Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
sabato 11 luglio 2009
Vince Giulio: regole italiane contro la crisi
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Crisi e finanza: al G8 c’è già uno scoglio
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martedì 7 luglio 2009
I cassaintegrati sono la metà del previsto
Il dossier riservato
Basta guardare quello che sta succedendo sul fronte della cassa integrazione straordinaria per l’industria, che dopo un aumento del 33,76% tra febbraio e marzo e uno del 21,39% tra marzo e aprile, a maggio a addirittura invertito la rotta facendo registrare una diminuzione dell’1,14%. Più contenuto il fenomeno per quello che riguarda la cassa integrazione ordinaria e quella del settore edile, che comunque compiono robuste frenate. Il dato complessivo è chiaro. Da un aumento mese su mese a marzo del 38,17% si passa ad un 27,82% di aprile fino ad un ben più magro 15,82% di maggio. Una percentuale che dimostra chiaramente lo sgonfiamento dei picchi raggiunti tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, quando il sistema produttivo ha sofferto maggiormente l’impatto della crisi. Stessa frenata è stata registrata per le domande di disoccupazione. «Non si può ancora dire che la recessione sia finita e che il sole sia tornato», spiega il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua a Libero, «ma i segnali che arrivano dal forte rallentamento della cassa integrazione sono realisticamente ottimistici».
La Cig dimezzata
La conferma arriva anche dai numeri più sensibili, quelli relativi ai soldi spesi dallo Stato per sostenere il reddito dei lavoratori in crisi. Ebbene, qui il dato è ancora più impressionante perché le proiezioni elaborate dall’Inps indicano che alla fine dell’anno le risorse utilizzate potrebbero essere addirittura meno della metà di quelle previste prudenzialmente dal governo. In altre parole, ci troveremmo di fronte ad un numero di cassaintegrati dimezzato rispetto alle stime fatte dagli esperti durante la prima fase della crisi. Nel dettaglio, nei primi cinque mesi del 2009 le aziende hanno chiesto e ottenuto 293 milioni di ore di cassa integrazione. Considerato che ogni ora costa complessivamente (tra contributi figurativi e retribuzione del lavoratore) circa 9 euro l’impegno complessivo delle casse pubbliche è stato di 2,8 miliardi di euro. Se il trend non dovesse cambiare nella seconda metà dell’anno si arriverebbe alla fine del 2009 con una cifra di circa 7 miliardi. Ora, tenendo conto che il governo ha stanziato 4 miliardi per la cassa integrazione straordinaria e 12 per quella ordinaria, è facile calcolare che l’impegno finale sarebbe meno della metà.
Il ciclo riparte
E non è detto che non sia anche inferiore. Per completare il quadro manca infatti quello che il presidente e commissario straordinario dell’Inps considera il dato più significativo (non a caso è stato lui ad introdurre questo tipo di monitoraggio) per interpretare l’andamento del sistema economico. Si tratta del cosiddetto “tiraggio”, un termine difficile per un meccanismo semplicissimo. In pratica è la differenza tra le ore di cassa integrazione richieste e ottenute dalle aziende e le ore effettivamente utilizzate. Ebbene, nei primi quattro mesi del 2008, quando i venti di crisi non avevano neanche iniziato a spirare, la percentuale era all’80%, che è quella per così dire fisiologica allo strumento. Nei primi quattro mesi del 2009 lo scarto tra i trattamenti di Cig autorizzati dal minsitero del Welfare e quelli di cui poi le imprese hanno usufruito è sceso al 59%. Questo significa in parte che le imprese, un po’ per paura, un po’ per l’impossibilità di prevedere fino in fondo entità e durata della recessione, hanno abbondato nella richiesta per evitare di trovarsi poi in difficoltà. Ma vuol dire soprattutto, spiega Mastrapasqua, «che la situazione è cambiata e che è ripreso il ciclo produttivo e che quindi le aziende non hanno più avuto bisogno di utilizzare quelle ore di cassaintegrazione». Del resto, continua il presidente dell’Inps, «il crollo verticale dei consumi non c’è stato e i magazzini, seppure più lentamente, hanno continuato a svuotarsi, così ora c’è bisogno di tornare a produrre. Il mondo non si è fermato come qualcuno pensava». Se anche il trend del “tiraggio” fosse confermato l’Istituto di previdenza calcola che l’impegno complessivo dello Stato sarebbe di 4,1 miliardi. La metà della metà di quanto stanziato. Alla faccia dei corvi.
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sabato 4 luglio 2009
Gli operai Fincantieri contro la Cgil
Altro che comportamento antisindacale. Sarà difficile per la Fiom dimostrare in tribunale che l’accordo integrativo di Fincantieri, non firmato dai metalmeccanici della Cgil, rappresenta una violazione dei diritti dei lavoratori da parte dell’azienda. Forse sarà più facile per Fincantieri portare avanti la causa di risarcimento (si è parlato di 20 milioni) contro la Fiom per aver bloccato a più riprese la produzione con scioperi ed iniziative di protesta. Quegli stessi lavoratori, infatti, non sembrano affatto così entusiasti della guerriglia ingaggiata ormai da moltissimo tempo contro il colosso cantieristico italiano. Anzi, interpellati in merito all’accordo integrativo firmato lo scorso primo aprile si sono dichiarati in maggioranza favorevoli. Alla faccia di quelle percentuali bulgare che stando alla versione della Fiom starebbero appoggiando la richiesta di mandare tutto all’aria.
Quando qualche mese fa Cisl e Uil proposero di dare la possibilità a chi non aveva firmato il nuovo contratto di rinunciare all’aumento previsto, l’iniziativa fu subito denunciata come una sfacciata provocazione. In realtà, forse si sarebbe saputo in anticipo quello che è stato il risultato della consultazione effettuata tra i lavoratori. Sessantasei Rsu su 129 elette all’interno del gruppo si sono infatti espresse a favore dell’accordo e, se i numeri non ingannano, si tratta, seppure di misura, della maggioranza della forza lavoro aziendale. Piaccia o non piaccia le Rsu sono rappresentanze sindacali unitarie che vengono elette da tutti i lavoratori, iscritti e non iscritti al sindacato.
«Come Fim e Uilm», si legge in una nota diffusa dalle segreterie nazionali, «abbiamo ritenuto doveroso, pur ritenendo che l’accordo da noi sottoscritto il primo aprile con Fincantieri sia valido a tutti gli effetti sia economici che normativi, verificare coerentemente con le indicazioni positive avute nelle assemblee svolte in tutti i siti di Fincantieri, il grado di apprezzamento di tutte le Rsu di Fincantieri e delle Società controllate».
Il risultato è, evidentemente, una doccia gelata per i duri della Fiom, che fino a qualche giorno fa parlavano di «grande mobilitazione» e di «inevitabile riapertura delle trattative». Una sicurezza che ha spinto il sindacato guidato da Rinaldini e Cremaschi ha tentare addirittura l’affondo in tribunale contro Fincantieri per comportamento antisindacale. Secondo i metalmeccanici di Cisl e Uil, chi in questi giorni ha parlato «di maggioranze delle Rsu, di maggioranze dei lavoratori e di adesioni al 90% degli scioperi indetti dalla Fiom contro l’accordo in questione di fatto sta sostenendo falsità oltre a dare informazioni prive di fondamento».
Dopo la consultazione, è chiaro che la Fiom dovrà abbassare i toni. Considerato anche che a favore dell’accordo hanno votato anche i lavoratori della Failms e dell’Ugl. Detto questo, la quota di chi non ha gradito il nuovo contratto integrativo è comunque consistente. E tutte le sigle nazionali dovranno farci i conti. Per la Fiom, però, l’episodio rappresenta qualcosa di più. È l’ennesima battuta d’arresto, dopo le contestazioni arrivate dalla base negli ultimi mesi, di un sindacato che rischia di non riuscire più a dialogare né con le aziende né con i lavoratori.
giovedì 2 luglio 2009
Il massimo grado della magistratura col massimo di stipendi e privilegi
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Scudo fiscale e pensioni possono attendere
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Manager pubblici, fioccano gli incarichi ma stipendi più bassi
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mercoledì 1 luglio 2009
Sepolto nei ministeri un tesoro da 23 mld
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