martedì 20 giugno 2017

Dieci milioni di clienti in più per la tivù cinese di Giglio

Il campione italiano dell’ecommerce prosegue la sua corsa. Dopo l’accordo con Amazon in Europa, che ha permesso al suo canale tematico Nautica Channel di sbarcare anche (già è presente in 42 Paesi e 4 continenti con programmi in sei lingue diverse) sulla piattaforma di Jeff Bezos (una pay tv dedicata agli utenti “Prime”) in Germania, Regno Unito ed Austria, Giglio Group è tornato a muoversi sul territorio cinese, dove già domina il settore delle vendite on line del made in Italy di lusso.

venerdì 16 giugno 2017

La beffa degli appalti Consip: i costi per lo stato sono più alti

L’Accademia aeronautica di Pozzuoli ha registrato un incremento delle spese di 35mila euro al mese nel 2013 e di 410mila euro l’anno nel 2014. La Scuola sottuficiali di Caserta ha speso 178mila euro in più a semestre nel 2013 e 335mila euro l’anno nel 2014. Per il 28° Reggimento “Pavia” l’aggravio è stato di 363mila euro in un triennio. Sono solo alcuni esempi dell’effetto perverso del modello Consip applicato alla manutenzione degli immobili pubblici: nato per snellire, migliorare e risparmiare ha prodotto sprechi, inefficienze e burocrazia.

giovedì 15 giugno 2017

I crediti marci vanno in Borsa

DoBank ha rotto gli indugi. Bruciando le tappe e smentendo chi prevedeva uno slittamento del dossier a settembre, per evitare il rallentamento estivo dei mercati, la società attiva nella gestione di portafogli di crediti in sofferenza, ha presentato ieri a Borsa Italiana la domanda di ammissione a quotazione sul Mercato telematico azionario.


mercoledì 14 giugno 2017

Più romeni e meno italiani. La Penisola cambia connotati

Diminuisce la popolazione. Ma diminuiscono soprattutto gli italiani, sostituiti a ritmi frenetici da 5 milioni di cittadini stranieri di oltre 200 nazionalità, che rappresentano l’8,3% dei 60.589.445 residenti. Il saldo complessivo del 2016   è negativo per 76mila unità (-0,13%). Una cifra determinata da una flessione massiccia della popolazione italiana (-97mila) e da un aumento consistente di quella straniera (+21mila).

martedì 6 giugno 2017

Il governo vende l'Ilva a chi mette meno soldi

Malgrado gli appelli di governatori, sindaci e sindacati, i rilanci migliorativi di AcciaItalia e la prospettiva di un ingarbugliato contenzioso a colpi di ricorsi e rilievi Antitrust, il governo è andato dritto per la sua strada. In serata il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, ha firmato il decreto di aggiudicazione del Gruppo Ilva, accordando la vittoria della gara ad Am Investco Italy, la joint venture composta da ArcelorMittal (85%) e Marcegaglia (15%), che secondo i commissari aveva ottenuto il punteggio più elevato.

domenica 4 giugno 2017

Renzi come Totò. Vuole venderci la fontana di Trevi

Non bastavano i prestiti sotto forma di Bot e Btp. Ora gli italiani dovranno pure acquistare pezzi di immobili pubblici per aiutare lo Stato ad abbattere il debito. «Presenteremo un’iniziativa», ha annunciato Matteo Renzi al Sole 24 Ore, «che consenta ai cittadini di avere forme di rendimento sicure e solide anche attraverso la partecipazione ai beni immobili e mobili che costituiscono il patrimonio di amministrazione centrale ed enti locali».
L’operazione, ha assicurato il segretario Pd in perfetto stile Totò (ricordate la famosa vendita della Fontana di Trevi al povero Decio Cavallo?), «è potenzialmente win win». In altre parole, vincono tutti. Lo Stato perché «riduce i costi del debito e aumenta la credibilità del Paese», i cittadini perché potranno avere «una forma di rendimento sicura».
Sul beneficio per lo Stato ci sono pochi dubbi. Quello dei contribuenti, però, è tutto da vedere. L’idea di una grande Siiq pubblica (un fondo immobiliare quotato) a cui conferire gli asset delle varie società del Tesoro che oggi si occupano della valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico (Invimit sgr, Cdp Investimenti Sgr e Cdp Immobiliare) era già circolata un paio di anni fa. Renzi aveva messo sul dossier i due manager della Cassa depositi e Prestiti, Fabio Gallia e Claudio Costamagna. E l’ipotesi fu esplicitamente confermata, alla fine del 2015, dall’allora ad di Cdp Immobiliare, Giovanni Paviera: «Per adesso ci stiamo lavorando internamente, senza l’ausilio di advisor».
Ieri l’ex premier ha di nuovo tirato in ballo la spa controllata dal Tesoro: «La Cdp avrà un ruolo strategico in questo disegno. Stiamo seguendo questo progetto con professionalità di prim’ordine». Di sicuro tra queste professionalità non ci sarà Aldo Mazzocco, che dopo appena un anno come capo del real estate di Cdp, a marzo ha preferito fare rotta verso il porto più sicuro delle Generali. Si diceva fosse lui l'uomo giusto per la grande holding del patrimonio pubblico, ma le cose sono andate diversamente. Nell’ultimo esercizio la Cdp ha dovuto effettuare un taglio sugli asset della controllata Immobiliare portando il patrimonio da 500 a 322 milioni. Una svalutazione seconda solo a quella di 294 milioni (sui 500 investiti) operata in Atlante. E sui conti pesa anche un indebitamento bancario di 750 milioni, tutto ascrivibile alle 14 joint venture di Cdp Immobiliare, che altro non è che la Patrimonio dello Stato spa creata nel 2002 da Giulio Tremonti, poi transitata in Fintecna prima di approdare alla Cassa depositi. Per capire cosa è successo basta leggere il bilancio di Cdp, che definisce il rilevante patrimonio immobiliare in pancia alla controllata «non generatore di alcun reddito, fonte di elevati costi ricorrenti e in gran parte non collocabile sul mercato nello stato di fatto in cui si trova e senza consistenti investimenti». Chiara la posizione del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ieri si è scagliato contro i «luoghi comuni». Quelli secondo cui «ci sono scorciatoie, si può abbattere il debito  domani o si possono ottenere 300 miliardi di introiti dal patrimonio immobiliare».

© Libero

sabato 3 giugno 2017

La Cina rischia l'overdose da energia pulita

È una strana coppia quella che si erge a difesa dell’ambiente globale contro il cinico e insensibile Donald Trump, considerato che ieri Europa e Cina non sono riuscite nemmeno ad accordarsi per uno straccio di dichiarazione congiunta sul commercio internazionale. La realtà è che il patto d’acciaio tra il Vecchio Continente e il Paese asiatico «per favorire l’accordo sul clima e accelerare la transizione globale all’energia pulita» è per Pechino nient’altro che una strada obbligata.

domenica 28 maggio 2017

Tassa di soggiorno anche se affitti casa

Affitti, tasse, trasporti, appalti, musei, editoria, agenti del fisco, monetine. C’è perfino l’assunzione di 25 nuovi magistrati alla Corte dei Conti. Nel corso dell’esame parlamentare, a causa principalmente di emendamenti governativi e del Pd, la manovra correttiva da 3,4 miliardi chiesta dalla Ue si è trasformata nel classico provvedimento omnibus dove, un po’ come accade nel milleproroghe di fine anno, hanno trovato riparo e accoglienza le norme più disparate. Un minestrone indigesto, che per essere mandato giù dall’aula della Camera, presumibilmente martedì, renderà necessario il ricorso all’ennesima fiducia da parte dell’esecutivo. Al decreto mancano ancora alcuni tasselli importanti, che saranno domani sul tavolo della commissione Bilancio: il prestito ponte da 800 milioni per Alitalia, il ripristino dei poteri dell’Anac in materia di controllo preventivo degli appalti e la norma salva-direttori dei musei, dopo la clamorosa bocciatura del Tar.

venerdì 26 maggio 2017

Zero tasse sulle successioni per i paperoni stranieri

I paperoni stranieri con un patrimonio al di sopra dei 15 milioni di euro (al di sotto non è così conveniente) che si apprestavano a trasferirsi armi e bagagli nel nuovo paridiso fiscale italiano si erano un po’ preoccupati. Certo, a prescindere dai quattrini posseduti, con la norma inserita nell’ultima legge di stabilità si potranno pagare solo 100mila euro di imposta fissa all’anno (sui redditi prodotti all’estero). Certo, il regime si può estendere anche ai familiari con un’imposta aggiuntiva di appena 25mila euro (sempre sulle entrate non prodotte in Italia).

Zanetti: "Forziamo le regole di Bruxelles"

«Se il governo non metterà in campo la stessa determinazione che abbiamo visto per Mps anche per le banche venete, non ci sarà più nulla da salvare». Per l’ex viceministro dell’Economia e segretario di Scelta Civica, Enrico Zanetti, il tempo per i negoziati con Bruxelles è scaduto. «L’Europa», spiega, «continua legittimamente a privilegiare le valutazioni sul quadro regolatorio, ma l’esecutivo non può permettersi di non guardare anche alla tenuta economica e sociale di una parte importante del Paese».