giovedì 18 gennaio 2018

Il nuovo capo della Consob seppellisce l'era Vegas: tutto da rifare

«La Consob che voglio presiedere dovrebbe passare sempre più da una azione ex post a una ex ante, perché nei mercati finanziari intervenire in ritardo serve a poco». Mario Nava ha premesso di non voler parlare, per delicatezza, della precedente gestione. Pur senza mai nominarlo, le stoccate a Giuseppe Vegas non sono, però, mancate. Anzi, tutta l’aduzione del neopresidente della Consob davanti alle commissioni Finanza di Camera e Senato è stata sostanzialmente una raffica di rasoiate al suo predecessore. Come quando ha spiegato che l’autorità ha funzionato «molto bene in passato», ma quando era guidata da Tommaso Padoa Schioppa e Luigi Spaventa. Ed è lì, ha detto, «che bisogna tornare, con una profonda azione di ristrutturazione». Quanto ai rapporti con le altre authority, la cui inefficienza è uscita platealmente allo scoperto nel corso dell’indagine della commissione banche, Nava ha detto che «è fondamentale una sinergia strettissima con Bankitalia», perché «indipendenza non vuol dire isolamento».

Patuelli resta presidente dell'Abi per aver difeso le banche dalla Ue

Non sarà stato tutto merito suo. Ma di certo il contributo di Antonio Patuelli nella battaglia che ha spinto la Vigilanza Bce a fare marcia indietro sul famoso addendum sugli Npl che avrebbe messo in ginocchio le banche italiane, è stato tutt’altro che irrilevante. Basti pensare al serrato lavoro diplomatico con cui il presidente dell’Abi è riuscito a portare al fianco del nostro Paese non solo la potente associazione bancaria francese, ma anche la federazione europea del credito, che in passato non si era mai mostrata troppo sensibile ai problemi degli istituti nostrani.

mercoledì 10 gennaio 2018

Padoan si fa raccomandare dall'Europa

Che qualcosa si stesse muovendo intorno a Pier Carlo Padoan lo si era capito già da un paio di giorni. L’ampia e dettagliata intervista al Corriere della Sera era eloquente. Più che a tracciare un bilancio del  lavoro fatto, ogni risposta era buona per gettare lo sguardo oltre la legislatura. Strade da proseguire, riforme da completare. E a domanda precisa il titolare di Via XX Settembre replica: «Candidarmi? Nessuno me lo ha chiesto e io non chiedo nulla, ma se me lo chiedessero, non lo escludo».

Persi 3 anni, ma il posto fisso non c'è

La sinistra e i sindacati hanno passato gli ultimi anni a riempirci la testa di discussioni sulle tutele crescenti, sull’articolo 18, sugli sgravi contributivi. Ad un certo punto è sembrato che il contratto a tempo determinato fosse rimasto l’unico modo possibile con cui un’azienda potesse assumere personale. Per un po’, l’inganno ha retto: disincentivi da una parte, incentivi dall’altra e una pioggia di sconti fiscali hanno prodotto una crescita robusta dei posti fissi. Dal dicembre 2014 al dicembre 2016 l’incremento è stato del 7%, pari a ben 700mila unità.

martedì 9 gennaio 2018

Tangenti Finmeccanica, innocenti tutti i capi

Una commessa da 556 milioni andata in fumo, la Lega trascinata nel fango per una mazzetta mai presa, lo Stato maggiore dell’aeronautica indiana coinvolto in una storia di corruzione internazionale con ripercussioni sulla vicenda dei marò, la reputazione di Finmeccanica (che non a caso oggi si chiama Leonardo) gettata in pasto ai giornali di mezzo mondo, Giuseppe Orsi defenestrato dall’azienda e tenuto in carcere per 84 giorni. L’elenco dei danni diretti e collaterali provocati dall’inchiesta nata da una «soffiata» dell’ex dirigente del gruppo Lorenzo Borgogni nella primavera del 2011 negli uffici napoletani dei pm Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli è incredibilmente lungo per una vicenda di cui «non vi è prova sufficiente che i fatti sussistano».

venerdì 5 gennaio 2018

L'allarme dell'Ivass. Polizze "dimenticate" per 200 miliardi

Oltre 200 miliardi di euro che rischiano di sparire nel nulla. O, meglio, di finire nel Fondo rapporti dormienti istituito presso la Consap se nessuno li reclamerà per tempo. Siano essi i sottoscrittori del contratto o i legittimi beneficiari.

giovedì 4 gennaio 2018

Cala il prezzo dell'energia, aumentano le bollette

È possibile pagare di più un prodotto quando il suo prezzo scende? Per quanto bizzarro possa sembrare, è esattamente quello che accade con la bolletta elettrica. Solo qualche giorno fa l’Autorità per l’energia ha diffuso le nuove tariffe per l’erogazione del servizio ai clienti in maggior tutela, quelli che non hanno scelto il mercato libero. Chiarissimo il verdetto: i costi per il prossimo trimestre saliranno del 5,3%. Neanche il tempo di ingoiare a fatica l’ennesima stangata, che il Gestore del mercato elettrico ha diffuso le periodiche rilevazioni sul prezzo dell’elettricità nell’ultima settimana del 2017, dal 25 al 31 dicembre. Ebbene, il prezzo medio di acquisto dell’energia nella borsa elettrica è sceso di 15,71 euro/MWh, in percentuale si tratta di un calo del 24,8%.

Caos sui sacchetti a pagamento. Ma è folle infuriarsi per un cent

Truffa, bufala, fake news? Sono bastati due giorni di applicazione e l’obbligo del sacchetto ecologico al banco dell’ortofrutta ha scatenato il primo polverone del 2018. In realtà, la beffa della sporta a pagamento nei supermercati risale al 2011. Da allora, grazie ad una solerte applicazione di una direttiva Ue, gli italiani hanno dovuto dire addio alle vecchie, gratuite e resistenti buste di plastica. Al loro posto sono arrivati i sacchetti biodegradabili, rigorosamente a pagamento e di carta velina. Buoni forse per l’ambiente, ma di sicuro non per contenere cibi più pesanti di una confezione di tovaglioli. Così, chi non vuole rincorrere per la strada barattoli di pelati o scatolette di tonno è costretto ad acquistare i borsoni messi generosamente a disposizione dai commercianti, più costosi e griffati, tanto per fare un po’ di pubblicità ai negozi a spese nostre.

mercoledì 3 gennaio 2018

Il Sud si pappa i sussidi di povertà. Richieste triple rispetto al Nord

È bastato poco più di un mese per avere un’idea abbastanza precisa delle strade che prenderanno gli 1,8 miliardi stanziati dal governo per il reddito di inclusione. Dei circa 1,8 milioni di persone che, secondo le stime del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, potranno accedere al nuovo sussidio di povertà, oltre 75mila hanno già fatto pervenire all’Inps, che eroga materialmente gli assegni, i moduli di richiesta. La mappa delle domande, com’era prevedibile, è disomogenea. Del resto, le statistiche sul rischio di povertà o di esclusione sociale periodicamente elaborate dall’Istat disegnano un Paese profondamente spaccato, con forbici percentuali che si differenziano di diversi punti tra le regioni più ricche del Nord e quelle meno abbienti del Sud.

Per pagare tasse e balzelli servono 238 ore all'anno

Quattordici pagamenti l’anno che portano via almeno 238 ore di tempo. Il tutto per pagare una mole di tasse, balzelli e contributi che si portano via il 48% dei profitti commerciali dell’impresa. È questa la drammatica fotografia del fisco italiano scattata dal consueto rapportone annuale Paying Taxes, stilato congiuntamente dalla Banca Mondiale da Pwc.