Dopo la valanga di imposte arrivata con la manovra correttiva e le mini tasse inserite di soppiatto nel decreto liberalizzazioni, anche le semplificazioni potrebbero avere la loro bella stangatina. Il governo in serata si è accorto del pasticcio e con una capriola ha stoppato la norma che aveva lasciato passare nel pomeriggio. Ma la partita non è ancora chiusa. E non è detto che alla fine il balzello non arrivi lo stesso.
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
mercoledì 7 marzo 2012
martedì 6 marzo 2012
La Grecia fa la fine dell'Argentina
Il governo di Atene continua, ovviamente, a mostrare ottimismo. Ma l’epilogo argentino della crisi greca è dietro l’angolo. Se le adesioni dei creditori privati alla sforbiciata di oltre il 70% del valore netto del debito non raggiungerà i livelli attesi, scatterà il taglio unilaterale con conseguente default della Grecia.
Le agenzie di rating hanno già previsto l’eventualità portando il giudizio di merito delle obbligazioni di Atene al gradino più basso della scala. E in qualche modo anche il governo ha ammesso che l’opzione non è così peregrina. «Questa è la nostra migliore offerta», ha detto fuori dai denti il ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos, «perché è l’unica offerta esistente». Ma in assenza di un’adesione volontaria, Atene è pronta ad usare le maniere forti, ovvero l’imposizione automatica delle perdite ai creditori con le clausole di azione collettiva. «Con un’adesione quasi universale non sarà necessario» , ha spiegato Venizelos, «Ma queste clausole esistono nel nostro ordinamento, e siamo pronti a mettere in atto i provvedimenti legislativi se necessario».
Le agenzie di rating hanno già previsto l’eventualità portando il giudizio di merito delle obbligazioni di Atene al gradino più basso della scala. E in qualche modo anche il governo ha ammesso che l’opzione non è così peregrina. «Questa è la nostra migliore offerta», ha detto fuori dai denti il ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos, «perché è l’unica offerta esistente». Ma in assenza di un’adesione volontaria, Atene è pronta ad usare le maniere forti, ovvero l’imposizione automatica delle perdite ai creditori con le clausole di azione collettiva. «Con un’adesione quasi universale non sarà necessario» , ha spiegato Venizelos, «Ma queste clausole esistono nel nostro ordinamento, e siamo pronti a mettere in atto i provvedimenti legislativi se necessario».
lunedì 5 marzo 2012
Cerchiai: "Autostrade non scappa dall'Italia"
Brasile, Cile, India, Turchia. L’intenzione è quella di investire e crescere ancora all’estero. Ma Fabio Cerchiai di ”fughe” non vuole sentir parlare. «La sostanza dei nostri risultati economici e della nostra attività», spiega il presidente di Atlantia e della sua controllata Autostrade per l’Italia, «resta quella di un campione nazionale. Nel 2011 abbiamo investito 1,6 miliardi nel nostro Paese, nell’ammodernamento della rete, negli impianti tecnologici, nella costruzione di nuove strade. Rappresentiamo il principale investitore italiano. E intendiamo continuare ad esserlo».
venerdì 2 marzo 2012
La Germania contro Draghi: "Sta gonfiando la prossima bolla finanziaria"
Angela Merkel, stando a quanto riferiscono fonti italiane presenti al vertice bilaterale di Bruxelles in occasione del Consiglio europeo, si sarebbe complimentata con Mario Monti per l'ottimo andamento dello spread tra Btp e Bund. Ma la versione che circola in Germania è ben diversa. Sulle pagine dell'autorevole Sueddeutsche Zeitung si punta il dito direttamente su Mario Draghi , che con i suoi «mille miliardi a buon mercato» ha salvato i Paesi in difficoltà sul debito sovrano, tra cui ovviamente il nostro, rischiando, però, di «causare la prossima bolla finanziaria». Nell'articolo si sottolinea esplicitamente che il calo degli spread di Italia e Spagna è dipeso non solo dai pacchetti di risparmio intrapresi dai governi, ma anche dal fatto che «le banche italiane e spagnole hanno ottenuto molto denaro da Draghi e con questo hanno comprato i bond di casa». In questo modo, continua il quotidiano tedesco, si «copia» il modello della Fed del «mago Alan Greenspan», che «pompò enormi dosi di denaro nel sistema americano», con la conseguenza successiva del «collasso del sistema». L'insofferenza verso le mosse dell'ex governatore di Bankitalia arriverebbe direttamente dalla Bundesbank, dove il presidente Jens Weidmann, secondo quanto riporta il Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha scritto a Draghi per chiedere «un ritorno alle regole di sicurezza, che valevano prima dell'inizio della crisi finanziaria». Intendiamoci, le critiche tedesche non sono una novità. A Berlino, che peraltro si rifiuta di rafforzare altri meccanismi come il fondo salva stati, l'attivismo della Bce non è mai piaciuto. Questa volta, però, è difficile dargli torto. Come scrive il Financial Times, la liquidità di Draghi «fornisce un anestetico di tre anni» che «rimanda un potenziale mal di testa».
© Libero
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giovedì 1 marzo 2012
Monti forza i tempi delle liberalizzazioni con l'ottava fiducia
Mario Monti ha promesso che seguirà il dibattito parlamentare sulle liberalizzazioni con grande attenzione. Ma solo per essere certo che che «il testo finale, che diventerà legge, contenga i risultati desiderati in termini di sviluppo, di occupazione e di minore costo per le imprese e i cittadini». Da dibattere, in effetti, c’è poco assai. Dopo aver costretto i relatori a falciare la maggior parte dei circa 2mila emendamenti presentati in commissione (ne sono passati alla fine 141 che non hanno, come era stato annunciato, modificato più di tanto l’impianto del provvedimento), con l’ottava fiducia in poco più di tre mesi (alla faccia della larghissima maggioranza) il governo ha anche spazzato via in un colpo solo i 1.700 presentati in aula. Quanto al passaggio alla Camera, i deputati avranno appena il tempo di vedersi passare il testo sotto il naso e di votare una prevedibile ulteriore fiducia. Il disegno di legge di conversione arriva a Montecitorio il 19 marzo, il decreto scade il 24, cinque giorni dopo.
martedì 28 febbraio 2012
Zaia porta Monti in tribunale: "Ci frega i soldi"
Un furto. È questa la conclusione a cui è giunto Luca Zaia, che ieri, dopo aver già bussato alla Corte Costituzionale, ha anche presentato un ricorso al Tar di Venezia per impedire lo scippo del governo. In ballo ci sono 8 miliardi di euro. Soldi attualmente depositati presso Unicredit che in base al decreto liberalizzazioni dovrebbero confluire nelle casse del Tesoro per alleggerire il peso del debito pubblico. I tempi sono strettissimi. L’articolo 35 della manovra stabilisce infatti che entro domani comuni, province, regioni, università ed enti sanitari debbano dirottare una prima tranche (il 50%) della loro liquidità verso la tesoreria centrale dello Stato.
Evviva, si torna a giocare in Borsa
Qualcuno, nelle sale operative, sta già dando la colpa alle vendite allo scoperto. E c’è da scommettere che la tesi non resterà isolata. Saranno in molti, oggi, a puntare il dito sulla speculazione per spiegare il cattivo andamento di Piazza Affari (-1,09%) dopo la brillante chiusura di venerdì scorso (+1,07%) e, soprattutto, dopo l’ottimo risultato dell’asta sui Bot. Da ieri, infatti, per la prima volta dal 12 agosto 2011, alla Borsa italiana è di nuovo possibile scommettere al ribasso sui titoli di banche e assicurazioni. Una pratica apparantemente “contronatura” che consiste nel guadagnare attraverso una veloce compravendita di azioni che stanno perdendo valore e il cui calo (qui sta l’accusa principale) può essere accelerato dalla stessa transazione.
sabato 18 febbraio 2012
Finmeccanica: o Bombassei o fuori da Confindustria
Se Alberto Bombassei dovesse riuscire a salire sulla poltrona di Emma Marcegaglia la Fiat potrebbe rientrare in Confindustria. Finmeccanica, invece, potrebbe restarci. Nell’atmosfera già surriscaldata del confronto elettorale è sceso in campo anche il colosso dell’aerospazio. Il documento inviato dal presidente e ad Giuseppe Orsi alcuni giorni fa ai vertici degli industriali del Lazio (di cui ieri il Corriere ha pubblicato alcuni stralci) è esplosivo non tanto per la velata minaccia ad uscire dal sistema confindustriale, quanto per i contenuti programmatici.
venerdì 17 febbraio 2012
Intesa non paga i debiti di Monti
Non è la prima banca che scappa dall’Italia, ma la mossa di Morgan Stanley, che il 3 gennaio ha chiesto al Tesoro di chiudere alcune posizioni aperte in prodotti derivati, con un esborso di 2,56 miliardi, lascia qualche dubbio in più. Via XX settembre avrebbe infatti tentato di mollare la patata bollente a Banca Imi (gruppo Intesa), chiedendole di prendersi in carico il pacchetto di derivati. L’istituto, però, secondo quanto risulta a Libero, si è ben guardato dall’accettare e si è cortesemente sfilato dall’operazione, malgrado i buoni rapporti con un governo dove siede l’ex ad Passera. La puzza di bruciato aumenta. Ed è arrivata fino in Parlamento, dove il deputato del Pdl Marcello De Angelis ha già presentato un’interrogazione urgente al governo.
© Libero
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Accordo sul segreto bancario. La Svizzera anticipa Monti
Sul tavolo ci sono più di 15 miliardi. Ieri, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare, il governo svizzero ha rilanciato la possibilità di un concordato fiscale con l’Italia per tassare i capitali nascosti nelle banche elvetiche. La questione è vecchia, sebbene mai risolta. L’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha sempre tenuto il dossier ben chiuso nel cassetto sostenendo che accordi bilaterali con il governo elvetico non solo violerebbero le normative comunitarie, ma sarebbero anche in contrasto con gli standard Ocse. Molto simili le motivazioni con cui il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, i primi di dicembre, ha categoricamente respinto la possibilità di un accordo con Berna.
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