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giovedì 26 novembre 2015

I soldi dei nonni per fare la bad bank

Una bad bank di sistema garantita indirettamente dalla Cdp. È questa l’idea a cui sta lavorando il governo per aggirare il divieto di Bruxelles sugli aiuti di Stato. L’Italia è da tempo che duella con la Ue per mettere un argine alla crescita inarrestabile delle sofferenze bancarie, arrivate a quota 200 miliardi. Un duello finora senza esito, malgrado il sostegno della Bce, che anche lunedì scorso, per bocca della presidente della vigilanza, Danièle Nouy, ha auspicato che l’operazione vada in porto.

mercoledì 5 febbraio 2014

Mamma li arabi: Letta fa cassa in Kuwait

In tempi di vacche magre e liquidità azzerata i soldi degli arabi sono manna dal cielo. Per Enrico Letta, poi, la potenza di fuoco dei fondi sovrani potrebbe essere l’ultima carta da giocare per evitare di far miseramente naufragare il piano di privatizzazioni a cui sono sostanzialmente appesi tutti gli impegni di bilancio con la Ue.
Di qui lo sforzo profuso dal premier nella trasferta araba. Un viaggio a caccia di soldi e promesse. Dove le seconde, però, superano ancora di gran lunga i primi.

martedì 28 maggio 2013

Pagano solo i debiti del Sud. E il Nord si ribella

Sale la tensione sulla questione settentrionale. Se il Nord è sull’orlo del baratro, i governatori vogliono che le tasse restino sul territorio. Dopo l’allarme lanciato in occasione dell’assemblea annuale dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, sul rischio di tracollo della parte produttiva del Paese, i presidenti delle Regioni Lombardia, Piemonte e Veneto scendono in campo per chiedere che almeno il 75% dei tributi versati dai cittadini non finisca nelle casse dello Stato centrale per essere poi destinato al finanziamento della spesa pubblica generale o redistribuito alle Regioni del Sud.

lunedì 18 giugno 2012

Monti accelera sulla super Cdp taglia-debito

Il cerchio si chiude. Fintecna, la società veicolo del Tesoro costituita nel 1993 per ristrutturare e cedere le ex società dell'Iri finirà in pancia alla Cdp , che nel 2012 è la spa pubblica (70% Tesoro, 30% fondazioni bancarie) che più si avvicina all'ex Istituto per la ricostruzione industriale. Con il decreto varato ieri dal Cdm, che prevede la cessione alla Cassa entro 4 mesi di Sace, Simest e Fintecna, il gigante del risparmio postale risvegliato dall'ex ministro dell'Economia Tremonti si avvia a diventare una vera e propria super holding di Stato.

sabato 12 maggio 2012

L'Eni fa gola al Qatar. Cdp pronta a vendere

Fondi sovrani in manovra sull’Eni. Secondo la testata specializzata Middle East Economic Survey il Cane a sei zampe sarebbe finito nel mirino del Qatar, paese con cui il gruppo italiano da alcuni anni ha riallacciato stretti rapporti commerciali. In seguito alla firma, nel 2008, di un protocollo con Qatar Petroleum international per individuare nuove opportunità di investimento congiunto negli idrocarburi, la società guidata da Paolo Scaroni ha anche aperto un ufficio di rappresentanza per rafforzare i legami con le autorità e le compagnie locali.

giovedì 19 aprile 2012

Cdp controcorrente aumenta i prestiti a casse e aziende

Nessuna stretta sul credito, malgrado la recessione e senza i 250 miliardi della Bce all'1% incassati dalle banche. È con una punta di orgoglio che l'ad Giovanni Gorno Tempini snocciola i dati della Cdp , che nel 2011 ha registrato una crescita dello stock di prestiti a banche e imprese del 7% (a quota 98,6 miliardi) rispetto ad incremento della dinamica dei prestiti degli istituti di credito di circa la metà. 

giovedì 13 ottobre 2011

Giulio sfrutta il caos e frega pure Romani

Essere finito sul banco degli imputati per lo scivolone del governo sul rendiconto di bilancio non sembra aver prodotto effetti di sorta. Anzi, ancor prima che si spegnessero le polemiche sulla sua assenza in aula Giulio Tremonti ha voluto subito offrire altri spunti di riflessione puntando il mirino in direzione di Paolo Romani.

martedì 12 aprile 2011

Ora Tremonti può comprarsi Parmalat

Il Fondo strategico può attendere. La Cdp è pronta a scendere in campo. E lo farà da sola. Senza aspettare i cinesi o gli altri soggetti pubblici e privati pronti ad investire nello strumento anti-Opa. Giulio Tremonti continua a lavorare alla creazione di un veicolo finanziario ad hoc, ma i tempi inevitabilmente più lunghi non permetterebbero l’intervento immediato in difesa dell’azienda di Collecchio. Così, per quanto l’obiettivo rimanga quello strutturale di dare vita ad una spa o ad un sgr specializzata nell’acquisto di quote di aziende di rilevante interesse nazionale, per adesso l’operazione si farà senza intermediari.

lunedì 11 aprile 2011

Parmalat-Mediobanca, partita doppia con i francesi

Le due partite non potrebbero essere più diverse e lontane fra loro, ma alla fine sempre lì si arriva. Si tratti di ridisegnare gli equilibri in Mediobanca dopo l’uscita di scena di Cesare Geronzi o di difendere Parmalat, i nodi da sciogliere parlano la stessa lingua, quella inconfondibile dei cugini d’Oltralpe. Sul primo fronte, dopo la soluzione lampo del caso Generali, con la nomina plebiscitaria del presidente di “garanzia” Gabriele Galateri di Genola, i riflettori sono tutti puntati su Piazzetta Cuccia, che martedì prossimo riunirà il cda. E tutte le ipotesi sul tavolo portano dritte ad un ridimensionamento dei soci francesi capitanati da Vincent Bollorè e Tarak Ben Ammar.

giovedì 29 luglio 2010

L’Eni continua a correre. Anche la Cdp festeggia

La barca continua a procedere spedita, malgrado il mare in burrasca. Con grande soddisfazione della Cassa depositi e prestiti, che si appresta a diventare il principale azionista dell’Eni dopo il riassetto delle partecipazioni del Tesoro. Paolo Scaroni lo aveva annunciato e promesso chiudendo il primo trimestre dell’anno. «In un 2010 ancora incerto», aveva detto lo scorso aprile, «Eni continuerà a generare risultati al top del settore». Parole più che confermate dalla semestrale diffusa ieri, con l’utile operativo balzato del 47,9% a 4,05 miliardi (+29,5% a 3,45 miliardi quello adjusted) e quello operativo adjusted cresciuto del 34,2% a 8,46 miliardi. Bene anche la produzione di greggio, salita nel secondo trimestre dell’1% a 1,57 milioni di barili al giorno.
Numeri che diventano addirittura migliori considerando solo il secondo trimestre dell’anno. Periodo in cui l’utile operativo adjusted è salito del 61,9% a 4,13 miliardi e quello netto è più che raddoppiato, attestandosi a 1,82 miliardi (+119,2%). Il cash flow è a quota 4,59 miliardi di euro nel trimestre e 9,14 miliardi nel semestre.
Risultati, si legge in una nota, «sostenuti dalla crescita organica registrata in particolare in Nigeria e Congo». Per il 2010, «in uno scenario energetico ancora caratterizzato da elevata volatilità, Eni prevede una leggera ripresa dei consumi mondiali di petrolio ed un prezzo medio del marker Brent di 76 dollari al barile». Per quanto riguarda la domanda europea ed italiana di gas, dopo la rilevante flessione dei consumi industriali e termoelettrici registrata nel 2009, il management ha rivisto al rialzo lestime di crescita per il 2010.
Ma la notizia che più ha interessato gli azionisti ieri riguarda la politica dei dividendi. Scaroni ha annunciato che non si prevedono cambiamenti rispetto all’anno passato. Di qui la decisione di distribuire un acconto di 0,50 euro a settembre per arrivare poi ad un euro con la chiusura dell’esercizio, esattamente come nel 2009. Una cedola che si preannuncia particolarmente succulenta per la Cdp se il passaggio delle quote dal Tesoro dovesse concretizzarsi entro l’anno. Nel 2009, infatti, la Cassa controllata al 70% dall’Economia e al 30% dalle Fondazioni bancarie ha incassato circa 400 milioni grazie al suo 9,9% di capitale detenuto nel Cane a sei zampe. Se, come previsto dalla delibera di fine giugno, la Cassa riceverà azioni Eni in cambio delle quote in Enel, Poste ed Stm, la partecipazione potrebbe crescere di più del doppio e così il dividendo.
Ma le antenne dei vertici di Cdp, Franco Bassanini e Giovanni Gorno Tempini, si sono drizzate anche di fronte all’annuncio di Scaroni sul piano di dismissioni. L’ad ha spiegato che per migliorare la leva finanziaria il gruppo ha in cantiere cessioni per 3 miliardi entro il 2010. Circa 700 milioni potrebbero riguardare la vendita del gasdotto Tag, che in seguito alle pressioni di Bruxelles l’Eni dovrebbe cedere proprio alla Cdp. Le parole del manager sembrano lasciare intendere che il nodo del prezzo, che finora ha bloccato l’operazione, possa finalmente essersi sciolto.
Per quanto riguarda eventuali acquisizioni da Bp, che ha annunciato cessioni per 30 miliardi di dollari, il direttore Claudio Descalzi ha spiegato che il gruppo è interessato solo ad asset detenuti in comune, situati in Egitto e Indonesia. Sempre ieri, infine, Eni ha annunciato l’avvio della produzione del giacimento Arcadia in Egitto, scoperto solo 45 giorni fa.

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