giovedì 10 dicembre 2009

Confindustria benedice l’«esproprio» del Tfr

I tecnici della Camera hanno confermato l’impatto light della Finanziaria sull’indebitamento. I dati si discostano un po’ da quelli già diffusi dalla Ragioneria dello Stato, ma la sostanza non cambia. Il maxiemendamento che incamera gran parte della manovra, secondo il servizio studi di Montecitorio, vale 9,2 miliardi di euro in termini di saldo netto da finanziare (erano 8,8 secondo la precedente tabella). Mentre ai fini dell’indebitamento netto la cifra scende considerevolmente, fino a 5,6 miliardi (erano 5,2 nel calcolo della Ragioneria). È quest’ultimo, dunque il valore sostanziale della manovra sul 2010, quello che sarà utilizzato dalla Commissione Europea per valutare il rispetto dei parametri di Maastricht sul rapporto deficit/pil.
Ma il dato su cui tutti i riflettori ieri erano puntati era quello della distribuzione delle coperture. E cioè su quelli che saranno i due pilastri della finanziaria. Il grosso arriverà infatti dai 3,9 miliardi dello scudo fiscale (42,5%) e dai 3,1 miliardi raccolti dal fondo del Tfr (33,5%) gestito dall’Inps. Su quest’ultimo punto ieri si è concentrata la furia dei sindacati e, a seguire, di tutta l’opposizione che ha subito gridato al «furto» delle liquidazioni. Suscitando anche un allarme assolutamente ingiustificato, perché i soldi ai lavoratori nessuno li toglie.
Più mirata la critica del segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, secondo il quale mettere queste risorse a spesa corrente «è un’occasione persa» perché «quando fu fatto le imprese chiesero che fosse destinato alle infrastrutture e allo sviluppo delle aziende». Insomma, se si vuole usare il Tfr «bisogna usarlo per sostenere l’economia». Ma il leader sindacale se la prende anche con Confindustria, «forte con certi governi e molto debole con altri», che perde di «autonomia» e «credibilità » perché, «dopo aver gridato allo scippo del Tfr con il governo Prodi, ora non dice nulla». Pronta la replica di Viale dell'Astronomia che etichetta le dichiarazioni di Epifani come «parole fuori luogo». La misura decisa in questi giorni dal governo, ha puntualizza Alberto Bombassei, «ha natura del tutto diversa da quella che fu attuata nel 2007. Allora alle imprese sopra i 50 addetti fu imposto di versare il Tfr all’Inps, nel caso il lavoratore scegliesse di non versarlo in un fondo pensione. La misura ebbe quindi un impatto diretto e rilevante sulla liquidità delle imprese. Oggi si utilizzano quei fondi per mantenere invariati i saldi di bilancio. Questa nuova misura non ha dunque alcun impatto sulle imprese nè sui lavoratori».
Più o meno simile, essendo in effetti vicina alla realtà, la spiegazione di Maurizio Sacconi.
«Nessuna novità sostanziale, nessun problema per i lavoratori», ha spiegato il ministro del Welfare, perché queste «risorse non sono destinate a coprire spese aggiuntive ma, per la parte eccedente le erogazioni, trovano solo una più corretta iscrizione contabile. Tutto qui».
Tra i rilievi del centro studi ci sono invece le misure che consentono di vendere i beni confiscati alla mafia e i 200 milioni aggiuntivi del credito di imposta per le imprese che investono in ricerca e sviluppo. Su entrambi i tecnici di Montecitorio chiedono ulteriori chiarimenti.

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