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venerdì 5 marzo 2021

L'unica cosa che cresce è la povertà

Un milione di poveri in più e consumi tornati indietro di 20 anni. Il conto delle chiusure è salato. E arriva proprio nei giorni in cui, tra le varianti che impazzano e i vaccini che non arrivano, il governo sta pensando di blindare di nuovo tutto. Che gli italiani non se la siano passata bene l’ultimo anno lo avevamo già capito da un pezzo, vedendo le file che si allungavano davanti alle mense della Caritas e il pallottoliere impazzito delle ore di cassa integrazione. Ora, però, l’Istat mette nero su bianco i numeri. E c’è veramente poco da stare allegri. 

domenica 22 aprile 2018

Quindici province tirano l'Italia. Le altre si fanno mantenere

Meccanica, metalli, gomma, materie plastiche. Ma anche tessile, apparecchi elettrici e prodotti farmaceutici. Nel mondo ci sono oltre 15 miliardi di euro di prodotti made in Bergamo. Un business che nel 2017 è cresciuto del 6,7% (in linea con la media nazionale del 7,4% e regionale del 7,5%) e che si è ripercosso positivamente su tutta l’economia della provincia orobica, che ha un pil procapite più alto della media nazionale (24mila euro) di oltre mille euro e un tasso di occupazione al 65,3%, tre punti sopra quello italiano.

martedì 28 maggio 2013

Pagano solo i debiti del Sud. E il Nord si ribella

Sale la tensione sulla questione settentrionale. Se il Nord è sull’orlo del baratro, i governatori vogliono che le tasse restino sul territorio. Dopo l’allarme lanciato in occasione dell’assemblea annuale dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, sul rischio di tracollo della parte produttiva del Paese, i presidenti delle Regioni Lombardia, Piemonte e Veneto scendono in campo per chiedere che almeno il 75% dei tributi versati dai cittadini non finisca nelle casse dello Stato centrale per essere poi destinato al finanziamento della spesa pubblica generale o redistribuito alle Regioni del Sud.

domenica 26 maggio 2013

Il Nord dà 100 miliardi al Sud e paga 500 euro di tasse in più

Tartassati e mazziati. Ieri Giorgio Squinzi è tornato a lanciare l’allarme sulla crisi del Settentrione. «In Italia», ha detto il leader di Confindustria, «abbiamo una questione meridionale seria, ma abbiamo anche un Nord che ha rallentato. I suicidi degli imprenditori sono concentrati essenzialmente al Nord, in modo particolare nel Veneto una delle regioni che si è trasformata di più nel dopoguerra». Lo sa bene il governatore Luca Zaia, che ieri, dalle pagine del Corriere della Sera, si è schierato senza esitazione al fianco di Squinzi. «Finalmente», ha detto il governatore del Veneto, «qualcuno che parla chiaro: non c’è sviluppo senza il Nord, non ci sarà nuovo lavoro e reddito se non si toglieranno di mezzo i vincoli, le leggi, i gravami fiscali e contributivi che impediscono di fare impresa».

mercoledì 12 maggio 2010

A2A si allea con la Lega. Nasce il nucleare padano

Dal credito all’energia. Dopo aver annunciato l’assalto alle banche per tutelare gli interessi del popolo del Nord,  l’attivismo leghista si allarga anche al nucleare. Una partita verso cui, formalmente, il Carroccio non ha mai mostrato particolare interesse. Anzi, in campagna elettorale i due candidati-governatori Luca Zaia e Roberto Cota avevano subito messo in chiaro che di fare le centrali in Veneto o in Piemonte non se ne sarebbe parlato. Concetto ribadito senza mezzi termini una volta eletti.
Eppure, c’è chi negli ultimi mesi si è dedicato molto alla possibilità di creare un secondo consorzio alternativo a quello Enel-Edf per gestire il rilancio del nucleare italiano. A seguire il dossier è Bruno Caparini, esperto di impiantistica nucleare, padre del deputato nonché direttore di Telepadania Davide, proprietario del castello di Ponte di Legno dove Umberto Bossi trascorre le vacanze e fedelissimo da sempre del Senatur, che l’ha voluto nel consiglio di sorveglianza di A2A. Organismo in cui siede dal giugno dello scorso anno non senza alcune polemiche legate ad un’esperienza di fallimento societario che sarebbe stata omessa nel curriculum e che avrebbe, secondo i contestatori, messo in discussione i suoi requisiti di norabilità e professionalità.  Scaramucce legate in gran parte ad uno scontro interno con l’ex presidente del consiglio di sorveglianza Renzo Capra.
L’operazione ruota intorno al progetto fortemente sostenuto da Giuliano Zuccoli. Il presidente della multiutility lombarda insiste sull’atomo da più di un anno. Finora, però, il piano è rimasto sulla carta. Anche perché per andare avanti servono non solo finanziamenti, ma anche un partner industriale di peso. E il principale candidato, l’Eni, ha fino ad oggi sempre smentito qualsiasi interesse. Più complicata da percorrere sarebbe la strada del partner straniero, anche se si è parlato della tedesca E.On e della stessa Edison, che A2A controlla insieme ai francesi di Edf. In questo caso, però, l’interesse strategico nazionale dovrebbe essere garantito da un grande investitore finanziario italiano o da un altro socio industriale. Dopo l’ingresso di Ansaldo Energia nel consorzio Enel-Edf non sarà facile trovare un’alternativa.
Un mesetto fa il manager della multiutility lombarda è tornato all’attacco sostenendo che «sul nucleare in Italia non si può avere una sola cordata e neppure una sola tecnologia» e candidando apertamente A2A a svolgere il ruolo del competitor. Dopo un anno di annunci, Zuccoli sembra finalmente intenzionato ad uscire allo scoperto. Il dossier sul nucleare sarà infatti portato oggi ufficialmente sul tavolo del consiglio di gestione di A2A.
Nella riunione il presidente dovrebbe illustrare il progetto della cordata alternativa, la cui parte del leone dovrebbe spettare ad un drappello di ex municipalizzate, affiancate da gruppi specializzati nella tecnologia atomica e da un partner finanziario di spessore.
Ed è qui che potrebbe entrare in gioco lo zampino leghista. Gli amministratori del Carroccio consentirebbero a Zuccoli di avere preziosi alleati negli enti locali che, attraverso il controllo societario delle utility, parteciperebbero alla partita. I primi con cui fare i conti, del resto, sono proprio i comuni che hanno in pancia le azioni A2A, Milano e Brescia. Sia Letizia Moratti sia Adriano Paroli non sarebbero entusiasti di un progetto che nel lungo periodo porterebbe grandi guadagni ma nell’immediato costerebbe qualcosa come 4 miliardi di investimenti. Un po’ troppi considerati i 4,65 miliardi di debiti della multiutility che, fra le altre cose, deve anche sciogliere il nodo della cogestione francese di Edison. Sul fronte finanziario un aiuto leghista potrebbe arrivare attraverso le Fondazioni azioniste dei grandi istituti bancari del Nord, a partire da quelle Intesa e Unicredit su cui il Carroccio ha già detto di voler puntare i riflettori. Di nomi, per ora, non se ne fanno. Oltre alle società già citate sarebbero in pista anche Iride (multiutility controllata dai comuni di Genova e Torino), l’americana Westinghouse, Saipem (Eni) in veste di general contractor, e anche la Cassa depositi e prestiti come possibile finanziatrice. Un fronte, quest’ultimo, su cui l’asse Bossi-Tremonti potrebbe fare la differenza.

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martedì 11 maggio 2010

Roma resiste alla crisi meglio del super Nord

Gli amanti dei luoghi comuni e degli slogan leghisti non saranno contenti, ma la Capitale ha resistito alla crisi meglio del Nord operoso e calvinista. A Roma e provincia nel 2009, secondo i dati elaborati dall’Ufficio studi della Camera di Commercio nell’VIII Giornata dell’economia, ha registrato una crescita del sistema imprenditoriale dell’1,5%, con 434.665 aziende registrate, a fronte di un dato nazionale che ha visto una contrazione dello 0,3%. Il trend si conferma anche per i primi 3 mesi del 2010 dove le imprese romane aumentano dello 0,2% rispetto al meno 0,4% italiano. Anche il saldo del 2009 tra iscrizioni e cessazioni (al netto delle cancellazioni d’ufficio) risulta positivo e pari a 6.670 unità, valore che consolida il primato di Roma nella graduatoria delle province.
Più impresa uguale più lavoro e più ricchezza. Per quanto riguarda l’occupazione il 2009 si è chiuso con una contrazione dello 0,2% a fronte di un dato nazionale in calo dell’1,6%. Di qui, a cascata, il buon risultato sul Pil pro capite, che nella provincia di Roma si è ridotto dell’1,7%, mentre a Milano e Bologna il calo è stato rispettivamente  del 4,2% e del 4,7%. Questi dati, ha spiegato giustamente e prudentemente il sindaco Gianni Alemanno, «non ci devono far abbassare la guardia e ci devono anzi spronare a fare meglio». Di sicuro, però, se qualcuno vuole trovare dei fannulloni dovrà andare da qualche altra parte.

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