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venerdì 21 aprile 2017

Nella manovra spunta l'aiutino ai petrolieri

Le maximulte per i portoghesi degli autobus ci saranno, così come l’aumento della tassa sulla fortuna, il via libera alle nozze Fs-Anas, l’aumento di capitale di Invitalia (fino a 300 milioni) necessario al salvataggio di Alitalia, la garanzia da 97 milioni per la Ryder Cup di golf, l’esenzione Imu per i petrolieri e, a sorpresa, anche nuove norme per la costruzione di impianti sportivi, leggasi per lo stadio della Roma. Il testo non è ancora arrivato in Gazzetta ufficiale, ma gli interventi sembrano delineati.

mercoledì 9 dicembre 2015

Il greggio va verso i 30 dollari, ma l'Eni si accaparra l'Iran

A fine giornata il petrolio è riuscito ad alzare un po’ la testa. Il Wti è risalito a quota 38 dollari il barile, dopo aver toccato i 36 dollari nel corso della seduta. Mentre il Brent, che per la prima volta dal febbraio del 2009 era sceso sotto i 40 dollari, ha chiuso la seduta ritornando di poco sopra quella soglia.

venerdì 10 maggio 2013

L'Italia ha 75 miliardi di gas e greggio

Settantacinque miliardi di risorse aggiuntive in dieci anni. Non servono miracoli, ma trivelle. Il tesoro è custodito nel sottosuolo e aspetta solo che qualcuno si metta a scavare. Un disturbo di cui il governo dovrebbe e potrebbe farsi carico, considerata l’infinità di dossier aperti sul tavolo, tra Imu, Cig, esodati e cuneo fiscale, piuttosto che continuare a raschiare il fondo del barile.

venerdì 15 marzo 2013

Eni alza il dividendo del 2%. Investimenti a 56 miliardi

Cinquantasei miliardi di investimenti da qui al 2016, obiettivi di crescita della produzione ritoccati verso l’alto e una politica più generosa dei dividendi. La crisi europea non frena la corsa dell’Eni, che continua a macinare profitti e risultati. Il cda ha approvato ieri il bilancio consolidato con un utile netto a quota 7.788 milioni (4.198 milioni escludendo il contributo ed i proventi della dismissione Snam considerati tra le discontinued operations). L’utile netto di esercizio ammonta a 9.078 milioni (6.207 milioni esclusi dividendi e plusvalenze relativi a Snam).

mercoledì 28 settembre 2011

Putin grazie all’Eni incassa i dividendi libici

La guerra in Libia gli è piaciuta pochissimo, al punto da definire l’intervento dell’Onu «una crociata medievale». Quando si tratta di passare all’incasso, però, Vladimir Putin, non si fa problemi. Anche perché a trattare con il governo di transizione per l’ingresso dei russi nello sfruttamento del petrolio libico ci penserà la nostra Eni, che, malgrado le sgomitate di Sarkozy, sembra avviata a riottenere le posizioni occupate prima del conflitto.

mercoledì 24 agosto 2011

Anche la Cina scalpita per i pozzi libici


I fucili ancora non hanno smesso di sparare, ma gli emissari delle compagnie e le diplomazie internazionali sono già al lavoro per ripartire alla conquista dei pozzi libici. Sullo scenario si stanno muovendo sia i vecchi attori, che sperano di confermare il proprio ruolo o di spostare i precedenti equilibri a proprio vantaggio, sia soggetti, come la Russia o la Cina, che tentano di approfittare del caos post bellico per accaparrarsi una fetta più grande della torta.

giovedì 24 febbraio 2011

I beduini ci tagliano il gas. E il petrolio...

L’unica notizia positiva è che l’Eni ha chiuso la seduta a Piazza Affari, forse anche grazie al misterioso blackout della Borsa per “problemi tecnici” che ha tenuto i terminali spenti fino alle 15.30, limitando le perdite ad uno 0,86%. Per il resto, la situazione peggiora di ora in ora. E il rischio che il fuoco di Tripoli faccia passare all’Italia le ultime settimane d’inverno al freddo è un’ipotesi con cui il governo ha iniziato a fare i conti. A far scattare l’allarme è stata la tempestiva chiusura del maxi gasdotto dell’Eni Greenstream, che porta dalla Libia all’Italia un quantitivo di gas (9,4 miliardi di metri cubi) pari al 10% del nostro intero fabbisogno. Una decisione praticamente obbligata, quella del Cane a sei zampe, dopo l’intensificarsi delle tensioni, la mancanza di personale (i dipendenti della centrale di pompaggio di Mellitha non si sono presentati al lavoro) e, non ultime, le minacce arrivate dalla città di Nalut, nella zona dei monti occidentali libici dove l’infrastruttura comincia il suo cammino.

giovedì 17 febbraio 2011

Oltre 6 miliardi di utili, un euro di dividendo. Eni fa felici pure i russi

Utili balzati del 44,7% ad oltre 6 miliardi e conferma del dividendo a quota un euro anche per il 2010. Ma anche rafforzamento del legame con i russi sull’asse Libia-Siberia. È stata una giornata intensa, quella di Paolo Scaroni. La mattina passata ad illustrare i conti dell’Eni che hanno sorpreso il mercato con risultati superiori alle stime. Il pomeriggio al vertice con il presidente Dimitri Medvedev per aggiungere un altro tassello alla strategia di espansione sul fronte russo.

martedì 1 febbraio 2011

Barile a 101 dollari. E non finirà qui

L’importante, durante le fasi di forte tensione economico-finanziaria, è la chiarezza. Alle 12 circa di ieri il commissario Ue all’energia, Gunther Oettinger, assicurava: «Non dovrebbero esserci ripercussioni sui prezzi del petrolio dalla situazione in Egitto». Solo poche ore più tardi, verso le 17, il Brent ha toccato i 100 dollari a Londra: è la prima volta da ottobre 2008 che il greggio di riferimento europeo raggiunge questa soglia.

giovedì 2 dicembre 2010

Il Cavaliere snobba il gossip e protegge gli affari dell’Eni. Trattativa col Kazakhistan

In attesa di volare oggi a Soci, stazione climatica sul Mar Nero, per stringere altri accordi e rafforzare ancora un po’ l’asse Roma-Mosca finito nel mirino delle ambasciate americane, ieri Silvio Berlusconi ha messo altra carne al fuoco per gli “spioni” di Wikileaks. La partecipazione al vertice Osce di Astana è stata infatti l’occasione per un bilaterale con il presidente del Kazakhistan, Sultan Nazarbayev.

martedì 6 luglio 2010

La marea nera di Bp intossica anche i titoli. I mercati fanno il tifo per l’intervento di Gheddafi

Potrebbe essere Muammar Gheddafi a salvare i mercati internazionali da un secondo caso Lehman. Fantafinanza? Non proprio. La notizia è che il fondo sovrano libico (Lybian Investment Authority) potrebbe entrare nell’azionariato di British Petrolium. A lasciar trapelare l’indiscrezione è stato il presidente della società petrolifera statale Shokri Ghanem. «Con il prezzo delle azioni dimezzato, Bp è diventata interessante», ha detto al Dow Jones, aggiungendo che il Paese nordarficano ha ancora «fiducia nell’azienda».
La realtà è che il colosso petrolifero è diventato un boccono ghiotto. Dal giorno dell’incidente nel Golfo del Messico, a fine aprile, le azioni del gruppo petrolifero hanno perso circa la metà del loro valore, qualcosa come 100 miliardi del loro valore. Mentre gli sforzi per arginare la marea nera, secondo quanto si legge in una nota diffusa ieri dalla società britannica, sono costati 3,12 miliardi di dollari. Per ora.
Il rischio è che la macchia di petrolio si allarghi e la voragine nei conti di Bp anche. Non è un caso che nei giorni scorsi il colosso petrolifero abbia fatto circolare l’intenzione di aprire il capitale, cedendo una quota del 5-10%, a nuovi investitori. Per Gheddafi si tratta di un buon investimento. Che rientrebbe nella strategia messa in atto negli ultimi mesi di fare acquisti a prezzi scontati tra le società europee.
Per i mercati mondiali, però, l’operazione potrebbe essere una vera e propria ancora di salvezza. Si è finora sottovalutata, infatti, la quantità di liquidità del mondo finanziario globale che dipende dalla solvibilità della Bp. Al centro della questione ci sono i soliti derivati. La società britannica, come quasi tutte le grandi compagnie petrolifere, ha un peso smisurato sul mercato dei prodotti strutturati. La Bp può infatti emettere  derivati, fornendo garanzie molto più affidabili di quelle che possono vantare le grandi banche, beni reali, gas e barili di petrolio contenuti nei giacimenti sottosuolo della multinazionale sparsi in tutto il mondo.
Ora, se British petroleum dovesse perdere la sua reputazione di buon pagatore o, nella peggiore delle ipotesi, avviarsi verso il fallimento, tutto il sistema di derivati a lungo termine legati al greggio e ai gas naturali rischierebbe di esplodere con violenza inaudita. Per avere un’idea della deflagrazione basti pensare che a metà del 2009, secondo i dati diffusi recentemente dalla banca dei regolamenti internazionali, il mercato dei prodotti Otc (over the counter, non quotati) ha raggiunto complessivamente la mostruosa cifra di 615mila miliardi di dollari.
Ben venga dunque Gheddafi e il suo fondo sovrano. Bp ha già accantonato (sotto forma di prestiti bancari)  9 miliardi di dollari per fare fronte ai costi e alle passività associate all’incidente. Ma l’oro libico, se le riserve non dovessero bastare, potrebbe essere determinante. L’ipotesi, non a caso, è stata festeggiata dai mercati, che ieri hanno spinto il titolo in Borsa su del 3,5%, con oscillazioni nel corso della seduta fino al 10%.

© Libero