giovedì 15 settembre 2011

Liberalizzazioni addio. Arrivano 5 nuovi ordini professionali


Dovevano finire in soffitta e invece rischiamo di trovarcene tra i piedi cinque in più. No, non si tratta delle province, ma di un altro tormentone italiano rappresentato dagli ordini professionali, di cui tutti criticano le farraginosità, l’obsolescenza e gli effetti negativi sull’accesso dei giovani nel mondo del lavoro, ma che nessuno riesce a riformare seriamente.

Un cavaliere bianco per Ansaldo


Titoli alle stelle con volumi di scambi fino a otto volte sopra la media. A far scattare le valanghe di acquisti sul colosso Finmeccanica (+16,8%) e la sua controllata Ansaldo Sts (+20,2% dopo un rialzo teorico del 45%) non sono stati i giudizi di una grande banca d’affari, né l’annuncio di una commessa importante, ma le parole di un “futurista” di Pistoia. Può sembrare incredibile, eppure a far entrare in fibrillazione i mercati sono state le dichiarazioni, riportate dal Tirreno, del capogruppo di Fli, Alessio Bartolomei, nel consiglio comunale della città toscana.

Governo a caccia di altri 400 miliardi


Se i 54,2 miliardi della manovra bis (la correzione di bilancio più alta di tutti i tempi, persino di quella monstre di Amato da 96mila miliardi di lire) vi sembravano pochi, ora rischiano di diventare 400. Malgrado l’Europa abbia chiarito in mattinata di «non aver chiesto alcuna manovra o misura aggiuntiva», in Italia si continua a ragionare su una cura da cavallo che possa abbattere in un sol colpo dai 20 ai 30 punti percentuali di debito e far uscire il Paese dalla spirale delle turbolenze finanziarie sui titoli di Stato che rischiano di vanificare ogni sforzo messo in campo dal governo (e dei contribuenti) per agguantare il pareggio di bilancio.

martedì 13 settembre 2011

«Basta soldi all’Italia». Lascia il tedesco della Bce


La solita favoletta dei motivi personali, questa volta, è servita a poco. Il clamoroso addio del capo economista della Bce, Juergen Stark, si è abbattuto su un’Europa con i nervi a fior di pelle con la violenza di un uragano. Le Borse, partite con il piede sbagliato sin dalla mattina, alla fine della giornata hanno mandato in fumo 157 miliardi. Con Milano che da sola ha perso 15,6 miliardi, chiudendo in ribasso del 4,93%. A picco pure Madrid (-4,44%), Francoforte (4,04%), Parigi (-3,6%) e Londra (-2,35%). Non è andata meglio all’euro, precipitato a 1,36 dollari, ai minimi dallo scorso marzo. Mentre lo spread tra Btp e bund è volato intorno a quota 370 punti.

venerdì 9 settembre 2011

Lo sfregio di Trichet: è la manovra di Napolitano


La direzione è quella giusta, ma per essere sicuri che la barra venga mantenuta dritta Jean-Claude Trichet ha preferito rivolgersi direttamente al Colle. Che il pressing sul governo da parte del presidente Giorgio Napolitano durante la stesura della manovra bis sia stato serrato e costante, non è un mistero. E ieri, accanto alle parole di cauto apprezzamento per il lavoro del governo, il presidente uscente della Bce ha voluto sottolineare in maniera un po’ inusuale il ruolo svolto dal Quirinale, facendo capire non troppo velatamente che sarà lui l’interlocutore di Francoforte.

mercoledì 7 settembre 2011

Per non tagliare gli sprechi alzano l’Iva


Fiducia e tasse. Alla fine, sempre lì si torna. Dopo settimane di tira e molla, il governo piazza la pedina alla casella di partenza. Nel maximendamento alla manovra, su cui il Consiglio dei ministri straordinario di ieri sera ha già posto la fiducia, ricompare la supertassa europea, seppure ridimensionata, e arriva pure l’aumento dell’Iva. Forse non è ancora la puntata conclusiva, certo è che la telenovela è ricca di colpi di scena. Prima è stato il momento del “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”, poi è arrivato quello del contributo di solidarietà perché aumentare le imposte indirette deprimerebbe i consumi, ancora dopo è spuntato il «contributo dall’evasione», che nelle parole di Giulio Tremonti avrebbe tranquillamente sostituito, nei saldi finali, quello di solidarietà. Adesso, per assicurare il lieto fine, ci ritroviamo con più Iva, più Irpef e un fisco con gli artigli sempre più affilati.

Riforma pensioni al rallentatore. Donne a riposo a 65 anni nel 2026


Due anni. Le donne andranno in pensione come gli uomini (a 65 anni) nel 2026 e non più nel 2028. Di tutto quello che si poteva (e doveva) fare sul fronte previdenziale, questo è quanto il PdL è riuscito a strappare agli “amici” della Lega. L’ultima (e non è detto che sia quella definitiva) versione della manovra prevede un ulteriore anticipo della misura già contenuta nella prima manovra. Nel provvedimento approvato a luglio l’allineamento partiva dal 2020 per arrivare a regime nel 2032. Un iter assai morbido che l’emergenza di agosto ha costretto a riscrivere. Nella manovra bis la data di partenza dell’adeguamento era scesa al 2016, con traguardo previsto al 2028.


martedì 6 settembre 2011

Le esportazioni tengono a galla l’Italia


L’export non si ferma, ma le difficoltà dell’Italia si fanno sentire anche qui. Non è un caso che il sottosegretario al Commercio estero, Catia Polidori, abbia già convocato gli Stati generali del settore per tentare di dare una mano alle imprese che scommettono sull’internazionalizzazione.

Giulio tra Bossi e il Tesoro. Mal di pancia tra gli azzurri


Una scappatella dall’amico Umberto Bossi e poi una fuga a Roma per studiare possibili limature alla manovra. L’agenda ufficiale di Giulio Tremonti prevedeva per la giornata di ieri un unico appuntamento: il ministro avrebbe dovuto essere il protagonista dell’anteprima del Festival del Diritto che si terrà a piacenza dal 22 al 25 settembre. Tema dell’incontro: le prospettive dell’Italia tra umanesimo e tecnocrazia.

Altra fregatura: salvi i mini-enti


Si parte oggi alle 16.30. E non è escluso che la pratica si possa chiudere già domani pomeriggio. Malgrado le vesti stracciate in piazza da sindacati e opposizioni nel giorno del grande sciopero generale di protesta proclamato dalla Cgil, sulla manovra si va profilando un’accelerazione bipartisan. Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha infatti convocato per le 12 una nuova conferenza dei capigruppo dopo le dichiarazioni convergenti dei presidenti dei senatori Pd e Pdl, Anna Finocchiaro e Maurizio Gasparri, di anticipare il voto finale sul provvedimento. Resta ancora da vedere, però, se il governo rinuncerà alla procedura ormai collaudata sulle leggi di bilancio della fiducia su un maxiemendamento che recepisca (più o meno) il testo uscito domenica sera dalla commissione Bilancio.