internazionali. «Per noi», ha sottolineato Moretti, «non ci sono solo i confini nazionali. Un’impresa come questa per vivere e svilupparsi non può che aggredire il nuovo singolo mercato europeo. L’approdo immediato e principale sarà il Nord e il Centro Europa». Tranne, ovviamente, la Francia. «Ci sono problemi che riguardano l’omologazione», ha detto l’ad, «e di cui non riusciamo a capire il motivo».
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giovedì 13 maggio 2010
Il governo benedice le cordate alternative sul nucleare
Giuliano Zuccoli rimette nel cassetto il dossier nucleare, ma il governo apre alla cordata alternativa. L’affondo del presidente del consiglio di gestione di A2A non è andato come ci si aspettava. Il progetto con cui il manager voleva far partire il progetto della cordata alternativa a quella già costituita da Enel ed Edf è stato stoppato dal consiglio per l’assenza di un via libera preventivo dei soci, i comuni di Milano e di Brescia, che sono ancora scettici su un’operazione che comporterebbe guadagni futuri ma costi immediati. Contemporaneamente, però, sulla seconda cordata è arrivata a sorpresa l’apertura del governo. Il sottosegretario allo Sviluppo, Stefano Saglia, intervenendo ad un convegno organizzato dalla statunitense Westinghouse e da Ansaldo Nucleare (le due società che lavorano con la tecnologia alternativa a quella usata da Enel-Edf), ha spiegato che la partita sull’atomo non è affatto chiusa. «Qualcuno pensa che sia di difficile gestione», la convivenza tra le tecnologie per il nucleare Ap1000 (americana) e l’Epr (francese), «ma noi siamo convinti che abbiano caratteristiche non in contraddizione e siano due opportunità che possono utilmente integrarsi sul territorio italiano, che è complesso». Nulla comunque potrà partire se il governo non sbloccherà l’Agenzia per il nucleare. Lo ha ribadito ieri anche l’Enel, smentendo alcune indiscrezioni che parlavano di Montalto e Piacenza come due siti che il gruppo avrebbe già individuato per le nuove centrali. Proprio per evitare inutili allarmismi ieri l’ad Fulvio Conti ha chiesto al direttivo di Confindustria di «parlare tutti insieme al Paese per generare una nuova consapevolezza» sul nucleare. Quanto ai conti, Enel archivia il primo trimestre con un utile netto praticamente dimezzato (-45%) a causa delle partite straordinarie legate all’opzione put concessa ad Acciona sul 25% di Endesa. Al netto di quel provento, i profitti risultano in crescita (+11,9%), così come i risultati operativi. L’Ebitda è salito del 16,3% a 4,47 miliardi, mentre per i ricavi l'incremento è stato del 19,9% fino a 18,1 miliardi.
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