Il più intrigante sembra la “Spagna caliente”. Ma ci sono anche il “Tour della Russia” e il “Gran tour del Portogallo”. E poi la Grecia, la Francia, una crociera nel mediterraneo, decine di resort, villaggi, hotel in ogni parte d’Italia e del mondo. Insomma, per i pensionati che vogliono fare una bella vacanza c’è solo l’imbarazzo della scelta. Una volta deciso, si prenota e si parte. Paga l’Inps.
Possibile che l’istituto guidato da Tito Boeri, che ogni anno deve chiedere oltre 100 miliardi di euro allo Stato per far tornare i conti della spesa assistenziale, che con l’ultima legge di stabilità ha ricevuto circa 30 miliardi in dono e che si prepara a chiudere il bilancio 2018, secondo le previsioni certificate qualche giorno fa dal Civ, con un disavanzo di 7,5 miliardi, possa regalare viaggi ai pensionati?
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
sabato 17 marzo 2018
L'Inps taglia le pensioni ai vecchi ed elargisce ferie agli ex statali
venerdì 16 marzo 2018
Debito pubblico da suicidio grazie a economisti del piffero
Certo, il reddito di cittadinanza e la flat tax possono anche non piacere. Le proposte economiche del centrodestra o quelle dei grillini possono anche essere considerate astruse, irrealizzabili o, addirittura, dannose per il Paese. Ma accettare lezioni o, peggio ancora, legittimazioni da chi non si è limitato ai proclami e alle promesse, ma ha messo alla prova sul campo la sua abilità, diventa sempre più difficile, ogni giorno che passa.
Anche perché ogni giorno che passa c’è un numero che ci riporta sotto gli occhi il fallimento delle politiche messe in atto dai governi Renzi e Gentiloni sotto la sapiente regia del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.
Anche perché ogni giorno che passa c’è un numero che ci riporta sotto gli occhi il fallimento delle politiche messe in atto dai governi Renzi e Gentiloni sotto la sapiente regia del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.
martedì 13 marzo 2018
Con la sinistra al governo i poveri sono al massimo storico
Difficile capire se la notizia arrivata ieri da Bankitalia dipende dal fatto che il Pd sia stato al governo fino a ieri oppure, con un po’ di malizia, dal fatto che non ci sia più. Sta di fatto che appena si è chiusa la stagione della sinistra da Via Nazionale ci hanno comunicato che in Italia non ci sono mai stati così tanti poveri.
Nel 2016, infatti, per quanto il reddito medio equivalente sia tornato ad aumentare, il rischio povertà è salito al 23% (era 19,6% nel 2006), il massimo storico mai toccato prima. Ma non è tutto. Manco a farlo apposta, anche la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi è aumentata, accentuando ancora di più una dinamica ben nota secondo cui un’esigua elite di Paperoni da sola continua a detenere una grossa fetta del patrimonio complessivo (nessuno ricorda mai che la stessa elité è quella che ogni anno riempie, quasi da sola, le casse dell’erario).
Nel 2016, infatti, per quanto il reddito medio equivalente sia tornato ad aumentare, il rischio povertà è salito al 23% (era 19,6% nel 2006), il massimo storico mai toccato prima. Ma non è tutto. Manco a farlo apposta, anche la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi è aumentata, accentuando ancora di più una dinamica ben nota secondo cui un’esigua elite di Paperoni da sola continua a detenere una grossa fetta del patrimonio complessivo (nessuno ricorda mai che la stessa elité è quella che ogni anno riempie, quasi da sola, le casse dell’erario).
Zitta zitta l'Europa sta facendo di tutto per alzarci l'Iva
Non è uno sconto, purtroppo, quello che si sta prospettando a Bruxelles sui conti pubblici italiani, ma una vera e propria trappola per le tasche dei contribuenti. Che potrebbe far scattare una tagliola da oltre 12 miliardi di tasse già dal 2019.
Qualche giorno fa la Commissione Ue, tra sorrisi ed espressioni rassicuranti, ha comunicato all’Italia che per la formazione del governo non c’è alcuna fretta. Certo, ci sarebbe una correzione dello 0,2% di deficit che manca, circa 3,4 miliardi, ma i conti veri si faranno a maggio, con le previsioni di primavera, e in ogni caso non c’è bisogno che se ne occupi l’esecutivo uscente, intervenendo sul Documento di economia e finanza da presentare entro il 10 aprile. È una questione, hanno lasciato intendere gli euroburocrati, che si potrà anche affrontare a settembre con la nota di aggiornamento al Def.
Qualche giorno fa la Commissione Ue, tra sorrisi ed espressioni rassicuranti, ha comunicato all’Italia che per la formazione del governo non c’è alcuna fretta. Certo, ci sarebbe una correzione dello 0,2% di deficit che manca, circa 3,4 miliardi, ma i conti veri si faranno a maggio, con le previsioni di primavera, e in ogni caso non c’è bisogno che se ne occupi l’esecutivo uscente, intervenendo sul Documento di economia e finanza da presentare entro il 10 aprile. È una questione, hanno lasciato intendere gli euroburocrati, che si potrà anche affrontare a settembre con la nota di aggiornamento al Def.
giovedì 8 marzo 2018
L'Europa ci fa lo sconticino
Gli «squilibri macroeconomici significativi» persistono per il quinto anno successivo. La crescita è troppo «debole». E il debito pubblico «molto elevato» resta «la maggiore vulnerabilità del Paese». Il che, tradotto dall’europolitichese, significa che l’Italia ha bisogno dell’ennesima stangata fiscale per raddrizzare i conti.
A salvare le tasche dei contribuenti ci pensa, per ora, lo stallo post elettorale. Malgrado la voglia, apertamente dichiarata, del ministro dell’Economia uscente Pier Carlo Padoan di vergare ad aprile il Documento di economia e finanza che traccerà il percorso dei conti pubblici per i prossimi tre anni, il neo senatore del Pd non potrà mettere le mani nel bilancio dello Stato. Padoan, di fatto «licenziato» da Bruxelles, dovrà limitarsi a fotografare l’andamento macroeconomico del Paese e a ripresentare l’impegni già presi. In altre parole, dovrà fare un bel copia e incolla dell’ultima legge di stabililità.
A salvare le tasche dei contribuenti ci pensa, per ora, lo stallo post elettorale. Malgrado la voglia, apertamente dichiarata, del ministro dell’Economia uscente Pier Carlo Padoan di vergare ad aprile il Documento di economia e finanza che traccerà il percorso dei conti pubblici per i prossimi tre anni, il neo senatore del Pd non potrà mettere le mani nel bilancio dello Stato. Padoan, di fatto «licenziato» da Bruxelles, dovrà limitarsi a fotografare l’andamento macroeconomico del Paese e a ripresentare l’impegni già presi. In altre parole, dovrà fare un bel copia e incolla dell’ultima legge di stabililità.
mercoledì 7 marzo 2018
L'Italia continuerà a crescere alla faccia di questa politica
Il quadro è talmente positivo che la Cgil si è addirittura lanciata in una proposta di aumento degli stipendi. «C’è lo spazio per il miglioramento del valore delle retribuzioni», sostengono dalla federazione guidata da Susanna Camusso. A scatenare l’ottimismo del sindacato rosso è la nota mensile dell’Istat sull’andamento dell’economia italiana, da cui emerge un Paese che senza un esecutivo dotato di pieni poteri sembra aver finalmente ingranato la marcia. E continuerà a correre anche nei prossimi mesi, malgrado lo scenario di stallo politico scaturito dal voto.
Un po’ di anni fa l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, diceva spesso che non sono i governi a decidere le sorti dell’economia. A molti adesso viene il sospetto che non siano solo ininfluenti, ma addirittura deleteri. Dopo i casi di Spagna, Germania e Olanda, che hanno passato mesi con esecutivi di transizione senza alcuna ripercussione, ora anche l’Italia sembra confermare il teorema: l’assenza di iniziativa politica fa bene al Paese.
Un po’ di anni fa l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, diceva spesso che non sono i governi a decidere le sorti dell’economia. A molti adesso viene il sospetto che non siano solo ininfluenti, ma addirittura deleteri. Dopo i casi di Spagna, Germania e Olanda, che hanno passato mesi con esecutivi di transizione senza alcuna ripercussione, ora anche l’Italia sembra confermare il teorema: l’assenza di iniziativa politica fa bene al Paese.
martedì 6 marzo 2018
Padoan non si è accorto della batosta e sta già preparando un'altra tassa
Sono passate solo poche ore dalla pesantissima batosta presa dal governo e dal suo azionista di maggioranza. Ma per il ministro dell’Economia uscente, e ora pure sfiduciato, Pier Carlo Padoan, che ha già annunciato di voler anche scrivere il Documento di economia e finanza nelle more delle trattative per la formazione del nuovo esecutivo, è una giornata come un’altra. Lui, del resto, il suo seggio con il Pd a Siena se l’è preso. E poco importa se dietro quei pochi voti che gli hanno permesso di superare l’economista della Lega, Claudio Borghi, (36,2% contro 32,5%) ci siano anche i miliardi dei contribuenti utilizzati per salvare Mps.
I guai col fisco affossano i conti di De Benedetti
Gedi ha chiuso il 2017 con ricavi in crescita dell’8,2% a 633,7 milioni e un ebitda di 53,2 milioni significativamente maggiore rispetto al 2016 (43,7 milioni), anche a perimetro equivalente (46,1 milioni) . Sale anche il risultato operativo consolidato, a quota 28,7 milioni (era di 22,4 milioni l’anno scorso). A pesare sui conti sono, però, i guai col fisco. Il gruppo ha infatti dovuto pagare un vecchio conto con Agenzia delle Entrate, che ha portato in perdita il risultato netto per 123,3 milioni, a fronte di un utile di 10,4 milioni nel 2016.
sabato 3 marzo 2018
Il governo risolve il caso Embraco. Lavoratori in salvo coi soldi nostri
La Embraco va via, ma i lavoratori restano. E a pagargli gli stipendi, con tutta probabilità, saranno i contribuenti italiani. Non è stato difficile per il governo disinnescare la bomba che rischiava di esplodere a poche ore dalle elezioni. L’uovo di Colombo, manco a dirlo, sono i soldi pubblici. Quelli inseriti due giorni fa nel cosiddetto Fondo anti-delocalizzazioni, con il via libera del Cipe ad una dotazione iniziale di 200 milioni. A gestire i quattrini sarà Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa controllata dal ministero dell’Economia.
È solo grazie all’entrata in campo della partecipata che il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, è riuscito a sciogliere la matassa. Fino a qualche settimana fa, infatti, la controllata della multinazionale Usa Whirlpool sembrava tutt’altro che intenzionata a mollare sul piano di delocalizzazione in Slovacchia. E nessuno, ovviamente, sembrava disposto a rilevare l’impianto di Riva presso Chieri (Torino) permettendo ai 497 dipendenti di restare al proprio posto.
È solo grazie all’entrata in campo della partecipata che il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, è riuscito a sciogliere la matassa. Fino a qualche settimana fa, infatti, la controllata della multinazionale Usa Whirlpool sembrava tutt’altro che intenzionata a mollare sul piano di delocalizzazione in Slovacchia. E nessuno, ovviamente, sembrava disposto a rilevare l’impianto di Riva presso Chieri (Torino) permettendo ai 497 dipendenti di restare al proprio posto.
giovedì 1 marzo 2018
Alle Ferrovie si scusano, ma nessuno si dimette
«Sono stati commessi degli errori, che non ripeteremo. E dobbiamo delle scuse ai passeggeri». Renato Mazzoncini, manager che Matteo Renzi ha fortemente voluto alla guida delle Ferrovie dello Stato, ha deciso di affidare la sua versione alle pagine di Repubblica. L’ad ha spiegato che a Roma ci sono 600 scambi, di cui solo 150 attrezzati con le scaldiglie (le resistenze elettriche che permettono di sbloccare i deviatori), che ci si è messa pure la sfortuna per un guasto ad un treno Italo, che negli ultimi 6 anni la circolazione è passata da 16 milioni di treni per chilometro a 33, che se avessero bloccato tutto il servizio questo non succedeva.
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