«Non è un provvedimento da Paese civile. È un’esagerazione fuori logica». Le reazioni, com’era prevedibile, non si sono fatte attendere. Per Confesercenti la bizzarra proposta di Attilio Befera di premiare con un bollino blu i negozianti in regola col fisco è da impacchettare e rimandare al mittente. Senza ringraziamenti.
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
lunedì 12 marzo 2012
sabato 10 marzo 2012
Saglia: "La liberalizzazione delle reti tlc è in linea con l'Europa"
Sale la tensione sull’emendamento al decreto semplificazioni che liberalizza i servizi di manutenzione della rete (oggi gestiti in esclusiva dal proprietario dell’infrastruttura Telecom). Ieri lo scontro si è trasferito a Bruxelles. Secondo il Berec, l’authority europea delle tlc, «la norma viola il principio di indipendenza dell’Agcom e le leggi comunitarie». Diverso il parere dell’Ecta, associazione che rappresenta oltre 100 operatori non incumbent con sede proprio a Bruxelles, che considera invece la disposizione un passo avanti «verso una maggiore concorrenza» che non «minaccia il ruolo delle autorità nazionali».
venerdì 9 marzo 2012
Il governo pasticcia sulle tlc. Telecom in rivolta
Telecom ha subito tirato fuori l’artiglieria pesante. Le minacce sull’impatto occupazionale della norma, inserita nel decreto semplificazioni (su cui ieri è arrivata la fiducia), che potrebbe togliere al gruppo i guadagni derivanti dalla manutenzione della rete ha costretto persino il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, e la Cgil a scendere in campo a fianco del “padrone” Franco Bernabé. Il Pdl non sembra intenzionato a fare passi indietro su quella che per certi aspetti appare la norma più “liberalizzatrice” di tutti i pacchetti del governo. Così come la Lega e il Pd, che hanno presentato gli emendamenti “incriminati”, e l’Idv. La grana però c’è. L’Agcom, su richiesta della direzione Comunicazioni del ministero dello Sviluppo, ha espresso parere negativo, spiegando che la materia non è competenza del Parlamento e che lasciare gli operatori alternativi liberi di risparmiare sui costi di affitto della rete togliendo a Telecom il monopolio della manutenzione violerebbe addirittura le norme comunitarie. Contatti informali già intercorsi tra Bruxelles e il ministero, secondo quanto risulta a Libero, avrebbero confermato il problema. L’Aiip (l’associazione degli internet provider) sostiene invece che c’è un precedente in Francia e che Telecom già appalta a terzi i servizi. Il governo sta studiando una soluzione, anche se resta da capire perché sull’emendamento sia arrivato il parere favorevole dell’esecutivo (che aveva già pasticciato sui precari della scuola). Chi sta tifando per il mantenimento della norma è l’Istituto Bruno Leoni, secondo cui «è corretto e auspicabile garantire agli operatori alternativi la possibilità di pagare a Telecom solo l’affitto della risorsa, acquistando i servizi accessori sul mercato».
© Libero
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La Robin Tax taglia i dividendi dell'Enel. E i risparmiatori pagano
I nodi della Robin Hood Tax iniziano a venire al pettine. L’aumento (dal 6,5 al 10,5%) della tassa sull’energia voluto da Giulio Tremonti la scorsa estate per sostenere i conti pubblici si è aggiunto agli effetti della crisi economica ed è piombato dritto dritto sulla testa dell’Enel. Il gruppo, malgrado l’inevitabile calo dei consumi, è riuscito a chiudere l’esercizio 2011 con ricavi in crescita dell’8% (a 79,5 miliardi) e un margine operativo salito dell’1,4% (a 17,7 miliardi). Questo non è bastato, però, a tenere in piedi l’utile, che è scivolato del 5,5% a 4,1 miliardi.
mercoledì 7 marzo 2012
Ryanair sorpassa Alitalia. La compagnia di bandiera adesso è irlandese
La compagnia di bandiera italiana adesso è irlandese. Il sorpasso era previsto e annunciato, ma ieri è arrivata la certificazione dei numeri. Con 28,1 milioni di passeggeri trasportati nel 2011 da e per il nostro Paese la Ryanair è diventata la prima società aerea in Italia. Alla faccia della crisi.
Monti si ubriaca con la birra. Caos sulla tassa salva-statali
Dopo la valanga di imposte arrivata con la manovra correttiva e le mini tasse inserite di soppiatto nel decreto liberalizzazioni, anche le semplificazioni potrebbero avere la loro bella stangatina. Il governo in serata si è accorto del pasticcio e con una capriola ha stoppato la norma che aveva lasciato passare nel pomeriggio. Ma la partita non è ancora chiusa. E non è detto che alla fine il balzello non arrivi lo stesso.
martedì 6 marzo 2012
La Grecia fa la fine dell'Argentina
Il governo di Atene continua, ovviamente, a mostrare ottimismo. Ma l’epilogo argentino della crisi greca è dietro l’angolo. Se le adesioni dei creditori privati alla sforbiciata di oltre il 70% del valore netto del debito non raggiungerà i livelli attesi, scatterà il taglio unilaterale con conseguente default della Grecia.
Le agenzie di rating hanno già previsto l’eventualità portando il giudizio di merito delle obbligazioni di Atene al gradino più basso della scala. E in qualche modo anche il governo ha ammesso che l’opzione non è così peregrina. «Questa è la nostra migliore offerta», ha detto fuori dai denti il ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos, «perché è l’unica offerta esistente». Ma in assenza di un’adesione volontaria, Atene è pronta ad usare le maniere forti, ovvero l’imposizione automatica delle perdite ai creditori con le clausole di azione collettiva. «Con un’adesione quasi universale non sarà necessario» , ha spiegato Venizelos, «Ma queste clausole esistono nel nostro ordinamento, e siamo pronti a mettere in atto i provvedimenti legislativi se necessario».
Le agenzie di rating hanno già previsto l’eventualità portando il giudizio di merito delle obbligazioni di Atene al gradino più basso della scala. E in qualche modo anche il governo ha ammesso che l’opzione non è così peregrina. «Questa è la nostra migliore offerta», ha detto fuori dai denti il ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos, «perché è l’unica offerta esistente». Ma in assenza di un’adesione volontaria, Atene è pronta ad usare le maniere forti, ovvero l’imposizione automatica delle perdite ai creditori con le clausole di azione collettiva. «Con un’adesione quasi universale non sarà necessario» , ha spiegato Venizelos, «Ma queste clausole esistono nel nostro ordinamento, e siamo pronti a mettere in atto i provvedimenti legislativi se necessario».
lunedì 5 marzo 2012
Cerchiai: "Autostrade non scappa dall'Italia"
Brasile, Cile, India, Turchia. L’intenzione è quella di investire e crescere ancora all’estero. Ma Fabio Cerchiai di ”fughe” non vuole sentir parlare. «La sostanza dei nostri risultati economici e della nostra attività», spiega il presidente di Atlantia e della sua controllata Autostrade per l’Italia, «resta quella di un campione nazionale. Nel 2011 abbiamo investito 1,6 miliardi nel nostro Paese, nell’ammodernamento della rete, negli impianti tecnologici, nella costruzione di nuove strade. Rappresentiamo il principale investitore italiano. E intendiamo continuare ad esserlo».
venerdì 2 marzo 2012
La Germania contro Draghi: "Sta gonfiando la prossima bolla finanziaria"
Angela Merkel, stando a quanto riferiscono fonti italiane presenti al vertice bilaterale di Bruxelles in occasione del Consiglio europeo, si sarebbe complimentata con Mario Monti per l'ottimo andamento dello spread tra Btp e Bund. Ma la versione che circola in Germania è ben diversa. Sulle pagine dell'autorevole Sueddeutsche Zeitung si punta il dito direttamente su Mario Draghi , che con i suoi «mille miliardi a buon mercato» ha salvato i Paesi in difficoltà sul debito sovrano, tra cui ovviamente il nostro, rischiando, però, di «causare la prossima bolla finanziaria». Nell'articolo si sottolinea esplicitamente che il calo degli spread di Italia e Spagna è dipeso non solo dai pacchetti di risparmio intrapresi dai governi, ma anche dal fatto che «le banche italiane e spagnole hanno ottenuto molto denaro da Draghi e con questo hanno comprato i bond di casa». In questo modo, continua il quotidiano tedesco, si «copia» il modello della Fed del «mago Alan Greenspan», che «pompò enormi dosi di denaro nel sistema americano», con la conseguenza successiva del «collasso del sistema». L'insofferenza verso le mosse dell'ex governatore di Bankitalia arriverebbe direttamente dalla Bundesbank, dove il presidente Jens Weidmann, secondo quanto riporta il Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha scritto a Draghi per chiedere «un ritorno alle regole di sicurezza, che valevano prima dell'inizio della crisi finanziaria». Intendiamoci, le critiche tedesche non sono una novità. A Berlino, che peraltro si rifiuta di rafforzare altri meccanismi come il fondo salva stati, l'attivismo della Bce non è mai piaciuto. Questa volta, però, è difficile dargli torto. Come scrive il Financial Times, la liquidità di Draghi «fornisce un anestetico di tre anni» che «rimanda un potenziale mal di testa».
© Libero
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giovedì 1 marzo 2012
Monti forza i tempi delle liberalizzazioni con l'ottava fiducia
Mario Monti ha promesso che seguirà il dibattito parlamentare sulle liberalizzazioni con grande attenzione. Ma solo per essere certo che che «il testo finale, che diventerà legge, contenga i risultati desiderati in termini di sviluppo, di occupazione e di minore costo per le imprese e i cittadini». Da dibattere, in effetti, c’è poco assai. Dopo aver costretto i relatori a falciare la maggior parte dei circa 2mila emendamenti presentati in commissione (ne sono passati alla fine 141 che non hanno, come era stato annunciato, modificato più di tanto l’impianto del provvedimento), con l’ottava fiducia in poco più di tre mesi (alla faccia della larghissima maggioranza) il governo ha anche spazzato via in un colpo solo i 1.700 presentati in aula. Quanto al passaggio alla Camera, i deputati avranno appena il tempo di vedersi passare il testo sotto il naso e di votare una prevedibile ulteriore fiducia. Il disegno di legge di conversione arriva a Montecitorio il 19 marzo, il decreto scade il 24, cinque giorni dopo.
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