Visualizzazione post con etichetta Bossi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bossi. Mostra tutti i post

mercoledì 26 ottobre 2011

Mezzo accordo sulle pensioni. Ma la riforma c'era già

Niente interventi sulle pensioni d’anzianità. Ritocchi per quelle di vecchiaia. Stretta sui trattamenti d’invalidità e su quelli di reversibilità. Non è, probabilmente, proprio quello che l’Europa si aspetta, né quello che voleva Silvio Berlusconi. Ma i margini di manovra per evitare di presentarsi al vertice Ue con una crisi di governo in atto erano strettissimi. La Lega non ha ceduto su quasi nulla. I veti contrapposti delle varie anime della maggioranza e dei duellanti che guidano i ministeri economici hanno fatto il resto. 

martedì 6 settembre 2011

Giulio tra Bossi e il Tesoro. Mal di pancia tra gli azzurri


Una scappatella dall’amico Umberto Bossi e poi una fuga a Roma per studiare possibili limature alla manovra. L’agenda ufficiale di Giulio Tremonti prevedeva per la giornata di ieri un unico appuntamento: il ministro avrebbe dovuto essere il protagonista dell’anteprima del Festival del Diritto che si terrà a piacenza dal 22 al 25 settembre. Tema dell’incontro: le prospettive dell’Italia tra umanesimo e tecnocrazia.

giovedì 18 agosto 2011

Il Tfr subito in busta paga? Ai lavoratori non conviene


Prima ci hanno raccontato che era meglio investirlo in un fondo per integrare la pensione, in vista delle future strette previdenziali, ora vogliono addirittura che ce lo spendiamo mese per mese, per rilanciare i consumi. Tra le varie ipotesi di modifica della manovra bis lanciate nel caldo ferragostano, in attesa che martedì in commissione Bilancio del Senato parta l’esame del provvedimento (la prima seduta d’Aula è invece convocata per il 5 settembre), fa discutere quella che riporta sotto i riflettori il trattamento di fine rapporto. L’idea piace a Umberto Bossi che l’ha sparata dal comizio del 15 a Ponte di Legno attribuendone la paternità a Giulio Tremonti.

mercoledì 30 giugno 2010

Bossi con Berlusconi: manovra meno dura

Dopo il balletto di Silvio Berlusconi, anche Umberto Bossi vuole dire la sua sulla manovra. E anche lui, salvo successive smentite, assicura che sui tagli si può ragionare. Del resto non è un segreto che la secca opposizione dei neo-governatori del Carroccio (Zaia in testa) alla stretta sulle Regioni stia mettendo a dura prova l’asse Lega-Tremonti.
Per trovare la quadra, tanto per usare un termine caro al Senatur, Bossi ha deciso di scendere in campo in prima persona. «Vedrò di convincere il ministro», dice. Perché, continua riferendosi ad eventuali modifiche alla manovra, «lo spazio c’è».
Qualche spiraglio è arrivato ieri dalla commissione Bilancio, al lavoro in seduta notturna sul pacchetto di emendamenti del relatore Antonio Azzollini. Tra le proposte di modifica c’è ne infatti una relativa al Patto di stabilità interno. Per avere tutti i dettagli bisognerà aspettare le relazioni tecniche che arriveranno solo oggi. Il testo comunque prevede che, mantenendo invariata l’entità dei tagli, sia lasciata la possibilità agli enti locali di modularli a piacere. In particolare, le sforbiciate saranno ripartite «secondo criteri e modalità stabiliti in sede di conferenza Stato-Regioni e di conferenza Stato-Città» entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge. Non è proprio quello che chiedono le amministrazioni locali, ma è probabilmente il massimo che per ora è disposto a concedere Giulio Tremonti.
In tutto Azzollini ha presentato 11 emendamenti, ma si riserva di integrare il pacchetto oggi con altre due o tre proposte. Tra i temi caldi che saranno oggetto di modifiche ci sono l’innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego dal 2012 e la soglia d’invalidità per beneficiare dell’assegno, che sarà portata  all’85%, ma solo per le patologie meno  gravi. Del pacchetto faranno parte anche novità per rendere meno pesante l’impatto della manovra sul comparto sicurezza. Sulla scuola, ha spiegato Azzollini, «siamo al lavoro», ma il meccanismo per alleviare i docenti dal blocco degli stipendi dovrebbe consistere in una compensazione attraverso la destinazione ai docenti del 30% dei risparmi che in base alla manovra triennale del 2008 erano destinati al comparto scuola.
Nessuna modifica riguarda lo scaglionamento delle liquidazioni nel pubblico impiego e il blocco degli stipendi. Non sono per ora arrivate indicazioni neanche sui certificati verdi, ma quasi certamente ci saranno ampie modifiche all’articolo 45 della manovra e non, come da più parti auspicato, la soppressione della norma che abolisce l’obbligo per il Gse di riacquistare i certificati in eccesso sul mercato. Una misura che, se non modificata, scardinerebbe il meccanismo degli incentivi alle fonti rinnovabili.
Si allontana invece per le imprese l’ipotesi di una proroga di sei mesi della Tremonti-ter, in scadenza oggi. La detassazione degli utili  reinvestiti per l’acquisto di nuovi macchinari non dovrebbe far parte del pacchetto del relatore. Per quanto riguarda l’Abruzzo, c’è la proroga al 20 dicembre 2010 della sospensione degli adempimenti tributari (imprenditori o autonomi) con volume d’affari non superiore a 200mila euro. La disposizione non si applica a banche e assicurazioni.  La misura sarà finanziata con una serie di rincari sui tabacchi. Qualche limatura, infine, alle norme fiscali. Gli accertamenti, che la manovra stabiliva fossero di immediata eseguibilità, diventeranno esecutivi in due mesi.
Intanto ieri il Senato ha dato il via libera alla conversione in legge del decreto di riforma delle Fondazioni lirico-sinfoniche voluto da Sandro Bondi.

© Libero

mercoledì 23 giugno 2010

L’assalto alla Manovra ora tocca ai Comuni

Mentre Umberto Bossi polemizza com Gianfranco Fini gli sherpa leghisti sono al lavoro per risolvere la grana manovra. La rivolta degli amministratori del Carroccio contro il ministro dell’Economia caro al Senatur sta crando infatti non pochi imbarazzi. La parola d’ordine è ricucire con Giulio Tremonti senza scontentare i governatori e i sindaci del Nord. Il terreno su cui si sta conducendo la trattativa è quello del salvataggio degli enti virtuosi.
La proposta allo studio di Via XX Settembre, che la Lega ha anche tradotto in un emendamento, prevede che le Regioni e le Province che abbiano rispettato il patto di stabilità interno e della Salute nel triennio 2007-2009 e che abbiano uscite pari o inferiori alla media nazionale siano immuni dai tagli previsti dalla manovra. La questione sarà sul tavolo dell’ennesimo vertice che si terrà oggi pomeriggio tra i rappresentanti delle Regioni e i ministri Tremonti, Raffaele Fitto e Roberto Calderoli. La ricetta nordista sembra aver già conquistato il ministro per gli Affari regionali, solitamente paladino delle istanze del Sud. «Le Regioni del Mezzogiorno», ha detto Fitto parlando con i giornalisti, «devono assumersi la responsabilità di scelte di profondo cambiamento. Il principio della virtuosità è un criterio assoluto che non può essere visto male dalle Regioni del Sud».
L’idea non piace per niente al governatore dell’Abruzzo, Gianni Chiodi. «L’importante», spiega l’esponente del Pdl, «è che siano premiati i comportamenti virtuosi e non gli enti virtuosi». Per Chiodi «ci sono Regioni che si definiscono virtuose ma in questi anni hanno aumentato il proprio indebitamento, mentre l’Abruzzo, che nel 2007 era la più indebitata, ha ridotto lo stock del debito del 12,5% in un anno e mezzo e non può non essere considerata virtuosa». Diverso il ragionamento di Roberto Formigoni, che tenta di tenere compatto il fronte delle Regioni insistendo sulla contrapposizione centro-periferia. «Esaminando i bilanci dei diversi livelli di governo, quello delle Regioni risulta essere il più virtuoso», spiega il presidente della Lombardia, «avendo diminuito in questi anni l’indebitamento del 6,21% mentre le amministrazioni centrali lo hanno aumentato del 10,87%». Quello che serve è dunque un ribilanciamento dei sacrifici, non uno “scudo” per i virtuosi.
Oggi ai governatori si aggiungono i sindaci, che scenderanno in piazza davanti al Senato, anche loro contro la manovra.
Nella serata di ieri non si è invece riunito, come previsto, il Comitato del PdL incaricato di scremare i 1.100 emendamenti presentati dalla maggioranza. Formalmente erano assenti giustificati capogruppo e vice. La realtà è che si sta prendendo tempo in attesa che il governo definisca i contorni del maxiemendamento.

© Libero

mercoledì 19 maggio 2010

Tremonti presenta il conto a evasori e finti invalidi

Lacrime e sangue. Ma solo per chi se lo merita. Perché la manovra non sarà soltanto «correttiva», ma anche «etica». Dopo aver stoppato con durezza le indiscrezioni «confuse» e «confusionarie» circolate intorno alle misure allo studio per l’aggiustamento dei conti pubblici, ieri Giulio Tremonti ha voluto dire la sua. Un contributo alla chiarezza non eccessivamente generoso, quello arrivato da Bruxelles al termine dell’Ecofin, che è comunque servito a stabilire alcuni punti fermi. Niente aumenti delle tasse, niente interventi sul sistema pensionistico e stretta su evasori e falsi invalidi. Quanto alla “casta”, il ministro dell’Economia non ha voluto rivelare nulla, ma ha spiegato che «il taglio degli stipendi dei parlamentari del 5%» lo fa «sorridere». Quello, ha ironizzato, «è solo l’aperitivo».
Tremonti ha comunque ribadito che le classi più deboli non saranno colpite: «Non metteremo le mani in tasca agli italiani». Sulle pensioni il ministro non si è sbilanciato: «In Italia abbiamo il sistema previdenziale più stabile d'Europa. E se mi chiedete se stiamo stravolgendo il sistema pensionistico vi dico di no, perché il sistema funziona». Parole che secondo l’economista del Pdl, Giuliano Cazzola, non escludono interventi sulle finestre che produrrebbero risparmi da 800mila ad un miliardo di euro.
Ma nel mirino ci sono principalmente gli sprechi, la corruzione e le irregolarità che gonfiano la spesa, con un «uso non appropriato del denaro pubblico». «Ridurremo il peso della mano pubblica lì dove è meno produttiva e dove non ha effetti recessivi», ha spiegato. Gli esempi citati dal ministro sono quelli già circolati all’indomani della presentazione della Relazione unificata sull’economia al Consiglio dei ministri. In primo luogo gli assegni di invalidità. «La spesa dal 2001 ad oggi, col Titolo quinto che ha dato alle Regioni poteri di spesa ma non di presa, è salita da 6 miliardi di euro a 16 miliardi di euro, un punto di Pil». Qui, secondo i calcoli fatti dagli esperti del Tesoro, sarebbe possibile recuperare qualcosa come 4 miliardi di euro. Somme che vanno a persone che non hanno alcun diritto. Ma il monitoraggio della spesa sarà serrato, anche sulle risorse erariali che finiscono in pancia agli enti locali. «Esistono trasferimenti dal ministero degli Interni ad una platea di Comuni», ha detto Tremonti, che ammontano a 15 miliardi di euro ogni anno. I margini di intervento sono dunque enormi». Proseguirà poi la stretta, già prevista dalla manovra triennale varata nel 2008, sull’evasione fiscali. Con controlli intensificati a partire dai contribuenti che dichiarano di non avere alcun reddito e da chi sostiene di risiedere all’estero.
Il ministro ha però voluto mettere in chiaro che da Bruxelles non ci saranno pressioni indebite, come qualcuno paventava. «L’Italia ha già ricevuto nel dicembre scorso indicazioni dalla Ue per la correzione dei propri conti e noi intendiamo rispettare quegli impegni e quei numeri. Non ci è stato chiesto nient’altro», ha precisato Tremonti sottolineando la differenza da quanto accaduto per Spagna e Portogallo. La manovra, che il governo intende varare «prima di luglio» e che oggi lo stesso titolare di via XX Settembre illustrerà nelle sue grandi linee Silvio Berlusconi, si conferma dunque finalizzata ad una correzione del deficit dello 0,8% sia nel 2011 che nel 2012, per un ammontare complessivo di circa 26 miliardi di euro.
In serata anche Umberto Bossi ha confermato che la manovra sarà «dura», pur ammettendo di non conscerne i dettagli, tranne «le liti tra Brunetta e Tremonti, che sono all’ordine del giorno». Su un eventuale aumento delle tasse, il leader del Carroccio ha commentato: «Speriamo di no, sono già molto alte nel Paese».
Quanto ai temi discussi dall’Ecofin, Tremonti ha mostrato soddisfazione per l’accordo raggiunto sulla regolamentazione degli hedge fund, nonostante i malumori inglesi: «È un esempio di come debba essere la politica a dettare le regole». In merito alla proposta della Commissione Ue di armonizzare le politiche di bilancio con un controllo più stretto sul debito, il ministro si è detto d’accordo, a patto che «si consideri tutto il debito, quello pubblico e quello privato».

© Libero

mercoledì 12 maggio 2010

A2A si allea con la Lega. Nasce il nucleare padano

Dal credito all’energia. Dopo aver annunciato l’assalto alle banche per tutelare gli interessi del popolo del Nord,  l’attivismo leghista si allarga anche al nucleare. Una partita verso cui, formalmente, il Carroccio non ha mai mostrato particolare interesse. Anzi, in campagna elettorale i due candidati-governatori Luca Zaia e Roberto Cota avevano subito messo in chiaro che di fare le centrali in Veneto o in Piemonte non se ne sarebbe parlato. Concetto ribadito senza mezzi termini una volta eletti.
Eppure, c’è chi negli ultimi mesi si è dedicato molto alla possibilità di creare un secondo consorzio alternativo a quello Enel-Edf per gestire il rilancio del nucleare italiano. A seguire il dossier è Bruno Caparini, esperto di impiantistica nucleare, padre del deputato nonché direttore di Telepadania Davide, proprietario del castello di Ponte di Legno dove Umberto Bossi trascorre le vacanze e fedelissimo da sempre del Senatur, che l’ha voluto nel consiglio di sorveglianza di A2A. Organismo in cui siede dal giugno dello scorso anno non senza alcune polemiche legate ad un’esperienza di fallimento societario che sarebbe stata omessa nel curriculum e che avrebbe, secondo i contestatori, messo in discussione i suoi requisiti di norabilità e professionalità.  Scaramucce legate in gran parte ad uno scontro interno con l’ex presidente del consiglio di sorveglianza Renzo Capra.
L’operazione ruota intorno al progetto fortemente sostenuto da Giuliano Zuccoli. Il presidente della multiutility lombarda insiste sull’atomo da più di un anno. Finora, però, il piano è rimasto sulla carta. Anche perché per andare avanti servono non solo finanziamenti, ma anche un partner industriale di peso. E il principale candidato, l’Eni, ha fino ad oggi sempre smentito qualsiasi interesse. Più complicata da percorrere sarebbe la strada del partner straniero, anche se si è parlato della tedesca E.On e della stessa Edison, che A2A controlla insieme ai francesi di Edf. In questo caso, però, l’interesse strategico nazionale dovrebbe essere garantito da un grande investitore finanziario italiano o da un altro socio industriale. Dopo l’ingresso di Ansaldo Energia nel consorzio Enel-Edf non sarà facile trovare un’alternativa.
Un mesetto fa il manager della multiutility lombarda è tornato all’attacco sostenendo che «sul nucleare in Italia non si può avere una sola cordata e neppure una sola tecnologia» e candidando apertamente A2A a svolgere il ruolo del competitor. Dopo un anno di annunci, Zuccoli sembra finalmente intenzionato ad uscire allo scoperto. Il dossier sul nucleare sarà infatti portato oggi ufficialmente sul tavolo del consiglio di gestione di A2A.
Nella riunione il presidente dovrebbe illustrare il progetto della cordata alternativa, la cui parte del leone dovrebbe spettare ad un drappello di ex municipalizzate, affiancate da gruppi specializzati nella tecnologia atomica e da un partner finanziario di spessore.
Ed è qui che potrebbe entrare in gioco lo zampino leghista. Gli amministratori del Carroccio consentirebbero a Zuccoli di avere preziosi alleati negli enti locali che, attraverso il controllo societario delle utility, parteciperebbero alla partita. I primi con cui fare i conti, del resto, sono proprio i comuni che hanno in pancia le azioni A2A, Milano e Brescia. Sia Letizia Moratti sia Adriano Paroli non sarebbero entusiasti di un progetto che nel lungo periodo porterebbe grandi guadagni ma nell’immediato costerebbe qualcosa come 4 miliardi di investimenti. Un po’ troppi considerati i 4,65 miliardi di debiti della multiutility che, fra le altre cose, deve anche sciogliere il nodo della cogestione francese di Edison. Sul fronte finanziario un aiuto leghista potrebbe arrivare attraverso le Fondazioni azioniste dei grandi istituti bancari del Nord, a partire da quelle Intesa e Unicredit su cui il Carroccio ha già detto di voler puntare i riflettori. Di nomi, per ora, non se ne fanno. Oltre alle società già citate sarebbero in pista anche Iride (multiutility controllata dai comuni di Genova e Torino), l’americana Westinghouse, Saipem (Eni) in veste di general contractor, e anche la Cassa depositi e prestiti come possibile finanziatrice. Un fronte, quest’ultimo, su cui l’asse Bossi-Tremonti potrebbe fare la differenza.

libero-news.it