venerdì 20 gennaio 2012

Tutti gli errori di Monti sulle liberalizzazioni

Liberalizzazione non sempre fa rima con diminuzione. Basti pensare che per far scendere i costi di alcuni servizi bancari (come conti correnti e bancomat), settore aperto e libero in cui moltissimi soggetti si contendono il mercato, piuttosto che liberalizzare il governo ha deciso di intervenire con un atto dirigistico che prevede per legge il taglio delle commissioni sulle carte di debito e l’introduzione di un conto bancario di base low cost.

giovedì 19 gennaio 2012

L'Agcom ammette: l'Italia resterà fuori dall'agenda digitale

Dire che l'Italia è in ritardo sarebbe poco. Gli obiettivi dell'agenda digitale Ue prevedono entro il 2020 una copertura con la banda ultralarga (connessione internet a 100 Mbps) per almeno il 50% della popolazione. Volete sapere a che punto siamo? Secondo i dati snocciolati ieri da Corrado Calabrò durante un'audizione alla Camera la copertura territoriale è al 10%, con 2,5 milioni di edifici raggiunti dalla fibra ottica, ma gli accessi sono solo 300mila, ovvero lo 0,6% della popolazione. Il bello è che malgrado i grandi annunci di tutti gli operatori telefonici, gli attuali utenti, ha spiegato il presidente dell'Agcom, «rappresentano un dato che non varia da 4 anni».

Banche, notai e assicurazioni: il governo cambia tutto (ma frena su Fs, gas e taxi)

Un passo avanti e due indietro. La bozza sulle liberalizzazioni che circola in queste ore (44 articoli) e dovrebbe approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri di domani non è ancora quella definitiva. C’è ancora spazio per aggiunte e limature. Stando alle ultime versioni, però, il governo sembra aver introdotto elementi di maggiore cautela su alcuni punti caldi.

mercoledì 18 gennaio 2012

Anche i francesi bocciano l'Italia. Debito pubblico in mano a Draghi

La credibilità non ci manca davvero. Anche Fitch ieri ha elogiato il nuovo cammino dell’Italia sotto la guida dei professori. Ma anche Fitch, come S&P, ha spiegato che non basta e che se lo spread sui titoli italiani non diminuisce entro gennaio, un bel downgrade non ce lo toglie nessuno. La sensazione è che malgrado tutto il rispetto e la stima che gli vengono riconosciuti, Mario Monti in questa fase possa fare ben poco.

domenica 15 gennaio 2012

Londra batte moneta e si salva dalla scure di S&P

Altro che moneta unica, freni alla Banca centrale, timori nel finanziare, seppure indirettamente, l’acquisto dei bond. In Europa c’è chi se la spassa facendo tutto il contrario. E ieri da Standard & Poor’s è arrivato pure il riconoscimento ufficiale. Uno dei pochi Paesi uscito indenne dalla scure dell’agenzia di rating (9 declassamenti su 17 di eurolandia) è stata infatti la Gran Bretagna, che essendo fuori dall’unione monetaria sta affrontando la crisi a suo modo: stampando moneta esattamente come fa la Federal reserve oltreoceano (e non può fare la Bce) e modulando il costo del denaro in base alle esigenze del Paese.

Rischiamo interessi più cari su 550 miliardi di bond bancari e Btp

Sono gli effetti collaterali quelli che ora spaventano di più. Il primo, più immediato, è sul rifinanziamento del debito italiano. Il Tesoro nel 2012 dovrà emettere titoli di Stato, al netto delle aste già effettuate nei giorni scorsi, per circa  430-440 miliardi. Somma necessaria a coprire 23,6 miliardi di fabbisogno pubblico e i titoli in scadenza.

sabato 14 gennaio 2012

Adesso la sinistra attacca il rating

«Comportamenti perversi». La raffica di downgrade scagliati da S&P contro Francia, Austria, Spagna e Italia ha subito scatenato il fuoco di fila, Fabrizio Cicchitto in testa, del Pdl. Ma la vera notizia sono i commenti del Pd, che fino a qualche mese fa riteneva i declassamenti autorevoli e indiscutibili bocciature dell’azione del governo Berlusconi. Ora che il Cav non è più a Palazzo Chigi i sacri giudici del rating sono diventati improvvisamente spregiudicati corsari. «Ormai è come i dieci piccoli indiani», commenta irriverente Pierluigi Bersani, per dire, parafrasando Agatha Christie, che tutti prima o poi vengono colpiti. Ancora più esplicito il responsabile economico del Pd, Francesco Boccia, che definisce l’intervento di S&P sul debito italiano e di altri Paesi europei «una vera e propria scorribanda nei già fragili mercati» ed invoca «un’agenzia di valutazione europea», perché «queste intrusioni non si devono più sopportare».
Identica, anche se più antica, la posizione del centrodestra, i cui commenti vanno dalla «perversione» denunciata dal capogruppo Cicchitto al «vero e proprio attacco speculativo» denunciato dall’onorevole Beatrice Lorenzin. Per Rocco Girlanda, primo firmatario di un progetto di legge per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle agenzie di rating, si tratta della «prosecuzione di un disegno destabilizzante». Questa volta i downgrade non piacciono nemmeno alla Germania, unico Paese uscito indenne dalle bastonate di S&P. La pioggia di declassamenti rischia infatti di mandare all’aria anche il fondo salvastati (che assorbe i rating dei Paesi membri), unica alternativa ad un maggiore interventismo della Bce che risulterebbe sgradito a Berlino. Di qui le parole del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, che invita a «non sopravvalutare le agenzie di rating».

© Libero

giovedì 12 gennaio 2012

I conti pubblici migliorano. Ma è tutto merito del Cav

Qualche giorno fa Mario Monti ha spiegato che non saranno necessari ulteriori sacrifici per gli italiani, visto che l’ulteriore intervento correttivo messo a punto dal governo tecnico a colpi di tasse e balzelli «permetterà al Paese di raggiungere un avanzo primario pari al 5% del Pil nel 2013 contro una media Ue stimata dello 0,5%». Bene, direte voi. La cosa curiosa è che il saldo primario (la differenza tra entrate e uscite dello Stato al netto della spesa per interessi) era già previsto al 5,4% nel 2013 dall’aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def) presentato da Giulio Tremonti a settembre, dopo la doppia manovra estiva (sempre a colpi di tasse e balzelli) messa a punto dal precedente esecutivo.

mercoledì 11 gennaio 2012

Come sfuggire alle fauci di Equitalia

Trentamila accertamenti sintetici (basati su presunzioni di reddito), un milione e 600mila preavvisi di fermo, 557mila fermi, 135mila ipoteche (che si aggiungono alle 450mila ancora in corso), 11mila pignoramenti immobiliari, 133mila pignoramenti immobiliari. Per incutere nei contribuenti quello che Attilio Befera chiama «un sano timore» non sono necessari i blitz degli ispettori a Cortina, basta leggere gli ultimi dati disponibili della riscossione (anno 2010) e incrociare i numeri con l’elenco delle nuove armi messe a disposizione del fisco (accertamento immediatamente esecutivo, nuovo redditometro, inversione dell’onere della prova, accesso automatico ai conti correnti, ecc ecc.).

martedì 10 gennaio 2012

Ogni anno trecento milioni ai partiti

Si è parlato così tanto degli stipendi dei parlamentari, che molti si erano scordati che per foraggiare la casta i contribuenti devono anche sborsare ogni anno i soldi per gli intramontabili finanziamenti pubblici ai partiti. Qualcuno, forse tratto in inganno dal referendum radicale del 1993 che li aveva aboliti, pensava addirittura che non ci fossero più.