Svendere al miglior offerente oggi o rischiare di gettare direttamente le quote nel cestino domani? È questo il dilemma che dalla mezzanotte di ieri attanaglia i soci italiani della ex compagnia di bandiera. Con lo scoccare del dodicesimo rintocco è infatti venuto meno il famoso lock up, ovvero il divieto per quattro anno di cedere il proprio pacchetto di azioni di Alitalia.
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
Visualizzazione post con etichetta Intesa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Intesa. Mostra tutti i post
domenica 13 gennaio 2013
Parte il risiko per il riassetto di Alitalia
venerdì 17 febbraio 2012
Intesa non paga i debiti di Monti
Non è la prima banca che scappa dall’Italia, ma la mossa di Morgan Stanley, che il 3 gennaio ha chiesto al Tesoro di chiudere alcune posizioni aperte in prodotti derivati, con un esborso di 2,56 miliardi, lascia qualche dubbio in più. Via XX settembre avrebbe infatti tentato di mollare la patata bollente a Banca Imi (gruppo Intesa), chiedendole di prendersi in carico il pacchetto di derivati. L’istituto, però, secondo quanto risulta a Libero, si è ben guardato dall’accettare e si è cortesemente sfilato dall’operazione, malgrado i buoni rapporti con un governo dove siede l’ex ad Passera. La puzza di bruciato aumenta. Ed è arrivata fino in Parlamento, dove il deputato del Pdl Marcello De Angelis ha già presentato un’interrogazione urgente al governo.
© Libero
© Libero
sabato 11 febbraio 2012
Le banche perdono la A: S&P declassa 34 istituti
Ci è voluto quasi un mese, ma alla fine la scure di S&P si è abbattuta. Dopo il declassamento del debito italiano a BBB+ deciso lo scorso 13 gennaio, ieri l'agenzia di rating ha downgradato a cascata anche 34 banche italiane. Nella lista ci sono tutti i principali istituti di credito, colossi come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mediobanca, Bnl e Banco Popolare. Anche loro, come il Tesoro italiano, dovranno rinunciare alla A.
venerdì 1 aprile 2011
Intesa presenta la cordata italiana per Parmalat e Cdp fa da paracadute
Vigilia agitatissima per il cda di Parmalat chiamato a valutare se rinviare l’assemblea degli azionisti a fine giugno come previsto dal decreto anti-scalate varato dal governo. Da una parte c’è il Consiglio dei ministri che ha dato il via libera a un’ulteriore misura anti-Opa prevedendo la discesa in campo del Tesoro, magari attraverso la Cdp, dall’altra c’è Lactalis, che esce allo scoperto dichiarando che il suo 29,87% in portafoglio (ormai effettivo) non è una quota di controllo. Intesa Sanpaolo, inoltre, annuncia di aver inviato una lettera al cda di Collecchio per notificare l’esistenza di una alternativa italiana, firmata anche da Mediobanca e Unicredit.
venerdì 4 giugno 2010
Bazoli benedice l’addio dell’amico Faissola
Negli uffici milanesi dell’Abi è tutto un susseguirsi di riconoscimenti al gran gesto di Corrado Faissola che ha spianato la strada all’ascesa di Giuseppe Mussari verso la guida dell’Associazione bancaria. «Abbiamo preso atto», ha spiegato il coordinatore del Comitato dei saggi, Alessandro Azzi, «della decisione del presidente di non confermare la propria candidatura e abbiamo apprezzato lo spirito finalizzato a consentire che tutta la categoria si esprima unitariamente sul tema delicatissimo della presidenza».
«Un atto che attesta un grande senso di responsabilità», ha ribadito Giovanni Bazoli, che dietro le quinte ha brigato fino all’ultimo per trovare una soluzione che limitasse i danni per l’amico Faissola. Lavoro che il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo (istituto che ufficialmente si è schierato con Mussari) ha condotto in prima persona dopo l’ingresso nel comitato dei saggi in sostituzione del ex presidente del comitato di gestione della banca milanese, Enrico Salza.
Alla fine, però, il banchiere ha dovuto cedere. Da tempo, del resto, si vociferava sulle partite incrociate di un accordo ben più ampio che avrebbe consentito a Bazoli, tra le altre cose, di incassare la nomina dell’ex direttore generale della Mittel ad amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti. Non sono causali, in quest’ottica, le parole con cui Bazoli ha commentato l’uscita di scena di Faissola. «Non sono rimasto sorpreso», ha spiegato, «la decisione è frutto di valutazioni congiunte».
Sta di fatto che al comitato esecutivo del 23 giugno, com’è tradizione dell’Abi, si arriverà con una sola candidatura, quella del presidente di Banca Montepaschi, Mussari, sostenuto dalle grandi banche, ma anche dal presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti. Restano a bocca asciutta, a prima vista, i piccoli. Banche popolari e credito cooperativo avevano infatti puntato sulla riconferma di Faissola. Per ottenere il loro sostegno Mussari si sarebbe impegnato a cambiare lo statuto dell’associazione entro i primi due mesi del mandato per sancire l’alternanza fra grandi e piccole banche e fornire deleghe ai vicepresidenti espressione delle popolari. L’iniziativa sarebbe il frutto della mediazione portata avanti da Antonio Patuelli, già dirigente di spicco del Pli ed ex sottosegretario, da anni esponente di punta sia dell’Abi che dell’Acri.
Di questo non si sarebbe comunque discusso ieri. Le modifiche allo statuto, ha spiegato Azzi al termine della riunione con gli altri saggi Bazoli, Profumo, Berneschi e Venesio «non sono oggetto del nostro mandato».
© Libero
«Un atto che attesta un grande senso di responsabilità», ha ribadito Giovanni Bazoli, che dietro le quinte ha brigato fino all’ultimo per trovare una soluzione che limitasse i danni per l’amico Faissola. Lavoro che il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo (istituto che ufficialmente si è schierato con Mussari) ha condotto in prima persona dopo l’ingresso nel comitato dei saggi in sostituzione del ex presidente del comitato di gestione della banca milanese, Enrico Salza.
Alla fine, però, il banchiere ha dovuto cedere. Da tempo, del resto, si vociferava sulle partite incrociate di un accordo ben più ampio che avrebbe consentito a Bazoli, tra le altre cose, di incassare la nomina dell’ex direttore generale della Mittel ad amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti. Non sono causali, in quest’ottica, le parole con cui Bazoli ha commentato l’uscita di scena di Faissola. «Non sono rimasto sorpreso», ha spiegato, «la decisione è frutto di valutazioni congiunte».
Sta di fatto che al comitato esecutivo del 23 giugno, com’è tradizione dell’Abi, si arriverà con una sola candidatura, quella del presidente di Banca Montepaschi, Mussari, sostenuto dalle grandi banche, ma anche dal presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti. Restano a bocca asciutta, a prima vista, i piccoli. Banche popolari e credito cooperativo avevano infatti puntato sulla riconferma di Faissola. Per ottenere il loro sostegno Mussari si sarebbe impegnato a cambiare lo statuto dell’associazione entro i primi due mesi del mandato per sancire l’alternanza fra grandi e piccole banche e fornire deleghe ai vicepresidenti espressione delle popolari. L’iniziativa sarebbe il frutto della mediazione portata avanti da Antonio Patuelli, già dirigente di spicco del Pli ed ex sottosegretario, da anni esponente di punta sia dell’Abi che dell’Acri.
Di questo non si sarebbe comunque discusso ieri. Le modifiche allo statuto, ha spiegato Azzi al termine della riunione con gli altri saggi Bazoli, Profumo, Berneschi e Venesio «non sono oggetto del nostro mandato».
© Libero
Iscriviti a:
Post (Atom)