La corsa a tappe forzate del governo per tentare di far arrivare l’aumento in tasca agli oltre 3 milioni di statali prima del voto prosegue. Ieri, dopo i 270mila ministeriali, all’elenco si sono aggiunti anche i 450mila lavoratori del comparto sicurezza e difesa. Un settore che raramente, negli anni scorsi, ha ricevuto le attenzioni di Palazzo Chigi. «Sono nove anni che non si faceva un contratto. Questo è un risultato importante», ha festeggiato la ministra della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, tralasciando di ricordare che è stata la Corte costituzionale, con una sentenza che ha ormai più di due anni, a costringere il governo a rimettersi al tavolo della trattativa. Gli aumenti saranno di 125 euro circa per le forze armate, 136 per la guardia di finanza, 134 per i carabinieri, 132 per la polizia, 126 polizia penitenziaria. Questo si aggiungerà agli arretrati annuali, circa 556 euro per i corpi di polizia, 516 per le forze armate. Siccome il contratto è stato firmato nel 2016, sono due gli anni da recuperare con l’una tantum che arriverà non appena partiranno gli scatti.
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
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sabato 27 gennaio 2018
venerdì 24 novembre 2017
Imbarcata di statali inutili
Fatta la legge, questa volta, non c’è stato neanche bisogno di trovare l’inganno. La possibilità di aggirare la norma è stata fornita direttamente da chi l’ha scritta. Il principio della riforma messa a punta da Marianna Madia era chiaro. Per programmare le assunzioni della Pa non si potrà più fare riferimento alla dotazione organica, criterio statico e difficilmente in grado di misurare le reali esigenze produttive degli uffici. Si dovrà invece ricorrere ad un moderno e dinamico piano triennale dei fabbisogni di personale, in coerenza, si legge nel decreto legislativo 75/2017, «con la pianificazione pluriennale delle attività e della performance». Una rivoluzione? Forse. Arrivati al dunque, però, la ministra della Pubblica amministrazione si è rimangiata tutto. La programmazione ancora non c’è (anche perché il ministero non ha emanato gli atti di indirizzo), ma la Madia ha voluto comunque sbloccare l’assunzione per 50mila precari storici della Pa, tirando fuori dal cilindro una sorta di regime transitorio.
martedì 19 settembre 2017
Arriva il maxiconcorso da 17 miliardi
L’occasione per dare una bella sforbiciata alla spesa pubblica potrebbe essere ghiotta: nei prossimi quattro anni andranno in pensione nella Pubblica amministrazione circa 500mila persone su un totale di poco più di 3 milioni di organico. Il che significa che, attraverso una razionalizzazione degli uffici, l’informatizzazione delle pratiche e un po’ di impegno sul fronte dei controlli, sarebbe possibile risparmiare diverse decine di miliardi. Se è vero, ad esempio, come ha certificato la Cgia qualche mese fa, che le assenze per motivi di salute nel pubblico impiego nel 2015 hanno interessato il 57% degli occupati rispetto al 38% dei privati e che le assenze di un giorno rappresentano per gli statali il 25,7% del totale rispetto al 12,5% degli altri dipendenti, appare chiaro che i margini per un incremento della produttività a parità di risorse ci sono.
sabato 29 aprile 2017
La Cgil premia chi non va al lavoro
Legare i premi di produttività degli statali, come fa in sostanza la riforma Madia, al semplice fatto di recarsi sul posto di lavoro era già sembrato a molti un modo bizzarro di intendere la meritocrazia. Ma per i sindacati non è ancora sufficiente. Per spazzare via anche l’ultimo, sottile filo che ancora lega l’impiego pubblico al lavoro privato le sigle ora pretendono di separare del tutto il salario accessorio dal tasso di presenza del dipendente.
mercoledì 12 aprile 2017
Niente tagli, il governo assume altri statali
Uscendo dal Consiglio dei ministri che in oltre due ore di confronto ha partorito Def, Pnr e correzione dello 0,2%, il premier Paolo Gentiloni ha assicurato che i «conti sono in ordine, senza aumenti di tasse». Ma bisogna credergli sulla fiducia. Archiviate le chiassose slide di Matteo Renzi, ora nel governo prevale la linea minimal: poche parole e praticamente nessun numero.
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