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martedì 2 marzo 2021

Perfino con la pandemia Conte ha alzato le tasse

La pandemia ha travolto il Paese come un uragano. Il Pil è tornato al livello di oltre 20 anni fa, i consumi viaggiano su percentuali che ricordano le temperature polari, le imprese sono alla canna del gas e milioni di lavoratori hanno ancora una busta paga solo grazie alla cassa integrazione. Dopoguerra a parte, non è mai accaduto nulla di simile. C’è una cosa, però, che è rimasta esattamente uguale agli scorsi anni. Manco a dirlo, le tasse.

lunedì 15 febbraio 2021

Conte molto generoso, paga coi nostri soldi

Un tributo all’uomo, un omaggio al politico, il dolore per un prematuro distacco? Macché. A spiegare il caloroso applauso con cui i funzionari della presidenza del Consiglio hanno salutato Giuseppe Conte ci pensa la Cgil. Benefici medi, si legge in un recente comunicato del sindacato sul rinnovo contrattuale 2016-2018, per 126 euro per 13 mensilità, arretrati (a partire dal 2016) per 5.387 euro medi, ulteriori 146 euro medi al mese provenienti dagli stanziamenti in legge di bilancio, 43 euro medi al mese da ripartire con la contrattazione integrativa. La partita è ancora in corso per l’opposizione di tre sigle (Snaprecom, Sipre e Ugl), che stanno cercando di spillare qualche quattrino in più, ma è praticamente chiusa. E non è tutto, perché oltre all’aumento di stipendio (quello medio oggi si aggira sui 40mila euro) dei circa 2mila dipendenti è in fase avanzata anche il tavolo sul contratto dei 300 dirigenti (stipendi tra i 100 e i 200mila euro in base alla qualifica), che prevede un aumento medio di 331 euro che, sommando tutte le voci, può arrivare fino a 1.126 euro.

mercoledì 3 febbraio 2021

Giuseppe se ne torna a casa e ci lascia il conto da pagare

Spiace per le conferenze stampa del sabato sera, che offrivano una eccentrica alternativa alla De Filippi, e per i mille Dpcm, sempre pieni di azzardi lessicali ed acrobatiche disposizioni normative, ma è difficile pensare che qualcuno rimpiangerà davvero Giuseppe Conte. Intendiamoci, le incognite legate alla crisi di governo sono ancora tante. Bisognerà vagliare la reazione di Mario Draghi e il suo coraggio nel prendere un testimone che somiglia ad un candelotto di dinamite. Forse spunteranno all'orizzonte altre soluzioni. Però un punto fermo sembra esserci: l'avvocato del popolo arrivato da Volturara Appula per incarnare il damerino della provvidenza, il premier per tutte le stagioni, concavo e convesso, sovranista ed europeista, repubblicano e democratico, politico e antipolitico, dopo quasi mille giorni dovrà decidersi a mollare la sua poltrona.

mercoledì 29 gennaio 2020

Conte incassa ma non paga

In Italia, secondo i recentissimi dati di Unioncamere, nel 2019 hanno chiuso i battenti 326.423 imprese. Alcune di queste non hanno retto alla concorrenza, altre sono state semplicemente mal gestite. Molte, però, sono perite sotto i colpi del fisco. In altre parole, non sono riuscite a pagare le tasse nei tempi e nei modi chiesti dall’Erario. La beffa è che tra queste ce ne sono alcune, tante, che per sborsare il dovuto aspettavano che un altro Stato, quello che invece di incassare deve versare soldi per i servizi e i prodotti acquistati dai fornitori, saldasse le proprie fatture.
E qui viene il bello. Anzi il brutto. Già, perché mentre la pubblica amministrazione che deve riscuotere i balzelli è severa e inflessibile, quella che deve scucire quattrini è lasca, pigra e indisciplinata. Se paga, malgrado norme e regole che stabiliscono con precisioni i termini (30 giorni ordinari, 60 in casi eccezionali), solitamente lo fa con un ritardo tale che per il piccolo imprenditore si rivela spesso fatale.