«La Consob che voglio presiedere dovrebbe passare sempre più da una azione ex post a una ex ante, perché nei mercati finanziari intervenire in ritardo serve a poco». Mario Nava ha premesso di non voler parlare, per delicatezza, della precedente gestione. Pur senza mai nominarlo, le stoccate a Giuseppe Vegas non sono, però, mancate. Anzi, tutta l’aduzione del neopresidente della Consob davanti alle commissioni Finanza di Camera e Senato è stata sostanzialmente una raffica di rasoiate al suo predecessore. Come quando ha spiegato che l’autorità ha funzionato «molto bene in passato», ma quando era guidata da Tommaso Padoa Schioppa e Luigi Spaventa. Ed è lì, ha detto, «che bisogna tornare, con una profonda azione di ristrutturazione». Quanto ai rapporti con le altre authority, la cui inefficienza è uscita platealmente allo scoperto nel corso dell’indagine della commissione banche, Nava ha detto che «è fondamentale una sinergia strettissima con Bankitalia», perché «indipendenza non vuol dire isolamento».
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
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giovedì 18 gennaio 2018
Il nuovo capo della Consob seppellisce l'era Vegas: tutto da rifare
venerdì 15 dicembre 2017
La Boschi conferma: "Ma dissi no all'ms col quale mi invitava a casa sua"
Precisazioni, repliche e colpi bassi. Maria Elena Boschi ha iniziato a difendersi dalle accuse di aver usato il proprio ruolo per aiutare la banca dove il padre faceva il vicepresidente (e di aver mentito su questo al Parlamento) in tempo reale, utilizzando i social network. «Ho incontrato più volte il presidente della Consob in varie sedi come ho incontrato altri rappresentanti istituzionali: mai e poi mai ho fatto pressioni. Mai», scrive la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio su Facebook. Poi, di fronte al crescendo di polemiche, con Lega, Mdp e M5S che chiedono le dimissioni, arriva anche la risposta sulle presunte menzogne in aula: «Confermo per filo e per segno tutto ciò che ho detto in Parlamento due anni fa. Tutto. Chi mi chiede le dimissioni perché avrei mentito in Parlamento deve dirmi in quale punto del resoconto stenografico avrei mentito».
Vegas riapre la bufera sul caso Boschi-Etruria
Si pensava che il terreno minato fosse l’audizione dell’ex ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, prevista per la settimana prossima. È lui, del resto, secondo l’ex direttore del Corriere, Ferruccio De Bortoli, il supertestimone del conflitto di interessi di Maria Elena Boschi, che avrebbe chiesto al manager di valutare il salvataggio di Banca Etruria, allora vicepresieduta dal papà Pierluigi. A sorpresa, invece, è arrivato il colpo di teatro di Giuseppe Vegas. Anche lui aveva qualche ricordo «scottante» nella memoria. E ieri, durante l’audizione, ha deciso di gettarlo in pasto ai parlamentari seduti nell’aula di Palazzo San Macuto. A domanda diretta il presidente della Consob ha risposto: «Sì, ho parlato con l’allora ministro Boschi, mi venne prospettato un quadro di preoccupazione perchè Etruria poteva essere incorporata da Bpvi e questo sarebbe stato di nocumento per la principale industria di Arezzo che è l’oro».
venerdì 10 novembre 2017
Scaricabarile sui crac veneti. Tra Bankitalia e Consob finisce a schiaffi
Alla fine l’atteso confronto all’americana non c’è stato. Ma questo non ha impedito a Consob e Bankitalia di suonarsele di santa ragione, accusandosi reciprocamente di non aver fatto il possibile per evitare i crac bancari di Veneto Banca e Pop Vicenza e per tutelare i risparmiatori.
lunedì 14 dicembre 2015
Bankitalia: "Basta vendere bond subordinati allo sportello"
Viaggia su un filo sottile l’autodifesa di Salvatore Rossi. Da una parte, intervenendo alla trasmissione «In 1/2h», il dg di Bankitalia ammette un pizzico di responsabilità sulla tutlea dei clienti («E’ una funzione che la legge ci assegna da un po’ di anni, l’abbiamo svolta inizialmente forse con timidezza») e applaude il richiamo alla solidità bancaria e all’urgenza della riforme delle Bcc fatto da Matteo Renzi alla Leopolda. Dall’altra ribadisce la correttezza del proprio operato, spiegando che «per Banca Etruria, così come per le altre, è stato impossibile trovare una soluzione di mercato» e ribadendo che Bankitalia, così come la Consob, «ha fatto tutte quello che poteva al meglio delle sue possibilità».
domenica 13 dicembre 2015
Ecco cosa scrivere a Consob e Bankitalia per farsi rimborsare
Com'era prevedibile, per i risparmiatori traditi non si mette bene. Il Fondo di solidarietà incardinato ieri con l' emendamento alla legge di stabilità non spiega né a chi né quando né cosa esattamente verrà restituito.
Ecco le banche a rischio svalutazione
E se fosse solo l’inizio? Vigilanti che non vigilano, conflitti di competenze, responsabilità fantasma, eventi imprevedibili. Di fronte al patatrac delle quattro banche, che ha trasformato in carta straccia i risparmi di oltre 130mila clienti, ci hanno voluto far credere che si sia trattato di un fulmine a ciel sereno. Un cataclisma improvviso ed eccezionale, che si è abbattuto su quattro istituti sfortunati.
sabato 12 dicembre 2015
Bankitalia costa tanto ma controlla poco
La Ue dice che i prodotti delle quattro banche liquidate finiti in mano ai risparmiatori erano «inadatti». Bankitalia risponde, per bocca del dg Salvatore Rossi, spiegando che il governatore Ignazio Visco, «in tempi non sospetti aveva chiesto di vietare la vendita di obbligazioni subordinate agli sportelli». Mentre il governatore Ignazio Visco, durante una lectio magistralis a Trieste, spiega che la vicenda è stata gestita «con un impegno massimo, facendo il meglio ed essendo sicuri di aver fatto il meglio».
martedì 5 luglio 2011
Ora l’Italia richiama i maestrini della finanza
Un report scritto nella notte sulla base di indiscrezioni giornalistiche o, nella migliore delle ipotesi, su un testo uscito dal Consiglio dei ministri che sarà ancora oggetto di modifiche, (ieri il Tesoro ha lavorato tutto il giorno alle limature), fino alla sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
venerdì 25 giugno 2010
Catricalà prepara l’addio all’Antitrust. Destinazione Consob
Sottosegretario, ministro, presidente della Consob. Si fossero concretizzate tutte le indiscrezioni circolate negli ultimi due anni sul suo conto, a quest’ora il curriculum di Antonio Catricalà sarebbe più lungo di diverse pagine. Nella primavera del 2008 il presidente dell’Antitrust veniva accreditato con insistenza come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, nel ruolo dove invece resta inossidabile Gianni Letta. Qualche giorno fa i due si sono scambiate pubbliche effusioni ricordando il periodo in cui Catricalà era segretario generale di Palazzo Chigi. «Ho avuto il privilegio di lavorare con lui e se qualcosa riesco a fare molto lo debbo ad Antonio», ha rivelato il sottosegretario. «E’ una di quelle persone che gli impegni li rispetta», ha replicato il numero uno dell’authority. E chissà se tra quegli impegni c’è anche uno dei due incarichi di prestigio su cui il pettegolezzo politico si è di nuovo concentrato nelle ultime settimane. Alcuni assicurano che sarà lui il prossimo ministro dello Sviluppo, altri danno invece già per acquisita la poltrona più alta della Consob. Su quest’ultima ipotesi finora Catricalà ha sempre messo le mani avanti: «Il presidente della Consob viene scelto dal Consiglio dei ministri e nessun ministro ha fatto il mio nome». Ieri, però, sembrava che qualche ministro si fosse deciso a fare il passo. La scelta, secondo un’anticipazione di Radiocor, sarebbe finita addirittura sul tavolo del Cdm di ieri. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, lasciando Palazzo Chigi al termine della riunione, ha però precisato che l’argomento non è stato affrontato. Di sicuro, una decisione dovrà essere presa entro breve. Tra una settimana, infatti, scade la lunghissima permanenza di Lamberto Cardia alla Consob (dal 1997 come commissario, dal 2003 come presidente grazie ad una proroga di 2 anni nel 2008 che ha portato il suo mandato da 5 a 7 anni) e l’ipotesi di un’ulteriore proroga sembra ormai sfumata. Secondo fonti vicine al Tesoro, a Giulio Tremonti non sarebbe dispiaciuto il pm di Milano, Francesco Greco, ma in corsa c’è anche il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas e Vincenzo Carbone, primo presidente della Corte di Cassazione. Non è escluso che a frenare la nomina sia proprio la necessità di trovare un’intesa complessiva che riguardi anche la casella dello Sviluppo. Nel frattempo, c’è la Lega che ha presentato una proposta di legge per trasferire sia la Consob sia l’Antitrust da Roma a Milano. Catricalà, in ogni caso, dovrebbe fare le valigie.
© Libero
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