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martedì 23 febbraio 2021

L'Italia non sarà capace di spendere i fondi Ue

Non passa giorno senza che qualcuno non ribadisca che i soldi del Recovery fund bisognerà utilizzarli fino all’ultimo centesimo, che l’occasione è epocale e che sciuparla sarebbe un delitto.
Concetti chiari e ampiamente condivisibili. Si tratta solo di capire in che modo. Già, perché se a parole sono tutti d’accordo sulla necessità di cogliere la palla al balzo, meno idee ci sono sugli strumenti per evitare che ci sfugga irrimediabilmente di mano. C’è chi ha giustamente fatto notare che l’Italia solitamente non riesce a spendere in maniera decente neanche i fondi strutturali, ma è stato subito zittito dai nuovi avventisti del Next Generation Ue, secondo cui il piano di Bruxelles darà vita ad una vera e propria età dell’oro dove le cose non potranno non andare bene.

giovedì 11 febbraio 2021

Dovremo rimborsare la Ue fino al 2056

Di fronte a 672 miliardi è difficile storcere il naso. Sebbene dietro ci sia anche lo zampino di vicende nazionali, come quelle che hanno spinto la Lega a trasformare l’astensione in un sì, i numeri con cui il Parlamento europeo in seduta plenaria ha approvato il Recovery fund sono schiaccianti: 582 voti favorevoli, 40 contrari e 69 astensioni. Per render operativo il nuovo strumento bisognerà aspettare che si completi anche il percorso legislativo del Next Generation Eu, che tiene tutti i fondi del prossimo settennato. Mancano le ratifiche dei parlamenti nazionali, che dovrebbero essere completate entro marzo. In tempo affinché entro il 30 aprile i piani nazionali di Recovery possano essere inviati a Bruxelles per la valutazione. Ma arrivati a questo punto, nessuno si aspetta sorprese. Del resto, con le economie continentali alla canna del gas i quattrini fanno comodo. Investimenti, riforme, infrastrutture, cantieri, innovazione. Per la destinazione dei fondi c’è solo l’imbarazzo della scelta. Certo, la Ue metterà il becco su tutto, valuterà i piani, controllerà l’avanzamento della realizzazione, il raggiungimento degli obiettivi, l’efficienza degli interventi, però quando si tratta di spendere alla fine l’accordo si trova sempre.

domenica 7 febbraio 2021

I posti più poveri della Ue? Sicilia e Campania

Forse neanche super Mario riuscirà nell’impresa. Per carità, i soldi che nei prossimi mesi l’ex capo della Bce dovrebbe avere a disposizione non sono pochi. Anzi, sono tantissimi. Al di là del saldo netto per l’Italia al termine dell’operazione Recovery, tutto da verificare, Draghi potrà maneggiare nel breve periodo più di 200 miliardi di euro. Una montagna di quattrini. Ma risollevare il Mezzogiorno dalla sua situazione di drammatico degrado è ormai qualcosa che attiene più alla fantascienza che all’economia. Le Regioni del Sud, infatti, non devono recuperare terreno solo nei confronti del resto d’Italia, ma dell’intero continente, che anche nelle aree più deboli e svantaggiare sembra viaggiare sempre a ritmi più elevati. 

venerdì 6 dicembre 2019

Arriva Gualtieri, peggiora il salva-Stati e incolpa il Carroccio

Solo qualche giorno fa, incassato il flop del salvataggio di Alitalia dopo mesi e mesi di rinvii e di acquirenti in fuga, il ministro dello Sviluppo se l’è presa con i Benetton, sostenendo che l’operazione sia saltata per colpa di Atlantia, che si è tirata indietro all’ultimo momento. Teoria alquanto bizzarra. Non meno, però, di quella sostenuta ieri da Roberto Gualtieri. Non riuscendo a cavare un ragno dal buco in Europa e anzi, rischiando di peggiorare una situazione già compromessa, il ministro dell’Economia non ha trovato di meglio che accusare Claudio Borghi. Il leghista, presidente della Commissione Bilancio della Camera, non ha fatto altro che ribadire la sua tesi di sempre, ovvero che «uscire dall’euro non può essere un tabù».

giovedì 5 dicembre 2019

Sberla Ue all'Italia: "Il salva Stati non cambia"

Altro che rinegoziazione. «Non vediamo la necessità di cambiare il testo o di una riapertura della discussione sui contenuti, ora stiamo affrontando questioni tecniche, ma l'accordo politico sul Mes è stato raggiunto». È stata questa la frase sbattuta dal presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, in faccia all’Italia e al povero ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che si era presentato a Bruxelles con la missione impossibile di portare a casa qualche piccolo, anche formale, trofeo per smorzare le tensioni nella maggioranza.

martedì 13 marzo 2018

Zitta zitta l'Europa sta facendo di tutto per alzarci l'Iva

Non è uno sconto, purtroppo, quello che si sta prospettando a Bruxelles sui conti pubblici italiani, ma una vera e propria trappola per le tasche dei contribuenti. Che potrebbe far scattare una tagliola da oltre 12 miliardi di tasse già dal 2019.
Qualche giorno fa la Commissione Ue, tra sorrisi ed espressioni rassicuranti, ha comunicato all’Italia che per la formazione del governo non c’è alcuna fretta. Certo, ci sarebbe una correzione dello 0,2% di deficit che manca, circa 3,4 miliardi, ma i conti veri si faranno a maggio, con le previsioni di primavera, e in ogni caso non c’è bisogno che se ne occupi l’esecutivo uscente, intervenendo sul Documento di economia e finanza da presentare entro il 10 aprile. È una questione, hanno lasciato intendere gli euroburocrati, che si potrà anche affrontare a settembre con la nota di aggiornamento al Def.

sabato 28 ottobre 2017

La Ue svela i trucchi di Padoan. Nei conti mancano 1,7 miliardi

Mentre i tecnici del ministero dell’Economia continuano a modificare il testo della manovra di bilancio, studiando il modo per aumentare la prescrizione delle cartelle fiscali o rendere più facile alle banche pignorare i conti correnti, a Bruxelles si sono accorti per l’ennesima volta che i nostri conti non tornano.