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mercoledì 17 febbraio 2021

Gli italiani in banca hanno più soldi del Pil

C’è una ricchezza che non smette di crescere, ma non è, purtroppo, quella del Paese. Anzi. Più sale una, più scende l’altra. Sentite questi dati: il Pil nel 2020 è scivolato dell’8,8%, in valori assoluti poco più di 150 miliardi. Nello stesso periodo gli italiani hanno stipato nei propri conti correnti ben 181 miliardi in più. Vi sembra paradossale? Non è finita. Eh sì, perché scorrendo il bollettino mensile diffuso ieri dall’Abi si scopre che il totale dei depositi di famiglie e imprese è arrivato a quota 1.744 miliardi. Una cifra che equivale al pil registrato dall’Italia nel 2019 e supera di gran lunga quello dello scorso anno.
Insomma, gli italiani hanno in banca una quantità di quattrini che supera quella creata in un anno dall’intero Paese. 

domenica 7 febbraio 2021

I posti più poveri della Ue? Sicilia e Campania

Forse neanche super Mario riuscirà nell’impresa. Per carità, i soldi che nei prossimi mesi l’ex capo della Bce dovrebbe avere a disposizione non sono pochi. Anzi, sono tantissimi. Al di là del saldo netto per l’Italia al termine dell’operazione Recovery, tutto da verificare, Draghi potrà maneggiare nel breve periodo più di 200 miliardi di euro. Una montagna di quattrini. Ma risollevare il Mezzogiorno dalla sua situazione di drammatico degrado è ormai qualcosa che attiene più alla fantascienza che all’economia. Le Regioni del Sud, infatti, non devono recuperare terreno solo nei confronti del resto d’Italia, ma dell’intero continente, che anche nelle aree più deboli e svantaggiare sembra viaggiare sempre a ritmi più elevati. 

sabato 24 febbraio 2018

La ricchezza italiana media è superiore alla loro. Ecco perché i tedeschi ci detestano

Quattromila e seicento miliardi di euro in immobili residenziali e tremila e duecento miliardi in depositi bancari, azioni, polizze e investimenti. È in queste due cifre che fotografano la ricchezza degli italiani, più che in raffinate analisi di politica economica e tributaria, che si nasconde il motivo dell’ossessiva insistenza con cui l’Europa germanocentrica ci chiede di tartassare la proprietà. Ci sono fior di studi che sostengono la maggiore efficacia ed equità dei sistemi fiscali che spostano il peso della tassazione dalle persone alle cose. Complicate equazioni che dimostrano la superiorità del balzello sul patrimonio rispetto a quello sul reddito. Ma quello che pensano a Berlino ha poco a che fare con le disquisizioni accademiche.
Qualche mese fa il rigoroso e impeccabile capo della Bundesbank, Jens Weidmann, tra una domanda e l’altra della nostra Lucia Annunziata si è lasciato sfuggire una riflessione che la dice lunga sul substrato scientifico in cui è maturata la profonda convinzione che l’Italia per sistemare i suoi conti pubblici debba al più presto tassare con più decisione la casa. «Sa», ha detto l’economista rivolto alla giornalista, «che è stata fatta una ricerca tra i paesi dell’area euro, nella quale si evidenzia che le famiglie italiane hanno più patrimonio delle famiglie tedesche? Non penso però che qualcuno auspichi un trasferimento di patrimoni dall’Italia alla Germania…».