E se fosse solo l’inizio? Vigilanti che non vigilano, conflitti di competenze, responsabilità fantasma, eventi imprevedibili. Di fronte al patatrac delle quattro banche, che ha trasformato in carta straccia i risparmi di oltre 130mila clienti, ci hanno voluto far credere che si sia trattato di un fulmine a ciel sereno. Un cataclisma improvviso ed eccezionale, che si è abbattuto su quattro istituti sfortunati.
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
domenica 13 dicembre 2015
Ecco le banche a rischio svalutazione
sabato 12 dicembre 2015
La verità sull'Etruria: "Ti do il mutuo se compri le azioni"
Niente azioni. Niente mutuo. Qualcuno ha provato a spiegarci, nelle ultime settimane, che il salvataggio dei quattro istituti commissariati non ha toccato i poveri e ignari correntisti, ma solo chi aveva volontariamente investito in quelle banche, conoscendo rischi e pericoli.
Una tesi buona, forse, per le conferenze stampa governative, ma poco adatta a descrivere la realtà dei rapporti tra banche e clienti. Il quadro che emerge dai casi concreti è ben differente e, per molti aspetti, inquietante. Nelle ultime settimane abbiamo sentito molti risparmiatori rimasti con le tasche vuote dopo il blitz del governo sostenere che la strada dell' investimento era spesso obbligata, perché le banche vincolavano la concessione di prestiti e mutui alla sottoscrizione di azioni o prodotti finanziari dello stesso istituto.
Una tesi buona, forse, per le conferenze stampa governative, ma poco adatta a descrivere la realtà dei rapporti tra banche e clienti. Il quadro che emerge dai casi concreti è ben differente e, per molti aspetti, inquietante. Nelle ultime settimane abbiamo sentito molti risparmiatori rimasti con le tasche vuote dopo il blitz del governo sostenere che la strada dell' investimento era spesso obbligata, perché le banche vincolavano la concessione di prestiti e mutui alla sottoscrizione di azioni o prodotti finanziari dello stesso istituto.
Bankitalia costa tanto ma controlla poco
La Ue dice che i prodotti delle quattro banche liquidate finiti in mano ai risparmiatori erano «inadatti». Bankitalia risponde, per bocca del dg Salvatore Rossi, spiegando che il governatore Ignazio Visco, «in tempi non sospetti aveva chiesto di vietare la vendita di obbligazioni subordinate agli sportelli». Mentre il governatore Ignazio Visco, durante una lectio magistralis a Trieste, spiega che la vicenda è stata gestita «con un impegno massimo, facendo il meglio ed essendo sicuri di aver fatto il meglio».
venerdì 11 dicembre 2015
Banche, Ue in campo solo per salvare gli altri
I conti, quando si tratta di banche, quasi mai tornano. Ma le cifre che circolano sui salvataggi di Stato consentiti dalla Ue da quando è scoppiata la crisi sono tutte stratosferiche. Roba da far sembrare bruscolini i 2-3 miliardi necessari per risanare le 4 banche italiane fallite su cui Bruxelles (che ora smentisce) ha puntato i piedi, ma anche i 4 miliardi di Tremonti/Monti bond comprati dal Tesoro per salvare Mps, unico caso di sostegno pubblico che può essere finora attribuito all'Italia.
giovedì 10 dicembre 2015
La Fiom ha paura del Papa: sciopero revocato
Dopo mesi di proteste, scioperi bianchi, boicottaggi, incidenti e continui disservizi, solo un «miracolo» avrebbe potuto evitare intoppi nei trasporti della Capitale durante il Giubileo. A rompere la tregua sindacale prevista per l’evento, prospettando uno scenario devastante di metro in tilt e città paralizzata, è stata, manco a dirlo, la Fiom Cgil, che solo qualche giorno prima dell’apertura della Porta Santa ha pensato bene di proclamare uno sciopero non di qualche ora, ma di un’intera settimana: dal 9 al 16 dicembre. Una decisione volta chiaramente a gettare scompiglio nel momento più delicato per la Capitale, considerato che la vertenza va avanti da circa un anno, e rientrata solo in serata dopo le minacce del prefetto Franco Gabrielli di precettare tutti.
Scaricabarile di Bankitalia, Ue e governo
Dopo centinaia di migliaia di risparmiatori lasciati con le tasche vuote la saga del decreto salva banche si arricchisce anche di un clamoroso scontro frontale tra la Banca d’Italia e la Commissione europea. Dopo l’ondata di polemiche suscitate dal provvedimento adottato per salvare Banca Marche, Etruria, Carife e Carichieti, Via Nazionale è intervenuta ieri, davanti alla commissione Finanze della Camera, per spiegare che il progetto di far scendere in campo il Fondo Interbancario di Tutela dei depositi, che avrebbe evitato il massacro di molti risparmiatori, fu stoppato dalla Commissione Ue contro il suo volere.
mercoledì 9 dicembre 2015
L'ok al piano sicurezza contro Padoan e Ue
Matteo Renzi continua a confondere le acque tirando fuori sfottò calcistici e battute da bar, ma l’impressione è che i rapporti con il ministro dell’Economia non siano più così buoni. Prima il blitz alle Ferrovie, con il protagonismo di Graziano Delrio e la bocciatura di fatto dell’asse tra Pier Carlo Padoan e l’ex ad Michele Elia sulla privatizzazione del gruppo, poi il siparietto sul pil, con il premier bacchettato in diretta via sms per le dichiarazioni non in linea con le previsioni del Def. Ora è il turno delle risorse per la sicurezza, che Renzi vuole ricavare da un aumento del deficit deciso a tavolino, senza passare per Bruxelles.
Il greggio va verso i 30 dollari, ma l'Eni si accaparra l'Iran
A fine giornata il petrolio è riuscito ad alzare un po’ la testa. Il Wti è risalito a quota 38 dollari il barile, dopo aver toccato i 36 dollari nel corso della seduta. Mentre il Brent, che per la prima volta dal febbraio del 2009 era sceso sotto i 40 dollari, ha chiuso la seduta ritornando di poco sopra quella soglia.
venerdì 4 dicembre 2015
Colpo di coda Fornero: pensioni giù, costi su
Prosegue, senza sosta, il calvario dei pensionati italiani. Da una parte c’è l’Istat, che certifica i primi frutti deformi della riforma Fornero: pensioni più basse e spesa previdenziale più alta. Dall’altra c’è il combinato disposto della bassa inflazione e della mancetta di Renzi, che nel 2016 befferà le fasce più povere con tagli identici a quelli dei pensionati d’oro.
Neanche il blitz renziano sui vertici sblocca la privatizzazione di Ferrovie
«Non c’è fretta». È questo, in estrema sintesi, il messaggio arrivato ieri dal neo ad delle Ferrovie, Renato Mazzoncini. Dopo il Dpcm sulla privatizzazione varato in tutta fretta dal governo e la quasi contestuale defenestrazione degli ex vertici, Michele Elia e Marcello Messori, accusati proprio di aver ritardato il processo di quotazione, ci si aspettava che il nuovo management procedesse come un Frecciarossa verso l’ingresso del capitale privato nel gruppo. E invece, si è scoperto che anche la scadenza del 2016, fino ad ora considerata vitale per gli obblighi europei del governo sull’abbattimento del debito, è una data come un’altra. «Non vogliamo darci scadenze», ha detto Mazzoncini in un completo informale senza cravatta durante una conferenza stampa nella sede delle Fs, «il termine del 2016 non è perentorio, perché l’azionista vuole un’operazione di successo e ci chiede di andare in Borsa quando saremo pronti».
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