sabato 27 gennaio 2018

La Madia si ricorda delle forze dell'ordine solo in vista del voto

La corsa a tappe forzate del governo per tentare di far arrivare l’aumento in tasca agli oltre 3 milioni di statali prima del voto prosegue. Ieri, dopo i 270mila ministeriali, all’elenco si sono aggiunti anche i 450mila lavoratori del comparto sicurezza e difesa. Un settore che raramente, negli anni scorsi, ha ricevuto le attenzioni di Palazzo Chigi. «Sono nove anni che non si faceva un contratto. Questo è un risultato importante», ha festeggiato la ministra della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, tralasciando di ricordare che è stata la Corte costituzionale, con una sentenza che ha ormai più di due anni, a costringere il governo a rimettersi al tavolo della trattativa. Gli aumenti saranno di 125 euro circa per le forze armate, 136 per la guardia di finanza, 134 per i carabinieri, 132 per la polizia, 126 polizia penitenziaria. Questo si aggiungerà agli arretrati annuali, circa 556 euro per i corpi di polizia, 516 per le forze armate. Siccome il contratto è stato firmato nel 2016, sono due gli anni da recuperare con l’una tantum che arriverà non appena partiranno gli scatti.

L'Inps regala case ai poveri con i soldi dei pensionati

Il centro vacanze a Lido Alberoni (Venezia), la colonia Italia a Riccione, la casa di soggiorno climatica a Giulianova (Teramo), il comprensorio di Via Carlo Spinola a Roma, l’ex Convitto Femminile di Spoleto, Villa Marina a Pesaro. Sono alcuni degli immobili che l’Inps intende destinare al progetto senior house, un vecchio pallino di Tito Boeri, ieri rilanciato in occasione della celebrazione dei 120 anni della previdenza sociale.

venerdì 26 gennaio 2018

Un terzo degli incidenti dovuto a scarsa manutenzione

Il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, assicura che «gli investimenti, in sicurezza, messi a disposizione da Rfi e dal governo, sono aumentati del 340% in questi 3 anni». Ammesso che sia vero, cosa difficile da dimostrare perché i dati disaggregati sulle spese in sicurezza non sono disponibili, resta anche da capire quanti di questi quattrini siano stati destinati alla rete ferroviaria regionale e quanti sulla moderna e redditizia rete ad alta velocità.

giovedì 25 gennaio 2018

I dazi di Trump ci servirebbero tanto

Da una parte i balzelli, dall’altra la crescita. Da una parte il presidente del Fondo monetario, Christine Lagarde, che, tra gli applausi del Forum di Davos, suggerisce all’Europa di aumentare ulteriormente le tasse sui redditi più alti e sui patrimoni (leggi case) per aiutare i giovani. Dall’altra il segretario al Tesoro Usa, Stephen Mnuchin, che, guardato malissimo dai papaveri continentali del summit, parla dei «trilioni di dollari» che porterà agli Stati Uniti la riforma fiscale di Donald Trump e dei benefici che questo produrrà nel resto del mondo.
Tra le due visioni a confronto, Angela Merkel non ha alcuna dubbio su dove schierarsi. Il problema, per il Vecchio continente, sono i dazi del presidente Usa. «Oggi, 100 anni dopo la Grande Guerra», ha detto la Cancelliera rivolta a Trump, pur senza mai citarlo, «dobbiamo chiederci se abbiamo davvero imparato la lezione della storia, e a me pare di no. L’unica risposta è la cooperazione e il multilateralismo».

mercoledì 24 gennaio 2018

Le manovre del Pd per fermare l'aliquota unica

A Bruxelles si discute della futura governance del Vecchio continente, del superministro economico, del nuovo Fondo monetario europeo, della blindatura del fiscal compact nel diritto comunitario. Riforme che, manco a dirlo, finiranno per inguaiare un altro po’ l’Italia e su cui Francia e Germania si stanno già muovendo da tempo con drappelli di economisti ed esperti che sfornano proposte congiunte. C’è addirittura chi sostiene che, malgrado la scadenza del mandato sia fissata per ottobre 2019, nei corridoi dell’euroburocrazia sia già nel vivo la partita per la successione di Mario Draghi alla Bce, sui cui Berlino avrebbe pronta la candidatura forte del presidente della Bundesbank, Hans Weidmann.

sabato 20 gennaio 2018

Via libera al rinnovo per 270mila statali

La corsa contro il tempo ora è per far arrivare materialmente i soldi in tasca ai deipendenti entro febbraio. Qualche giorno prima del voto. Ma vista l’importanza della posta in gioco c’è da scommettere che il governo riuscirà nell’intento.

I banchieri dei crac iniziano a pagare. Ma a Zonin tolgono solo le briciole

La Consob, nel maggio dello scorso anno, ha multato gli ex vertici della Popolare di Vicenza per complessivi 9,1 milioni di euro. Un mese dopo, nel luglio 2017, anche Bankitalia ha disposto sanzioni amministrative ai manager in carica all’epoca del dissesto: 3,6 milioni di euro. Cifre tutto sommato irrisorie, se si pensa che i destinatari dei provvedimenti punitivi sono banchieri che hanno bruciato circa 6 miliardi di euro in mano a 120mila risparmiatori e sono usciti di scena con le tasche zeppe di soldi.

venerdì 19 gennaio 2018

Coi premier pd bruciati 160 miliardi

«Non è il momento di scardinare i pilastri del nostro sistema, dalle pensioni al fisco. Non è il tempo delle cicale, ma dell’investimento sul futuro». Il ragionamento di Paolo Gentiloni è chiaro. Non è il momento di sperperare, ma di mettere fieno in cascina. Anche perché la ripresina in atto potrebbe permettere un po’ di margini di manovra anche senza intaccare troppo i saldi di finanza pubblica. Giusto o meno che sia il suggerimento, c’è da chiedersi se lo stesso premier uscente, e i suoi predecessori del Pd, abbiano seguito la stessa strada.

Crescono i mantenuti a spese nostre

Niente lavoro, niente contributi, 453 al mese per 13 mensilità. La cuccagna dell’Inps finanziata dalla collettività continua a raccogliere adesioni. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istituto guidato da Tito Boeri i nuovi assegni sociali erogati nel 2017 sono aumentati del 17,7%, passando da 36.740 a 43.249.

giovedì 18 gennaio 2018

Gli avvoltoi del 2011 tornano a minacciarci e dirci chi votare

«Gli investitori sono più fiduciosi di un Paese che presenta una situazione di continuità». Ci risiamo. Standard & Poor’s torna a ficcare il naso nella politica italiana. Nel 2011 l’agenzia internazionale che giudica il rischio di fallimento di società e Stati sovrani è stata addirittura accusata dalla procura di Trani (inchiesta poi finita con l’assoluzione) di aver brigato con il rating per disarcionare Silvio Berlusconi dalla tolda di Palazzo Chigi. L’ipotesi dello zampino dell’agenzia di rating nelle vicende che portarono all’arrivo del governo di salute nazionale guidato da Mario Monti non sono state confermate.