domenica 31 ottobre 2010

La Marcegaglia scarica Silvio. E Fini si fa avanti

Siamo indignati e arrabbiati». Lo ripete due volte Emma Marcegaglia, scatenando l'applauso della platea, per far capire che questa volta la misura è colma dawero e la pazienza è finita. Non era mai stata così dura la presidente di Confindustria. Di fronte ai giovani imprenditori riuniti a Capri parla di "un'azione di governo che non c'è" più, di "paralisi" e "smarrimento" istituzionale, di "credibilità internazionale" che vacilla, di "senso della dignità" e "dello Stato" che si è "perso" e che va ritrovato al più presto. Con o senza questo governo.

I giovani industriali temono nuove tasse

Riforme e innovazione. Ma anche strategie più efficaci per contenere il debito pubblico e politiche fiscali meno soffocanti. È lungo l'elenco di compiti che Federica Guidi presenta al governo durante la tradizionale kermesse di Capri. Le parole del presidente dei giovani di Confindustria si intrecciano con le buone notizie che arrivano da Bruxelles, dove Silvio Berlusconi ha portato a casa una serie di paletti al protocollo di Kyoto e l'inserimento del debito privato nel nuovo patto di stabilità. Ma la Guidi non fa sconti.

giovedì 28 ottobre 2010

Primo sì a Marchionne. Il governo detassa la produttività

Anche ieri da imprenditori e manager sono continuati ad arrivare sostegno e apprezzamenti alla linea Marchionne. Ma la vera sponda alla rivoluzione avviata dal numero uno della Fiat è quella che sta preparando il governo attraverso il dl sviluppo. È qui che il martellamento del manager sulla necessità di aumentare la produttività e la competitività delle aziende del gruppo potrebbe incontrarsi con le esigenze dei lavoratori. Abbiamo già visto che il piano Pomigliano, una volta a regime, potrebbe portare in tasca agli operai qualcosa come 250 euro netti mensili in più.

Altro che liberalizzazioni. Meglio le poste private

Tra i tanti monopoli che si apprestano a cadere sotto i colpi del mercato c’è anche quello dei servizi postali. Dal gennaio del prossimo anno si aprirà alla concorrenza anche l’ultima quota di business ancora sotto la gestione esclusiva dell’azienda pubblica guidata da Massimo Sarmi. Si tratta, in particolare, di tutta la corrispondenza sotto i 50 grammi e delle raccomandate attinenti alle procedure amministrative e giudiziarie relative all’attività della pubblica amministrazione.

mercoledì 27 ottobre 2010

Acea punta sull’austerity per rilanciare i conti dopo l’uscita dei francesi

Prima i tagli, poi la bolletta. Non si può davvero dire che Marco Staderini stia cercando di attirare le simpatie dei romani. Alla vigilia di un cda che dovrebbe varare un piano di riduzione dei costi lacrime e sangue, l’ad dell’Acea ha annunciato anche che per «rifare le infrastrutture servono quattro miliardi da investire in opere immediatamente cantierabili». Risultato: occhio alle docce e alle bevute troppo generose. «Bisogna avere il coraggio», ha spiegato il manager, «di aumentare le tariffe annue del 10%, visto che non c’è più il salvadanaio delle risorse pubbliche». La situazione, comunque, non è così drammatica. Anche perché le tariffe dell’acqua sono stabilite dal Comune e non dall’Acea.

Ascoltare Marchionne vale 250 euro al mese

Duecentocinquanta euro al mese, 7,6 miliardi in 30 anni. Basterebbe ragionare un po’ su queste due cifre, forse, per disinnescare gran parte delle polemiche scatenate negli ultimi giorni dall’ennesima “provocazione di Sergio Marchionne. La prima cifra circola da quest’estate, ma nessuno l’ha mai presa troppo sul serio. Eppure, al di là degli utili e degli investimenti, i numeri che interessano i lavoratori sono soprattutto quelli che alla fine del mese finiscono in busta paga. E quei 250 euro non sono invenzioni della propaganda filoaziendalista, ma semplicemente l’aumento netto che gli operai di Pomigliano si troveranno in tasca ogni mese quando il nuovo piano entrerà in vigore.

lunedì 25 ottobre 2010

Sui cambi la Germania fa l'amica del giaguaro

Come spesso accade ai vertici internazionali, alla fine si festeggia comunque. Come dice Giulio Tremonti, la frase contenuta nel comunicato finale del G20 finanziario in Corea del Sud per un sistema dei tassi di cambio “determinato dal mercato e che riflette i fondamentali economici” è una «novità rispetto all’assoluto silenzio». Ma anche il ministro dell’Economia è costretto ad ammettere che si tratta solo «dell’avvio di un processo di critica verso un espansionismo spinto dalla politica dei cambi». Un piccolo passo, insomma, rappresentato da un compromesso che non va al di là di un appello generico del G20 a non giocare troppo sporco con le politiche valutarie. La realtà è che la Cina si è opposta con forza a qualsiasi proposta vincolante. E che la Germania, preoccupata di dover tirare il freno sull’export, gli ha dato manforte.

sabato 23 ottobre 2010

Paradosso Terzigno. Hanno la regione con meno discariche. Eppure insorgono

I cittadini di Terzigno protestano, occupano, incendiano. Senza considerare che quella discarica che il governo cerca di far funzionare in base al piano messo a punto nel 2008 quando Napoli era invasa dai rifuti serve proprio a riportare l’area nelle medie italiane. Già, perché la Campania è in fondo alla classifica nazionale per raccolta differenziata, per numero di termovalorizzatori e, inutile dirlo, per numero di discariche. Su quest’ultimo punto, accanto alla realizzazione del nuovo inceneritore di Acerra, si è concentrato l’intervento del governo, che ha portato i siti da tre a cinque, mettendo in cantiere l’apertura di altre tre discariche.

Biasi resta alla guida di Cariverona. La Lega lascia una poltrona al PdL

Paolo Biasi (nella foto LaPresse) resta presidente della Fondazione Cariverona. Nella riunione del consiglio generale l’ingegnere 72enne, da 18 alla guida dell’ente, ha vinto pure la partita del vice presidente vicario, dove arriva Giovanni Sala. Il secondo vice è Silvano Spiller. Nel cda entra anche un degli uomini vicini al sindaco di Verona Flavio Tosi, Giovanni Maccagnani, che lascia un posto libero nel consiglio generale, dove dovrebbe arrivare un uomo del Pdl. Il sottosegretario Giorgetti e la senatrice Bonfrisco avevano infatti criticato la decisione del leghista Tosi di occupare tutti i posti (quattro) disponibili nell’ente senza alcun accordo.

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venerdì 22 ottobre 2010

Bruxelles stoppa gli aumenti Telecom. Gli operatori alternativi festeggiano

L’Agcom dovrà rifare i suoi conti. Alla fine, nel lungo braccio di ferro sull’aumento delle tariffe unbundling (l’affitto della rete Telecom) la spuntano gli operatori alternativi. Bruxelles non contesta il metodo di calcolo utilizzato dall’Agcom, ma il risultato finale. Secondo la Commissione Ue l’authority per le Tlc avrebbe sovrastimato sia i costi di manutenzione sia quelli commerciali. In entrambi i casi, concedere a Telecom un aumento troppo alto scoraggerebbe interventi finalizzati al miglioramento dell’efficienza della rete e all’ottimizzazione dei costi. Su un punto, in particolare, si erano concentrate le critiche di Fastweb, Wind e Vodafone. Si tratta della percentuale dei guasti sulla rete, stimata dall’Agcom al 22% contro il 12% fornito dalla stessa Telecom. I livelli considerati dall’authority, scrive la Commissione, «sembrano legati a una rete storica, piuttosto che orientati verso un’ipotetica rete di rame efficiente, con una minore occorrenza di guasti». La partita è comunque ancora aperta. Entro tre settimane l’Agcom rifarà i suoi calcoli. Gli operatori alternativi sperano in una consistente sforbiciata, ma secondo quanto risulta a Libero si tratterà solo di piccole correzioni.

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