Difficile capire se la notizia arrivata ieri da Bankitalia dipende dal fatto che il Pd sia stato al governo fino a ieri oppure, con un po’ di malizia, dal fatto che non ci sia più. Sta di fatto che appena si è chiusa la stagione della sinistra da Via Nazionale ci hanno comunicato che in Italia non ci sono mai stati così tanti poveri.
Nel 2016, infatti, per quanto il reddito medio equivalente sia tornato ad aumentare, il rischio povertà è salito al 23% (era 19,6% nel 2006), il massimo storico mai toccato prima. Ma non è tutto. Manco a farlo apposta, anche la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi è aumentata, accentuando ancora di più una dinamica ben nota secondo cui un’esigua elite di Paperoni da sola continua a detenere una grossa fetta del patrimonio complessivo (nessuno ricorda mai che la stessa elité è quella che ogni anno riempie, quasi da sola, le casse dell’erario).
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
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martedì 13 marzo 2018
Con la sinistra al governo i poveri sono al massimo storico
venerdì 23 febbraio 2018
Capolavoro della sinistra, le aziende incassano di più ma assumono di meno
Più fatturato, meno occupati. È questo il capolavoro ottenuto dalla sinistra, che ieri si è avventata sui numeri snocciolati dall’Istat per rivendicare il gran lavoro fatto dal governo negli ultimi anni. «Alla facciaccia di chi dice che non abbiamo fatto niente», ha subito commentato Matteo Renzi, sostenendo che i dati sui ricavi dell’industria sono «il migliore spot per il Pd». Le cifre, in effetti, disegnano un quadro in netto miglioramento. Nel 2017, secondo le rilevazioni dell’Istat, il fatturato delle imprese corretto per gli effetti del calendario è aumentato del 5,1% e gli ordini del 6,6%. Si tratta del dato più alto dal 2011, quando la percentuale fu del 6,8%. Ancora più significativo il risultato di dicembre, con l’indice destagionalizzato che ha raggiunto il livello più elevato (110) da ottobre 2008.
mercoledì 10 gennaio 2018
Persi 3 anni, ma il posto fisso non c'è
La sinistra e i sindacati hanno passato gli ultimi anni a riempirci la testa di discussioni sulle tutele crescenti, sull’articolo 18, sugli sgravi contributivi. Ad un certo punto è sembrato che il contratto a tempo determinato fosse rimasto l’unico modo possibile con cui un’azienda potesse assumere personale. Per un po’, l’inganno ha retto: disincentivi da una parte, incentivi dall’altra e una pioggia di sconti fiscali hanno prodotto una crescita robusta dei posti fissi. Dal dicembre 2014 al dicembre 2016 l’incremento è stato del 7%, pari a ben 700mila unità.
giovedì 20 aprile 2017
La sinistra al governo riesce a moltiplicare soltanto la povertà
L’aumento dell’Iva è solo un’ipotesi, non una «preferenza». Annunciando per oggi l’arrivo dell’attesa manovra correttiva («mi scuso per il ritardo»), il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha chiarito che il governo «si è impegnato ad intervenire per modificare la previsione di incremento delle imposte e sostituirla con altre misure, sul lato delle spese e sul lato delle entrate».
Una posizione netta, che sembra, però, più dettata dalle pressioni politiche che arrivano dal Pd e dal suo segretario Matteo Renzi (che ieri ha ribadito: «l’Iva non si tocca e non si toccherà») che da riflessioni tecniche sulla composizione della prossima manovra. Nel dettaglio, infatti, nulla è stato deciso. «Non sono in grado di dire», ha spiegato durante l’audizione sul Def in Parlamento, «quali misure saranno esattamente prese».
Una posizione netta, che sembra, però, più dettata dalle pressioni politiche che arrivano dal Pd e dal suo segretario Matteo Renzi (che ieri ha ribadito: «l’Iva non si tocca e non si toccherà») che da riflessioni tecniche sulla composizione della prossima manovra. Nel dettaglio, infatti, nulla è stato deciso. «Non sono in grado di dire», ha spiegato durante l’audizione sul Def in Parlamento, «quali misure saranno esattamente prese».
domenica 23 agosto 2015
Lo spot a pagamento per sostenere l'amico Renzi
Erano 108 ora sono 209. Qualcuno si è sfilato, altri si sono aggiunti. Ma la sostanza cambia poco. Il drappello radical chic di nobili, imprenditori, manager e professionisti che tifano per Matteo Renzi si è riaffacciato ieri sulle pagine del Corriere della Sera con un secondo appello a sostegno del premier. Il primo avviso a pagamento era comparso sul quotidiano del 9 ottobre 2014 con il titolo poco fantasioso «Noi sosteniamo Matteo Renzi».
mercoledì 25 settembre 2013
La sinistra si lamenta per Telecom, ma la colpa è sua
Altro che capitani coraggiosi. Per la sinistra, oggi, il matrimonio spagnolo tra Telefonica e Telecom non s’ha da fare. Secondo il capogruppo del Pd alla Camera, «le notizie che arrivano sul caso Telecom sono molto preoccupanti perché riguardano asset strategici del nostro Paese». Per questo Roberto Speranza chiede che «il governo venga al più presto a riferire alla Camera». Stessa richiesta arriva anche da Luigi Zanda, capo dei senatori Pd, che però, riferendosi pure ad Alitalia, rincara la dose parlando «di grave declino del sistema industriale italiano» e di «prevalenza degli interessi privati sugli interessi pubblici».
venerdì 6 settembre 2013
Per tenersi il posto Saccomanni dà numeri a caso
Da un ex direttore generale di Bankitalia tutto ci si poteva aspettare tranne che smentisse le previsioni elaborate dai suoi colleghi economisti dell’Ocse. Ma l’imperativo, adesso, è proteggere il governo dalle fibrillazioni della maggioranza. E l’uscita imminente dal tunnel della crisi è uno scudo a cui Fabrizio Saccomanni non vuole rinunciare. Così, malgrado le fosche previsioni dell’organismo internazionale, che solo un paio di giorni fa hanno certificato le difficoltà dell’Italia, il ministro dell’Economia ha voluto annunciare il bel tempo. «Il processo di ripresa è in corso», ha spiegato dall’autorevole palcoscenico del G20 in Russia. Aggiungendo che «stiamo uscendo dalla fase di recessione».
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sabato 14 gennaio 2012
Adesso la sinistra attacca il rating
«Comportamenti perversi». La raffica di downgrade scagliati da S&P contro Francia, Austria, Spagna e Italia ha subito scatenato il fuoco di fila, Fabrizio Cicchitto in testa, del Pdl. Ma la vera notizia sono i commenti del Pd, che fino a qualche mese fa riteneva i declassamenti autorevoli e indiscutibili bocciature dell’azione del governo Berlusconi. Ora che il Cav non è più a Palazzo Chigi i sacri giudici del rating sono diventati improvvisamente spregiudicati corsari. «Ormai è come i dieci piccoli indiani», commenta irriverente Pierluigi Bersani, per dire, parafrasando Agatha Christie, che tutti prima o poi vengono colpiti. Ancora più esplicito il responsabile economico del Pd, Francesco Boccia, che definisce l’intervento di S&P sul debito italiano e di altri Paesi europei «una vera e propria scorribanda nei già fragili mercati» ed invoca «un’agenzia di valutazione europea», perché «queste intrusioni non si devono più sopportare».
Identica, anche se più antica, la posizione del centrodestra, i cui commenti vanno dalla «perversione» denunciata dal capogruppo Cicchitto al «vero e proprio attacco speculativo» denunciato dall’onorevole Beatrice Lorenzin. Per Rocco Girlanda, primo firmatario di un progetto di legge per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle agenzie di rating, si tratta della «prosecuzione di un disegno destabilizzante». Questa volta i downgrade non piacciono nemmeno alla Germania, unico Paese uscito indenne dalle bastonate di S&P. La pioggia di declassamenti rischia infatti di mandare all’aria anche il fondo salvastati (che assorbe i rating dei Paesi membri), unica alternativa ad un maggiore interventismo della Bce che risulterebbe sgradito a Berlino. Di qui le parole del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, che invita a «non sopravvalutare le agenzie di rating».
© Libero
Identica, anche se più antica, la posizione del centrodestra, i cui commenti vanno dalla «perversione» denunciata dal capogruppo Cicchitto al «vero e proprio attacco speculativo» denunciato dall’onorevole Beatrice Lorenzin. Per Rocco Girlanda, primo firmatario di un progetto di legge per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle agenzie di rating, si tratta della «prosecuzione di un disegno destabilizzante». Questa volta i downgrade non piacciono nemmeno alla Germania, unico Paese uscito indenne dalle bastonate di S&P. La pioggia di declassamenti rischia infatti di mandare all’aria anche il fondo salvastati (che assorbe i rating dei Paesi membri), unica alternativa ad un maggiore interventismo della Bce che risulterebbe sgradito a Berlino. Di qui le parole del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, che invita a «non sopravvalutare le agenzie di rating».
© Libero
giovedì 22 settembre 2011
Quando D’Alema snobbava l’agenzia di rating
Cos’hanno in comune Massimo D’Alema e Gianfranco Fini? Entrambi fanno spallucce di fronte ai verdetti delle agenzie di rating. È curioso, se si pensa che la decisione di martedì di S&P, invece, ha scatenato un polverone di polemiche proveniente anche, tra gli altri partiti di opposizione, proprio da Pd e Fli.
sabato 15 gennaio 2011
La sinistra fa sempre gli stessi errori. Perde alle urne e se la prende col Cav
Non sapendo come incassare la sconfitta, Nichi Vendola si è buttato goffamente sul caso Ruby, sperando di distogliere l’attenzione. «Ancora una volta», riferendosi all’inchiesta “tempestivamente” riaperta da Milano dopo il verdetto della Consulta, «invece che guardare alle urne di Mirafiori guarderemo o perlomeno immagineremo quello che c’è nel tinello domestico di una delle ville del premier. La vita privata del premier impedisce a noi di poter vivere la politica come una contesa anche civile e culturale sul futuro del Paese».
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