venerdì 16 maggio 2014

Sulla Tasi i sindaci fanno i furbetti

Meglio il caos che le casse vuote. È questa, in sostanza, la posizione espressa ieri al governo dai sindaci italiani, che da una parte non vogliono fissare le aliquote Tasi in campagna elettorale e dall’altra non vogliono rinunciare ad incassare comunque l’acconto. «Il rinvio a dicembre del pagamento rischia di provocare un buco e di rendere impossibile l’erogazione di quei servizi che oggi erogano i comuni», ha minacciato ieri il presidente dell’Anci, Piero Fassino. Un avvertimento che non ha trovato alcuna opposizione al ministero dell’Economia, dove l’orientamento emerso è quello di procedere al pagamento della prima rata del 16 giugno senza proroghe o slittamenti.

Anche la Bce conferma; lo spread non salì per cause economiche

Se è vero che tre indizi fanno una prova, almeno il dubbio che qualcosa nel 2011 non sia andata come ce l’hanno raccontata sembra ormai più che legittimo. Dopo i fuori onda di Mario Monti, le rivelazioni giornalistiche e i racconti dell’ex ministro del Tesoro Usa Timothy Geithner sulle manovre che hanno destabilizzato l’Italia e portato il Paese sotto la guida del governo tecnico di larghe intese è arrivato anche il parere illuminante e autorevole della Bce.

Alitalia si gioca l'ultima carta

L’accordo tra Alitalia ed Etihad sembra più vicino. La lettera con le proposte della compagnia italiana è finalmente partita alla volta di Abu Dhabi. E nei prossimi giorni si capirà se il vettore emiratino deciderà di procedere con l’ultimo step, quello che scatta con la sottoscrizione della lettera d’intenti e che dovrebbe portare nell’arco di circa un mese alla definizione dell’accordo.

giovedì 15 maggio 2014

La Electrolux si salverà coi soldi di Stato e Regioni

Nessun lavoratore licenziato, nessuno stabilimento chiuso, nessun taglio ai salari. Messa così, la chiusura della vertenza Electrolux sembra quasi un miracolo. E forse lo è, considerato che solo qualche mese fa l’ex ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, sosteneva che non c’erano le condizioni materiali per l’accordo.
Certo, i lavoratori faranno la loro parte, con la riduzione del 60% dei permessi sindacali, la contrazione da 10 a 5 minuti della pausa di lavoro a Porcia e lo scaglionamento delle ferie. Ma come si è arrivati alla «produttività polacca» che l’azienda chiedeva per evitare la delocalizzazione degli stabilimenti?

Il rischio di un nuovo pasticcio sulla Tasi è dietro l’angolo. Ad un mese dalla scadenza del 16 giugno la maggioranza dei Comuni non ha ancora deliberato l’aliquota per il pagamento della prima rata e nemmeno la ripartizione dell’imposta delle prime case tra proprietari e inquilini. Un disastro annunciato che sta  finalmente iniziando a spaventare anche il governo.

Nuovo record per il debito. In 3 anni 200 miliardi in più

La cura europea per rimettere in ordine i conti pubblici non è stata esattamente salutare. Dal novembre 2011, quando si insediò Mario Monti, a marzo, con l’arrivo di Matteo Renzi, il nostro debito pubblico è salito di circa 207 miliardi. A certificare ieri l’ennesimo record negativo ci ha pensato Bankitalia, che ha registrato il nuovo tetto di 2.120 miliardi, in aumento di 12,8 miliardi dalla rilevazione precedente. Il rosso, in realtà, doveva essere anche peggiore. Come spiegano da Via Nazionale, infatti, «l’incremento del debito è stato inferiore al fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (17,8 miliardi)». Ma il  decremento delle disponibilità liquide del Tesoro e l’andamento dei titoli di Stato ha permesso di assottigliare le perdite.

mercoledì 14 maggio 2014

Così il fisco punisce chi aiuta i contribuenti

La scorsa estate, parafrasando una definizione di Italo Calvino del “bravo scrittore”, Attilio Befera inviò una lettera ai dipendenti spiegando che «il bravo funzionario pubblico è colui che si sdoppia sempre nel cittadino che ha di fronte».
Il principio, invocato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate insieme a quello del «buon padre di famiglia», sembra essere lo stesso a cui si è ispirata l’azione di un funzionario della Direzione provinciale di Ferrara il quale, accorgendosi di incongruenze o errori materiali nel versamento di tributi relativi ad atti notarili ed utilizzando prassi consolidate negli uffici del fisco, tentava di risolvere la pratica in via informale attraverso “avvisi bonari” inviati telematicamente o manualmente. L’Agenzia guadagna tempo, evitando di avviare un procedimento formale per l’errata liquidazione dell’imposta, il contribuente risparmia soldi, evitando di pagare le spese di notifica e tutti i costi accessori. Messa così, il buon senso è la prima cosa che viene in mente. Soprattutto alla luce dei continui riferimenti dell’amministrazione e della politica alla necessità di un «fisco amico».

sabato 10 maggio 2014

Arrestati i fratelli Magnoni: "Truffe a professionisti"

Non solo le responsabilità per «il dissesto» di una holding, attraverso  «episodi distrattivi e dissipatori», ma anche l’utilizzo della società in un «più ampio e consolidato quadro criminale» per arricchirsi attraverso frodi fiscali e soprattutto truffe per un totale di 79 milioni ai danni delle casse previdenziali di giornalisti, medici e ragionieri. Nei giorni in cui le manette sono tornate a tintinnare, ieri mattina in carcere sono finiti pure i tre fratelli Ruggero, Aldo e Giorgio Magnoni, e il figlio di quest'ultimo, Luca. Tutti eredi di una famiglia che ha avuto un ruolo da protagonista in numerose vicende finanziarie degli ultimi cinquant’anni, dalla Banca Privata Italiana di Michele Sindona alla Bpi di Gianpiero Fiorani, dalla scalata a Telecom di Gnutti e Colaninno fino al crac della Lehman Brothers e le disavventure di Mps.

Vogliono fare cassa con le pensioni integrative

Mentre 10 milioni di lavoratori italiani intascheranno il bonus di Matteo Renzi, ce ne sono altri 6, i titolari di pensioni integrative, che rischiano l’ennesima stangata a sorpresa. L’ipotesi, non troppo peregrina, sta prendendo corpo nelle ultime ore per tentare di mettere una pezza alla bomba lanciata sul settore previdenziale con l’aumento della tassazione sulle rendite al 26%.
L’incremento deciso dal governo per coprire il taglio dell’Irap alle imprese, infatti, si abbatterà in maniera indiscriminata su quasi tutte le forme di capital gain: dagli interessi sui risparmi dei conti correnti fino ai guadagni legati alla compravendita dei titoli di Borsa. Le uniche eccezioni riguardano gli investimenti in titoli di Stato e i rendimenti della previdenza integrativa, che continueranno ad essere tassati con imposta sostitutiva dell’11%.

Un cedolino per l’Europa. Guai a parlare di mancia elettorale, però al maxi spot Matteo Renzi non ha saputo rinunciare. Con tanto di comunicato ufficiale del Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’immancabile tweet del premier ieri il governo ha annunciato che il bonus è già bell’e pronto, da intascare e spendere. Per i più scettici Renzi ha addirittura allegato al messaggio su twitter una foto della busta paga preparata dal ministro: «Oggi Padoan mi ha portato a vedere i primi cedolini degli 80 euro. Le coperture dunque ci sono. Gli 80 euro pure». Al di là dell’incomprensibile collegamento tra cedolino e coperture, considerato che il bilancio si chiude a fine anno (e lì si faranno i conti), la mossa del premier è ad alto effetto.