martedì 14 giugno 2011

Il flop della banda ultra larga. Coperto solo il 4% dell’Italia

L’agenda digitale di Bruxelles prevede che entro il 2020 almeno il 50% delle famiglie italiane sia “abbonato” alla banda ultra larga. Il che significa che le stesse famiglie debbano essere collegate alla rete almeno un paio di anni prima. Volete sapere quali sono gli obiettivi italiani per il 2014? Il 4%.

venerdì 10 giugno 2011

Parisi difenderà pure gli interessi di Bernabé

Nel giorno in cui il presidente di Telecom, Franco Bernabé, spara a zero dalle pagine del Corriere sugli ostacoli che il governo starebbe frapponendo allo sviluppo della rete di nuova generazione per favorire l’ingresso degli operatori alternativi, capita che il manager di uno di quegli operatori, Stefano Parisi di Fastweb, salga alla guida del nuovo ramo confindustriale che rappresenterà anche la stessa Telecom.
Ieri, infatti, Parisi, che è anche numero uno di Asstel è stato nominato primo presidente della nonata federazione Confindustria digitale. Un’associazione che ha proprio l’obiettivo di promuovere lo sviluppo dell’economia digitale a beneficio della concorrenza e dell’innovazione del Paese. Proclami a parte, la nuova Confindustria digitale mette sotto lo stesso tetto Assotelecomunicazioni-Asstel, Assinform in rappresentanza dell’Information Technology, Anitec, che riunisce i produttori di tecnologie e servizi di Ict e Consumer Electronics, Aiip, associazione degli Internet provider. La sostanza è che all’interno del colosso associativo cui fanno capo imprese con oltre 250mila addetti e un fatturato annuo di 70 miliardi di euro, il peso delle società piccole e medie che non condividono le strategie dell’ex monopolista diventa consistente. In altre parole, Bernabé dovrà fare i conti con gli interessi anche dei suoi principali concorrenti nella definizione delle nuove infrastrutture per le tlc. «Nostro compito», ha annunciato Parisi, «sarà quello di contribuire alla creazione delle condizioni migliori per favorire gli investimenti e realizzare anche in Italia gli obiettivi dell’Agenda digitale, promovendo l’uso di Internet e lo sviluppo dei servizi digitali». Gli stessi obiettivi, guarda caso, cui sta lavorando il tavolo del ministero dello Sviluppo sulla Ngn che ieri, mentre Bernabé ne criticava i risultati, ha rinviato la prevista riunione.

© Libero

L’India ci supera, Emma chiede più Iva

Se vogliamo riacciuffare India e Corea (e tenere a distanza il Brasile), dobbiamo aumentare l’Iva. Messa così, può sembrare una follia. Ma è questo, brutalizzando un po’ i termini del ragionamento, il messaggio lanciato ieri da Confindustria.

mercoledì 8 giugno 2011

Le famiglie tornano a spendere

Saranno pure segnali da prendere con le molle, ancora isolati e discontinui, ma che qualcosa inizi a muoversi è fuori discussione. Dopo la netta contrazione di marzo, l’indicatore dei consumi calcolato da Confcommercio, Icc, segnala ad aprile un aumento dell’1,1% in termini tendenziali e dello 0,4% rispetto al mese precedente. I dati grezzi degli ultimi due mesi, avvertono dall’ufficio studi dell’associazione, in parte influenzati dalla diversa collocazione delle festività pasquali e dal venir meno dell’effetto statistico sugli acquisti di autovetture, vanno interpretati con una certa prudenza. Ma si tratta della prima volta da dodici mesi a questa parte che l’indice anno su anno sale. E al netto delle autovetture il valore del dato congiunturale è il più elevato degli ultimi due anni.


martedì 7 giugno 2011

Nucleare: il sì al referendum costerebbe 30 miliardi

Circa 80 miliardi di euro. È questo il valore che nei prossimi anni, complici le oscillazioni delle materie prime, potrebbe raggiungere la nostra fattura energetica (oggi a 51 miliardi), ovvero ciò che importiamo dall’estero, se il petrolio continuerà a viaggiare sui 100 dollari al barile. Si tratta, tanto per avere un’idea, dello stesso costo che ogni anno l’Italia paga per gli interessi sul debito pubblico del 120% del pil.

L’Fmi benedice Giulio: il “braccino corto” è il modello da seguire

Talmente encomiabile da farne un modello. Ad offrire una sponda a Giulio Tremonti per uscire dall’angolo in cui è finito dopo gli attacchi di Confindustria, i moniti di Bankitalia e la batosta elettorale è nientemeno che il Fondo monetario internazionale. L’organismo è così affascinato dalla linea del rigore del ministro dell’Economia da pensare che l’argomento meriti delle giornate di studio.

venerdì 3 giugno 2011

Oltre l’80 per cento degli affitti nascosto al fisco

Meno di 44 anni, uomo, lavoratore autonomo. È questo l’identikit dell’evasore tipo uscito da uno degli studi che in questi giorni si accumulano sulla scrivania di Enrico Giovannini, che oltre a presiedere l’Istat guida uno dei quattro gruppi di lavoro istituiti da Giulio Tremonti per fotografare il fisco italiano.

giovedì 2 giugno 2011

Le mani nella borsa di Tremonti

La madre di tutte le battaglie, la bandiera della rivoluzione liberale, il tormentone di tante campagne elettorali: meno tasse. «Tremonti propone, non decide». Questa volta non ci sono numeri o tabelle che tengano. Sul fisco bisogna intervenire. Subito. E il ministro dell’Economia dovrà trovare i soldi.

Pace fatta tra Enel e Terna, ma il mercato è nel caos

Terna potrà realizzare e gestire sistemi di accumulo mediante batteria, ma probabilmente dovrà stare alla larga dai pompaggi, che vengono definiti impianti per la produzione idroelettrica. Sul fotovoltaico, invece, il divieto riguarda la generazione e la vendita di energia, ma non la realizzazione dell’impianto.

Condannati i furbetti. La pena più leggera è per Fiorani

L’unico ad uscire indenne dalla brutta avventura dei “furbetti” è l’ex capo della vigilanza di Bankitalia, Francesco Frasca, assolto perché il fatto non sussiste. Per tutti gli altri, la battaglia del 2005 per sottrarre l’Antonveneta all’assalto degli olandesi dell’Abn Amro lascia segni profondi (per quanto non indelebili, vista la probabile prescrizione nei successivi gradi di giudizio), a colpi di condanne a volte più severe di quelle chieste dai pm. In cima alla lista c’è l’ex numero uno di Bankitalia, Antonio Fazio, il primo governatore con la fedina penale sporca. Per lui (che replica: «ho operato per il bene») i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano hanno ritenuto congrua una pena a 4 anni di reclusione, affiancata da un milione e mezzo di multa e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. L’accusa aveva chiesto 3 anni di carcere e 100mila euro di sanzione.