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sabato 11 gennaio 2020

La lotta all'evasione si farà senza ispettori

È possibile combattere una guerra senza generali, senza ufficiali e con l’esercito in rivoltà? A Palazzo Chigi sembrano convinti di sì. Malgrado la lotta all’evasione fiscale, seppure ridimensionata rispetto agli obiettivi iniziali, sia uno dei tormentoni della manovra appena approvata e un pallino del nuovo esecutivo giallorosso, il governo di tutto si sta occupando tranne che della gestione dell’Agenzia delle entrate, che sta andando letteralmente a pezzi.

venerdì 16 marzo 2018

Debito pubblico da suicidio grazie a economisti del piffero

Certo, il reddito di cittadinanza e la flat tax possono anche non piacere. Le proposte economiche del centrodestra o quelle dei grillini possono anche essere considerate astruse, irrealizzabili o, addirittura, dannose per il Paese. Ma accettare lezioni o, peggio ancora, legittimazioni da chi non si è limitato ai proclami e alle promesse, ma ha messo alla prova sul campo la sua abilità, diventa sempre più difficile, ogni giorno che passa.
Anche perché ogni giorno che passa c’è un numero che ci riporta sotto gli occhi il fallimento delle politiche messe in atto dai governi Renzi e Gentiloni sotto la sapiente regia del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.

domenica 25 febbraio 2018

La sviolinata a Confindustria. Renzi aiuta solo i grandi. E lo dice pure

Che l’esecutivo targato Pd si sia fatto in quattro per accontentare la grande industria è un segreto solo per chi ha passato gli ultimi quattro anni in su qualche atollo sperduto del Pacifico. Incentivi, decontribuzioni, agevolazioni, ammortamenti, iperammortamenti: chi segue anche solo distrattamente l’economia del nostro Paese sa bene che gran parte degli interventi di sostegno introdotti dal governo sono stati pensati su misura per aziende con un numero di dipendenti e un giro d’affari ben più alti di quelli che caratterizzano il 98% del tessuto produttivo italiano, costituito da piccole e medie imprese.

domenica 17 dicembre 2017

Con le audizioni alla Camera Renzi voleva accontentare i risparmiatori, ma è andata male

La settimana in commissione banche si preannuncia rovente. Ma chi sarà sui carboni ardenti, più che Maria Elena Boschi, sarà Matteo Renzi. Il premier ha ormai chiaro lo scenario che si è creato nelle stanze di Palazzo San Macuto, dove nel tritacarne invece dei potenziali responsabili dei crac bancari, manager e vigilanti, alla fine è scivolato proprio lui, con il suo Giglio Magico. «Chiedo al gruppo dirigente di smetterla di costruire trappole dove poi sistematicamente cadiamo dentro», ha detto ieri il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Non occorre essere un fine politologo per capire il senso della frase.

martedì 31 ottobre 2017

Le Province non chiuderanno, anzi ci costeranno di più

Vivono e incassano pure. Dopo lo stupore provocato circa un anno fa per le elezioni dei rappresentanti locali, gli italiani dovranno fare nuovamente i conti con la riapparazione degli enti che si credevano scomparsi dal 2014. La legge di bilancio trasmessa ieri al Senato ha infatti previsto che alle province e alle città metropolitane delle regioni a statuto ordinario, per l’esercizio delle funzioni fondamentali, è attribuito un contributo complessivo di 352 milioni di euro per l’anno 2018, di cui 270 milioni di euro a favore delle province e 82 milioni di euro a favore delle città metropolitane. Non è tutto. Alle province vanno anche 110 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2019-2020 e di 180 milioni annui a decorrere dall’anno 2021.

domenica 1 ottobre 2017

Il fisco incassa ma non paga. Fatture saldate dopo 43 giorni

Inflessibili quando si tratta di riscuotere. Ma quando sono loro a dover sborsare, il momento non è mai quello giusto. Stando alle dichiarazioni di Matteo Renzi, che sulla questione aveva anche scommesso pubblicamente con Bruno Vespa, Il problema dei ritardi nei pagamenti della Pa è stato risolto da almeno un paio di anni. Spenti i riflettori e archiviato il dibattito, la stragrande maggioranza delle pubbliche amministrazione continua però a non rispettare i tempi. E tra i più lenti, guarda un po’, ci sono proprio gli enti con incarichi da esattori. Quelli pronti a caricarti di penali, interessi di mora e sanzioni se ti azzardi a sforare solo di qualche giorno la data prevista per il pagamento.

venerdì 22 settembre 2017

Pur di ferire il nemico Renzi, Bersani uccide i contribuenti

Patrimoniale, eco-tasse, stangata sulle successioni, moltiplicazione delle aliquote Irpef e balzelli sui robot. E’ questo l’armamentario con cui i bersaniani di Mdp si preparano a dare battaglia al Pd in Parlamento sulla legge di bilancio. A confezionare le proposte ci ha pensato il Nens, think thank fondato da Vicenzo Visco e Pierluigi Bersani, che ieri, alla vigilia della definizione della nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, che sarà oggi sul tavolo del Cdm, ha pensato bene di presentare un ampio Manifesto contro la disuguaglianza, insieme all’ex premier Romano Prodi, alla presidente della Camera, Laura Boldrini, a Stefano Fassina (Si) e a Cesare Damiano (Pd).

martedì 12 settembre 2017

C'è la prova: che flop gli 80 euro

Il bonus di 80 euro ha avuto un «significativo impatto macroeconomico». E’ bastata questa frase, estrapolata da un paper comparso ieri sul sito della Bce, per scatenare gli immediati festeggiamenti della claque renziana. Altro che spot elettorale, hanno gridato in coro i parlamentari piddini, a cui si sono uniti i due ministri Carlo De Vincenti e Maurizio Martina, «l’aiuto è stato strutturale e redistributivo». E in serata è arrivato anche il commento dell’ex premier: «Non c'era bisogno che lo dicesse la Bce che gli 80 euro erano una misura giusta».

sabato 19 agosto 2017

Nuovo record del debito. E' aumentato il doppio del pil

Il tempo sarà pure «galantuomo», come ha detto Matteo Renzi un paio di giorni fa festeggiando la ripresina del Pil (che peraltro, con lo 0,4% sul mese e l’1,5% sull’anno continua a viaggiare a scartamento ridotto rispetto al resto d’Europa), ma se i «risultati» di cui parlava il segretario del Pd sono quelli certificati ieri da Bankitalia, c’è poco da brindare. A poche ore dalla sorpresa positiva di una crescita leggermente più veloce delle stime del governo, sui conti pubblici si è abbattuto l’ennesimo macigno del debito, per la quarta volta consecutiva al top di sempre.

martedì 11 luglio 2017

Renzi vuole fare più deficit. La Ue lo irride

Le critiche degli euroburocrati erano previste e, probabilmente, anche auspicate, considerato il significato politico-elettorale della sfida. Ma la freddezza con cui Bruxelles ha liquidato l’attacco frontale al fiscal compact, rimbalzato in questi giorni dalle pagine del suo ultimo libro «Avanti» ai titoli di quotidiani e tg, forse Matteo Renzi non l’aveva messa in conto.

venerdì 7 luglio 2017

Marchionne, il moderato che odia lobby e sindacati

Le capacità imprenditoriali sono fuori discussione. Quando Sergio Marchionne è approdato al Lingotto come amministratore delegato, nel giugno del 2004, la Fiat orfana di Umberto Agnelli e assai scricchiolante aveva chiuso il precedente esercizio con un rosso di 2 miliardi, una perdita operativa di 500 milioni e un fatturato di 49 miliardi. Nel 2016 i ricavi della nuova Fca si sono attestati a 111 miliardi e l’utile netto a 1,8 miliardi. Negli stessi anni i veicoli venduti nel mondo dal gruppo automobilistico sono passati da 1,8 a 4,7 milioni mentre le azioni in Borsa sono cresciute quasi del 500%.

martedì 4 luglio 2017

Start up, cantieri e occupati ko. Non è ancora la volta buona

Gli occupati ricalano e la disoccupazione risale. L’entusiasmo primaverile di governo e sostenitori del jobs act, che ad aprile avevano festeggiato le statistiche sul lavoro migliori dal 2012, è stato impietosamente stroncato ieri dai nuovi dati Istat, che riportano bruscamente indietro le lancette dell’orologio, spazzando via le briciole di ottimismo raccolte negli ultimi mesi. L’indice della disoccupazione a maggio è tornato all’11,3% (11,1% ad aprile), con un balzo di quella giovanile, salita in un colpo solo dell’1,8%, a quota 37%. E l’incremento, questa volta, non è causato dalla diminuzione degli inattivi. Il numero di chi il lavoro non ce l’ha, ma non lo cerca neanche, è rimasto invariato.

domenica 4 giugno 2017

Renzi come Totò. Vuole venderci la fontana di Trevi

Non bastavano i prestiti sotto forma di Bot e Btp. Ora gli italiani dovranno pure acquistare pezzi di immobili pubblici per aiutare lo Stato ad abbattere il debito. «Presenteremo un’iniziativa», ha annunciato Matteo Renzi al Sole 24 Ore, «che consenta ai cittadini di avere forme di rendimento sicure e solide anche attraverso la partecipazione ai beni immobili e mobili che costituiscono il patrimonio di amministrazione centrale ed enti locali».
L’operazione, ha assicurato il segretario Pd in perfetto stile Totò (ricordate la famosa vendita della Fontana di Trevi al povero Decio Cavallo?), «è potenzialmente win win». In altre parole, vincono tutti. Lo Stato perché «riduce i costi del debito e aumenta la credibilità del Paese», i cittadini perché potranno avere «una forma di rendimento sicura».
Sul beneficio per lo Stato ci sono pochi dubbi. Quello dei contribuenti, però, è tutto da vedere. L’idea di una grande Siiq pubblica (un fondo immobiliare quotato) a cui conferire gli asset delle varie società del Tesoro che oggi si occupano della valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico (Invimit sgr, Cdp Investimenti Sgr e Cdp Immobiliare) era già circolata un paio di anni fa. Renzi aveva messo sul dossier i due manager della Cassa depositi e Prestiti, Fabio Gallia e Claudio Costamagna. E l’ipotesi fu esplicitamente confermata, alla fine del 2015, dall’allora ad di Cdp Immobiliare, Giovanni Paviera: «Per adesso ci stiamo lavorando internamente, senza l’ausilio di advisor».
Ieri l’ex premier ha di nuovo tirato in ballo la spa controllata dal Tesoro: «La Cdp avrà un ruolo strategico in questo disegno. Stiamo seguendo questo progetto con professionalità di prim’ordine». Di sicuro tra queste professionalità non ci sarà Aldo Mazzocco, che dopo appena un anno come capo del real estate di Cdp, a marzo ha preferito fare rotta verso il porto più sicuro delle Generali. Si diceva fosse lui l'uomo giusto per la grande holding del patrimonio pubblico, ma le cose sono andate diversamente. Nell’ultimo esercizio la Cdp ha dovuto effettuare un taglio sugli asset della controllata Immobiliare portando il patrimonio da 500 a 322 milioni. Una svalutazione seconda solo a quella di 294 milioni (sui 500 investiti) operata in Atlante. E sui conti pesa anche un indebitamento bancario di 750 milioni, tutto ascrivibile alle 14 joint venture di Cdp Immobiliare, che altro non è che la Patrimonio dello Stato spa creata nel 2002 da Giulio Tremonti, poi transitata in Fintecna prima di approdare alla Cassa depositi. Per capire cosa è successo basta leggere il bilancio di Cdp, che definisce il rilevante patrimonio immobiliare in pancia alla controllata «non generatore di alcun reddito, fonte di elevati costi ricorrenti e in gran parte non collocabile sul mercato nello stato di fatto in cui si trova e senza consistenti investimenti». Chiara la posizione del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ieri si è scagliato contro i «luoghi comuni». Quelli secondo cui «ci sono scorciatoie, si può abbattere il debito  domani o si possono ottenere 300 miliardi di introiti dal patrimonio immobiliare».

© Libero

mercoledì 12 aprile 2017

Niente tagli, il governo assume altri statali

Uscendo dal Consiglio dei ministri che in oltre due ore di confronto ha partorito Def, Pnr e correzione dello 0,2%, il premier Paolo Gentiloni ha assicurato che i «conti sono in ordine, senza aumenti di tasse». Ma bisogna credergli sulla fiducia. Archiviate le chiassose slide di Matteo Renzi, ora nel governo prevale la linea minimal: poche parole e praticamente nessun numero.

martedì 11 aprile 2017

Via all'infornata di statali per gli enti locali. Padoan fa quadrare i conti col trucco

No a tasse, nuovo catasto e privatizzazioni. Via libera, invece, ad investimenti, misure per la crescita e all’ennesima infornata di statali. A poche ore dalla riunione del Consiglio dei ministri, che dovrà alzare il velo sul pacchetto di provvedimenti messo a punto dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, l’ex premier Matteo Renzi detta la linea dagli studi di Porta a Porta. «Non solo do una mano a Gentiloni, ma faccio il tifo per lui», ha assicurato il leader del Pd, spiegando, però che la manovra correttiva è dovuta alla scelta del governo di piegarsi ai diktat della Ue. «Qualcuno dice che abbiamo lasciato un buco di 3 miliardi», ha detto, «ma è il governo che ha scelto di dare un messaggio all’Europa di rigore sui conti, noi abbiamo lasciato un tesoretto da 47 miliardi».

mercoledì 15 marzo 2017

Un Parlamento di fannulloni. Più di 500 giorni per una legge

Cinquecentodiciassette atti, 11.948 commi, qusi 8 milioni di caratteri in circa 42 mesi di legislatura. Messa così, sembra che il Parlamento e Palazzo Chigi siano frequentati da un esercito di stakanovisti intento a sfornare provvedimenti come fossero pagnotte. In realtà, il quadro che emerge incrociando i dati del Rapporto 2015-2016 dell’Osservatorio della Camera dei deputati sulla XVII legislatura con quelli costantemente aggiornati del sito Openpolis.it è ben diverso.

sabato 11 marzo 2017

Ora Gentiloni accelera: l'Ue è già a più velocità

L’Europa a più velocità non solo «è necessaria», ma «c’è già». Bisogna solo trovare la «formula» più adatta. Paolo Gentiloni ha deciso di utilizzare il vertice del 25 marzo nella capitale per provare a liberarsi dei panni del premier di transizione. Di qui l’idea di appiattirsi sul nuovo mantra di Angela Merkel, «uniti nella diversità», per tentare di uscire dalla celebrazione dei 60 anni del trattato di Roma con una dichiarazione congiunta di peso da potersi appuntare sul petto. Un esito su cui il presidente del Consiglio si è detto «ottimista», ma che deve fare i conti con le perplessità crescenti sul piano tedesco.

giovedì 1 dicembre 2016

Toh, ecco i soldi agli statali: 85 euro al mese più benefit

Aumento medio di 85 euro mensili per tutti i comparti (scuola compresa), ritorno della concertazione, cancellazione della legge Brunetta sui premi. Come ha sintetizzato il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo, «un accordo così solo un anno fa ce lo potevamo sognare». Dopo sette anni di attesa sono bastate sette ore di trattativa per trovare l’intesa sul nuovo contratto degli statali. Che la partita si dovesse chiudere prima del referendum, dove voteranno anche i 3,2 milioni di dipendenti pubblici, lo si era capito da un po’ di giorni. La convocazione a sorpresa del tavolo e le dichiarazioni di Matteo Renzi sulla «fine della stagione dei blocchi contrattuali» la dicevano lunga sulla muscolarità con cui il governo si sarebbe presentato all’appuntamento.

domenica 27 novembre 2016

Renzi in tour a caccia di voti regala soldi a tutti i Comuni

Centodieci milioni a Genova, 475 a Venezia, 720 alla Lombardia solo nelle ultime 48 ore. Se continua così il governo sarà costretto a varare un’altra finanziaria. A poco più di una settimana dal voto referendario Matteo Renzi continua a girare come una trottola per l’Italia. Ed a ogni tappa tira fuori il libretto degli assegni. Tanto pagano i contribuenti.

venerdì 18 novembre 2016

Renzi boccia il bilancio Ue. Ma per ora sono solo parole

Sarà pure, come sostengono molti, una mossa finalizzata ad ottenere consensi in vista del voto referendario o, forse, a strappare maggiori concessioni sulla legge di bilancio. Sta di fatto che Matteo Renzi ha assestato due colpi all’Unione europea nel giro di una manciata di giorni. Dopo la «riserva» posta martedì scorso alla revisione di metà periodo del bilancio pluriennale comunitario 2014-2020 (che per ora ha congelato il dossier, essendo richiesta l’unanimità), la notte scorsa l’Italia si è per la prima volta astenuta sul bilancio Ue per il 2017.