Bruxelles ci ha già abituato nel corso degli anni ad una nutrita serie di bizzarre prese di posizione: dalle ramanzine ai diktat, fino alle tirate d’orecchi e alle lezioni di politica interna ed economica. Mancava all’elenco la bocciatura preventiva, che è puntualmente arrivata ieri sulla proposta lanciata da Silvio Berlusconi sulle pagine di Libero. Rispondendo ad un appello del professor Paolo Becchi, il leader di Forza Italia ha spiegato che l’idea della «nuova lira», che si affiancherebbe, solo per le transazioni nazionali, alla valuta comune utilizzata per le transazioni internazionali, rappresenterebbe «una parziale riconquista della sovranità monetaria da parte dello Stato» e servirebbe non «ad usare la svalutazione come arma competitiva» ma «per rilanciare i consumi e la domanda». In questo modo, anche nella forma dei mini-Bot, la nuova moneta sarebbe «compatibile con le regole dei trattati europei».
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
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giovedì 24 agosto 2017
L'Europa stoppa la doppia moneta di Berlusconi
venerdì 12 maggio 2017
L'Italia è la maglia nera del Pil
Il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici usa parole morbide. Assicura che Pier Carlo Padoan è «un eccellente ministro dell’Economia» e «sta facendo tutti gli sforzi necessari». Ma la mappa dell’Europa che accompagna le previsioni della Commissione fornisce sempre lo stesso desolante scenario. Così come lo scorso febbraio, in occasione delle stime invernali, anche nella cartina presentata ieri a Bruxelles per le previsioni di primavera lo stivale italiano continua ad essere l’unica area con il colore più scuro, quello che indica una crescita inferiore all’1%. In altre parole, eravamo e restiamo la maglia nera del Vecchio continente.
lunedì 19 dicembre 2016
De Nicola: "Mediaset sa difendersi da sola. Ma su Mps bisogna intervenire"
Iniziamo con due domande secche: lo Stato deve salvare Mps?
«Mi sembra inevitabile se non ci riesce il mercato (ma ancora non lo escluderei). Consideriamolo l’ultimo atto della sofferta transizione post introduzione del bail in in Italia».
«Mi sembra inevitabile se non ci riesce il mercato (ma ancora non lo escluderei). Consideriamolo l’ultimo atto della sofferta transizione post introduzione del bail in in Italia».
mercoledì 5 ottobre 2016
Il 25% degli aiuti di Stato va ai tedeschi
Poco meno di 100 miliardi di euro in 4 anni. Che i tedeschi in passato abbiano fatto largo uso di soldi pubblici per sostenere le proprie banche (prima di chiedere la chiusura dei rubinetti per tutte le altre) è cosa abbastanza nota. Secondo i calcoli effettuati anche dal nostro ministero dell’Economia, dal 2007 al 2013 Berlino avrebbe foraggiato i propri istituti con ben 247,4 miliardi rispetto ai 4 dell’Italia o ai 2,6 della Francia.
giovedì 22 settembre 2016
La Boldrini tarocca i sondaggi per trasformarci in euroentusiasti
Viva l’Europa, abbasso i muri. Archiviate le complicate e rigorose procedure statistiche di sondaggisti e studiosi, a fornire la verità definitiva sul rapporto tra gli italiani e la Ue ci ha pensato la Camera dei deputati, con un bel sondaggio on line in perfetto stile grillino. La consultazione, partita in pompa magna lo scorso febbraio, si è conclusa a fine agosto, con la partecipazione telematica di circa 10.500 persone.
domenica 11 settembre 2016
I nein della Merkel ci costeranno 10 miliardi
Al di là degli insulti volati venerdì all’indirizzo del premier Matteo Renzi e del presidente francese Francois Hollande, accusati di «irresponsabilità» per aver partecipato al vertice anti-austerity di Atene organizzato dal leader greco Alexis Tsipras, la posizione assunta dal capogruppo del Ppe, il tedesco Manfred Weber, traccia chiaramente la linea che sarà seguita dalla Germania nella trattativa sulla flessibilità italiana. «Il gruppo dei socialisti europei», ha spiegato in un’intervista ad Avvenire, «sta mettendo in discussione le regole esistenti, e sta facendo forte pressione per modificarle. Ecco, noi non ci staremo, la nostra opposizione sarà decisa. Perché le attuali regole sono anche il frutto delle lezioni che abbiamo appreso dalla crisi finanziaria degli anni passati, guai a dimenticarle». E a chi pensa di riscriverle Weber fa sapere che, chiaramente, «bisogna discuterne». Ma sarebbe poco più di un esercizio accademico. «Noi», ha sentenziato, «bloccheremo qualsiasi proposta legislativa che punti a modificare il patto di stabilità».
martedì 6 settembre 2016
Italia in panne, Inghilterra in paradiso
La Gran Bretagna decolla. L’Europa (con l’Italia in prima fila) affonda. Che le profezie e gli anatemi lanciati nei mesi scorsi (persino dall’Fmi) sull’effetto Brexit fossero azzardati lo si era intuito subito. Il sospetto, con il passare dei giorni, si è trasformato in certezza: le previsioni non solo erano traballanti e premature, ma totalmente sballate. Ieri, a fronte di una complessiva frenata del Vecchio Continente sull’indice Pmi, il Regno Unito ha inanellato l’ennesimo risultato positivo nell’arco di una settimana, con un balzo record dei servizi.
venerdì 2 settembre 2016
La Svizzera: "Un vaffa all'Europa e siamo decollati"
Per chiarire definitivamente la propria posizione, prima dell’estate, a stretto giro con Brexit, la Svizzera ha chiesto a Bruxelles di stracciare la richiesta di adesione all’Unione europea che giaceva ammuffita in qualche cassetto della Commissione dal lontano 1992. Non che ce ne fosse bisogno. Al referendum indetto quell’anno per aderire allo spazio economico europeo votarono no il 50,3%. Poi, nel 1997, il 74,1% si dichiarò contrario all’iniziativa «Negoziati d’adesione alla CE: decida il popolo» e nel 2001 la percentuale di dissenso all’iniziativa «Sì all’Europa» salì al 76,8%.
sabato 27 agosto 2016
Maddalena: "L'euro è soltanto un ricatto. Via subito o ci compreranno"
Uscire subito dalla morsa che ha stritolato la nostra economia e i nostri diritti. Ma senza abbandonare l’Europa, che deve però essere ripensata su un piano di parità e di eguaglianza tra gli Stati. È questa la tesi di Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, che da tempo sostiene la necessità di chiudere il conto con la moneta unica e tornare ad essere liberi.
venerdì 19 agosto 2016
Il patto di Renzi con la Merkel per avere il sì al taglio delle tasse
Altro che pugni sul tavolo. Matteo Renzi si prepara a scondinzolare davanti ad Angela Merkel per ottenere gli spazi di flessibilità necessari a far quadrare i conti pubblici. Questo, almeno, è quello che pensano al Times, che ieri ha dedicato un ampio articolo al premier dal titolo inequivocabile: «Renzi si salva la pelle con un accordo sulla Brexit». In realtà, più che di un accordo si tratterebbe di un tentativo, quello di addolcire la cancelliera, offrendo sostegno alla linea soft nei confronti dell’uscita britannica dalla Ue. «Accettando di appoggiare la leader tedesca», si legge sul quotidiano inglese, «Renzi spera che lei possa aiutarlo a sbloccare i fondi che possono salvare la sua carriera politica».
giovedì 18 agosto 2016
De Nicola: "Per evitare la maxi manovra no bonus e anticipo pensioni"
Altro che Keynes. «Senza investimenti privati non si va da nessuna parte. E in Europa chi ha tagliato le tasse e ridotto la spesa se l’è cavata meglio degli altri». Non ha dubbi Alessandro De Nicola, presidente della Adam Smith Society e senior partner di Orrick Italia. Da sempre su posizioni ultraliberiste, la storia delle politiche in deficit per rilanciare la crescita gli fa venire l’orticaria. Così come le iniziative sul tavolo della legge di stabilità, che rischiano di sperperare risorse preziose per neutralizzare la stangata da 15 miliardi prevista dalle clausole di salvaguardia. «Se verrano evitate spese inutili, come quelle per l’Ape o rinnovi contrattuali per la PA troppo generosi, si rinuncerà a elargizioni estemporanee come l’inutile bonus ai diciottenni», spiega l’economista, «si dovrebbe riuscire ad approvare una finanziaria decente senza attivare la clausola sull’Iva».
domenica 14 agosto 2016
Sapelli: "Non facciamo l'errore del Giappone"
«Taglio robusto delle tasse e un grande piano per gli investimenti». Solo così, secondo l’economista Giulio Sapelli, si può combattere la «sindrome giapponese» verso cui il Paese sembra incamminarsi in assenza di una accelerazione significativa del governo sulle politiche per lo sviluppo. Il pil che non riparte, come certificato venerdì dall’Istat, non è stato una sorpresa per il professore di Storia economia all’Università di Milano. «L’ascensore sembra che abbia smesso di scendere», spiega Sapelli, «ma questo non significa che la ripresa sia dietro l’angolo. Come ci ha insegnato l’esperienza giapponese la fine della recessione non si accompagna automaticamente alla crescita».
sabato 23 luglio 2016
La Bce benedice la bad bank, ma Berlino insiste con i "nein"
Dal paracadute pubblico alla bad bank. Mentre Berlino non sembra intenzionata a mollare la presa, dalla Bce continuano ad arrivare segnali distensivi sulla possibilità di una soluzione istituzionale per sciogliere il nodo delle sofferenze bancarie. Chiaro ed esplicito il messaggio arrivato venerdì da Mario Draghi. Le norme che vietano gli aiuti di Stato in favore del recupero delle perdite ai danni degli investitori, ha spiegato il numero uno dell’Eurotower, consentono margini di flessibilità che possono e devono essere sfruttati per attutire le distorsioni del mercato dei crediti deteriorati. In altre parole, «in condizioni straordinarie non va esclusa la possibilità di un sostegno pubblico», che sarebbe «utile» e «importante». Un’apertura considerata determinante dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che ieri in un’intervista al Corriere della Sera, ha applaudito il cambio di passo. «Finalmente il quadro non è più teorico», ha spiegato, «Draghi ha precisato che il paracadute pubblico non è la via principale, ma è possibile in caso di assoluta necessità».
giovedì 31 marzo 2016
Ora Padoan boccia l'Europa
Dopo l’austerity spuntano anche i metodi di calcolo. Di fronte al cattivo andamento dei conti pubblici, Matteo Renzi ha ingaggiato già da un po’ un duro braccio di ferro contro le rigidità dell’Europa e del suo capo Jean-Claude Juncker, che ci imporrebbero vincoli troppo stretti sulla flessibilità del deficit/pil. Ora, viste le brutte, come ha dimostrato ieri la bocciatura di S&P, è arrivato il raddoppio anche di Pier Carlo Padoan, infastidito dal meccanismo con cui Bruxelles giudica i conti degli Stati membri. In particolare del nostro.
venerdì 17 luglio 2015
Draghi dà più soldi alle banche: "Pronti all'acquisto di titoli greci"
Per il «bazooka» vero e proprio Atene dovrà aspettare ancora un po’. Il reinserimento della Grecia nel quantitative easing della Bce, con il conseguente acquisto massiccio di titoli di Stato sul mercato secondario, potrà avvenire non appena sarà avviato il nuovo programma di aiuti e dopo che la Banca centrale avrà verificato l’attuazione «credibile» delle misure concordate con i creditori. I soldi alle banche, invece, arriveranno subito. Il consiglio direttivo dell’Eurotower, con voto a maggioranza, ha deciso di aumentare di altri 900 milioni il limite della liquidità di emergenza (Ela) finora congelato a 89 miliardi.
Via libera al salvataggio di Atene. Primo prestito ponte da 7 miliardi
Malgrado le perplessità dei Paesi no-euro come Gran Bretagna, Polonia e Repubblica Ceca e il fortissimo malumore di Wolfgang Schaeuble per la Grecia sono in arrivo pure i 7 miliardi cash per far fronte all’emergenza in attesa del malloppone da 82-86 miliardi legato al terzo programma di aiuti.
domenica 12 luglio 2015
Crac delle banche, conti a secco. Atene a 24 ore dal disastro
Ci sono tanti, troppi numeri che pesano come macigni sul futuro prossimo di Atene. Il più alto è quello dei finanziamenti chiesti dalla Grecia nell’ambito del terzo programma di aiuti, che è salito a 74 miliardi di euro, di cui 16 miliardi a carico del Fondo monetario internazionale e 58 a carico del fondo salva stati europeo (Esm). Ci sono poi i lunghissimi 60 anni a cui il governo di Atene vorrebbe portare la scadenza del suo enorme debito. Un raddoppio secco rispetto agli attuali 30.
Berlino non si fida: "Grexit per 5 anni"
Un «time out» dall’euro di cinque anni per ristrutturare il debito. Nel frattempo la Grecia resterebbe nell’Unione europea e riceverebbe assistenza unamitaria e supporto per sostenere l’economia. In alternativa, oltre al miglioramento delle proposte e al rapido varo delle riforme, Atene dovrebbe creare un fondo fiduciario di 50 miliardi di euro in cui trasferire beni da privatizzare a garanzia del debito. Sono queste le due proposte esplosive piombate nel bel mezzo di un Eurogruppo rovente, dove il cauto ottimismo delle ore precedenti ha lasciato il posto a preoccupazione e scetticismo. Artefice del piano, secondo le indiscrezioni del Frankfurter Allgemeine Zeitung che cita un documento ufficiale del governo tedesco inviato ai Paesi dell’euro, sarebbe il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble.
mercoledì 8 luglio 2015
L'analisi dell'Fmi spaventa l'Italia. Attenti, adesso rischiate anche voi
L’agenda di Matteo Renzi è ambiziosa, ma la ripresa è «fragile» e l’impatto della Grecia sarà «sostanziale». Non arrivano buone notizie dal Fondo monetario internazionale. Al di là di alcune riflessioni d’incoraggiamento e di un apprezzamento generale, ma riferito ad effetti futuri da verificare, del jobs act, il quadro emerso dal monitoraggio effettuato in Italia dal 5 al 18 maggio dalla task force di Washington (tra cui il nostro Carlo Cottarelli) non è per nulla positivo.
Tsipras vuole altri sette miliardi, 16 paesi su 18 pronti a cacciarlo
La Grecia si è presentata a Bruxelles a mani vuote. Al posto di un nuovo piano per restituire i vecchi debiti, Alexis Tsipras, tanto per mettere un po’ di pepe su una trattiva rovente, ha tirato fuori dal cilindro la richiesta di altri soldi: 7 miliardi di prestito ponte e un terzo programma di aiuti del Fondo salva stati.
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