mercoledì 29 giugno 2011

La Corte dei conti promuove il ministro ma spinge sul fisco

Un colpo al cerchio. Uno alla botte. Come si conviene. L’aggiustamento è «gravoso e complesso», per le amministrazioni «ai limiti della sostenibilità», ma in ogni caso occorre procedere sulla strada del «rigore». A parlare della manovra che il governo si appresta a varare giovedì è la Corte dei Conti che ieri in occasione del Giudizio sul Rendiconto Generale dello Stato ha anche toccato la questione fiscale: ha definito «improrogabile» una riforma che alleggerisca il peso su salari e pensioni, chiede di puntare sulla lotta all'evasione, e afferma di condividere il progetto di «disboscamento» delle detrazioni.

È necessario «ricercare un difficile punto di equilibrio tra riduzione del debito pubblico e ritorno alla crescita economica» e «in tale ottica la corretta allocazione delle risorse pubbliche è fondamentale», ha detto il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino. Il presidente, riprendendo le parole di Mario Draghi contro i tagli lineari di Tremonti, ha sottolineato allora «l’esigenza che, sia a livello centrale che locale, l’obiettivo di riduzione della spesa pubblica non determini una dequalificazione della spesa stessa, considerato che l'obiettivo della crescita deve essere parimenti perseguito». Bisogna superare la politica dei «tagli lineari» e «procedere a tagli selettivi di tipologie di spese ritenute meno utili». Sul fisco i magistrati contabili sembrano dare ragione a chi ha messo sotto assedio il ministro dell’Economia: «Oggi si pone all’attenzione generale l’improrogabile necessità di un intervento in materia fiscale che riduca in misura significativa le aliquote sui redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati». Restando in tema fisco, la Corte dei Conti chiede di evitare nella riscossione e nell'accertamento «modalità che appaiono indebitamente vessatorie», come ha rilevato il presidente di Sezione, Luigi Mazzillo. Lo stesso Mazzilllo, però, in un passaggio che forse troverà poco spazio sui giornali di oggi ha sottolineato che «l’Italia presenta, oggi, un disavanzo in quota Pil ben inferiore alla media europea» ed è «l’unico, tra i grandi paesi», a registrare, «un saldo primario vicino al pareggio». Una medaglia che Tremonti può tranquillamente appuntarsi sul petto.


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