«Una misura concettualmente sbagliata e tecnicamente impraticabile». Ci pensa Giuseppe Gatti, presidente di Energia concorrente nonché chairman di Gdf Suez Italia, a sintetizzare la posizione delle società elettriche, tutte ovviamente sul piede di guerra dopo l’ennesima sortita della politica sul canone Rai in bolletta. Da un punto di vista concettuale il problema, con cui tutti i cittadini devono fare i conti alla fine del mese, è che sulla fattura elettrica già sono presenti molte voci che poco hanno a che fare con l’energia che viene consumata. «Se già sono discutibili», ha spiegato Gatti, «gli oneri parafiscali presenti, dall’uscita del nucleare all’incentivazione delle rinnovabili, non è in alcun modo accettabile aggiungervi anche il canone Rai. Solo il fatto che l’idea possa venire in mente lascia sconcertati».
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
martedì 6 ottobre 2015
Società elettriche in rivolta: canone in bolletta sbagliato e inattuabile
sabato 3 ottobre 2015
Eni e Scaroni prosciolti, ma per l'Algeria è tardi
A dipanare la matassa dell’affaire Saipem Algeria ci penserà il tribunale di Milano, durante il processo che comincerà il 2 dicembre. Una certezza, però, è già emersa. Paolo Scaroni e l’Eni con la presunta maxi tangente da 198 milioni per «oliare» appalti petroliferi da 8 miliardi tra il 2007 e il 2010 non c’entrano nulla. Ieri il gup Alessandra Clemente ha prosciolto dalle accuse di corruzione internazionale sia l’ex ad, sia l’ex responsabile della società per il Nordafrica, Antonio Vella, sia il Cane a sei zampe, indagato per la legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti.
venerdì 25 settembre 2015
La faccia tosta della Merkel: ci chiede soldi per le auto elettriche
Bruxelles, per bocca del commissario Ue per l’industria, Elzbieta Bienkowska, continua ad invocare «tolleranza zero» e a chiedere «informative complete e test solidi» a tutti i 28 Paesi europei. Ma i buoi sono già usciti dalla stalla. Le auto taroccate sono praticamente ovunque. «Siamo stati informati che anche in Europa i veicoli con motori diesel 1.6 e 2.0 sono stati manipolati», ha rivelato il ministro dei Trasporti tedesco, Alexander Dobrint. E molti di questi circolano anche in Italia. Nella lettera di risposta al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, l’ad di Volkswagen Italia, Massimo Nordio, ha assicurato che tutte le diesel euro 6 sono «rispondenti alla normative Ue».
giovedì 24 settembre 2015
La Ue chiede indagini, noi inviamo letterine
La parola d’ordine in Europa dopo lo scandalo Volkswagen è «tolleranza zero». Il grido di battaglia contro le auto ecologiche taroccate parte da Bruxelles e rimbalza con forza un po’ ovunque. In Italia c’è addirittura chi, come i ministri dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, e delle Infrastrutture, Graziano Delrio, minaccia il blocco delle vendite per tutte le auto del gruppo tedesco. In realtà, al di là delle chiacchiere, ancora non è chiaro quali siano le contromosse per accertare quanto possa essere diffuso nel mondo delle quattro ruote il contagio delle emissioni truccate partito da Berlino.
mercoledì 23 settembre 2015
Nel caos di Pop Vicenza arrivano i pm
Perquisizioni a tappeto della Gdf nelle sede del capoluogo berico e in tutti gli uffici direzionali di Milano, Roma e Palermo. Otto indagati per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza tra cui l’ex dg e ad dell’istituto Samuele Sorato e lo storico presidente Giovanni Zonin. Dopo i problemi con la nuova vigilanza bancaria della Bce, le denunce delle associazioni dei consumatori e le difficoltà legate alla trasformazione in spa imposta dalla riforma del governo, a complicare il cammino della Banca Popolare di Vicenza arriva anche la magistratura.
venerdì 11 settembre 2015
La Ue spara sulla bad bank di Renzi
Guai in vista per risparmiatori e contribuenti, che rischiano di doversi far carico della crisi del sistema bancario italiano. Sul fronte della bad bank, a cui sta lavorando da tempo il governo, con la collaborazione di Bankitalia, ieri è arrivata la doccia fredda della Ue. La partita con Bruxelles, secondo quanto aveva riferito prima dell’estate il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sembrava praticamente chiusa. Ma la commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, ha fatto invece capire che la trattativa è solo alle battute iniziali. «Si sta ancora discutendo, spero che si possa procedere rapidamente ma non posso fare previsioni su una data», ha spiegato, aggiungendo di non poter neanche prevedere se il dossier si potrà chiudere entro la fine dell’anno.
giovedì 10 settembre 2015
Il governo intasca tutti i soldi per gli esodati
Dopo lo stop alla flessibilità in uscita sulle pensioni, azzerata a sorpresa dal governo per mancanza di coperture, per i lavoratori incappati nella trappola della Fornero arriva un’altra doccia fredda: i soldi per gli esodati se li è già messi in tasca il Tesoro.
Il finanziamento della settima salvaguardia per chi è rimasto senza lavoro e senza assegno previdenziale a causa dei nuovi requisiti imposti dal 2011 sembrava cosa fatta. Anche perché la copertura era assicurata dai risparmi provenienti dalle precedenti operazioni volte a garantire oltre 170mila persone. «Stiamo lavorando ad una soluzione da trovare prima della legge di stabilità», aveva detto solo qualche giorno fa il presidente della commissione Lavoro, Cesare Damiano, «le risorse ci sono: si tratta di circa tre miliardi di euro risparmiati finora dal Fondo di 11,6 miliardi dedicato alle salvaguardie».
Il finanziamento della settima salvaguardia per chi è rimasto senza lavoro e senza assegno previdenziale a causa dei nuovi requisiti imposti dal 2011 sembrava cosa fatta. Anche perché la copertura era assicurata dai risparmi provenienti dalle precedenti operazioni volte a garantire oltre 170mila persone. «Stiamo lavorando ad una soluzione da trovare prima della legge di stabilità», aveva detto solo qualche giorno fa il presidente della commissione Lavoro, Cesare Damiano, «le risorse ci sono: si tratta di circa tre miliardi di euro risparmiati finora dal Fondo di 11,6 miliardi dedicato alle salvaguardie».
mercoledì 9 settembre 2015
Juncker presenta il piano Ue sulle quote
Alla vigilia della presentazione del piano Juncker, l’Europa continua a presentarsi divisa sull’emergenza migranti. Mentre Viktor Orban procede a testa bassa sul muro tra Ungheria e Serbia, chiedendo più operai per velocizzare la costruzione della barriera di filo spinato, da Berlino arriva una nuova apertura. «Ritengo che potremo certamente far fronte a qualcosa come mezzo milioni di profughi, forse anche più, per diversi anni», ha sparato in un’intervista alla tv pubblica Zdf il vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel, confermando la linea abilmente seguita dalla Merkel nei giorni scorsi. E l’accoglienza sarà anche sostenibile dal punto di vista economico.
martedì 8 settembre 2015
Solo briciole dalla lotta all'evasione
Una certezza, per ora, c’è: sarà difficile che il governo riesca a tappare i buchi della manovra con la lotta all’evasione. Alla fine dello scorso anno Matteo Renzi aveva annunciato di volere 3,5 miliardi aggiuntivi rispetto al 2014. Poi in legge di stabilità ne furono inseriti 3,8. Ebbene, ieri il bollettino delle Entrate ha certificato che da gennaio a luglio i maggiori incassi dell’attività di accertamento e controllo si sono limitati a 43 milioni, lo 0,9% in più sullo scorso anno. Per il resto, le entrate tengono. Un po’ la ripresina, un po’ una serie di balzelli aggiuntivi arrivati nel 2015 hanno fatto crescere le entrate in sette mesi dello 0,6%, che al netto del gettito derivante dalla vendita delle quota di Bankitalia diventa l’1,3% (+3 miliardi di euro).
Retromarcia sulle pensioni: nessuna uscita anticipata
«Sulle pensioni si annuncia qualcosa solo quando si è sicuri di farlo. Dobbiamo trovare un meccanismo per cui chi vuole andare prima in pensione rinunciando a un po’ di soldi può farlo, il problema è quanto prima e quanti soldi. Spero di farlo nelle prossime settimane o mesi. Ma per lo Stato deve essere a costo zero». Dopo la girandola di dichiarazioni governative in ordine sparso e lo stillicidio continuo di indiscrezioni giornalistiche (l’ultima di Repubblica) Matteo Renzi ha deciso ieri, durante la trasmissione Porta a Porta, di calare il macigno sulla flessibilità previdenziale, lasciando di fatto spazio solo all’ipotesi lacrime e sangue prospettata da Tito Boeri di tagli del 20-30% dell’assegno.
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