Chi l’ha detto che il parlamento non sta lavorando? Certo, i tempi sono dilatati, le commissioni (tranne quella speciale per gli affari urgenti) non ci sono, la maggioranza neanche, poi ci sono le solenni celebrazioni per la liberazione, quelle altrettanto imperdibili per il primo maggio, i fine settimana per tornare a curare il proprio collegio. Ma mentre i leader dei partiti usciti vincitori dalle urne stanno faticosamente cercando di trovare la quadra, tra una consultazione al Colle, una scappata in Molise e un giretto tra gli stand del Vinitaly o del Salone del mobile, deputati e senatori si sono comunque rimboccati le maniche e hanno iniziato a produrre succose proposte di legge.
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
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lunedì 23 aprile 2018
I Parlamentari lavorano solo per aumentare le ferie
mercoledì 31 gennaio 2018
La trovata del Pd per salvare le banche: sarà lo Stato a smaltire i crediti marci
C’è un po’ di Nazareno, molto fumo preelettorale e nessun tentativo di fare un po’ di chiarezza sui crac bancari che hanno bruciato decine di miliardi nella relazione approvata ieri dalla commissione d’inchiesta. Tutto, in fondo, si è chiuso com’era iniziato. Con un voto a maggioranza è stato nominato il presidente Pier Ferdinando Casini e con un voto a maggioranza è arrivato ieri il via libera del documento finale. Daniele Capezzone e Andrea Augello, entrambi non ricandidati nel centrodestra, hanno puntato il dito su Forza Italia, sostenendo che se non ci fossero state alcune assenze strategiche (quattro) ad abbassare il quorum i 19 voti favorevoli (dem e centristi) non sarebbero bastati a far passare il testo.
domenica 17 dicembre 2017
Con le audizioni alla Camera Renzi voleva accontentare i risparmiatori, ma è andata male
La settimana in commissione banche si preannuncia rovente. Ma chi sarà sui carboni ardenti, più che Maria Elena Boschi, sarà Matteo Renzi. Il premier ha ormai chiaro lo scenario che si è creato nelle stanze di Palazzo San Macuto, dove nel tritacarne invece dei potenziali responsabili dei crac bancari, manager e vigilanti, alla fine è scivolato proprio lui, con il suo Giglio Magico. «Chiedo al gruppo dirigente di smetterla di costruire trappole dove poi sistematicamente cadiamo dentro», ha detto ieri il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Non occorre essere un fine politologo per capire il senso della frase.
sabato 16 dicembre 2017
In campo pure Mattarella: rafforzato il sistema bancario
Persino Sergio Mattarella ha sentito il bisogno di scendere in campo, spiegando che «il lavoro del governo nell’ambito del settore bancario, contribuendo al rafforzamento di un settore strategico per lo sviluppo, è stato di sostegno all’apparato produttivo». Nessun riferimento diretto al caso Boschi-Etruria, ovviamente. Ma il messaggio del Capo dello Stato, all’indomani del nuovo polverone scatenato dalle rivelazioni di Giuseppe Vegas, è chiaro: il Quirinale vuole che la fine della legislatura sia tenuta al riparo da scossoni e turbolenze.
venerdì 15 dicembre 2017
La Boschi conferma: "Ma dissi no all'ms col quale mi invitava a casa sua"
Precisazioni, repliche e colpi bassi. Maria Elena Boschi ha iniziato a difendersi dalle accuse di aver usato il proprio ruolo per aiutare la banca dove il padre faceva il vicepresidente (e di aver mentito su questo al Parlamento) in tempo reale, utilizzando i social network. «Ho incontrato più volte il presidente della Consob in varie sedi come ho incontrato altri rappresentanti istituzionali: mai e poi mai ho fatto pressioni. Mai», scrive la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio su Facebook. Poi, di fronte al crescendo di polemiche, con Lega, Mdp e M5S che chiedono le dimissioni, arriva anche la risposta sulle presunte menzogne in aula: «Confermo per filo e per segno tutto ciò che ho detto in Parlamento due anni fa. Tutto. Chi mi chiede le dimissioni perché avrei mentito in Parlamento deve dirmi in quale punto del resoconto stenografico avrei mentito».
Vegas riapre la bufera sul caso Boschi-Etruria
Si pensava che il terreno minato fosse l’audizione dell’ex ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, prevista per la settimana prossima. È lui, del resto, secondo l’ex direttore del Corriere, Ferruccio De Bortoli, il supertestimone del conflitto di interessi di Maria Elena Boschi, che avrebbe chiesto al manager di valutare il salvataggio di Banca Etruria, allora vicepresieduta dal papà Pierluigi. A sorpresa, invece, è arrivato il colpo di teatro di Giuseppe Vegas. Anche lui aveva qualche ricordo «scottante» nella memoria. E ieri, durante l’audizione, ha deciso di gettarlo in pasto ai parlamentari seduti nell’aula di Palazzo San Macuto. A domanda diretta il presidente della Consob ha risposto: «Sì, ho parlato con l’allora ministro Boschi, mi venne prospettato un quadro di preoccupazione perchè Etruria poteva essere incorporata da Bpvi e questo sarebbe stato di nocumento per la principale industria di Arezzo che è l’oro».
giovedì 14 dicembre 2017
Zonin ai risparmiatori: "Ho perso anch'io"
Un povero signore che per 19 anni ha mantenuto la presidenza di una banca di cui non sapeva nulla e in cui non esercitava alcun potere. Nessuno, probabilmente, si aspettava qualcosa di molto diverso da Gianni Zonin, l’ex patron della Popolare di Vicenza che i parlamentari hanno voluto trascinare a tutti i costi davanti alla commissione banche, malgrado il parere contrario di Pierferdinando Casini. L’imprenditore è attualmente sotto prcesso per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. Ed era inevitabile che l’audizione si sarebbe trasformata in una anticipazione del dibattimento. Eppure, nonostante la prevedibilità della linea difensiva, Zonin è riuscito comunque a lasciare tutti di stucco. Ancora prima di entrare a Palazzo San Macuto qualche giornalista gli chiede di dire qualcosa ai 120mila risparmiatori che nel giro di pochi mesi hanno perso circa 6 miliardi di euro, vedendo diventare carta straccia le proprie azioni. «Sono tranquillo, Ho perso anch’io», risponde senza battere ciglio Zonin.
Senza lo sgambetto della Ue le banche si salvavano da sole
Incapacità di reagire con tempismo ai diktat dell’Europa e imperizia nel firmare contratti con le grandi banche d’affari. Il governo esce con le ossa rotta dalla nuova giornata di audizioni davanti alla commissione d’inchiesta sulle banche. L’uno due sferrato in rapida successione dal presidente del Fondo interbancario, Salvatore Maccarone, e dal sostituto procuratore presso la procura regionale del Lazio della Corte dei Conti, Massimiliano Minerva, ha sostanzialmente svelato che scelte differenti nella gestione del debito e della crisi del credito avrebbero consentito di risparmiare diversi miliardi di euro dei contribuenti.
mercoledì 6 dicembre 2017
La mossa del Pd che aiuta la Boschi. "Tutti gli indagati in commissione"
«O tutti o nessuno». Questa, in estrema sintesi, la proposta avanzata dal Pd in commissione per tentare di disinnescare la mina Ghizzoni. I Cinque stelle hanno anche organizzato in fretta e furia un sit-in sotto Palazzo San Macuto, sede dell’organismo bicamerale presieduto da Pier Ferdinando Casini, per aumentare l’intensità del pressing. Ma alla fine non c’è stato nulla da fare. L’ipotesi di far sfilare in parlamento l’ex ad di Unicredit a cui, secondo Ferruccio De Bortoli, l’allora ministro delle riforme avrebbe chiesto di salvare Banca Etruria, vicepresieduta dal papà Pierluigi (oggi indagato per falso in prospetto) è troppo carica di conseguenze politiche per lasciarla passare senza combattere. Così, di fronte alle pressanti richieste di gran parte delle opposizioni, il presidente del Pd, Matteo Orfini, ha messo sul tavolo un’altra bomba, sapendo benissimo che Casini è tutt’altro che favorevole a farla esplodere.
martedì 5 dicembre 2017
Omissioni su papà Boschi indagato. La Boschi sbrocca: querelo tutti
«Vi terro informati, passo dopo passo. Buona serata». Si conclude così, con augurio a denti stretti, il lungo posto su Facebook a cui la sottosegretaria Maria Elena Boschi ha affidato tutta la rabbia tenuta compressa negli ultimi due anni di accuse, polemiche e insinuazioni sulla presenza del papà Pierluigi ai vertici di Banca Etruria. Presenza diventata da qualche giorno ancora più scomoda con la notizia di una nuova indagine a carico dell’ex vicepresidente dell’istituto finito poi in bancarotta.
venerdì 24 novembre 2017
Nascosta la lista dei 107 bidonisti Mps
Pierferdinando Casini ha ammesso ieri che l’indagine parlamentare dei crac di Veneto Banca e Popolare di Vicenza ha fatto emergere «un quadro sconfortante di corruzioni private e di tanti risparmiatori truffati cui sono stati collocati prodotti tossici». Ha anche spiegato che «i controlli non hanno funzionato» e che «il tumore in questa vicenda sono i banchieri che si sono comportati male». Quando si è trovato davanti la lista dei grandi debitori inadempienti che hanno mandato in dissesto il Monte dei Paschi, però, il presidente della commissione d’inchiesta sulle banche non se l’è sentita di dare seguito alle sue parole, divulgando l’elenco, e l’ha infilata in un cassetto. Anzi, l’ha affidata in busta ancora chiusa al servizio di sicurezza delle Fiamme Gialle, scegliendo, così raccontano alcuni parlamentari, una graziosa agente. Cosa che, commentano sempre le fonti anonime, oggi potrebbe rendere ancora più numerose le richieste di accesso per visionare il documento secretato.
venerdì 10 novembre 2017
Scaricabarile sui crac veneti. Tra Bankitalia e Consob finisce a schiaffi
Alla fine l’atteso confronto all’americana non c’è stato. Ma questo non ha impedito a Consob e Bankitalia di suonarsele di santa ragione, accusandosi reciprocamente di non aver fatto il possibile per evitare i crac bancari di Veneto Banca e Pop Vicenza e per tutelare i risparmiatori.
giovedì 28 settembre 2017
La commissione banche rotte è una farsa
Di sicuro, per ora, c’è che la Commissione d’inchiesta sulle banche costerà ai contribuenti 150mila euro, metà a carico del Senato, metà a carico della Camera. Soldi che serviranno a consentire un funzionamento dell’organismo per un pugno di mesi, 6-7 nella migliore delle ipotesi. Periodo in cui i parlamentari dovranno anche occuparsi della discussione della legge elettorale e dell’approvazione della legge di stabilità.
giovedì 13 luglio 2017
Non salvano le banche, ma i ladri
Di punire i colpevoli non se ne parla. Non solo i contribuenti dovranno sborsare altri 17 miliardi di euro per salvare le banche decotte, ma neanche potranno prendersela con gli ex amministratori che hanno portato gli istituti al fallimento. Con il decreto su cui ieri è stata votata la fiducia alla Camera, la maggioranza, oltre a rendere impossibili eventuali imputazioni di bancarotta, ha anche evitato che, ove considerati responsabili di fronte alla giustizia, gli ex manager subissero l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dall’esercizio delle professioni.
mercoledì 15 marzo 2017
Un Parlamento di fannulloni. Più di 500 giorni per una legge
Cinquecentodiciassette atti, 11.948 commi, qusi 8 milioni di caratteri in circa 42 mesi di legislatura. Messa così, sembra che il Parlamento e Palazzo Chigi siano frequentati da un esercito di stakanovisti intento a sfornare provvedimenti come fossero pagnotte. In realtà, il quadro che emerge incrociando i dati del Rapporto 2015-2016 dell’Osservatorio della Camera dei deputati sulla XVII legislatura con quelli costantemente aggiornati del sito Openpolis.it è ben diverso.
sabato 11 febbraio 2017
Inizia il crollo dei grillini: in una settimana perso il 2%
Scrive il senatore M5S Nicola Morra, che definisce «nauseante» il titolo di Libero dedicato alla sindaca Virginia Raggi, che il cambiamento che i grillini porteranno in Italia «passerà anche da un cambiamento della qualità della stampa italiana. E automaticamente giornali del genere spariranno».
lunedì 23 gennaio 2017
A Forza Italia sono rimaste 24 ore per chiedere i nomi dei bidonisti di Mps
Il momento di tirare fuori gli artigli è arrivato, ma non è più così sicuro che la tigre abbia ancora voglia di affondare il colpo. Domani alle 12 in punto è fissato il termine per la presentazione degli emendamenti al decreto «salva Mps». Il presidente della commissione Finanze del Senato, Mauro Maria Marino, intende lavorare ventre a terra per riuscire a licenziare il provvedimento entro il 31 gennaio. Per questo, pur impegnandosi a dare «spazio per il necessario approfondimento», ha invitato tutti i gruppi a presentare poche ma qualificate proposte di modifica. Tra queste dovrebbe esserci anche la norma che permetterà ai contribuenti di conoscere la lista dei debitori insolventi che hanno portato la banca sull’orlo del fallimento e costretto lo Stato ad intervenire.
giovedì 15 ottobre 2015
In mezza giornata di fatica i partiti si regalano 45 milioni
Sono bastate circa tre ore per portare a casa il voto finale. Nessuna vergogna, anzi. Illustrando il provvedimento calendarizzato d’urgenza al Senato per sbloccare i 45,5 milioni di soldi per i partiti e azzerare qualsiasi controllo sui bilanci il relatore piddino Miguel Gotor ha parlato di «dignità», «trasparenza», «giustizia». L’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, ha spiegato, «è il provvedimento che reputo il più grave e contraddittorio varato nell’attuale legislatura per i costi che comporterà nel medio periodo sul corretto e sano funzionamento della democrazia italiana». Togliere i soldi alla politica, ha proseguito il senatore del Pd, significa «lisciare ipocritamente il pelo all’opinione pubblica alimentando una condanna generalizzata e indiscriminata che equipara i partiti ad associazioni a delinquere».
giovedì 11 giugno 2015
La Bindi tira dritto con le liste pulite: è un dovere giuridico
«Prima ancora che infondate, le accuse di “aver dato vita a un’iniziativa sul piano umano volgare e diffamatoria, sul piano politico infame e sul piano costituzionale eversiva” (parole di Vincenzo De Luca, ndr.) sono semplicemente inaccettabili». E toccano «il cuore delle istituzioni». Le attese non sono state deluse. Dopo aver per giorni incassato le critiche feroci da parte del neo governatore della Campania e dei vertici renziani del partito, nella prima seduta plenaria dell’Antimafia dopo la bomba degli impresentabili Rosy Bindi è partita al contrattacco.
mercoledì 5 giugno 2013
I soldi per le aziende? Ai sindaci
Può sembrare una beffa, ma nello stesso provvedimento che sblocca i debiti della Pa alle imprese, 400 milioni di soldi destinati ai quei pagamenti finiscono in tasca ai sindaci. Il rischio paventato dalle associazioni imprenditoriali si è puntualmente concretizzato con il via libera al decreto arrivato ieri dall’Aula del Senato.
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