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mercoledì 8 gennaio 2020

L'Ilva non inquinava. Distrutta dai giudici

Mettetevi seduti. E tenetevi forte. Niente bancarotta fraudolenta dell’Ilva, niente omissioni sulle tutele ambientali, ingenti investimenti e corretta gestione imprenditoriale. Le motivazioni della sentenza con cui il gup di Milano Lidia Castellucci ha assolto lo scorso luglio Fabio Riva dall’accusa di bancarotta sono lunghe 127 pagine e così zeppe di illuminanti dettagli che meriterebbero di essere lette per intero, parola dopo parola.

martedì 9 gennaio 2018

Tangenti Finmeccanica, innocenti tutti i capi

Una commessa da 556 milioni andata in fumo, la Lega trascinata nel fango per una mazzetta mai presa, lo Stato maggiore dell’aeronautica indiana coinvolto in una storia di corruzione internazionale con ripercussioni sulla vicenda dei marò, la reputazione di Finmeccanica (che non a caso oggi si chiama Leonardo) gettata in pasto ai giornali di mezzo mondo, Giuseppe Orsi defenestrato dall’azienda e tenuto in carcere per 84 giorni. L’elenco dei danni diretti e collaterali provocati dall’inchiesta nata da una «soffiata» dell’ex dirigente del gruppo Lorenzo Borgogni nella primavera del 2011 negli uffici napoletani dei pm Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli è incredibilmente lungo per una vicenda di cui «non vi è prova sufficiente che i fatti sussistano».

mercoledì 9 novembre 2016

Niente nozze, niente reversibilità

Per i conviventi more uxorio, a differenza delle coppie omosessuali unite civilmente, la pensione di reversibilità era e resta preclusa. A fare chiarezza su un punto nodale della nuova normativa entrata in vigore lo scorso giugno ci ha pensato la Cassazione, con una sentenza che segna il solco definitivo tra i diritti concessi alle unioni civili e quelli spettanti a tutti gli altri cittadini che, pur in presenza di un legame affettivo esclusivo e duraturo, scelgono di non sposarsi.

martedì 19 luglio 2016

Un talento nel salvarsi dai giudici

Dietro le sbarre, comunque vada, Carlo De Benedetti non finirà. Anche ammesso che la sentenza a 5 anni e due mesi venga confermata in Appello e poi in Cassazione, il che è tutto da vedere, l’ingegnere non farà un giorno di carcere. La pena è troppo elevata per chiedere la sospensione condizionale (2 anni) e anche per accedere all’affidamento in prova nella versione recentemente «allargata» (4 anni), ma gli anni di De Benedetti, 82 il prossimo novembre, gli consentiranno quasi sicuramente (anche se si tratta di una concessione e l’omicidio colposo non è un reato da poco) di scontare la pena nella sua abitazione, sotto forma di detenzione domiciliare.

martedì 14 giugno 2016

Alla fine se la cava (quasi) sempre

Le indagini, solitamente, lo sfiorano. Come quella, per certi aspetti simile alla vicenda per cui è a processo ad Ivrea, di Vado Ligure. Alla centrale a carbone Tirreno Power la magistratura di Savona attribuisce, dal 2005 al 2010 un numero di morti compresi tra 427 e 675. Il legame forte tra Carlo De Benedetti e l’inquinamento ambientale su cui indaga la procura è di tipo societario. Il 39% della ex centrale Enel fu acquistata nel 2002 per circa 145 milioni e finì in pancia alla Sorgenia, fino allo scorso marzo posseduta dal gruppo Cir della famiglia De Benedetti.

venerdì 10 giugno 2016

I fannulloni protetti per legge

Nel caos giuridico-normativo creato dalle applicazioni concrete delle ultime riforme sul lavoro una cosa è certa: gli statali non si possono licenziare. Almeno non definitivamente. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 11868 della Sezione Lavoro depositata ieri, ha infatti stabilito che il licenziamento del personale del pubblico impiego è disciplinato solo dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ergo, se è illegittimo il lavoratore va reintegrato, senza alternative possibili.

martedì 31 marzo 2015

Dell'Utri indagato per ricettazione, gli sequestrano 20mila libri antichi

Per una volta invece di ascoltare noiosissime e incomprensibili telefonate gli ufficiali di polizia giudiziaria si sono dati alla lettura. Non si tratta di un corso di aggiornamento professionale, ma di una delicatissima inchiesta stile Dan Brown dove gli inquirenti sono a caccia di manoscritti rubati. Il ladro, manco a dirlo, risponderebbe al nome di Marcello Dell’Utri, che alla lunga lista di accuse (tra cui quella di concorso esterno in associazione mafiosa per cui è stato condannato in via definitiva a sette anni) stilata dai magistrati di mezza Italia da quando, nel 1994, decise di entrare in politica al fianco di Silvio Berlusconi, ora aggiunge anche la ricettazione e l’esportazione illecita all’estero di opere d’arte.

sabato 7 marzo 2015

Giudici contro Mediaset. Inchiesta sull'Opa RaiWay

Ci voleva un’altra bella inchiesta giudiziaria a poche ore dalla decisione del Tribunale di sorveglianza di Milano sul ravvedimento di Silvio Berlusconi. Il tassello che mancava era quello dell’Opas Mediaset su Rai Way e a colmare il vuoto ci ha pensato un provvidenziale esposto dell’ex senatore dell’Italia dei Valori, nonché presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti.

domenica 15 febbraio 2015

Tre procure setacciano la banca di papà Boschi per cercare carte false

Tre procure e tre filoni di indagine. La Banca popolare dell’Etruria e del Lazio è praticamente sotto assedio. Con buona pace del ministro Maria Elena Boschi, che cerca di minimizzare la bufera, l’istituto aretino si trova sempre più al centro dell’offensiva giudiziaria che ha travolto le popolari quotate. Per quanto riguarda l’inchiesta principale, e cioè il fascicolo aperto dalla procura di Roma in seguito alle denunce in Parlamento della Consob sugli andamenti di Borsa legati all’annuncio della riforma da parte del governo, gli sviluppi vedono una duplicazione sia degli uffici giudizari coinvolti sia delle ipotesi di reato. Ancora non c’è alcuna indagine formale, ma la procura di Milano,

mercoledì 14 gennaio 2015

Sei anni di fisco nelle mani dei giudici

Dopo il danno, arriva inevitabile la beffa. Tra errori, gabole, sviste e imprecisioni, gran parte dei provvedimenti fiscali con cui i governi hanno prosciugato le tasche dei contribuenti potrebbe essere illegittima. L’elenco degli inciampi è lungo e articolato. Si va dalla vecchia Robin Tax all’imposta di successione, dagli sgravi alle onlus all’Imu, fino al recentissimo Jobs Act.

venerdì 2 agosto 2013

Dopo sei ore la mazzata. Cav agli arresti per 4 anni

«La Corte rigetta il ricorso del Berlusconi nei cui confronti dichiara, ai sensi dell’articolo 624 comma 2 del Codice di procedura penale, irrevocabili tutte le altre parti della sentenza impugnata». Si conclude così, con poche parole lette in Aula con voce un po’ tremolante e la prima condanna definitiva a carico di Silvio Berlusconi, un’offensiva giudiziaria durata circa 20 anni. Alla fine, l’affondo della magistratura, di cui l’ex premier ha iniziato a ricevere costanti e persistenti attenzioni a partire dalla sua discesa in campo nel 1994, è arrivato dalla sezione feriale della Corte di Cassazione, che ieri, alle 19.45, ha confermato la condanna a 4 anni di reclusione nei confronti del Cavaliere per frode fiscale nell’ambito del cosiddetto processo Mediaset.

mercoledì 28 novembre 2012

Il prof Mapelli sull'Ilva: "I pm fanno un favore alla Merkel"

Tra un paio di settimane, se la situazione non si sblocca, dovremo iniziare a comprare acciaio fuori dall’Italia. E indovinate chi è pronto a vendere? Sembra che i tedeschi abbiano diverse tonnellate già pronte per la spedizione. Il professore Carlo Mapelli, ordinario di Meccanica al Politecnico di Milano ed esperto di metallurgia, non vuole ipotizzare collegamenti tra i pm e altri soggetti industriali. Ma non ha problemi ad ammettere che «a livello internazionale c’è sicuramente interesse a colpire il nostro sistema produttivo».
L’impianto dell’Ilva, spiega, «è una delle migliori realtà della siderurgia mondiale per efficienza, patrimonio tecnologico e capacità di produzione. A molti farebbe comodo togliere un concorrente così dal mercato».

lunedì 7 giugno 2010

L'oro dei giudici. Con un giorno di sciopero i magistrati bruciano 30 milioni e 465 processi

Il blocco degli aumenti, la stretta sul turn over e la riduzione dal 5 al 10% per gli stipendi più alti. Sono questi, sostanzialmente, i tagli “iniqui” della manovra contro cui i magistrati hanno deciso di proclamare lo sciopero generale. Protesta cui dovrebbero aderire tutti i 3,6 milioni di statali, visto che i sacrifici chiesti alle toghe sono condivisi da tutti i colleghi del pubblico impiego. Anzi, a dirla tutta gli sforzi chiesti a giudici e pubblici ministeri per contenere l’espansione della spesa pubblica sono addirittura inferiori. Può sembrare impossibile, ma per la magistratura il governo anti-toghe ha avuto un occhio di riguardo. L’aiutino è contenuto nell’articolo 9 relativo al contenimento delle spese in materia di pubblico impiego. Il comma 21 stabilisce che per tutto il personale pubblico non contrattualizzato, ovvero magistrati, professori, dirigenti dei corpi di polizia e delle forze armate, la finanziaria dispone non solo «il blocco degli incrementi retributivi a titolo di adeguamento automatico per il triennio 2011-2013», ma anche che gli stessi anni non verranno conteggiati per i successivi aumenti. Insomma, si perdono tre anni di anzianità professionale, che per le categorie sopra citate significano soldi. Nel comma 22, però, arriva la sterzata. Il testo stabilisce, infatti, solo per «la magistratura ordinaria, amministrativa, contabile, militare e avvocati e procuratori dello Stato», che «la maturazione degli automatismi stipendiali è differita di tre anni» e che, state attenti, «il periodo di differimento concorre alla maturazione degli automatismi stipendiali spettanti dal primo gennaio 2014». In altre, per le toghe, e solo per loro, i tre anni di congelamento vengono comunque calcolati ai fini degli scatti di carriera e retributivi.
 
Il cavillo pro-toghe
Il cavillo non è indifferente, se si considerano i balzi di stipendio che i magistrati ottengono in base agli anni, scadenzati con le valutazioni di professionalità. Tanto per avere un’idea, un pm alla prima valutazione di professionalità prende 6.404 euro lordi mensili, superata la terza valutazione (il passo successivo, circa 13 anni di servizio) la busta paga scatta a 8.295 euro.
In cambio del “favore” i magistrati hanno deciso di aggravare un altro po’ lo stato di salute della giustizia italiana, bloccando l’attività dei tribunali per un’intera giornata e programmando scioperi bianchi e proteste per un numero di giorni non ancora definito. Quantificare i danni della protesta togata non è chiaramente possibile. Ma qualche numero può aiutarci a capire dove andrà a colpire l’intervento a gamba tesa dei magistrati. Basti pensare, tanto per dirne una, che la macchina della giustizia costa ai contribuenti qualcosa come 8 miliardi di euro l’anno, circa 30 milioni per ogni giornata lavorativa. Soldi che per il primo luglio, data dello sciopero, avremo speso invano. Ma è solo l’inizio. Perché ogni giorno che il sole sorge e tramonta 465 processi penali chiudono i battenti per effetto della prescrizione. Il giochino non è a costo zero: brucia ogni anno circa 80 milioni di euro. Altro effetto diretto dei ritardi della giustizia sui conti dell’erario è quello che riguarda il mancato rispetto dei tempi del giusto processo. Una pratica così diffusa in Italia che tra il 1999 e il 2007 la Corte di Giustizia europea ci ha condannato 948 volte. Di fatto una sentenza ogni tre giorni. E il costo è salato: solo nel 2007 lo Stato ha dovuto pagare 56 milioni di danni.
L’impatto della giustizia lumaca è ovviamente devastante sull’economia. Nel rapporto Doing Business 2010 la banca mondiale nella classifica dei Paesi con più ostacoli giudiziari alle imprese ci piazza al 156esimo posto su 181. Una posizione che l’Italia si è conquistata con il suo record di 1.210 giorni, che è il tempo necessario ad un creditore coinvolto in una disputa contrattuale per ottenere il recupero dei soldi, calcolato dal giorno di inizio della causa in tribunale. Qualcuno ha stimato che durante quell’attesa si brucia circa il 30% del credito che cercavamo di recuperare.

Stipendi col turbo
Due conti se li è fatti pure Confartigianato, che rappresenta le aziende più piccole e quindi più vulnerabili alla malagiustizia. Ebbene, l’attesa per le sentenze delle cause civili comporta alle imprese danni per oltre 2,3 miliardi di euro l’anno, 6 milioni al giorno. Un’esagerazione? Se si pensa che i procedimenti civili pendenti alla fine del 2009, secondo quanto riportato dalla relazione annuale del ministero della Giustizia, sono 5.625.057 viene il dubbio, piuttosto, che sia una cifra sottostimata.
Su una cosa, però, i magistrati hanno ragione. Il blocco degli aumenti in qualche modo peserà più a loro che agli altri statali. Il motivo è semplice: lo stipendio delle toghe, negli ultimi anni, è quello che ha corso di più. Nel triennio 2006-2008, l’ultimo fotografato dal ministero dell’Economia, la busta paga della magistratura ordinaria si è gonfiata del 17% rispetto al 5,3% del pubblico impiego. Senza contare che il punto di partenza era ben diverso. Le retribuzioni medie degli statali vanno infatti dal minimo dei ministeriali (28.557 euro), al massimo dei magistrati ( 126.258 euro). E tra questi spiccano quelli della Corte dei conti, dove lo stipendio complessivo raggiunge i 178.080 euro, e del Consiglio di Stato, con 162.841 euro.

© Libero

sabato 29 maggio 2010

Il dirigente Fastweb in cella da novanta giorni: «Pronto a difendermi. Dopo Scaglia uscirò anch’io»

Jeans, scarpe da tennis, maglia blu e maglietta bianca che spunta dal colletto, volto curato, barba fatta. Visto così, da lontano, potrebbe sembrare un elegante giovanotto in vacanza. Ma gli occhi di Mario Rossetti raccontano un’altra storia. Una delle tante, verrebbe da dire, nell’Italia della giustizia ingiusta, dei Tortora, dei Cagliari, dei De Lorenzo. Se non fosse che dietro le sbarre da oltre 90 giorni c’è lui, l’ex direttore finanziario di Fastweb travolto dalla bufera delle frodi carosello. E il mal comune conta poco quando non puoi vedere i tuoi figli, i tuoi amici. .
È al termine di un lungo colloquio con il legale che Rossetti si presenta. Un incontro veloce, quello con Giorgio Stracquadanio, ma sufficiente a capire che il manager in questi tre mesi è cambiato. Il deputato del PdL lo aveva già incontrato a Rebibbia, poco dopo l’arresto. «Allora», dice il parlamentare, «era spaventato, incredulo». Ora Rossetti è lucido, determinato. «Nonostante tutto», spiega in una stanza del raggio G12 del carcere romano in presenza del direttore, del vicedirettore e di un ispettore della Penitenziaria, «ho ancora fiducia nell’Italia, nelle istituzioni». «Sono pronto a difendermi», aggiunge. E lo farà con la forza di chi non ha perso la speranza. Malgrado la delusione ricevuta il 17 maggio, con gli arresti domiciliari concessi solo a Silvio Scaglia, dopo 80 giorni di carcere. «Prima o poi toccherà anche a me», dice, perché «la parola sempre non è nella dimensione umana». Nel frattempo, Rossetti divora libri. Sta diventando un esperto di letteratura carceraria. «Ho appena finito Le ali della Libertà», racconta con gli occhi che si illuminano. Del resto, la storia di Stephen King, di cui tutti conosciamo la trasposizione cinematografica, parla proprio di un esperto di finanza accusato ingiustamente. Piuttosto che finire come Tim Robbins, su una spiaggia del Messico, però, Rossetti vorrebbe più semplicemente tornare dalla moglie e dai tre figli (Giorgio di 9 anni, Luise di 8 e Leone di 2). Ma il manager, deformazione professionale, si sta anche interessando di organizzazione carceraria. «Trovo interessante l’idea statunitense di privatizzare il sistema», dice, «in molti casi ha migliorato l’efficienza e reso più accettabili le condizioni dei detenuti». Qui le cose sono un po’ diverse. Soprattutto per lui, che come detenuto in custodia cautelare ha paradossalmente meno diritti degli altri. Un’ora d’aria invece di due, accesso alla biblioteca solo quando gli altri non ci sono, difficoltà ad avere qualsiasi extra. «Vorrei scrivere», spiega, «ma non riesco ad ottenere un pc. E con carta e penna mi riesce difficile, non sono abituato».
Stracquadanio è convinto che Rossetti voglia raccontare la sua storia. E che, come è successo a Scaglia, voglia iniziare un percorso che proseguirà anche fuori. «Il carcere preventivo è come un’ustione, una ferita che non si rimargina». Non serve scomodare Tortora. «I casi di ingiusta custodia cautelare, di uso improprio della carcerazione, spesso per ottenere una confessione, sono centinaia». Anche Stracquadanio ha iniziato un percorso. «Mi occuperò di questo con più frequenza. Voglio incontrare un detenuto in attesa di giudizio ogni settimana». «Mi raccomando, mi saluti gli amici con cui non ho più avuto modo di parlare», dice Rossetti mentre lo riaccompagnano in cella.

© Libero